II Settimana di Quaresima
Commento al Vangelo di Paolo Curtaz

Lunedì 2 Marzo (Feria – Viola)
Lunedì della II settimana di Quaresima
Dn 9,4-10 Sal 78 Lc 6,36-38: Perdonate e sarete perdonati.
Martedì 3 Marzo (Feria – Viola)
Martedì della II settimana di Quaresima
Is 1,10.16-20 Sal 49 Mt 23,1-12: Dicono e non fanno.
Mercoledì 4 Marzo (Feria – Viola)
Mercoledì della II settimana di Quaresima
Ger 18,18-20 Sal 30 Mt 20,17-28: Lo condanneranno a morte.
Giovedì 5 Marzo (Feria – Viola)
Giovedì della II settimana di Quaresima
Ger 17,5-10 Sal 1 Lc 16,19-31: Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.
Venerdì 6 Marzo (Feria – Viola)
Venerdì della II settimana di Quaresima
Gen 37,3-4.12-13.17-28 Sal 104 Mt 21,33-43.45: Costui è l’erede. Su, uccidiamolo!
Sabato 7 Marzo (Feria – Viola)
Sabato della II settimana di Quaresima
Mi 7,14-15.18-20 Sal 102 Lc 15,1-3.11-32: Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.
Domenica 8 Marzo (DOMENICA – Viola)
III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Es 17,3-7 Sal 94 Rm 5,1-2.5-8 Gv 4,5-42: Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.
Lunedì della II settimana di Quaresima
Dn 9,4-10 Sal 78 Lc 6,36-38: Perdonate e sarete perdonati.
Matteo, nei giorni scorsi, ha concluso il discorso della montagna chiedendoci di diventare perfetti come il Padre. Luca lo corregge leggermente e ci chiede di diventare misericordiosi come il Padre. La perfezione di Dio consiste nell’usare misericordia, nell’avere compassione, nell’accogliere il figlio che si è perso. La Quaresima che stiamo vivendo ci deve portare ad avere maggiore misericordia: verso le persone che incontriamo, certo, ma anche verso noi stessi. Troppe volte il Dio che immaginiamo altro non è se non una rappresentazione distorta di una parte di noi esigente ed inflessibile. E di misericordia il nostro mondo ha urgente bisogno. Di uomini e donne che sappiano capire il dolore che ogni uomo porta con sé. E nel nome del Nazareno siano capaci di usare il proprio cuore per condividere la miseria che tutti ci caratterizza. La bellezza di Dio di cui parlavamo ieri è ciò che ci permette di superare ogni dolore, ogni miseria. Misericordia e compassione che non sono lassismo, un lasciar perdere, ma il desiderio autentico di camminare insieme superando ogni tenebra.
Martedì della II settimana di Quaresima
Is 1,10.16-20 Sal 49 Mt 23,1-12: Dicono e non fanno.
Coloro che studiano i vangeli ci dicono che Matteo è colui che è più attento alla religione ebraica, da cui proviene. In effetti in brani come quello di oggi, non troviamo la stessa durezza degli altri evangelisti. Matteo ammira i farisei e chiede al discepolo di osservare le loro parole, annotando però con dolore che le loro azioni non corrispondono a quanto essi proclamano. Brutta bestia l’incoerenza, soprattutto fra credenti! Troppe volte anche noi siamo vittime dello stesso clamoroso sbaglio: non viviamo ciò che proclamiamo. Crediamo nel Dio in mezzo a noi, in colui che è il vivente, e ci comportiamo come uomini e donne senza speranza, senza futuro, senza compassione. E stiamo attenti a non cadere nel rischio sempre presente fra gli uomini di religione, del mettere l’apparenza prima della sostanza. Abbiamo una grande storia alle nostre spalle, questo è vero, ma non dobbiamo mai confondere l’essenziale del Vangelo con le consuetudini e le abitudini che provengono dalle tradizioni umane. Uno solo è il nostro maestro e noi siamo tutti fratelli, anche e soprattutto chi ha maggiori responsabilità.
Mercoledì della II settimana di Quaresima
Ger 18,18-20 Sal 30 Mt 20,17-28: Lo condanneranno a morte.
Gli stessi errori che commettono i farisei, spesso anche noi li commettiamo. Cerchiamo la gloria e la visibilità nella nostra Chiesa, nelle nostre piccole comunità. Ho visto dissapori e tensioni per cose risibili e piccine, proprio in mezzo a coloro che dovrebbero essere luce e speranza per persone che abitano in uno stesso quartiere. Anche nelle nostre parrocchie, purtroppo, nascono dissidi e gelosie e meschine lotte di potere. Quanto stride l’annuncio della passione di Gesù rispetto alla richiesta di gloria da parte dei figli di Zebedeo! Eppure la loro miopia è la nostra… No, non sappiamo quello che chiediamo quando, invece di utilizzare tutte le nostre capacità a servizio del Vangelo, le usiamo per ritagliarci un posto d’onore in mezzo alla comunità. E non siamo certo disposti a dare tutto noi stessi così come solo Gesù ha saputo fare salendo sulla croce… Accanto alla croce, alla destra e alla sinistra di Gesù, non siederanno Giacomo e Giovanni, ma due ladroni. Se vogliamo ottenere la gloria che ci deriva dal Vangelo, mettiamoci in gioco fino in fondo con onestà, con verità, compassione.
