Il nuovo rapporto di Transparency International fotografa un continente ancora lontano dalla soglia critica dei 50 punti. Dove la corruzione è più alta, sono più difficili l’accesso alla sanità, all’istruzione e all’acqua, e sono sempre i meno abbienti a pagarne il prezzo

di Valentina Giulia Milani
18 Febbraio 2026
Per gentile concessione di
https://www.africarivista.it

L’edizione 2025 dell’Indice di percezione della corruzione (Cpi) di Transparency International restituisce per il continente africano un quadro articolato, ma complessivamente segnato da livelli di corruzione percepita ancora elevati, con differenze interne tra Africa subsahariana e Nordafrica, due regioni accomunate dalla permanenza sotto la soglia dei 50 punti nella maggior parte dei Paesi.

Nel confronto regionale, l’Africa subsahariana si conferma l’area con la media più bassa al mondo, pari a 32 punti. La distribuzione dei punteggi evidenzia una forte polarizzazione: ai vertici si collocano Seychelles (68), Capo Verde (62), Botswana e Ruanda (58), mentre nella parte bassa figurano Sudan (14), Eritrea (13) e, con il punteggio minimo dell’intero indice, Somalia e Sud Sudan a 9 punti.

Nel caso dell’Nordafrica, inclusa nel raggruppamento Medio Oriente e Nord Africa (Mena) del rapporto, i punteggi restano anch’essi sotto la soglia dei 50 punti: Tunisia 40, Marocco 37, Egitto 35, Algeria 34 e Libia 18. Sebbene la regione non presenti una media così bassa come quella subsahariana, nessuno dei Paesi nordafricani supera la soglia che Transparency International considera indicativa di una percezione relativamente contenuta della corruzione.

Il rapporto inserisce i dati in una cornice più ampia che collega la percezione della corruzione alla qualità dei sistemi politici e istituzionali. A livello globale, le “democrazie piene” registrano una media di 71 punti, le “democrazie imperfette” 47, mentre i “regimi non democratici” si attestano a 32 punti, lo stesso valore della media dell’Africa subsahariana. Pur senza stabilire automatismi tra categorie politiche e aree geografiche, Transparency International evidenzia una correlazione tra presenza di contrappesi efficaci, indipendenza della magistratura e livelli più bassi di corruzione percepita.

Un ulteriore elemento messo in evidenza riguarda lo spazio civico. Richiamando la classificazione del Civicus Monitor, il rapporto indica che i Paesi con spazio civico “aperto” hanno una media Cpi di 68 punti, contro i 32 dei contesti “repressi” e i 30 di quelli “chiusi”. Nel testo si osserva che la restrizione della libertà di espressione, di stampa e di associazione limita la capacità di denunciare abusi e rafforza l’opacità nella gestione delle risorse pubbliche.

Le implicazioni, secondo Transparency International, non si limitano al piano formale. Il rapporto collega la corruzione alla qualità dei servizi pubblici e alla sostenibilità delle finanze statali: deviazione di fondi, contratti gonfiati e pagamenti informali possono compromettere l’accesso a sanità, istruzione, acqua ed energia, incidendo in modo più marcato sulle fasce a basso reddito e riducendo la capacità degli Stati di investire in infrastrutture e politiche sociali.

Nel complesso, il Cpi 2025 mostra per l’Africa una duplice dinamica: nell’area subsahariana una media strutturalmente bassa e una polarizzazione marcata tra pochi Paesi sopra i 50 punti e diversi collocati nella fascia più critica; nel Nord Africa punteggi mediamente superiori rispetto alla parte subsahariana ma comunque inferiori alla soglia dei 50 punti. In entrambe le macro-regioni, il rapporto suggerisce che il rafforzamento dei contrappesi istituzionali e la tutela dello spazio civico restano elementi centrali per invertire una tendenza che, a livello globale, appare di stagnazione o arretramento.

A livello globale, il Cpi 2025 assegna una media di 42 punti su 100, “per la prima volta in oltre un decennio” su questo livello, con 122 Paesi e territori su 182 sotto quota 50, soglia che l’organizzazione associa a problemi “seri” di corruzione nel settore pubblico. L’indice si basa su 13 fonti indipendenti e misura la percezione della corruzione nel settore pubblico, su una scala da 0 (percezione molto alta) a 100 (percezione molto bassa).