V Settimana di Quaresima
Commento sul Vangelo, di Paolo Curtaz


Lunedì 23 Marzo (Feria – Viola)
Lunedì della V settimana di Quaresima (Anno A)
Dn 13,1-9.15-17.19-30.33-62   Sal 22   Gv 8,1-11: Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei.

Martedì 24 Marzo (Feria – Viola)
Martedì della V settimana di Quaresima
Nm 21,4-9   Sal 101   Gv 8,21-30: Avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono.

Mercoledì 25 Marzo (SOLENNITA’ – Bianco)
ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE
Is 7,10-14; 8,10   Sal 39   Eb 10,4-10   Lc 1,26-38: Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce.

Giovedì 26 Marzo (Feria – Viola)
Giovedì della V settimana di Quaresima
Gen 17,3-9   Sal 104   Gv 8,51-59: Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno.

Venerdì 27 Marzo (Feria – Viola)
Venerdì della V settimana di Quaresima
Ger 20,10-13   Sal 17   Gv 10,31-42: Cercavano di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.

Sabato 28 Marzo (Feria – Viola)
Sabato della V settimana di Quaresima
Ez 37,21-28   Ger 31,10-13   Gv 11,45-56: Per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi.

Domenica 29 Marzo (DOMENICA – Rosso)
DOMENICA DELLE PALME (ANNO A)
Is 50,4-7   Sal 21   Fil 2,6-11   Mt 26,14- 27,66: La passione del Signore.


Lunedì della V settimana di Quaresima 

Dn 13,1-9.15-17.19-30.33-62   Sal 22   Gv 8,1-11: Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei.

A Gesù viene intessuta una trappola straordinaria, ammettiamolo. Una donna è colta in flagrante adulterio. È il Sinedrio che l’ha condannata a morte, quando la pena di morte è riservata ai romani. Gesù si schiererà con l’oppressore? O riconoscerà il giudizio illegittimo del Sinedrio? È Mosè che ha prescritto la condanna a morte: oserà contraddire una legge divina l’anarchico falegname? La condannerà, come dice Mosè, e il padre misericordioso si ritirerà in buon ordine per lasciar spazio al Dio giudice? Una trappola splendida, non c’è che dire. Gesù si china e riflette. Fa ciò che loro non vogliono fare, compie ciò che ogni legge, ogni giudizio (anche religioso) deve fare: chinarsi, cioè piegarsi nell’umiltà e riflettere. Scrive, ora, il Nazareno. Scrive sul selciato del Tempio, sulla pietra. La legge scritta nella pietra con le parole stesse di Dio, incise a fuoco e consegnata a Mosè è stata tradita, svilita, asservita a costumi e tradizioni solo umane, piccine e meschine. Sì, questa donna ha tradito il marito. Ma il popolo di Israele ha tradito lo spirito autentico della Legge. Richiama all’essenziale, il figlio di Dio, riscrive sulla pietra la legge che gli uomini hanno adattato e stravolto.

Oppure  (anno C)
Gv 8,12-20: Io sono la luce del mondo.

Il vangelo di Giovanni è un crescendo di tensione e di incomprensione nei confronti del Maestro. Molti sostengono, a ragione, che il processo di Gesù si svolge durante la sua permanenza a Gerusalemme e che l’incontro col Sinedrio, quindi, serva solo a comunicargli la sentenza. Si sente l’odio crescente, il desiderio di metterlo in imbarazzo. Nelle ultime settimane abbiamo seguito la polemica sulla pretesa messianica di Gesù. Eppure, e questo mi emoziona, Gesù non si arrende, non fugge, non evita di mostrarsi. Intorno a lui vede persone che lo abbandonano, i devoti del tempo, i farisei, accusano Gesù di destabilizzare il loro insegnamento… chi si crede di essere? Ha a cuore l’annuncio della Parola, anche se rischia di diventare un peso da togliere, un problema da eliminare. E oggi, ancora evangelizza, proclama, urla la sua fede: è lui la luce del mondo, lui illumina, lui rischiara, e non di luce propria ma di quella luce con cui il Padre l’ha fatto diventare punto di riferimento per l’umanità. Sì, il Signore è la luce del mondo, l’unico che riesce a illuminare le nostre tenebre, impariamo da lui, anche nei momenti di fatica, a non tacere, a non nascondere la lampada sotto lo sgabello.