Giovedì della II settimana di Quaresima
Ger 17,5-10 Sal 1 Lc 16,19-31: Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.
Dell’uomo ricco della parabola di oggi non si dice nulla, non ha nemmeno un nome, e, probabilmente, non è una brutta persona. Ha invece un nome il povero che mendica alla sua porta: Lazzaro. Il ricco è troppo concentrato nelle sue cose per accorgersi di questo uomo che muore di fame sotto casa sua. È un uomo interamente concentrato su se stesso, non è particolarmente malvagio, ma non ha altro orizzonte se non il proprio. L’abisso che gli impedisce di raggiungere il padre Abramo teneramente abbracciato al suo Lazzaro, lo ha costruito con le sue stesse mani, e questo spazio nemmeno Abramo lo può colmare. Anche Dio fa quel che può… Se ci ostiniamo ad orientare la nostra vita lontano dai sentieri che ci portano alla pienezza, non possiamo certo lamentarci di non essere arrivati da nessuna parte! Stiamo attenti, allora, al demone dell’indifferenza che ci impedisce di riconoscere il volto del povero che mendica alla nostra porta. Questa Quaresima colmi l’abisso che troppo spesso creiamo intorno a noi. Accorgiamoci di chi ci sta intorno e diventiamo noi per primi l’abbraccio di Abramo per ogni uomo e ogni donna che vivono nella solitudine.
Venerdì della II settimana di Quaresima
Gen 37,3-4.12-13.17-28 Sal 104 Mt 21,33-43.45: Costui è l’erede. Su, uccidiamolo!
Gesù si rende conto di avere fallito la sua missione. La Giudea non è la Galilea e le folle plaudenti che raccoglieva a Nord, ora non ci sono più. Gerusalemme è una città feroce, abituata a tutto, e non si lascia facilmente impressionare da un profeta che viene da un paese sperduto. Le sue parole, i suoi miracoli, la sua compassione, non sono riusciti a piegare la durezza di cuore di chi pensa di avere il controllo della situazione, il controllo di Dio. E nella parabola dei vignaioli omicidi che reinterpreta la triste pagina del profeta Isaia, il lamento che Dio fa per la sua vigna, Israele, che non porta frutti, diventa l’emblema di ciò che sta per accadere. Ma chi ascolta non capisce. L’uomo non accetta di essere solo il custode del creato, e non il padrone. I vignaioli rifiutano di pagare l’affitto, si arrogano il diritto di considerare propria una cosa non loro. Sì, il figlio verrà ucciso fuori dalla città. Ma il proprietario non invierà un esercito per radere al suolo tutto come invocano, ignari, i farisei, ma andrà fino in fondo mostrando il suo vero volto. Gesù ha deciso: forse il fatto di consegnarsi farà cambiare idea ai vignaioli. Forse.
Sabato della II settimana di Quaresima
Mi 7,14-15.18-20 Sal 102 Lc 15,1-3.11-32: Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.
Eccolo, allora, il vero volto di Dio. Il volto che siamo chiamati a riscoprire durante questa Quaresima. Il volto della misericordia, della compassione, non il volto feroce corrucciato di chi cerca vendetta. La parabola dei due figli, insieme a quella della moneta perduta e della pecora smarrita, si trova al centro della riflessione dell’evangelista Luca. È il cuore del suo Vangelo, La rivelazione definitiva di un Dio che è lontano anni luce da quella brutta immagine che spesso ne abbiamo fatto. Anche noi cattolici. Dio, dice Gesù, è un padre che lascia liberi, anche di sbagliare. È un padre che spiega le sue ragioni per cambiare l’atteggiamento giusto ma piccino del fratello maggiore. Un padre che guarda lontano, sperando di veder ritornare il figlio che gli ha augurato la morte chiedendogli l’eredità che non gli spetta. Questo è il nostro Dio, un Dio così adulto da correre il rischio educativo di perderci. Un Dio così umile da voler spiegare le proprie ragioni al fratello maggiore che di lui ha una visione meschina e lontana dalla realtà. Apriamoci allo stupore, ancora una volta: questo è il nostro Dio!
Domenica 8 Marzo (DOMENICA – Viola)
III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Es 17,3-7 Sal 94 Rm 5,1-2.5-8 Gv 4,5-42: Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.
La conversazione di Gesù con la Samaritana si svolge sul tema dell’“acqua viva”. Quest’acqua è indispensabile alla vita, e non è sorprendente che, nelle regioni del Medio Oriente dove regna la siccità, essa sia semplicemente il simbolo della vita e, anche, della salvezza dell’uomo in un senso più generale.
