Prima Settimana di Quaresima
Commento di Paolo Curtaz


Lunedì 23 Febbraio (Feria – Viola)
Lunedì della I settimana di Quaresima
Lv 19,1-2.11-18   Sal 18   Mt 25,31-46: Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.

Martedì 24 Febbraio (Feria – Viola)
Martedì della I settimana di Quaresima
Is 55,10-11   Sal 33   Mt 6,7-15: Voi dunque pregate così.

Mercoledì 25 Febbraio (Feria – Viola)
Mercoledì della I settimana di Quaresima
Gio 3,1-10   Sal 50   Lc 11,29-32: A questa generazione non sarà dato che il segno di Giona.

Giovedì 26 Febbraio (Feria – Viola)
Giovedì della I settimana di Quaresima
Est 4,17k-u   Sal 137   Mt 7,7-12: Chiunque chiede, riceve.

Venerdì 27 Febbraio (Feria – Viola)
Venerdì della I settimana di Quaresima
Ez 18,21-28   Sal 129   Mt 5,20-26: Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello.

Sabato 28 Febbraio (Feria – Viola)
Sabato della I settimana di Quaresima
Dt 26,16-19   Sal 118   Mt 5,43-48: Siate perfetti come il Padre vostro celeste.

Domenica 1 Marzo (DOMENICA – Viola)
II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Gen 12,1-4   Sal 32   2Tm 1,8-10   Mt 17,1-9: Il suo volto brillò come il sole

Lunedì della I settimana di Quaresima
Lv 19,1-2.11-18   Sal 18   Mt 25,31-46: Tutto quello l’avete fatto a me.
Commento su Matteo 25,31-46

Siamo entrati nel deserto per diventare uomini e donne più autentici, più veri, più liberi. Abbiamo seguito il Signore perché ci fidiamo di lui, perché nel deserto scopriamo le nostre immense fragilità, ma siamo anche sostenuti dalla sua amicizia e dalla sua grazia. Il mondo fugge il deserto, teme il silenzio. Noi lo accogliamo come fonte di serenità e di pace, come luogo dove possiamo incontrare la presenza di Dio, l’immenso. Gesù, nel deserto, vuole capire come fare il Messia, come annunciare il Regno. Noi, in questi quaranta giorni che ci sono dati, vogliamo lasciarci illuminare dalle profondità infinite di Dio per capire che cosa siamo diventati. Alla fine di questo percorso si staglia la collina del Golgota, il luogo della prova finale, il Calvario. E la scoperta che Dio si identifica con ogni uomo che quotidianamente incontriamo sulla nostra strada. La densa e inquietante pagina di oggi ci ricorda che la gloria di Dio è l’uomo che vive e che saremo giudicati dalla nostra capacità di riconoscere il suo volto nel povero e nel debole. Il deserto ci permette di ritrovare noi stessi e di vedere il volto del Dio di Gesù riflesso sul volto delle persone che incontreremo.

Martedì della I settimana di Quaresima
Is 55,10-11   Sal 33   Mt 6,7-15: Voi dunque pregate così.
Commento su Matteo 6,7-15

Nel deserto riscopriamo il valore e il dono della preghiera. Quella preghiera che, giorno per giorno, feconda i nostri giorni e cambia il nostro modo di vedere la vita. Facciamo fatica a pregare, tutti, anche dopo molti anni di tentativi e di esperienza, anche se siamo dei discepoli navigati. Alla fine del percorso non ci resta che arrenderci all’evidenza, ammettere la nostra incapacità e chiedere al Signore di insegnarci lui a pregare. La preghiera che ci consegna, l’unica che egli ci ha donato, è colma della sua interiorità, del suo slancio verso il Padre, della sua ricerca intima di Dio. Un Dio che è Padre/madre, che ci invita a riconoscerci parte di un tutto, che ci chiede di elemosinare ciò che riempie il quotidiano restando capaci di guardare all’essenziale e all’altrove. Riscopriamo questa preghiera, in queste settimane, facciamola nostra, gustiamola, ripetiamola spesso durante lo scorrere dei giorni. È la preghiera che meglio parla di Dio, e di noi. Siamo figli di un padre straordinario, siamo discepoli di un Dio che ci fa crescere e ci conduce verso la pienezza. E ancora chiediamo che ogni uomo scopra o riscopra il volto del Padre…

