III Settimana di Quaresima
Commento al vangelo del giorno

di Paolo Curtaz


III Domenica di Quaresima (B)

Lunedì 9 Marzo (Feria – Viola)
Lunedì della III settimana di Quaresima
2Re 5,1-15   Sal 41 e 42   Lc 4,24-30: Gesù come Elìa ed Elisèo è mandato non per i soli Giudei.

Martedì 10 Marzo (Feria – Viola)
Martedì della III settimana di Quaresima
Dn 3,25.34-43   Sal 24   Mt 18,21-35: Se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello, il Padre non vi perdonerà.

Mercoledì 11 Marzo (Feria – Viola)
Mercoledì della III settimana di Quaresima
Dt 4,1.5-9   Sal 147   Mt 5,17-19: Chi insegnerà e osserverà i precetti, sarà considerato grande nel regno dei cieli.

Giovedì 12 Marzo (Feria – Viola)
Giovedì della III settimana di Quaresima
Ger 7,23-28   Sal 94   Lc 11,14-23: Chi non è con me è contro di me.

Venerdì 13 Marzo (Feria – Viola)
Venerdì della III settimana di Quaresima
Os 14,2-10   Sal 80   Mc 12,28-34: Il Signore nostro Dio è l’unico Signore: lo amerai.

Sabato 14 Marzo (Feria – Viola)
Sabato della III settimana di Quaresima
Os 6,1-6   Sal 50   Lc 18,9-14: Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.

Domenica 15 Marzo (DOMENICA – Viola o Rosaceo)
IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE (ANNO A)
1Sam 16,1.4.6-7.10-13   Sal 22   Ef 5,8-14   Gv 9,1-41: Andò, si lavò e tornò che ci vedeva.


Lunedì della III settimana di Quaresima
2Re 5,1-15 Sal 41-42 Lc 4,24-30: Gesù è mandato non per i soli Giudei.
Commento su Luca 4,24-30

Quanto ha ragione il Signore! Nessun profeta è bene accetto in patria ed elenca i casi in cui, nella storia di Israele, un profeta davvero non è stato accolto. E ancora oggi accade così: crediamo di conoscere le persone, siamo colpiti dalle loro parole ma ne smorziamo la forza perché le giudichiamo a partire dalla loro vita. Come può il falegname di Nazareth parlare come un rabbino? Come può presentarsi come un profeta se tutti sanno da dove viene? Quante volte impediamo alle parole del Signore giungere al nostro cuore perché ci fermiamo all’apparenza di chi le pronuncia! E questa affermazione è scomoda: accampiamo mille scuse pur di non ammettere questa disarmante verità. Lasciamoci provocare dal Signore, individuiamo la sua presenza anche quando si nasconde nel volto poco trasparente del prete scontroso, della suora antipatica, del vicino pedante. La Parola si fa strada attraverso le nostre parole, senza perdere di efficacia, convertendo i cuori di chi la accoglie con umiltà. Nessun profeta è riconosciuto, in patria, per una volta cerchiamo noi di essere l’eccezione che conferma la regola!

Martedì della III settimana di Quaresima
Dn 3,25.34-43  Sal 24  Mt 18,21-35: Se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello, il Padre non vi perdonerà.
Commento su Matteo 18,21-35

La proposta di Pietro è generosa ed eroica, quella di Gesù folle, che capiamo solo nella logica divina. Siamo chiamati a perdonare sempre perché siamo perdonati sempre. Il piccolo credito che abbiamo verso i fratelli non è nulla rispetto al debito mostruoso che abbiamo contratto verso Dio. E che egli ha cancellato. Il debito del servo è volutamente assurdo: un talento equivale a 36 chili d’oro. Diecimila talenti è una cifra inimmaginabile. Quel debito viene condonato, non il debito dell’altro servo che, pur dovendo una cifra consistente al collega, circa duecento giornate lavorative, non ha di che pagare. La reazione del padrone è feroce: sei chiamato a perdonare perché ti è stato condonato molto di più. Ecco la ragione del perdono cristiano: perdono chi mi ha offeso perché io per primo sono un perdonato. Non perdono perché l’altro migliori, o si converta, o si intenerisca. A volte l’altro non sa nemmeno di essere stato perdonato e può disprezzare il mio gesto. Non perdono perché l’altro cambi, ma perché io ho urgente bisogno di cambiare! Il perdono mi situa in una posizione nuova, diversa, mi rende simile a quel Dio che fa piovere sopra i giusti e gli ingiusti.

