Rossi De Gasperis
Esercizi Spirituali per sacerdoti
Terza meditazione
Dobbiamo renderci conto di come è nata questa nuova alleanza, di cui noi siamo i sacerdoti. Noi celebriamo il sacrificio della nuova alleanza, noi siamo stati iniziati e iniziamo il popolo di Dio alla nuova alleanza. La chiesa è la chiesa della nuova alleanza e questa nuova alleanza è l’ultima edizione dell’alleanza di Dio con il suo popolo e con l’umanità, che è cominciata con Abramo; è diventata fatto popolare al Sinai e con Gesù è giunta a un suo primo compimento, di cui aspettiamo ancora la consumazione al termine dell’avvento della nostra vita, della vita del mondo, non soltanto la vita spirituale. Aspettiamo la venuta del regno! E’ importante renderci conto perché la chiesa è nata dal tempo della nuova alleanza, quando la nuova alleanza è cominciata nella storia del popolo di Dio.
Tutto questo è avvenuto verso l’inizio del secolo VI a. C. per l’opera e il genio profetico, ma non è soltanto un genio umano, è una grazia di Dio e dello Spirito santo, attraverso il profeta Geremia che è il profeta della nuova alleanza, perché è il primo che ne ha parlato in modo molto chiaro. Ne ha parlato in un momento di declino totale della prima alleanza, in un momento di disastro totale, perché è il momento dell’esilio babilonese, della fine di un mondo. La nuova alleanza nasce dall’esperienza della fine del mondo, come la risurrezione di un mondo nuovo, in cui continua la fedeltà del medesimo Dio con il suo popolo. (…)
Avete tutti i salmi dell’esilio: i pagani sono entrati nella tua eredità, hanno ridotto Gerusalemme in rovina, come possiamo cantare i canti del Signore in terra straniera?… Fu allora che Geremia scrive il suo libro della consolazione (Ger capp. 30-33). Meditiamo soprattutto il capitolo della nuova alleanza (cap. 31) per vedere che cosa il profeta dice concretamente.
“Ecco verranno giorni – dice il Signore – nei quali con la casa di Israele e con la casa di Giuda io concluderò un’alleanza nuova”. Con la casa di Israele e con la casa di Giuda, cioè con il regno del nord e con il regno del sud, con tutto Israele; l’alleanza nuova va a ricuperare persino le 10 tribù del nord che sono portate in esilio dagli Assiri e che non si sa che fine abbiano fatto e poi due tribù del sud, di Beniamino e di Giuda, che sono esuli a Babilonia. E che sarà quest’alleanza nuova? Un’alleanza nuova che ha gli stessi destinatari, la casa di Israele. Non come l’alleanza che ho conclusa con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese d’Egitto, una alleanza che essi hanno violato, benché io fossi loro Signore. Quest’alleanza nuova non sarà più come l’alleanza del Sinai, quella fatta attraverso Mosè portandoli fuori dal paese d’Egitto, e che essi hanno violato e non io. Non è Dio che rompe la sua alleanza! Per cui l’alleanza dalla parte di Dio rimane sempre la stessa. Nonostante che io fossi il loro Signore: questa espressione si può anche tradurre “nonostante io fossi il loro sposo”. Forse andrebbe tradotto così! Hanno tradito un’alleanza sponsale, che già Osea aveva proclamato. Questa sarà l’alleanza che concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni, questa è l’alleanza nuova! Io porrò la mia Torah nel loro animo, la scriverò sul loro cuore, allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo.
Ho letto Torah piuttosto che “Legge”, perché “legge” non è una buona traduzione di Torah. La Torah è insegnamento, è la partecipazione della sapienza di Dio al suo popolo; è più che una legge. Per noi in italiano “legge” vuol dire qualcosa di normativo, giuridico; qui si tratta di un insegnamento riservato proprio al popolo mio, perché sia partecipe della mia sapienza. La mia Torah, non un’altra, quella del Sinai, io la scriverò sul loro cuore. Al Sinai l’ho data loro su due tavole di pietra, adesso la scriverò sul cuore e la conclusione di questa alleanza sarà sempre la stessa: io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo.
