Risonanze sinodali dalle donne in Asia /1.
Non è davvero possibile proporre una sintesi esaustiva della conferenza EWA che si è svolta a Bali, dal 30 gennaio al 2 febbraio scorsi, in modalità ibrida: in presenza e online. Modalità che, grazie a generose dosi di caffeina, mi ha permesso di seguire buona parte delle presentazioni, nonostante il fuso orario.

di Eleonora Mineo
15 Febbraio 2026
Per gentile concessione di
https://rocca.cittadella.org
L’Ecclesia of Women in Asia (EWA) è un’associazione di donne cattoliche che fanno teologia in Asia per costruire “società e comunità ecclesiali giuste e inclusive”. Istituita nel 2002, ha tra i propri obiettivi: “raccogliere le voci delle teologhe cattoliche asiatiche e far in modo che siano ascoltate; dare visibilità al contributo della donne asiatiche nel dar forma e riforma alla Chiesa e al mondo; esprimere il desiderio delle donne di essere rispettate come partner ecclesiali pienamente responsabili e leader nella vita della Chiesa”, incoraggiando e sostenendo le donne cattoliche in Asia ad impegnarsi nelle attività di ricerca, pensiero e scrittura.
In questi 24 anni l’associazione ha organizzato 12 conferenze per offrire alle interessate la possibilità di condividere il proprio lavoro e confrontarsi su temi rilevanti per la Chiesa in Asia e nel mondo.
Dopo aver intrecciato le proprie riflessioni con le sollecitazioni provenienti dal Sinodo nella conferenza del 2024 Empowering Women in Asia: Synodality, Feminist Theology, and Social Justice”, le teologhe dell’EWA sono tornate adesso ad interrogarsi sulla potenzialità del cammino sinodale, con uno sguardo al contempo critico e pieno di speranza verso il futuro.
In preparazione alla 12a conferenza Women on the Synodal Journey: Towards a More Authentic Catholic Church and World, in linea con quanto espresso nel Documento Finale dell’Assemblea sinodale, l’associazione aveva invitato a proporre contributi teologici in riferimento a quattro macro-aree, che vale la pena nominare per comprendere il focus proposto:
– Conversione di sé: conversione personale ed empowerment;
– Conversione delle relazioni: guarigione, uguaglianza e solidarietà nelle connessioni umane;
– Conversione dei processi: cambiamento istituzionale e strutturale nella Chiesa;
– Conversione della società: costruire un futuro giusto, inclusivo e sostenibile.
Gli oltre 20 contributi presentati da attiviste, ricercatrici, operatrici pastorali e teologhe, religiose e laiche, provenienti da 14 paesi differenti, hanno esplorato il tema attraverso riflessioni bibliche, etiche e pastorali, condividendo le pratiche positive già in atto e i processi virtuosi avviati ma anche gli inciampi e gli ostacoli che impediscono alla Chiesa locale e universale di realizzare pienamente le speranze e di prendersi carico delle difficoltà e delle ferite di tutti i fedeli, in particolare di coloro le cui voci fanno fatica ad aprire un varco e incidere significativamente nelle realtà ecclesiali.
L’approccio condiviso è contestuale, femminista, intersezionale, ecologico, de-coloniale transdisciplinare. “Unapologetically”, ovvero senza sentire il bisogno di dover giustificare il proprio posizionamento, anzi rivendicandolo come essenziale per una Chiesa autenticamente sinodale.
Più che un mosaico, ovvero l’accostamento di tessere di diverse sfumature che danno vita ad una rappresentazione definita, le voci di queste donne hanno dato vita ad un prisma in grado di rifrangere la luce proveniente dal Sinodo a seconda della sua incidenza sulle singole esperienze.
Attraverso ciascuno degli interventi il “viaggio sinodale” è stato scomposto, riconosciuto e tradotto nelle realtà concrete, interpretato, ricomposto e rilanciato.
Il risultato è composito, ma è possibile rintracciare delle linee convergenti e mettere in luce alcuni dei temi emersi, che meritano di essere ripresi e approfonditi.