Mercoledì della III settimana di Quaresima
Dt 4,1.5-9 Sal 147 Mt 5,17-19: Chi insegnerà e osserverà i precetti, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Commento su Matteo 5,17-19

Gesù è accusato di essere un anarchico, di sovvertire i costumi, di essere un blasfemo perché non rispetta la Legge. Oggi, invece, egli afferma di osservare la Legge e chiede che sia osservata scrupolosamente. Chi ha ragione? I farisei rispettavano la Legge e chiedevano di osservarla, certo. Ma la loro non era la legge data da Dio a Mosè sul Sinai, ma gli oltre seicento precetti della tradizione orale che si erano accumulati con i secoli e che Gesù contestava vigorosamente. Mischiando insieme sacrosanti comandi con pie devozioni, opinioni teologiche con semplici e discutibili abitudini, i rabbini e i dottori della Legge avevano messo tutto sullo stesso piano, come a volte accade anche a noi, oggi, creando una gran confusione. Quando ci avviciniamo alla fede dobbiamo essere ben consapevoli che non tutto è uguale allo stesso modo: ci sono dei pilastri essenziali alla fede, poi ci sono delle riflessioni consequenziali e, infine, le tradizioni (buone e da rispettare, ma con giudizio!) delle singole comunità e dei singoli preti. Fare un po’ di chiarezza intorno a cosa è essenziale distinguendolo dalle cose marginali gioverebbe anche a noi cattolici!

Giovedì della III settimana di Quaresima
Ger 7,23-28   Sal 94   Lc 11,14-23: Chi non è con me è contro di me.
Commento su Luca 11,14-23

Gesù non ama essere frainteso. È incredibile come gli uomini, ieri come oggi, si lascino trascinare dagli istinti mistici, dando retta a chiunque! Gesù non vuole essere scambiato per un guaritore, per un santone, per un guru: nel vangelo di Marco impedisce ai miracolati di parlare, per timore di essere manipolato. Oggi, invece, Gesù si deve difendere da chi lo accusa in maniera piuttosto ridicola di operare esorcismi in nome di Satana! E Gesù (ma quanta pazienza ha?) invece di ridicolizzare questa teoria la argomenta e la smonta parola per parola, argomentandola. Ovviamente non può guarire in nome di Satana perché scacciare i demoni in nome del principe dei demoni è piuttosto controproducente, annota il Maestro! Quante volte, ancora oggi, accampiamo mille scuse pur di non accogliere la disarmante pretesa di Gesù di essere rivelatore del Padre! Piuttosto che accogliere con umiltà la novità di Dio, ci arrampichiamo sugli specchi per dare spiegazioni alternative, anche folli, pur di non mettere in conto il fatto che quando Gesù si dichiara Figlio di Dio…potrebbe anche esserlo!