Voi capite bene che se la Torah scritta su tavole di pietra è messa nel cuore, questo vuol dire una modificazione della Torah. Non si può mettere una pietra nel cuore e anche una modificazione del cuore. Qui siamo nel dono dello Spirito. La mia Torah, la stessa che ho dato a Mosè, adesso gliela metto nel cuore, ma questo suppone una trasformazione del cuore e una trasformazione della Torah. Bisogna ricordare questo quando leggiamo il discorso della montagna di Matteo. L’insegnamento che do al mio popolo non è più al di fuori di loro, ma è dentro di loro. Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo: riconoscete il Signore, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il Signore.
Questo non abolisce il ministero dei profeti, tant’è vero che Geremia continua a profetare; però, attenzione, questo è fondamentale nella nuova alleanza. L’insegnamento esteriore è sempre preceduto dall’insegnamento interiore. Per cui l’autorità del popolo deve sempre cercare di incontrare il maestro interiore che la precede presso ogni credente. S. Agostino ha sviluppato molto la dottrina del maestro interiore che ciascuno porta in noi, per cui la parola di Dio non viene mai dall’esterno soltanto, ma viene dall’interno e incontra una parola interiore che deve, che devono accordarsi. Trovo ancora parecchi casi di persone che dicono: il padre spirituale mi ha detto: la volontà di Dio su di te è questa! Devi fare questo! Quando si fa così siamo ancora al Sinai; non è l’alleanza nuova. Chi ha l’autorità di dirmi che cosa Dio vuole da me? Che ne sai tu di che cosa Dio vuole da me? Dovrò cercarlo io e tu devi aiutarmi in questo, ma allora c’è una ricerca!
La ricerca di una consonanza tra quello che Dio dice a me e quello che Dio dice a te su di me. Questo è il modo di esercitare l’autorità nella nuova alleanza. S. Ignazio ha insistito molto che negli esercizi spirituali noi cerchiamo e troviamo la volontà di Dio su di noi nella disposizione della nostra vita. E questo lo fa fare nella preghiera, ma mai andando a domandare a colui che dà gli esercizi che cosa Dio vuole da me. Io lo devo cercare nella mia anima, perché sta scritto dentro di me quello che Dio vuole da me. E poi caso mai, una volta che l’ho trovato, mi andrò a consultare, a consigliare; certamente c’è tutto lo spazio per l’aiuto e la ricerca fraterna e anche nel caso limite (noi parliamo del voto di obbedienza) in cui sia il superiore a dirmi devi fare questo, ma questa è un’autorità che io gli do, facendo il voto di obbedienza.
L’obbedienza suprema è frutto della mia libertà. La mossa fondamentale viene dalla mia coscienza. Sono io davanti al Signore che mi impegno domani a volere quello che tu mi ordini. Ma senza questa volontà, questa spontaneità, questa precedenza della mia coscienza sulla tua parola non c’è nuova alleanza; si è ancora nel regno della servitù, che è l’alleanza del Sinai. Questa è la volontà di Dio scritta sulla pietra, imparala e falla. L’alleanza nuova fa nascere una comunione tra l’insegnamento esteriore e quello interiore e insegna a rispettare quello esteriore.
Questo è il fondamento teologico della libertà di coscienza. Per noi cristiani rispettare la coscienza non vuol dire rispettare la soggettività dell’uomo, ma rispettare quello che Dio gli sta insegnando. Perché Dio è presente nella coscienza degli uomini prima che arriviamo noi. Quindi non è il rispetto del processo psicologico della persona, questo avrà anche il suo valore, ma il rispetto della dimensione teologale del dono dello Spirito che scrive la legge del Signore nel cuore degli uomini. Nessuno può fare il padrone delle coscienze altrui. Non è che c’è un’attività davanti ad una passività. Ci sono due attività e il superiore deve cercare anche lui nella sua coscienza che cosa il Signore gli dice nei riguardi dell’altro. Non dovranno più istruirsi non vuol dire che non ci sarà più il ministero profetico, magisteriale. Questo è chiaro che c’è! Ma questo avviene in un popolo in cui tutti riconoscono ciò che il Signore sta facendo in loro, dal più piccolo al più grande.