Mercoledì della I settimana di Quaresima
Gio 3,1-10   Sal 50   Lc 11,29-32: Non sarà dato che il segno di Giona.
Commento su Luca 11,29-32

Per convertirci non abbiamo bisogno di segni prodigiosi o di eventi traumatici nella nostra vita. Abbiamo accanto a noi l’essenziale: la Parola, la testimonianza, la gioiosa esperienza della Chiesa. Abbiamo accanto a noi profeti come Giona che, nonostante la loro incoerenza e la loro pavidezza, annunciano nella Ninive in cui viviamo il primato di Dio. Abbiamo accanto a noi, nella Chiesa, persone sagge come Salomone che riescono a non farsi prendere dal delirio di onnipotenza e si fanno carico degli altri con prudenza. Comportiamoci come gli abitanti di Ninive che si vestirono di sacco e fecero penitenza e come la regina di Saba, disposta a venire da lontano per poter ascoltare la rara saggezza di Salomone! Non come i contemporanei di Gesù, talmente assuefatti all’annuncio di Dio da non riuscire a smuoversi dalle loro presunte certezze, anche dalle certezze di fede. Ben più di Giona c’è qui, ben più di una rara saggezza! Possiamo accedere a Dio sotto i segni sacramentali della sua presenza, senza paura. Il Signore Gesù si è donato totalmente e ci rende possibile l’accesso al Padre: è questo il tempo della conversione!

Giovedì della I settimana di Quaresima
Est 4,17   Sal 137   Mt 7,7-12: Chiunque chiede, riceve.
Commento su Matteo 7,7-12

La quaresima, tempo di deserto, ci aiuta a riprendere in mano la nostra vita, a ricalibrare la nostra strada verso il Signore, a verificare il nostro discepolato. E una delle caratteristiche del discepolo è la qualità della preghiera cristiana che, ci ricorda con insistenza il Signore, non è rivolta ad un despota da convincere ma ad un padre che conosce bene le nostre necessità. Ma, proprio perché è un padre/madre, il Signore vede cose che noi non vediamo. Anche mio figlio chiede continuamente di comprargli dei giochi ma me ne guardo bene dal farlo! Così il Signore fa con noi: magari siamo insistenti (anche troppo) con lui per cercare di ottenere delle cose che ci sembrano essenziali e il Signore tarda a risponderci, forse perché ciò che chiediamo non è il nostro bene o forse perché dobbiamo prima crescere nel desiderio. E oggi il Signore ci ricorda il legame della preghiera con la vita: come possiamo chiedere una cosa buona al padre se noi per primi non sappiamo compiere cose buone per chi sta intorno? La nostra preghiera è credibile solo se diventa parte di un percorso più ampio che converte ogni nostro atteggiamento, se parte dal cuore di un discepolo che sa mettersi in discussione.

Venerdì della I settimana di Quaresima
Ez 18,21-28   Sal 129   Mt 5,20-26: Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello.
Commento su Matteo 5,20-26

