“Tutti abbiamo delle malattie spirituali, da soli non possiamo guarirle; tutti abbiamo dei vizi radicati, da soli non possiamo estirparli; tutti abbiamo delle paure che ci paralizzano, da soli non possiamo sconfiggerle”. Accogliamo l’invito di Gesù: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò” (Mt 11,28).

P. Teresino Serra
Feb 15, 2026
da: https://www.comboniani.org
Col mercoledì delle ceneri iniziamo quaranta giorni di cammino che ci conducono alla Pasqua, alla resurrezione personale. L’invito perentorio che ci viene fatto è «Convertitevi e credete al vangelo»; è un invito alla conversione totale. La Quaresima ci invita, come individui e comunità, a credere al vangelo, cioè a liberarci da ogni idolo e mitologia; a dare fiducia piena a Cristo e alla sua parola; a impegnarci fino in fondo sulla strada da lui indicata, passando per il sacrificio e la croce, allo scopo di giungere alla liberazione da ogni male. Papa Francesco ci ha sempre invitati a riconoscere le nostre malattie spirituali per poter iniziare o continuare il nostro cammino di conversione. Della lista di malattie che Papa Bergoglio ci presenta, ne scegliamo alcune, mantenendo l’originalità del suo linguaggio.
1. La malattia, del sentirsi “immortale”, “indispensabile”. È la malattia di coloro che si trasformano in padroni e si sentono superiori a tutti e non al servizio di tutti. Essa deriva spesso dalla patologia del potere, dal “complesso degli Eletti”, dal narcisismo che guarda appassionatamente la propria immagine e non vede l’immagine di Dio impressa sul volto degli altri, specialmente dei più deboli e bisognosi. Un’ordinaria visita ai cimiteri ci potrebbe aiutare a vedere i nomi di tante persone, delle quale alcuni forse pensavano di essere immortali, immuni e indispensabili! È la malattia del ricco stolto del Vangelo che pensava di vivere eternamente nei suoi sogni di potere e autosufficienza. (cfr Lc12,13-21).
2. La malattia del “martalismo” (parola che deriva da Marta), dell’eccessiva operosità: ossia di coloro che si immergono nel lavoro, trascurando, inevitabilmente, “la parte migliore”, il sedersi ai piedi di Gesù (cfr Lc10,38-42) per una ricarica spirituale e umana, per il bene personale e un migliore servizio agli altri.
3. C’è anche la malattia dell’“impietrimento” mentale e spirituale: ossia la malattia di coloro che posseggono un cuore di pietra e la “testa dura” (cfr At 7,51). È pericoloso perdere la sensibilità umana necessaria per piangere con coloro che piangono e gioire con coloro che gioiscono! È la malattia di coloro che perdono “i sentimenti di Gesù” (cfr Fil 2,5) perché il loro cuore, con il passare del tempo, si indurisce e diventa incapace di amare.
4, C’è anche la malattia dell’“alzheimer spirituale”: ossia la dimenticanza della storia personale con il Signore, del «primo amore» (Ap 2,4). Lo vediamo in coloro che hanno perso la memoria del loro incontro con il Signore; che si sono dimenticati del consiglio di Gesù: “rimanete in me, perché senza di me non potete far niente” (Gv 15). Lo vediamo in coloro che dipendono completamente dal loro presente, dalle loro passioni, capricci e manie; in coloro che costruiscono intorno a sé muri diventando, sempre di più, schiavi degli idoli che hanno scolpito con le loro stesse mani.
5. La malattia della schizofrenia esistenziale. È la malattia di coloro che vivono una doppia vita, frutto dell’ipocrisia tipica del mediocre e del progressivo vuoto spirituale che titoli onorifici o titoli accademici non possono colmare. Una malattia che colpisce spesso coloro che, dimenticando lo spirito di servizio, perdono il contatto con la realtà, con le persone concrete. Creano così un loro mondo parallelo, dove mettono da parte tutto ciò che insegnano severamente agli altri e iniziano a vivere una vita nascosta e sovente dissoluta.
6. La malattia delle chiacchiere, delle mormorazioni e dei pettegolezzi. È una malattia grave, che inizia magari solo per fare due chiacchiere e si impadronisce della persona facendola diventare “seminatrice di zizzania” tra gli altri. È la malattia delle persone vigliacche, che non avendo il coraggio di parlare direttamente, parlano dietro le spalle. San Paolo ci ammonisce: «Fate tutto senza mormorare e senza esitare, per essere irreprensibili e puri» (Fil 2,14-18). Guardiamoci dal terrorismo delle chiacchiere!
7. La malattia dell’accumulare: quando un cristiano cerca di colmare un vuoto esistenziale nel suo cuore accumulando beni materiali, non per necessità, ma solo per sentirsi al sicuro. A queste persone il Signore ripete: «Tu dici: sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo … Sii dunque zelante e convertiti» (Ap 3,17-19). L’accumulo appesantisce il cuore, rallenta il cammino verso Dio, mentre un cuore pieno di Dio è un cuore felice.
8. La malattia dell’indifferenza: più che di malattia, in questi tempi dobbiamo parlare di epidemia, di globalizzazione dell’indifferenza. Tutti abbiamo un debito: non abbiamo amato abbastanza. Si, abbiamo debiti con Dio e con i nostri fratelli e sorelle e, soprattutto, con chi soffre, con i poveri, con gli emigrati, con gli scartati, con gli ultimi. Abbiamo debiti immani che non potremo mai pagare: il debito della vita di chi è rimasto sepolto nelle acque del cimitero del Mediterraneo. Sono debiti creati dalla nostra indifferenza, dal nostro cuore indurito. È il debito creato da quel delirio di grandezza che ci porta a ritenerci più importanti degli altri, a voler essere serviti, ad occupare i primi posti. Abbiamo anche un debito pesante: non abbiamo portato la croce degli altri, non abbiamo portato il peso degli altri.
Terminiamo con una preghiera di Charles De Foucauld che Papa Francesco propone per la quaresima:
“Signore voglio ciò che tu vuoi. Signore mio Gesù, voglio amare tutti coloro che tu ami. Voglio amare con te la volontà del Padre. Non voglio che nulla separi il mio cuore dal tuo.
Tutto quel che vuoi io lo voglio. Tutto quel che desideri io lo desidero.
Dio mio, ti do il mio cuore, offrilo assieme al tuo a tuo Padre, perché esso ti appartiene. Amen”.
Fonti: Santa Sede, DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO, Dicembre 2014;
Vito Mancuso, Commento alle Malattie Spirituali, secondo Papa Francesco, La Repubblica,22 dicembre 2014