Martedì della V settimana di Quaresima

Nm 21,4-9   Sal 101   Gv 8,21-30: Avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono.

Chi è veramente Gesù? Questa domanda è cresciuta nel tempo del ministero di Gesù, fino a raggiungere la consapevolezza, da parte dei contemporanei di Gesù della pretesa messianica di Gesù. La crescente tensione che Gesù subisce è ben documentata dal vangelo di Giovanni che stiamo leggendo in questa fine di quaresima. Anche noi, come l’uditorio del Nazareno, ci chiediamo: chi è veramente quest’uomo? Nel brano di oggi Gesù vola alto, ci provoca, ci scuote: per diverse volte, riferito a se stesso, usa il nome di Dio “Io sono”. Il solo pronunciare il nome di Dio era un gravissimo reato, un abominio, un orribile peccato! Era impensabile che qualcuno, sano di mente, si attribuisse questo nome! E Gesù, per provare la sua identità profonda, chiede a chi lo ascolta di guardare le sue opere, di individuare nel suo comportamento l’opera di Dio. In questi giorni di deserto anche noi vogliamo individuare le opere del Padre nella nostra vita, vedere la sua presenza nascosta nelle pieghe della quotidianità. Se sapremo riconoscere in Gesù il vero rivelatore di Dio, con lui faremo esperienza della presenza del Padre.


Ciò che colpisce, nell’Annunciazione, è che una “religione pura” esige un dialogo vivente e costante fra Dio e ogni uomo. Qui Dio ha pronunciato la sua ultima Parola a Maria, perché si compissero le parole che, nella storia di Israele, erano state dette ad Abramo, a Mosé e ai profeti. Essi avevano ascoltato e obbedito; lasciarono entrare nella loro vita la Parola di Dio, la fecero parlare nelle loro azioni e la resero feconda nel loro destino.
I profeti sostituirono alle loro proprie idee la Parola di Dio; anche Maria lasciò che la Parola di Dio si sostituisse a quelle che erano le sue convinzioni religiose. Di fronte alla profondità e all’estensione di questa nuova Parola, Maria “rimase turbata”. L’avvicinarsi del Dio infinito deve sempre turbare profondamente la creatura, anche se, come Maria, è “piena di grazia”.
Assolutamente straordinario è poi che questo Dio non solo si avvicina a Maria, ma le offre il proprio Figlio eterno perché divenga il suo Figlio. Come è possibile che il “Figlio dell’Altissimo” diventi suo Figlio? “Lo Spirito Santo scenderà su di te”. Come scese sul caos, in occasione della creazione, lo Spirito Santo scenderà su Maria e il risultato sarà una nuova creazione. L’albero appassito della storia fiorirà di nuovo. “Maria disse: Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. Nell’Annunciazione si ha il tipo di dialogo che il Padre del nostro Signore Gesù Cristo vorrebbe avere con ciascuno di noi. L’esperienza di Maria a Nazaret sottolinea questa verità per tutto il popolo di Dio. Il suo “sì” in risposta all’offerta divina e il cambiamento drammatico di vita che ne sarebbe seguito, mostrano che la venuta di Dio in mezzo a noi esige un cambiamento radicale.
Ma, cosa più importante, l’Annunciazione a Maria ci pone di fronte ad una grande verità: ognuno di noi ha avuto un’“annunciazione” personale. Sto esagerando? No di certo. Se esaminate la vostra vita passata, troverete un’esperienza che è stata decisiva; forse non ebbe allora conseguenze immediate, o almeno non vi sembrò, ma, ripensandoci adesso, vi accorgete che è stata fondamentale, sia essa la scuola che avete frequentato, un libro che avete letto, un discorso che avete ascoltato, una frase delle Scritture che vi ha colpito, gli amici a cui vi siete sentiti uniti o un ritiro che avete fatto. Era il Dio di Maria di Nazaret che si annunciava a voi. Voi avete dunque avuto una “vostra” annunciazione. E se non avete risposto “sì”, o se avete pronunciato soltanto un “sì” timido? Basta riconoscere l’annunciazione ora e cercare di recuperare il tempo perduto, vivendo per Dio e per gli altri.
“Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”.

