IV Settimana di Quaresima
Commento sul Vangelo del giorno
di Paolo Curtaz


Lunedì 16 Marzo (Feria – Viola)
Lunedì della IV settimana di Quaresima
Is 65,17-21   Sal 29   Gv 4,43-54: Va’, tuo figlio vive.

Martedì 17 Marzo (Feria – Viola)
Martedì della IV settimana di Quaresima
Ez 47,1-9.12   Sal 45   Gv 5,1-16: All’istante quell’uomo guarì.

Mercoledì 18 Marzo (Feria – Viola)
Mercoledì della IV settimana di Quaresima
Is 49,8-15   Sal 144   Gv 5,17-30: Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole.

Giovedì 19 Marzo (SOLENNITA’ – Bianco)
SAN GIUSEPPE
2Sam 7,4-5.12-14.16   Sal 88   Rm 4,13.16-18.22   Mt 1,16.18-21.24: Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.

Venerdì 20 Marzo (Feria – Viola)
Venerdì della IV settimana di Quaresima
Sap 2,1.12-22   Sal 33   Gv 7,1-2.10.25-30: Cercavano di arrestare Gesù, ma non era ancora giunta la sua ora.

Sabato 21 Marzo (Feria – Viola)
Sabato della IV settimana di Quaresima
Ger 11,18-20   Sal 7   Gv 7,40-53: Il Cristo viene forse dalla Galilea?

Domenica 22 Marzo (DOMENICA – Viola)
V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Ez 37,12-14   Sal 129   Rm 8,8-11   Gv 11,1-45: Io sono la risurrezione e la vita



Commento su Giovanni 4,43-54
Giovanni annota la sorpresa di Gesù che, tornando a casa sua, vede che il clima nei suoi confronti è cambiato. Merito, pare, dei mezzi di comunicazione: anche nella riottosa Galilea è arrivata l’eco delle opere compiute da Gesù nella capitale. Potenza del pettegolezzo, in questo caso positivo, che ribalta il giudizio degli abitanti di Nazareth. Ed ecco che, subito, Gesù è messo alla prova da un funzionario che gli chiede un miracolo. Gesù obietta, tentenna: sa bene quanto siano ambigui i miracoli, è stufo di essere cercato per i suoi poteri di guarigione. Ma, al solito, Dio si fa corrompere e guarisce il figlio restituendo pace al padre disperato. Ancora una volta Gesù mette da parte i principi e prova compassione. All’inizio di questa settimana, superata la metà del deserto, anche noi contribuiamo, oggi, a diffondere la buona fama di Gesù là dove viviamo. Mi accorgo che all’origine di tanto scetticismo verso il cristianesimo ci sono, molto spesso, i cristiani e la cattivissima pubblicità che fanno al vangelo. Manifestiamo al mondo la tenerezza di Gesù, il suo desiderio di farci del bene, la sua compassione che ha convertito i nostri cuori! La Parola è accolta solo se a professarla sono testimoni credibili!

Martedì della IV settimana di Quaresima
Gv 5,1-16: All’istante quell’uomo guarì.

Commento su Giovanni 5,1-16
Vuoi guarire? La domanda del Signore sembra quasi offensiva, rivolta ad un pover’uomo costretto alla paralisi da tutta la vita. Certo che vuole guarire! Ma Gesù insiste, non è guaritore di professione, non vuole passare per un piccolo santone che fa miracoli gratuitamente. Gesù guarisce per testimoniare la venuta del Regno, l’avanzata della presenza di Dio che sconfigge la tenebra. Vuoi guarire? Per il paralitico la guarigione significa imparare un mestiere, uscire dalla logica assistenzialista che lo ha segnato per tutta la vita, sopportare le inevitabili accuse di inganno che gli avrebbero rivolto. Vuoi guarire? A volte il dolore è un rifugio sicuro in cui stare, in cui accucciarsi, che di dona identità. Gesù ci guarisce solo se lo vogliamo, solo se mettiamo in gioco tutto noi stessi, le nostre energie, le nostre qualità. Il nostro Dio non ci soffia il naso, ci crede capaci di affrontare le inevitabili difficoltà che ci colpiscono, che ci mettono alla prova. Vuoi guarire? Chiediamocelo, quando insistiamo con Dio, chiedendo per noi un intervento che stentiamo a fare nostro, che fatichiamo ad accettare senza riserve. Sì, Dio ci vuole liberi, veri, autentici, guariti interiormente. E noi?

Mercoledì della IV settimana di Quaresima
Gv 5,17-30: Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole.