Venerdì della III settimana di Quaresima
Os 14,2-10   Sal 80   Mc 12,28-34: Il Signore nostro Dio è l’unico Signore: lo amerai.
Commento su Marco 12,28b-34

Mi sembra il minimo che nessuno avesse il coraggio di interrogare Gesù! Il dottore della Legge gli pone una domanda ma non per ascoltare una risposta: vuole mettere in imbarazzo il Signore! I rabbini del tempo, una parte di loro almeno, sostenevano che bisognasse scrupolosamente osservare tutti e seicento i precetti, che non ve ne fosse uno più importante di altri. Gesù, invece, aiuta il malcapitato a riflettere su cosa è essenziale nella sovrabbondanza di precetti e questi, giustamente, riporta lo Shemà, la preghiera più importante per gli ebrei, quella che fa memoria della presenza di Dio e un altro comando, considerato essenziale da uno dei rabbini più seguiti dell’epoca, Hillel. Ottenuta la risposta Gesù lo liquida: bene, bravo, vivi quello che hai detto. Che imbarazzo! A volte anche noi riduciamo la fede a disquisizione, a grandi convegni, a teorie teologiche, senza lasciare che la Parola di Dio fecondi e cambi le nostre vite… Evitiamo di ridurre la fede a teoria ma applichiamola nella concretezza delle nostre scelte, per non fare come il teologo del vangelo di oggi, che deve ammettere a se stesso di dover ancora iniziare a imparare ad amare…

Sabato della III settimana di Quaresima
Os 6,1-6   Sal 50   Lc 18,9-14: Il pubblicano tornò a casa giustificato…
Commento su Luca 18,9-14

La feroce parabola del Signore ci invita a non vedere la nostra fede come un gioiello da mostrare a Dio, come un’ulteriore occasione per sfoggiare le nostre capacità spirituali. Il fariseo che si compiace della propria devozione, in fondo, dice il vero: sta veramente mettendocela tutta per vivere e osservare le tante regole che i rabbini imponevano al pio israelita. In cosa sbaglia, allora? È consapevole della propria superiorità e si confronta col povero pubblicano, oggettivamente peccatore, che non osa nemmeno alzare lo sguardo. Non è con quelli più lontani da noi che dobbiamo confrontarci, ma con chi ancora potremmo diventare, col progetto di santità che Dio ha su di noi! Siamo sempre pronti a vedere le nostre piccole qualità e a sottolineare i nostri piccoli meriti, se confrontati con le fragilità altrui. Il Signore, invece, ci invita a guardare sempre e solo al nostro percorso, guardando alla meta, non ai fratelli. E Gesù conclude, amareggiato, che il fariseo esce dal tempio senza avere incontrato Dio, perché il suo cuore è ricolmo di sé. Il pubblicano, invece, ha preso consapevolezza del proprio vuoto. Ora è pronto per essere colmato.

La “luce” è uno dei simboli originali delle Sacre Scritture. Essa annuncia la salvezza di Dio. Non è senza motivo che la luce è stata la prima ad essere creata per mettere un termine alle tenebre del caos (Gen 1,3-5). Ecco la professione di fede dell’autore dei Salmi: “Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura?” (Sal 28,1). E il profeta dice: “Alzati, Gerusalemme, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te” (Is 60,1). Non bisogna quindi stupirsi se il Vangelo di san Giovanni riferisce a Gesù il simbolo della luce. Già il suo prologo dice della Parola divina, del Logos: “In lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta” (Gv 1,4-5). La luce è ciò che rischiara l’oscurità, ciò che libera dalla paura che ispirano le tenebre, ciò che dà un orientamento e permette di riconoscere la meta e la via. Senza luce, non c’è vita.
Il racconto della guarigione del cieco è una “storia di segni” caratteristica di san Giovanni. Essa mette in evidenza che Gesù è “la luce del mondo” (v. 5, cf. 8, 12), che egli è la rivelazione in persona e la salvezza di Dio – offerte a tutti.