E poi l’ultima clausola della nuova alleanza: perché perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato. Voi ricordate come l’alleanza del Sinai seguiva un po’ questo schema: Io sono il Signore Dio tuo, io ti ho liberato dalla casa d’Egitto; dunque io sono il tuo Dio e tu sei il mio popolo. Di conseguenza, farai questo e non farai questo! Chiamo a testimonio il cielo e la terra o gli altri popoli e le nazioni per questa alleanza e se obbedirai, sarai benedetto e se disobbedirai, incontrerai le maledizioni. Questa era sempre la conclusione! Come leggiamo per esempio nel Levitico al cap. 26. Adesso c’è una cosa nuova: guardati, se sarai infedele, io ti perdonerò! Cioè: tu hai rotto la prima alleanza, io con il mio perdono ti rendo impossibile di rompere la tua. A questo punto viene subito in mente il grande capitolo di Ezechiele 16, il capitolo che è un capolavoro anche letterario di una litigata formidabile tra il Signore e Gerusalemme. Una litigata in cui il Signore gliene dice di cotte e di crude a Gerusalemme. Le traduzioni italiane non traducono veramente tutto quello che dice il testo ebraico, lo addolciscono. E come finisce questa litigata?
“Anch’io mi ricorderò dell’alleanza conclusa con te al tempo della tua giovinezza e stabilirò con te un’alleanza eterna. Allora ti ricorderai della tua condotta e ne sarai confusa, quando riceverai le tue sorelle maggiori insieme a quelle più piccole e io le darò a te per figlie, ma non in forza della tua alleanza; io ratificherò la mia alleanza con te e tu saprai che io sono il Signore (ti farò vedere chi sono!) perché te ne ricordi e ti vergogni e nella tua confusione, tu non apra più bocca, quando ti avrò perdonato tutto quello che hai fatto” (Ez 16, 60-63).
Ecco questa è la profezia di Geremia riferita da Ezechiele, che è un suo discepolo. Cioè: tu continua a tradirmi, tu continua ad andare con il babilonese, con l’assiro e con l’arabo, tu che sei assetata come una cavalla nel deserto e vai con il primo che passa. Tu continua ad offendermi e io continuo a perdonarti e vediamo chi avrà l’ultima parola! Questa è l’alleanza nuova! Questa è la parabola del figlio prodigo; questo è Gesù che dice: il tuo fratello ti offende, tu perdonalo 490 volte. Non c’è limite al perdono di Dio! Quante volte si sente dire: sì, Dio è paziente! Poi però a un certo punto, basta, perché c’è l’abuso della grazia e non c’è più perdono! Questa è un’invenzione ideologica. Il Signore perdona sempre, anzi non punisce mai! Siamo noi che ci puniamo con i nostri peccati e con le nostre mancanze; non è il Signore che aggiunge del male al male che già ci siamo fatti! Certo la punizione c’è! E’ la mia parola, che rimbalza su di te, perché la parola di Dio non si può buttar fuori dalla finestra; rientra dalla porta; perché è di Dio la parola! Ma non è perché il Signore si arrabbia e ti fa del male. Il Signore perdona! Da parte sua il Signore dà i vestiti a coloro che si sono ritrovati nudi dopo il peccato; mette il segno della misericordia sulla fronte di Caino, perché nessuno lo uccida.