Commento su Giovanni 5,17-30
A volte lo dimentichiamo, ma la ragione per cui Gesù è stato arrestato e condannato a morte è la sua pretesa di essere come Dio. In un paese rigidamente monoteista come Israele, il cui senso della trascendenza era assoluto e la bestemmia veniva punita severamente, la pretesa del falegname di Nazareth di essere come Dio doveva essere vissuta come destabilizzante e folle. Ma Gesù non si presenta come un folle, argomenta le sue opinioni, fornisce una spiegazione teologica alle sue pretese. Gesù è osteggiato a causa della sua pretesa, e per nessun’altra ragione! Il vangelo di Giovanni è piuttosto chiaro e diretto, su questo punto. Mi chiedo, allora, come sia possibile che molte persone, ancora oggi, pretendano di edulcorare il vangelo affermando che Gesù era solo un buon uomo e che non ha mai avuto nessuna pretesa messianica! I vangeli sono piuttosto chiari e diretti: Gesù si è fatto figlio di Dio. Delle due cose, l’una: o era un pazzo furioso o è veramente ciò che dice di essere. Il tempo di quaresima ci aiuta a riformulare la nostra professione di fede per capire se ancora crediamo che Gesù è colui che dice di essere: la rivelazione definitiva del Padre.

Sposo di colei che sarebbe stata Madre del Verbo fatto carne, Giuseppe è stato prescelto come “guardiano della parola”. Eppure non ci è giunta nessuna sua parola: ha servito in silenzio, obbedendo al Verbo, a lui rivelato dagli angeli in sogno, e, in seguito, nella realtà, dalle parole e dalla vita stessa di Gesù.
Anche il suo consenso, come quello di Maria, esigeva una totale sottomissione dello spirito e della volontà. Giuseppe ha creduto a quello che Dio ha detto; ha fatto quello che Dio ha detto. La sua vocazione è stata di dare a Gesù tutto ciò che può dare un padre umano: l’amore, la protezione, il nome, una casa.
La sua obbedienza a Dio comprendeva l’obbedienza all’autorità legale. E fu proprio essa a far sì che andasse con la giovane sposa a Betlemme e a determinare, quindi, il luogo dell’Incarnazione. Dio fatto uomo fu iscritto sul registro del censimento, voluto da Cesare Augusto, come figlio di Giuseppe. Più tardi, la gioia di ritrovare Gesù nel Tempio in Giuseppe fu diminuita dal suo rendersi conto che il Bambino doveva compiere una missione per il suo vero Padre: egli era soltanto il padre adottivo. Ma, accettando la volontà del Padre, Giuseppe diventò più simile al Padre, e Dio, il Figlio, gli fu sottomesso. Il Verbo, con lui al momento della sua morte, donò la vita per Giuseppe e per tutta l’umanità. La vita di Giuseppe fu offerta al Verbo, mentre la sola parola che egli affida a noi è la sua vita.

San Giuseppe, padre di Gesù, è patrono della Chiesa: ha accudito la sua famiglia con spirito di servizio e di umiltà. Impariamo dal suo fecondo silenzio a servire il Maestro.
È incredibile quante cose si siano dette su un santo di cui non si sa quasi nulla! Forse la connaturale curiosità di noi cristiani che amiamo le storie edificanti e con un bel finale… Eppure del padre di Gesù sappiamo davvero poco e quel poco che abbiamo lo troviamo nei vangeli. È talmente stringato il ritratto che ne fanno che molti, fin dall’inizio, hanno voluto trovare altre informazioni sulla sua vita. Ma atteniamoci a quello che dicono gli evangelisti: Giuseppe è un uomo giusto, un carpentiere di Betlemme salito a Nazareth con la sua famiglia, con un progetto di vita, una sposa promessa e tanta voglia di vivere. E quest’uomo incontra il mistero di Dio che passa attraverso le vicende piuttosto complesse della sua fidanzata! Giuseppe accetta una storia non sua, deve cambiare i suoi progetti in obbedienza agli aventi, si rende disponibile. Spesso la nostra vita non è come l’avremmo voluta e anche noi siamo stati costretti a cambiare radicalmente i nostri progetti. Giuseppe ci insegna a non subire le vicende che accadono ma a farle nostre e a trasfigurarle. Grande uomo della concretezza e della sorpresa di Dio, prega per noi!

Giovedì della IV settimana di Quaresima
Gv 5,31-47: Vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza.