Gesù ha molto a cuore la coerenza fra la vita e la fede: non riesce ad immaginare come un discepolo del Padre riesca a rivolgersi a Dio in un modo, a pregarlo, senza convertire in contemporanea la propria vita. Certo: poi magari ci vuole del tempo e molta pazienza, ma fare il contrario di quello che si dice e si prega non rientra nelle possibilità del Signore. Purtroppo anche noi cristiani, troppo sovente, commettiamo lo stesso errore: creiamo una profonda distonia fra le nostre parole e la nostra vita. La fede, intendiamoci, non si riduce ad un generico buonismo ma se non produce l’effetto di una vita orientata alle parole che pronunciamo, è solo vuota retorica religiosa. Gesù giunge a chiedere al suo discepolo di anteporre la riconciliazione del fratello che ce l’ha con noi (e non viceversa!) alla celebrazione del rito liturgico. Quanto stonano i nostri atteggiamenti di indifferenza, di litigi all’interno della comunità cristiana per ragioni spesso ridicole con queste severe parole del Signore! Che la quaresima ci aiuti ad andare all’essenziale, a riportare un briciolo di coerenza fra le parole che pronunciamo e i comportamenti che viviamo…

Sabato della I settimana di Quaresima
Dt 26,16-19   Sal 118   Mt 5,43-48: Siate perfetti come il Padre vostro celeste.
Commento su Matteo 5,43-48

Il discorso della montagna presente in Matteo è destabilizzante per i contemporanei di Gesù e per noi oggi. Per i farisei, in particolare, che reputavano Legge inviolabile gli oltre seicento precetti della tradizione orale che nulla avevano a che fare con Mosè e che Gesù si permette di correggere liberamente con grande scandalo dei devoti. Ma anche per noi, per la forza semplice ed immediata del suo ragionamento. Amare chi ci ama è molto semplice, osserva il Signore, non c’è nulla di virtuoso in questo, è del tutto naturale comportarsi in questo modo. Amare chi ci fa del male, il nemico, invece, è straordinariamente difficile, supera l’istinto e il buon senso, ci rende simili a Dio che fa sorgere il sole e fa piovere su giusti ed ingiusti. Al discepolo è chiesto di superare la connaturale simpatia o antipatia per andare alla radice di ogni rapporto umano fondato sulla giustizia divina. Proprio perché siamo oggetto dell’amore di Dio diventiamo capaci di amare, di quello stesso amore, le persone che ci sono moleste…In questa quaresima, perciò, lasciamoci amare con maggiore intensità dal Padre perché ci aiuti a vincere ogni resistenza ed amare gli altri dell’amore con cui siamo stati amati.

Nelle Scritture, la montagna è sempre il luogo della rivelazione. Sono gli uomini come Mosè (Es 19) e Elia (1Re 19) che Dio incontra. Si racconta anche che il volto di Mosè venne trasfigurato da quell’incontro: “Quando Mosè scese dal monte Sinai – le due tavole della Testimonianza si trovavano nelle mani di Mosè mentre egli scendeva dal monte – non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con il Signore” (Es 34,29). La magnificenza della rivelazione divina si comunica anche a coloro che la ricevono e diventano i mediatori della parola di Dio.
Gesù si mette a brillare come il sole sotto gli occhi di tre discepoli: questo lo individua come colui che è l’ultimo a rivelare Dio, come colui che oltrepassa tutti i suoi predecessori. Ciò è sottolineato ancor più dal fatto che Mosè ed Elia appaiono e si intrattengono con lui.
Essi rappresentano la legge e i profeti, cioè la rivelazione divina prima di Gesù. Gesù è l’ultima manifestazione di Dio. È quello che dimostra la nube luminosa – luogo della presenza divina (come in Es 19) – da dove una voce designa Gesù come il servitore regale di Dio (combinazione del salmo 2, 7 e di Isaia 42, 1). A ciò si aggiunge, in riferimento a Deuteronomio 18, 15, l’esortazione ad ascoltare Gesù, ad ascoltare soprattutto il suo insegnamento morale.

