Siamo allora “gente di primavera”, con uno sguardo sempre pieno di speranza da condividere con tutti»: è l’esortazione che il Santo Padre ci rivolgeva nel messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale, nell’Anno Santo della Speranza.

Pensiamo ai tanti missionari che, in ogni angolo del mondo testimoniano e annunciano Gesù Cristo e il suo Vangelo con semplicità, ma anche con forza e coraggio. Con la loro presenza tra gli uomini e donne di buona volontà e desiderosi di “Buona Notizia” e soprattutto con la loro vicinanza ai più poveri e bisognosi essi manifestano l’amore di Dio per ogni uomo. La loro vicinanza fraterna alle persone e comunità che sono chiamati a servire infonde fiducia e alimenta la speranza nel Regno di Dio che ci è stato promesso e che già manifesta i suoi segni di presenza. L’opera dei missionari è per sua natura una eterna primavera perché fa sbocciare continuamente fiori di bellezza, di giustizia, di riscatto, di rinascita, di fraternità e di pace che fanno desiderare e pregustare i frutti di un mondo nuovo trasformato dalla forza del Vangelo.

Pensiamo in particolare a quei missionari che accettano la sfida di essere inviati in situazioni di conflitto o di persecuzione, coscienti dei pericoli a cui si espongono, e accettano il rischio di sacrificare la loro stessa vita per portare anche in quelle situazioni “su cui gravano ombre oscure” quel vento di primavera che Gesù Cristo ci ha mandato a portare fino agli estremi confini: «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni». (Mt 10,7-8). Dove trovano questi missionari la forza e il coraggio di “stare” in quelle situazioni? La risposta ce la suggerisce il Santo Padre nel messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2025: «Gesù affidava tutto a Dio Padre, obbedendo con fiducia totale al suo progetto salvifico per l’umanità, progetto di pace per un futuro pieno di speranza (cfr Ger 29,11). Così è diventato il divino Missionario della speranza, modello supremo di quanti lungo i secoli portano avanti la missione ricevuta da Dio anche nelle prove estreme». La forza dei martiri ha dunque il suo fondamento nella spiritualità pasquale, nella certezza che «la morte e l’odio non sono le ultime parole sull’esistenza umana» (cfr Papa Francesco, Catechesi, 23 agosto 2017).

Possiamo allora dire che i missionari martiri sono per noi modello di un’autentica “spiritualità pasquale”, che si traduce nel prendere a modello l’esperienza stessa di Gesù, fedele fino in fondo alla sua missione: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli svuotò se stesso assumendo “GENTE DI PRIMAVERA” Giornata di preghiera e digiuno per i Missionari Martiri 2026 una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò» (Fil 2, 5.7-9). E Papa Leone XIV ci esorta dicendo: «Credere nella morte e risurrezione di Cristo e vivere la spiritualità pasquale infonde speranza nella vita e incoraggia a investire nel bene. In particolare, ci aiuta ad amare e alimentare la fraternità, che è senza dubbio una delle grandi sfide per l’umanità contemporanea» (Papa Leone XIV, Udienza generale 12/11/2025).

Vogliamo allora ricordare con particolare interesse ciò che il Santo Padre scriveva il 6 dicembre scorso in un “Messaggio in occasione del X Anniversario della Beatificazione dei Martiri di Chimbote (Perù)”: «Il sangue dei martiri non fu versato al servizio di progetti o idee personali, ma come un’unica offerta di amore al Signore e al suo popolo». In quello stesso messaggio egli ci indica il cammino per essere noi stessi “gente di primavera”: «Oggi, di fronte alle sfide pastorali e culturali che la Chiesa affronta, la memoria dei missionari martiri ci chiede un passo decisivo: tornare a Gesù Cristo come misura delle nostre opzioni, delle nostre parole e delle nostre priorità. Tornare a Lui con quella fermezza del cuore che non arretra, neanche quando la fedeltà al Vangelo reclama il dono della propria vita. Solo quando Lui è il punto di riferimento, la missione ritrova la sua forma propria. […] Esorto le comunità che hanno accolto questi martiri a continuare oggi la missione per la quale hanno dato la vita, quella di annunciare Gesù con parole e con opere, conservando la fede in mezzo alle difficoltà, servendo con umiltà i più fragili e mantenendo accesa la speranza anche quando la realtà diventa ardua».