Guardiamo come si presenta la nuova alleanza. Intanto è un’alleanza con lo stesso popolo; non è un’altra alleanza. E’ la Torah del Sinai, però questa volta è scritta sul vostro cuore e se voi non reggete la fedeltà, da parte mia, io perdono sempre, in modo che nessuno più romperà questa alleanza, perché il Signore perdona. Questa idea era già entrata con Osea, un secolo e mezzo prima, nel regno del nord, quando Osea aveva formulato le cose in questi termini: il popolo è la sposa del Signore; il popolo è diventato la sposa adultera, ma lo sposo non rinuncia alla sua sposa, non rinuncia al primo amore. Allora, introducendo questa immagine del rapporto sponsale, cambia anche l’immagine dello sposo, cioè lo sposo non rinuncia mai alla sposa e cerca di riportarla nel deserto, di ricuperarla, per riportarla al primo amore. Dio non rinuncia al primo amore! Non ha due amori, non ha due parole, non ha due Torah, ma c’è un progresso nella comunione tra lui e il suo popolo.
Questo è ricuperato ancora di più da Ezechiele. Sapete che Ezechiele era un sacerdote, anche Geremia era di classe sacerdotale, ma non legittimata, che è stato quello che è andato con gli esuli a Babilonia ed è stato un po’ il cappellano degli esiliati, di cui Geremia è rimasto il padre spirituale con il suo insegnamento, ma non è mai andato con gli esiliati a Babilonia. E’ morto addirittura portato in Egitto dal partito opposto, ma Ezechiele è stato discepolo di Geremia che ha formato tutta una classe di sacerdoti, che accompagnassero gli esiliati a Babilonia e che ne risuscitassero lo spirito religioso, per cui il disastro più grande dal punto di vista anche spirituale è diventata invece l’occasione di una rinascita spirituale di prima grandezza, che è la spiritualità dopo l’esilio. Ezechiele dice a un certo punto, al cap. 36, qualcosa di più forte di quello che ha detto Geremia:
“Vi prenderò dalle genti, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne”.
E’ chiaro: se la legge è messa nel cuore, il cuore deve essere di carne e la legge anche diventa di carne, non diventa più la legge di pietra. Porrò il mio spirito dentro di voi. Non soltanto scriverò la mia Torah sul vostro cuore, ma porrò lo spirito mio dentro il vostro cuore. Questa è la Pentecoste! Che poi è lo Spirito del Figlio, perché altrimenti non potremo ricevere lo Spirito del Padre, se non fosse lo Spirito del Figlio. Nessuno di noi può diventare padre, possiamo diventare figli di Dio! E’ soltanto nel Figlio che diventiamo figli! Questa è la nuova alleanza! Questa è l’alleanza di cui si parla nel capitolo seguente con le ossa aride che marciano insieme come un nuovo popolo. E da allora in poi c’è questa possibilità di entrare nella nuova alleanza, come un processo in divenire. Vedete la grande importanza del pellegrinaggio di Giovanni Paolo II nell’anno giubilare. Lui ha voluto proprio mostrare partendo da Ur dei Caldei, che ha celebrato in Vaticano, e poi è andato al Sinai. E’ stato il primo papa che è andato al Sinai! Per mostrare che di lì si parte per crescere e andare a finire al monte delle beatitudini. Ma perché è la prima alleanza che diventa la seconda, in questo progresso della conoscenza del Signore. Ma questa è un’opportunità, un’offerta, è un’iniziativa da parte di Dio, ma poi evidentemente va ricevuta e accolta.