Continua a snodarsi il cammino della Quaresima e stiamo andando verso… l’acqua sui piedi. Conoscete questa definizione di Don Tonino Bello? “La Quaresima inizia con la cenere sulla testa e finisce con l’acqua sui piedi”. Una strada apparentemente, poco meno di due metri (a meno che uno sia un watusso), ma per percorrerlo questo tratto ci vogliono ben più di 40 giorni, non basta tutta una vita, perché si tratta di partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli… altri. La cenere simboleggia la conversione della propria testa (e cuore), mentre l’acqua sui piedi indica il servizio da rendere agli altri. “Pentimento e servizio: sono le due grandi prediche che la Chiesa affida alla cenere e all’acqua, più che alle parole. La cenere ci bruci sul capo (…) e per spegnerne l’ardore mettiamoci alla ricerca dell’acqua da versare sui piedi degli altri”. Dopo questo shampoo alla cenere, dobbiamo cercare acqua non per sciacquarci la testa, ma per lavare gli altrui piedi… Solo così il nostro egoismo e orgoglio, saranno ridotti in cenere e potremo bere alle fonti d’acqua viva.
La prima lettura di oggi ci presenta la chiamata di Abramo.
Abramo, scelto da Dio in modo esclusivo, separato dal suo clan, gigante solitario che crede ciecamente alla parola di Dio. Parte prima di sapere dove andrà solo perché Dio gli ha detto: “Vattene dal tuo paese, dalla tua patria, verso il paese che ti indicherò: “Prima devi partire, dove atterrerai lo so Io (dice Dio), tu pensa solo a partire. E Abramo si fida. Fiducia eroica che non chiede né spiegazioni, né garanzie. Dove atterrerà non lo sa, sarà nella Terra Promessa, ma per ora c’è solo la promessa. E lui fa il salto nel vuoto, gli basta la promessa. E poi ci sarà l’altro sconvolgente salto nel vuoto, quando gli verrà chiesto Isacco, il figlio promesso: qui sparisce addirittura la promessa.
Dio chiede tutto, ma non prende tutto. Ad Abramo ha chiesto addirittura il figlio, e poi gliel’ha lasciato. Ma gliel’ha lasciato quando ha visto che era disposto a darglielo.
E’ nello stile di Dio di chiedere questi salti nel vuoto (la rinuncia a cose a cui siamo molto attaccati) che sono poi salti in Lui. Ma se rinunciamo al salto nel vuoto, non sapremo mai che in fondo c’era Dio ad attenderci e non il vuoto. Se Abramo si fosse messo a ragionare, probabilmente, anzi certamente, sarebbe giunto alla conclusione che Isacco era il figlio della promessa quindi non era per niente ragionevole accogliere l’invito di Dio. Se Abramo avesse ragionato così e avesse detto a Dio :” non si adiri il mio Signore se io il mio Isacco me lo tengo perché è il figlio che il mio Signore mi aveva promesso”, non avrebbe mai potuto sapere che Dio, il suo Isacco gliel’avrebbe lasciato. E non avrebbe incontrato Dio nella sua verità, ma sarebbe rimasto fermo all’idea che lui si faceva di Dio.
Il Vangelo ci presenta la bellissima scena della Trasfigurazione. Questa volta abbiamo un Vangelo secondo …Gesù Cristo. Lo vediamo anche nella sua divinità, come lo videro i tre apostoli prediletti. E infatti non volevano più scendere dalla montagna. Volevano addirittura fare tre tende, e neppure per loro le volevano fare…A loro bastava il sacco a pelo! Ma che dico! A loro bastava e li colmava, la visione celestiale della gloria di Gesù. Ma sono invitati a scendere questa volta. Di solito le strade del Signore sono sempre in salita e la fatica consiste proprio nel salire. Questa volta l’immane fatica per i discepoli, consiste proprio nella discesa. Devono scendere! Devono reimmergersi nella dura realtà quotidiana. Ma hanno visto qualcosa di straordinario! Quella luce vista sul Tabor, li accompagnerà per il resto della vita e della fatica.
Succede anche a noi che le esperienze forti del Signore capitino magari anche una sola volta nella vita, ma sono normative per tutto il resto degli anni. E bisogna farne continuamente memoria quando la fatica e le prove della vita si fanno sentire, per riprendere il cammino con rinnovato slancio.

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