Nove mesi prima di Natale, per convenzione, celebriamo la festa dell’annunciazione che interrompe il nostro percorso quaresimale: è un invito a riflettere sull’incarnazione.
Dio si è fatto carne. Se non avessimo alle spalle duemila anni di cristianesimo salteremmo sulla sedia su cui siamo seduti davanti all’enormità di un’affermazione del genere! E oggi celebriamo proprio il momento in cui Dio è entrato nella storia, si è fatto strada per raggiungerci, ha smesso la sua divinità per essere accessibile, incontrabile. L’incarnazione non è che l’ultima fase di una lunga storia di relazione e di affetto che Dio intreccia con ciascuno di noi e che avrà il suo definitivo compimento nella redenzione. Dio si è comunicato lungo la storia attraverso gli uomini ma, purtroppo, questo dialogo spesso è stato disatteso, foriero di incomprensioni. Così Dio, stanco di non essere capito, ha deciso di diventare uno di noi. Se Dio è diventato uomo non dev’essere così male essere uomini. Se Dio è diventato uomo è perché gli uomini possano diventare come Dio. Se Dio è diventato uomo è nella piena umanità che possiamo realizzare la nostra vita e chi contrappone l’umanità alla fede è completamente fuori strada. Se Dio è diventato uomo allora oggi, per ognuno di noi, è una splendida giornata!


Mercoledì della V settimana di Quaresima

Dn 3,14-20.46-50.91-92.95   Dn 3,52-56   Gv 8,31-42: Se il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero.

La verità ci farà liberi. Emoziona questa Parola, ci interroga, ci scuote, ci scava. La verità ci rende liberi, la verità di noi stessi, quella che ci porta a guardarci senza paura, senza timore, senza nascondere i nostri limiti e senza farli diventare dei minacciosi giganti che ci schiacciano. La verità che ci è necessaria, e che dura tutta la vita, per riconoscere i nostri difetti (congeniti, da mitigare) e i nostri peccati (quelli in cui mettiamo in gioco la nostra libertà). La verità che ci è necessaria nelle relazioni, senza diventare sfrontati o offensivi ma che sa dire ?sì? se è ?sì? e ?no? quando è ?no?, senza temere, senza falsi buonismi, senza compromessi che ledono il vangelo o la dignità delle persone. La verità che ci è necessaria nei rapporti col nostro mondo ipocrita che definisce l’aborto ?interruzione di gravidanza? e l’eutanasia ?dolce morte?. La verità che è necessaria nei nostri rapporti di Chiesa troppo spesso mondanizzata, troppe volte seduta sulle proprie presunte certezze e che non brucia per l’amore del fratello, una verità che è faticosa. La verità ci rende liberi. Ma ci crediamo?

Giovedì della V settimana di Quaresima

Gen 17,3-9   Sal 104   Gv 8,51-59: Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno.

La misura è ormai colma, la sentenza di morte è scritta. Gesù si prende per Dio, attribuisce a se stesso l’impronunciabile nome scoperto da Mosè sull’Oreb. Se Dio è io sono colui che è, o meglio potremmo tradurre io sono colui che è presente, allora davvero Gesù è la manifestazione piena e definitiva di questa presenza misteriosa, il volto di Dio, Dio diventato uomo per raccontarsi. Il cammino di Quaresima ci porta fino a questo punto, fino all’essenziale della fede: Gesù pretende di essere il vero volto di Dio. Possiamo accogliere questa novità sconcertante, sapendo che la manifestazione definitiva di Gesù sarà la sua morte in croce, vera e propria ostensione del Padre, oppure prendere le pietre per lapidarlo, come ancora molti fanno, oggi. Il Padre rivela la sua gloria nei gesti di tenerezza e di benevolenza del figlio, stupiamocene ancora, nella concretezza del quotidiano. Meditando la sua Parola, vedendo i segni della sua presenza nei fratelli che ci stanno intorno, camminando per strada e odorando la primavera, facendo memoria delle tante cose che abbiamo scoperto grazie al vangelo, diamo gloria al Padre per mezzo di Gesù…

Venerdì della V settimana di Quaresima

Ger 20,10-13   Sal 17   Gv 10,31-42: Cercavano di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.