Domenica scorsa Gesù disse di essere l’acqua viva, oggi dimostra di essere la luce del mondo, guarendo il cieco nato. E ancora una volta – come nella maggior parte dei casi- guarisce di sabato, infrangendo la legge. O meglio, la concezione della legge che avevano i farisei.
Guarendo di sabato Gesù vuole dimostrare di essere Signore e padrone anche del sabato, e lungi dal volere trasgredire la legge, vuole solo ribadire come la legge debba essere al servizio dell’uomo e non l’uomo al servizio della legge! Anche il codice di diritto canonico – quindi raccolta di leggi- inizia con questa stupenda premessa: “Salus animarum suprema lex” (la salvezza delle anime è la suprema legge). E Gesù questo lo dimostra in ogni guarigione, quando dice: “Và e non peccare più”. Segno evidente che la guarigione del corpo è solo un mezzo o uno strumento di cui si serve per salvare l’anima.
Oggi vediamo dunque il cieco nato che viene guarito senza averlo neanche chiesto! In altri episodi di guarigione, quando Gesù passava tra la folla, vedevamo i malati – storpi o ciechi o paralitici- manifestare a gran voce il loro desiderio di essere guariti da Lui: “Signore che i nostri occhi si aprano” (Mt 21, 29). Ma questa volta è Gesù stesso che prende l’iniziativa, senza neanche aspettare la richiesta. Quante volte anche noi siamo stati guariti da durezze e cecità che neanche sospettavamo di avere, crogiolandoci nella convinzione di essere bravi, buoni e belli, tutti a puntino e tutti come si deve! Quante volte l’irruzione della grazia, o più banalmente, di una contrarietà o di un fuori programma, ci ha tolto brutalmente questa illusione! E ci siamo visti con le nostre cecità e le nostre storture da raddrizzare E solo dopo, abbiamo compreso che Dio aveva permesso quella contrarietà, proprio per rivelarci la nostra cecità e guarircene.
Gesù in questo Vangelo, infrange doppiamente il sabato perché, non solo guarisce (cosa che aveva fatto tante altre volte), ma fa anche del fango e lo spalma sugli occhi del povero cieco, ciò che era proibito fare di sabato perché era considerato un lavoro. E così i farisei se la prendono sia col povero cieco che con i suoi genitori, ma mentre questi ultimi hanno paura di testimoniare a favore di Gesù, per timore dei Giudei, il simpaticissimo cieco guarito lo difende a spada tratta… Gli dicono i farisei: “Quest’uomo non viene da Dio perché non osserva il sabato. Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?”. Ma questi rimanda al mittente tutte le loro domande e obiezioni e fa loro anche la predica dicendo pressappoco così: “Ma come, voi dottori della legge che studiate e scrutate le Scritture, dovete chiedere proprio a me se sia un profeta o no?! Dovreste saperlo da tempo! E’ proprio strano che non lo sappiate, ma il peggio è che dite addirittura che è un peccatore, mentre sappiamo benissimo che – da che mondo è mondo- non s’è mai visto uno che non sia da Dio, ridare la vista a un cieco nato. Volete forse diventare suoi discepoli anche voi?” Stupendo sermone, ma per niente apprezzato dai “dottori” che si vedono così magistralmente catechizzati da un povero pezzente. E infatti lo cacciano fuori.
I veri ciechi erano dunque i farisei che credevano di sapere tutto sul Messia: chi dovesse essere, cosa dovesse fare e quando lo dovesse fare (soprattutto mai di sabato!), che dovesse dire e come lo dovesse dire ecc. ecc. E così non poterono ricevere nessuna illuminazione, perché come ben si sa, la cosa più difficile – se non impossibile- da imparare, è proprio quella che si è convinti di sapere già!
Questo ci dimostra che per poter ricevere la luce e saper riconoscere la verità, dobbiamo essere purificati nel cuore e lavati nell’acqua della grazia. Esperienza vissuta in pienezza da uno dei più grandi mistici di tutti i tempi – San Simeone il Nuovo Teologo (l’enfant terrible de l’Eglise d’Orient)- che la descrive in termini di straordinaria bellezza: “Io vidi, attraverso l’acqua, brillare gli splendori che mi avvolgevano e i raggi del suo volto; e fui fuori di me nel vedermi lavato nell’acqua che aveva aspetto di luce”.

materiale ripreso da
http://www.lachiesa.it