Come pregare su questo? Siamo entrati nella nuova alleanza? Ci stiamo con tutti e due i piedi o con un piede solo? Mi disse un religioso una volta: Padre. io dico l’ufficio in comune con la mia comunità; quindi mai l’Ufficio delle letture. Dico Lodi e Vespri e basta! Vorrei sapere se dopo il Vaticano II c’è ancora l’obbligo di dire ogni ora, Compieta?… E io gli risposi: Vorrei sapere se dopo il Vaticano II ci sono ancora questioni di questo genere? Perché questo deve essere una convinzione nostra; non è che io dico l’ufficio perché c’è l’obbligo! Io lo voglio celebrare! Io credo che dopo il Vaticano II, veramente dopo Gesù Cristo, non bisogna fare nulla per obbligo. Perché Gesù ha detto: Padre, se è possibile, passi da me questo calice, ma se è la tua volontà, io la voglio fare! Nel tempo della nuova alleanza noi abbiamo la legge del Signore scritta nel cuore e quindi se devo fare qualche cosa, prima di farla, la voglio fare. Il Signore non vuole più l’offerta di animali, vuole l’offerta del cuore, vuole il sì del figlio. Ce l’hai il maestro nel cuore, fai quello che ti dice! Si può vivere oggi proprio ignorando totalmente la nuova alleanza. Quando metto la mia coscienza in contrasto con la parola di Dio, non conosco la pace e la gioia dell’alleanza nuova. Vediamo dove stiamo noi, dove sto io, perché è vero che tante volte nella fretta, nell’urgenza delle cose, forse non abbiamo il tempo di volere noi quello che Dio vuole da noi. C’è una preghiera nella liturgia che dice: Signore, dacci di volere quello che tu vuoi e di desiderare quello che tu prometti.
Che non ci sia più contrasto tra quello che io desidero e quello che tu mi dici di fare. La nuova alleanza non è qualcosa in cui si sta e di addormentarsi, ma è una invenzione di comunione. Se ne può anche uscire! Certo, se uno perde questo spirito filiale, ma allora dobbiamo ritornarci dentro, dobbiamo riprendere, perché adesso siamo in una situazione di popolo di Dio, in cui questo è offerto a tutti. Ma è un’offerta che va accolta. E’ un sì a cui bisogna dire “amen” per entrarci e per viverci nella pace e nella gioia. La nuova alleanza non è un mondo di cose da fare, ma un modo di essere. Quello che conta è essere e non fare. E se dobbiamo fare e se dobbiamo dire, questo fare e questo dire ci aiuti a essere; cominci e finisca con l’essere, perché è solo questo che ci porta al Signore. Il Signore ha fatto il cielo e la terra… ma l’unica cosa che il Signore ci chiede è la nostra coscienza e il nostro amore.
Così è cominciata l’alleanza nuova al tempo di Geremia e di Ezechiele. E’ cominciata, perché sarebbe sbagliato e semplicistico dire: Geremia ed Ezechiele annunciavano quello che si sarebbe poi realizzato al tempo di Gesù. No! I profeti parlavano del loro tempo! Parlavano del ritorno dall’esilio. Geremia dice: Ecco verranno giorni… in cui la popolazione ritornerà, ci sarà un’abbondanza di greggi, di figli… Sta parlando del ritorno dall’esilio. Quindi l’alleanza nuova è cominciata nel secolo VI a. C. E quando Gesù ha celebrato la cena: questo è il sangue della nuova alleanza, cioè questa è la nuova alleanza di cui parlava Geremia e che io porto a compimento nella mia persona; quindi un primo compimento di quell’alleanza che è già cominciata sei secoli fa, perché è nato quello che poi noi chiamiamo il giudaismo che è un fatto spirituale. Non è più il popolo del Sinai, ma il popolo della preghiera, del digiuno, dell’elemosina, della sinagoga… è il popolo dove quello che conta prima di tutto è l’atteggiamento spirituale. E da questo viene fuori Maria presentata al tempio. Maria presentata al tempio è una figlia della nuova alleanza di Geremia, come Zaccaria ed Elisabetta. Come Giuseppe, come i pastori, come Anna, come Simeone. E’ di lì che vengono. Questo è il popolo della nuova alleanza. Sono già sei secoli che in Israele si può vivere secondo questa nuova alleanza. Non è automatico, ma c’è già il popolo dei poveri di Dio che sono introdotti a questo. C’è Ester che vive secondo la Torah, anche facendo la sposa del re in esilio. C’è Tobia. C’è tutto il popolo del ritorno dall’esilio; c’è il profeta Zaccaria… E’ da lì che noi veniamo, è di lì che nasce la chiesa!