Non bastano le parole, siamo d’accordo. Tutti possiamo raccontare un sacco di belle cose, fare un sacco di grandi teorie, d’accordo. Ci vogliono i fatti. Quante volte incontriamo delle persone che, alla prova dei fatti, cadono clamorosamente. Quante persone si allontanano dalla fede a causa dell’incoerenza di noi discepoli che non riusciamo a vivere le cose che diciamo! Gesù, invece, indica le proprie opere per confermare le sue parole. E la folla gli crede, senza paura, senza ulteriori obiezioni, come invece fanno i sapienti, i religiosi, i dottori della legge. Non parliamo dei miracoli, ovviamente, pochi e tenuti perlopiù nascosti alla folla. Parliamo del grande miracolo della presenza di Dio nella vita quotidiana del maestro di Nazareth, nel suo modo di avvicinare le persone, di condurle verso il Padre, di interpretare la Legge, di condividere i suoi sogni con la comunità dei discepoli. Tutto è in sintonia, tutto è proporzionato alle sue parole. E un ultimo gesto, assurdo, folle, esagerato, la sua morte in croce, rivelerà a tutti gli uomini la verità della sua predicazione. La croce sarà il grande evento che mostrerà ad ogni uomo la verità della sua predicazione.

Sabato della V settimana di Quaresima

Ez 37,21-28   Ger 31,10-13   Gv 11,45-56: Per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi.

Il segno della resurrezione di Lazzaro è insostenibile. In tutta Gerusalemme non si parla d’altro: Lazzaro passeggia per le strade, tutti lo hanno visto irrigidito nella morsa della morte. Com’è possibile continuare in questo modo? Il Sinedrio decreta la morte di Gesù (e di Lazzaro), il problema va risolto alla radice, senza indugiare ulteriormente! E Caifa’, il temuto sommo sacerdote, fa un’affermazione sconcertante: se Gesù continua con la sua predicazione, certamente verranno i romani a sedare le sommosse. Ora che il tempio funziona non bisogna scomodare Roma, e risolvere le cose fra ebrei. Gesù è pericoloso, suscita attese, smuove le folle, bisogna eliminarlo. Il ragionamento non fa un grinza, ed è perentorio: è meglio che un uomo solo muoia per tutti. E, senza saperlo, Caifa dice il vero: davvero Gesù morirà per tutto il popolo. Giovanni afferma che Caifa’, senza saperlo, sta profetizzando. È una persona squallida, un violento arrivista, un uomo spregiudicato e folle. Eppure dice il vero. Come se l’evangelista dicesse che il ruolo del Sommo sacerdote travalica la sua piccineria. Il sacerdote profetizza con verità, nonostante Caifa.


È allo stesso tempo l’ora della luce e l’ora delle tenebre.
L’ora della luce, poiché il sacramento del Corpo e del Sangue è stato istituito, ed è stato detto: “Io sono il pane della vita… Tutto ciò che il Padre mi dà verrà a me: colui che viene a me non lo respingerò… E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto mi ha dato, ma lo risusciti l’ultimo giorno” (Gv 6,35-39). Come la morte è arrivata dall’uomo così anche la risurrezione è arrivata dall’uomo, il mondo è stato salvato per mezzo di lui. Questa è la luce della Cena.
Al contrario, la tenebra viene da Giuda. Nessuno è penetrato nel suo segreto. Si è visto in lui un mercante di quartiere che aveva un piccolo negozio, e che non ha sopportato il peso della sua vocazione. Egli incarnerebbe il dramma della piccolezza umana. O, ancora, quello di un giocatore freddo e scaltro dalle grandi ambizioni politiche.
Lanza del Vasto ha fatto di lui l’incarnazione demoniaca e disumanizzata del male.
Tuttavia nessuna di queste figure collima con quella del Giuda del Vangelo. Era un brav’uomo, come molti altri. È stato chiamato come gli altri. Non ha capito che cosa gli si faceva fare, ma gli altri lo capivano? Egli era annunciato dai profeti, e quello che doveva accadere è accaduto. Giuda doveva venire, perché altrimenti come si sarebbero compiute le Scritture? Ma sua madre l’ha forse allattato perché si dicesse di lui: “Sarebbe stato meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”? Pietro ha rinnegato tre volte, e Giuda ha gettato le sue monete d’argento, urlando il suo rimorso per aver tradito un Giusto. Perché la disperazione ha avuto la meglio sul pentimento? Giuda ha tradito, mentre Pietro che ha rinnegato Cristo è diventato la pietra di sostegno della Chiesa. Non restò a Giuda che la corda per impiccarsi. Perché nessuno si è interessato al pentimento di Giuda? Gesù l’ha chiamato “amico”. È veramente lecito pensare che si trattasse di una triste pennellata di stile, affinché sullo sfondo chiaro, il nero apparisse ancora più nero, e il tradimento più ripugnante? Invece, se questa ipotesi sfiora il sacrilegio, che cosa comporta allora l’averlo chiamato “amico”? L’amarezza di una persona tradita? Eppure, se Giuda doveva esserci affinché si compissero le Scritture, quale colpa ha commesso un uomo condannato per essere stato il figlio della perdizione?
Non chiariremo mai il mistero di Giuda, né quello del rimorso che da solo non può cambiare nulla. Giuda Iscariota non sarà più “complice” di nessuno.