Commento su Giovanni 5,31-47
Quanto è difficile credere se il nostro sguardo resta offuscato! Quanto è difficile accogliere sul serio il messaggio del Signore se non abbiamo in noi stessi la serena e concreta umiltà dell’ascolto! Gesù ha guarito il paralitico di Betesda e ora viene duramente contestato per avere compiuto il miracolo nel giorno di sabato. Poco importa se ha liberato un paralitico dalla sua schiavitù! e Gesù, accusato, argomenta (mi fa tenerezza, sinceramente, io li avrei mandati a quel paese…): se non credono alle sue parole possono credere alla testimonianza del Battista o alle opere che egli compie (i segni, ad esempio) o provare a vedere nella Scrittura quanto si riferisce a lui… Macché, niente da fare. Non c’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare, di chi si ostina nelle proprie piccole convinzioni. Che non succeda anche a noi, amici. Di essere talmente certi delle nostre risolute e sante convinzioni da non lasciare a Dio la possibilità di illuminare la nostra vita, di allargare i nostri orizzonti. Seguiamo ancora oggi i profeti, i grandi segni della presenza del Signore e la Scrittura per discernere e riconoscere il Maestro nella nostra quotidianità..

Venerdì della IV settimana di Quaresima
Gv 7,1-2.10.25-30: Cercavano di arrestare Gesù, ma non era ancora giunta la sua ora

Commento su Giovanni 7,1-2.10.25-30
Due suggestioni emergono dal vangelo di oggi. La prima è il bisogno continuo di avere i bolli di certificazione da parte dell’autorità religiosa per capire cosa succede intorno a noi. Gli abitanti di Gerusalemme sono piuttosto scocciati dal fatto che Gesù non sia messo a tacere e si lamentano dell’eccessivo lassismo di chi dovrebbe comandare. E credenti così, dal grilletto facile, li incontro ovunque… Persone che si lamentano: perché il Papa non fa un documento per… La Chiesa interviene quando è necessario tutelare la fede, ovvio, ma non rinchiude lo Spirito in una gabbia! La seconda suggestione riguarda un aspetto storico: alcuni oppositori criticano il vangelo perché ritengono che un processo non si sarebbe mai svolto in seduta notturna. Vero: infatti, secondo Giovanni, Gesù è stato processato in contumacia, da tempo, e oggi il brano ci parla di un tentativo di arresto dentro il tempio, tentativo che viene vanificato dalla notorietà che ancora Gesù gode. Per arrestare Gesù si dovrà ricorrere ad un espediente, e la cosa, come sappiamo, verrà fatta di notte e a Gesù verrà solo comunicata la sentenza di condanna.

Sabato della IV settimana di Quaresima
Gv 7,40-53: Il Cristo viene forse dalla Galilea?

Commento su Giovanni 7,40-53
Chi sei veramente, Gesù? Ancora oggi intorno alla tua figura si scatenano i dibattiti, si arrovellano gli storici, inveiscono gli scettici e i saccenti. Chi sei, oscuro ebreo marginale che ha diviso in metà la storia? Chi sei veramente? Non dobbiamo spaventarci se, a distanza di millenni, siamo ancora qui ad interrogarci: Gesù vivente suscitava aspri dibattiti, come quello riportato oggi da Giovanni. La tensione è alle stelle: alcuni sono affascinati dalle sue parole, altri negano alle sue parole alcuna validità perché la sua predicazione non è avvalorata dalla classe sacerdotale. I soldati del tempio, mandati ad arrestare Gesù, ne tornano scossi e anche all’interno del Sinedrio stesso la divisione è forte. La conclusione della pericope è folgorante: ognuno se te torna a casa propria, irrigidito sulle proprie posizioni, urtato dal parere altrui… Per accogliere il Signore siamo chiamati a spalancare il nostro cuore e il nostro sguardo, ad osare, a non partire con i troppi pregiudizi (anche santi, anche cattolici!) che portiamo nel cuore. Chi sei, veramente, Nazareno?

Il racconto della risurrezione di Lazzaro è una delle “storie di segni” che racconta san Giovanni. Si tratta qui di presentare Gesù, vincitore della morte. Il racconto culmina nella frase di Gesù su se stesso: “Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me non morrà in eterno” (vv. 25-26).
Che Dio abbia il potere di vincere la morte, è già la convinzione dei racconti tardivi dell’Antico Testamento. La visione che ha Ezechiele della risurrezione delle ossa secche – immagine del ristabilimento di Israele dopo la catastrofe dell’esilio babilonese – presuppone questa fede (Ez 37,1-14). Nella sua “Apocalisse”, Isaia si aspetta che Dio sopprima la morte per sempre, che asciughi le lacrime su tutti i volti (Is 25,8). E, per concludere, il libro di Daniele prevede che i morti si risveglino – alcuni per la vita eterna, altri per l’orrore eterno (Dn 12,2). Ma il nostro Vangelo va oltre questa speranza futura, perché vede già date in Gesù “la risurrezione e la vita” che sono così attuali. Colui che crede in Gesù ha già una parte di questi doni della fine dei tempi. Egli possiede una “vita senza fine” che la morte fisica non può distruggere. In Gesù, rivelazione di Dio, la salvezza è presente, e colui che è associato a lui non può più essere consegnato alle potenze della morte.