Questa vita, questa salvezza, si possono ricevere solo aprendosi per accogliere il dono di Dio. È questa la convinzione dell’antico Israele come della giovane comunità cristiana. E l’autore dei Salmi parla così al suo Dio: “È in te la sorgente della vita” (Sal 036,10). Ecco la sua professione di fede: “Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio” (Sal 042,2). La salvezza che Dio porta viene espressa con l’immagine della sorgente che zampilla sotto l’entrata del tempio e diventa un grande fiume che trasforma in giardino il deserto della Giudea e fa del mar Morto un mare pieno di vita (Ez 47,1-12). Gesù vuole offrire a noi uomini questa salvezza e questa vita. Per calmare definitivamente la nostra sete di vita e di salvezza. “Io, sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).
E la brocca?
Wilma Chasseur
Oggi vediamo Gesù che si rimette in cammino: lascia la Giudea e si dirige verso la Galilea, ma per arrivarci deve attraversare la Samaria. La Palestina ai tempi di Gesù si suddivideva in tre regioni principali: la Galilea a Nord, la Samaria, zona intermedia e la Giudea a Sud. L’ostilità tra Giudei e Samaritani durava da tanto tempo: risaliva addirittura al 700 a.C. circa.
– Perché stanco?
I Samaritani erano considerati dai Giudei nientemeno che scismatici, eretici e pagani. A causa di questa ostilità, il viandante che doveva recarsi in Galilea, preferiva aggirare la Samaria e passare per la Transgiordania; la strada era più lunga, ma molto più sicura. Anche Gesù, nella maggior parte dei casi, faceva così, ma questa volta decide di attraversare la Samaria e giunge alla città di Sicar dove c’era il famoso pozzo di Giacobbe. Vi arriva verso mezzogiorno e, stanco del viaggio, si siede presso il pozzo. Prima di continuare chiediamoci: perché Gesù decide di attraversare la Samaria, terra maledetta e odiata dai Giudei? Per dirci che è venuto anzitutto per riacciuffarci quando ci siamo perduti. Attraversando la Samaria vuole dirci che è venuto ad attraversare le nostre strade sbagliate, quando vaghiamo errabondi ed abbiamo smarrito la giusta direzione; viene ad incrociare i nostri passi, quando non sappiamo più che senso ha il nostro andare, o quando siamo finiti in fondo al pozzo. E perché Gesù è stanco? Allora per il caldo e la fatica, ma ora sarà anche un po’ stanco di rincorrerci continuamente (addirittura fin dentro al pozzo, quando abbiamo toccato il fondo) nel tentativo di riacciuffarci… Però non abbandona mai la “caccia al tesoro”.
– In fondo al pozzo…
Mentre la samaritana abbandona addirittura la brocca (l’unico mezzo per procurarsi l’acqua, che, in quel frangente, nessuno usò, ma tutti si dissetarono…con un’altra acqua) dopo che Gesù la incontra al pozzo. Lui stanco morto, lei arrivata lì alla chetichella per timore di incontrare qualcuno che la riconoscesse. Ma incontra proprio Colui che non solo la conosce, ma ne sa più di tutti su di lei e nonostante ciò chiede da bere proprio a lei, l’esclusa, l’emarginata, non solo perché samaritana, ma anche per la sua situazione poco edificante che Gesù le rivela senza minimamente giudicarla. Allora la samaritana dimentica tutto: l’acqua, la brocca, la paura di essere riconosciuta, per andare ad annunciare a tutti, chi ha incontrato.
Ecco che Gesù vede sempre oltre. Non è certamente il peccato la prima cosa che vede in lei e in noi, ma la nuova creatura che possiamo diventare una volta che abbiamo ricevuto l’acqua viva della grazia. Non si lascia per niente impressionare dal nostro poco edificante passato, né si ritrae per questo -come non si è allontanato dalla samaritana- ma vede in anticipo il nostro glorioso futuro e quale meraviglia possiamo diventare sotto l’azione della Sua grazia. Ogni uomo, ogni donna è un terreno sacro: il peccato lo può solo deturpare, mai distruggere. Gesù sa che può recuperarlo interamente perché ha l’acqua viva anzi è Lui stesso l’acqua viva.
– …ma quale pozzo?
Il Vangelo di oggi ci riguarda tutti: siamo tutti samaritane alla ricerca di un pozzo. Ma quale pozzo? E quale acqua andiamo ad attingervi? Con quale brocca? A volte ci accontentiamo di cisterne screpolate che si svuotano ancor prima di immergervi la brocca e siamo eternamente alla ricerca di altre cisterne, illudendoci che non siano screpolate e c che riescano a placare la nostra sete. Quale sete? Sete di Dio, acqua viva, o sete di chissà cosa? Ci bastano le acque torbide e stagnanti? Non accontentiamoci delle pozzanghere quando Gesù vuole darci molto di più! vuole portarci alla sorgente! Vuole darci quell’acqua viva che è vita: la Sua vita che scorre continuamente nel nostro cuore come “una sorgente che zampilla” e ci rende nuovi fiammanti dentro e fuori.
materiale ripreso da:
http://www.lachiesa.it