Domenica delle Palme, in cui si celebra l’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme, avvenimento messianico per eccellenza. Ma anche domenica in cui la liturgia eucaristica ci invita per la prima volta – quasi a volerci preparare al venerdì santo – a contemplare la Passione del Signore.
Siamo davanti al mistero della Croce, la cui imminenza è stata inaugurata con la risurrezione di Lazzaro che ha scatenato l’ostilità dei capi del popolo, verso Gesù, e la decisione irrevocabile di metterlo a morte. E Gesù, che avrebbe potuto sfuggire a quella furia omicida, (o meglio: deicida) non l’ha fatto. Avevamo visto come anche lui temesse quell’ora, perché era fuggito in Galilea sapendo che i giudei volevano lapidarlo.
Ma appena seppe della morte di Lazzaro, tornò in Giudea superando la paura e mettendo a repentaglio la propria vita, pur di fare la volontà del Padre. E quanti, da duemila anni a questa parte, hanno messo a repentaglio la propria vita, pur di seguire Gesù Cristo. Questo è il segno più certo che Gesù è Dio: Quale uomo, solo uomo, sarebbe seguito da milioni di persone nel corso dei secoli, proponendo una strada del genere “chi vuol seguirmi, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”…Gli uomini quando vogliono aver successo e un grande seguito, propongono ben altre strade: larghe, facili, senza ombra di rinuncia. Chi li segue e chi si ricorda di questi? Ma di Gesù Cristo, i secoli continuano a parlarne…Questo nessuno lo può negare. Uno potrebbe anche negare l’esistenza di Dio, ma nessuno può negare che Gesù Cristo ha avuto milioni di discepoli, lungo i secoli, che l’hanno seguito proprio sulla strada più difficile che ci sia: quella della Croce. E nessuno può sensatamente dire che questi erano dei poveri illusi perché tra di loro ci furono eminenti scienziati e grandi pensatori. Basti citare un Pascal per esempio: francese, grande matematico (ha inventato la prima calcolatrice che veniva appunto chiamata “pascalina”), filosofo che rinuncia a tutto per seguire Gesù Cristo. Dopo la sua morte gli trovarono un biglietto sul petto nascosto nella fodera della giacca, dove c’era scritto “!” Gesù, che non sia mai separato da Te”. E’ celebre la sua frase “Le coeur a des raisons que la raison ne connait pas» ( il cuore ha ragioni che la ragione non conosce).
Oppure un altro grande, sempre francese, tutto di fuoco anche lui: il grande Henri Lacordaire, grande ateo del 1800 che si convertì ed entrò nell’ordine dei frati predicatori: i domenicani. Riformò i domenicani di Francia e divenne un grande predicatore a Notre Dame di Parigi: Migliaia di studenti universitari andavano ad ascoltarlo e centinaia si convertivano: Parlava nell’immensa Basilica di Notre Dame, senza microfono, con un fuoco interiore che faceva accorrere i giovani da ogni parte. Sentite alcune sue parole incandescenti: “Vi è un uomo il cui sepolcro non è solo glorioso, ma è amato. Vi è un uomo i cui passi sono seguiti da una grande parte dell’umanità, senza che si stanchi. Vi è un uomo che benché scomparso, si vede seguito da una grande folla in tutti i luoghi del suo passaggio. Vi è un uomo, morto e sepolto, le cui parole gridano ancora e producono l’amore e più che l’amore. Vi è un Uomo perseguitato fin nel sepolcro, eppure trova discepoli nel cuore di ogni generazione. Quest’Uomo, il solo che ha fondato il suo amore sulla terra, Sei tu Gesù’!.” Non so che effetto faranno su di voi, queste parole, ma io mi commuovo solo a trascriverle. Ecco il regno di Gesù Cristo! Regno dei cuori! Dalla terra l’hanno fatto fuori, ma era troppo tardi! Ormai era dentro! Nei cuori!


da http://www.lachiesa.it