La risurrezione di Lazzaro. Nel Vangelo di domenica scorsa, avevamo visto Gesù che, preso da compassione, per l’ennesima volta, esercitava il suo potere sulla malattia scacciandola e guarendo il cieco nato. Nei Vangeli ci vengono mostrati, di volta in volta, i vari poteri che Gesù aveva:
– sulla natura quando ordinava ai venti e al mare in burrasca di placarsi, e questi obbedivano e subito ritornava la bonaccia
– sugli spiriti maligni, quando ordinava loro di uscire dagli ossessi, e questi subito se ne andavano
– sulle malattie quando guariva da ogni sorta di mali e nel brano di oggi vediamo che aveva anche il supremo potere di vincere la morte.
Per cui non ci fu forza naturale o soprannaturale su cui Gesù Figlio di DIO, non abbia dimostrato di avere un potere assoluto.

 La suprema soglia …

Le forze della natura hanno una certa potenza, ma Dio ha l’onnipotenza e quando la mette in atto, non c’è forza che tenga, né potenza che Gli resista. La stessa potenza del maligno o della morte che fa tanto scalpore, non può che arretrare davanti all’onnipotenza di DIO.
Lazzaro era dunque morto da quattro giorni, anzi era addirittura già nel sepolcro, il che vuol dire che era morto e stramorto, non si trattava certo di morte apparente, tanto per intenderci. Il suo cadavere puzzava già, quindi era avvenuta la morte clinica (arresto delle funzioni vitali) e la morte filosofica (separazione dell’anima e del corpo nel quale era già iniziato il processo di decomposizione, non essendo più animato dall’anima). Ma c’è un terzo tipo di morte che -come diceva Padre Molinié- non poteva essersi verificato in Lazzaro, cioè la morte teologica, ossia il giudizio particolare. Se Lazzaro ha potuto essere risuscitato è perché non aveva ancora varcato la suprema soglia del giudizio divino, perché da lì nessuno torna indietro.
Una volta giudicati da Dio, si è confermati per sempre nello stato di grazia (Paradiso), o di disgrazia (inferno) o di purificazione intermedia (purgatorio) corrispettivo alle opere compiute in vita. In altre parole, Lazzaro aveva varcato l’ultima soglia, cioè la morte, ma non la soglia suprema, cioè il giudizio, e non era ancora entrato nel suo destino fissato per l’eternità.

 La morte mollò la presa e fuggì…

Gesù arriva dunque a Betania e le sorelle di Lazzaro, prima Marta e poi Maria, Gli dicono entrambe:
“Signore se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”. Commovente questa certezza delle due sorelle, che la sola presenza di Gesù, avrebbe impedito la morte del fratello E’ come se Gli dicessero: “Se fossi stato presente, Tu che sei la vita, la morte non avrebbe osato avvicinarsi”. Gesù allora “Si commosse profondamente” e scoppiò in pianto. Bellissimo questo tratto della squisita sensibilità di Gesù che piange per la perdita del suo amico o per la tristezza dei parenti, condividendone il
dolore. La perdita di una persona cara è sempre un fatto molto doloroso, piangere non denota assolutamente mancanza di fede, ma solo dolore dovuto al distacco. Non siamo esseri disincarnati, se non lo fu Gesù (che sapeva benissimo che avrebbe ridato la vita a Lazzaro, eppure pianse) non possiamo pretendere di esserlo noi.
Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro e dopo aver alzato gli occhi al cielo e pregato il Padre, gridò a gran voce “Lazzaro vieni fuori!”. E Lazzaro obbedì! O meglio: la morte udendo il vivente, abbandonò la presa e scomparve!

– Semina granelli di risurrezione

Stupendo miracolo che ci rivela che Gesù è la vita della nostra vita. Quante volte, anche noi, siamo passati da morte a vita, risorgendo dai nostri peccati. Se, per la vita del corpo, siamo tutti, in un modo o nell’altro, condannati a morte (come diceva S. Teresina a chi le chiedeva: “De quoi mourrez-vous? Mais je mourrai de mort!”. (Di cosa morirete? Morirò di morte!), per la vita dell’anima siamo tutti destinati a risorgere ad ogni momento grazie alla Sua grazia. Come dice questa bella poesia: “Semina granelli di risurrezione, con mani piene di canto. Consegna canestri carichi di amicizia/ Diventa specchio del mio splendore/ affinché non vi siano più né tenebre, né male”. (P. Vico)

da http://www.lachiesa.it