Il Sinodo, evento di Chiesa, in cui si è sperimentato un metodo antico perché esiste da sempre e nuovo perché, spesso, viene dimenticato. Tutti chiamati a parlare e tutti impegnati ad ascoltare. Per una Chiesa di credenti coscienti e responsabili

Di: Umberta Pezzoni  
Data: 11 Febbraio 2026
Per gentile concessione di
http://www.labarcaeilmare.it

Un ascolto autentico. Così vero così dimenticato

Chiunque sia stato coinvolto, anche solo marginalmente, nel Cammino Sinodale ha fatto esperienza — o almeno ha sentito parlare — del metodo adottato per la consultazione dei partecipanti: la conversazione nello Spirito. Si tratta di un metodo semplice, fondato sul riconoscimento di ciò che l’altro esprime, attraverso un ascolto autentico.

Seduti ai tavoli di condivisione, ci siamo immediatamente accorti di quanto questo approccio ci piacesse e di quanto, in realtà, non lo avessimo mai sperimentato davvero prima: forse lo avevamo immaginato o auspicato, ma raramente messo in pratica. Tutti abbiamo in mente dinamiche partecipative vissute nelle nostre parrocchie e comunità: spesso prende la parola chi è più sicuro di sé, chi sente di avere molto da dire, finendo per scoraggiare — o addirittura zittire — chi è più riservato e ha bisogno di più tempo per riflettere.

La parola a tutti e tutti ascoltano

Il Cammino Sinodale ha voluto dare voce a ognuno e con la conversazione nello Spirito ha fatto in modo che tutti non solo possano, ma debbano esprimersi, e tutti non solo possano, ma debbano ascoltare, affinché sia possibile un discernimento autentico e condiviso per il bene della comunità. Nella sua semplicità, questo metodo esprime anche uno stile: un’alternativa ai contesti della nostra quotidianità che ci hanno abituato a confronti in cui si alza la voce per imporre la propria ragione o si parla solo per riempire il silenzio.

Come ricorda la sapienza biblica: «La voce dello stolto viene dalle molte parole» (Qo 5,2). Dunque, alle laiche e ai laici delle Chiese in Italia oggi è richiesta una grande capacità di ascolto reciproco, cercando anche di superare quella forma sottile e persistente di clericalismo che ci porta ad accogliere con entusiasmo un’idea se proviene da un presbitero, mentre accogliamo tiepidamente la stessa proposta, se avanzata da un laico. Siamo fatti così, siamo cresciuti così, siamo stati formati così.

Persino san Paolo si è dovuto confrontare con queste umane stranezze, quando i fratelli e le sorelle delle comunità cristiane da lui fondate si litigavano un predicatore (Paolo, Apollo, Cefa) facendosi guerra. Per questo raccomandava ai Romani: «Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda» (Rm 12,10).

Tutti responsabili. Il Consiglio Pastorale

Se vogliamo crescere, superando le dinamiche divisive e rimodellando lo stile delle relazioni comunitarie, da dove possiamo cominciare? Il documento finale del Cammino, “Lievito di pace e di speranza”, al numero 81 afferma:

La sinodalità richiede spazi reali di parola e di ascolto, nei quali ciascuno possa esprimersi liberamente e contribuire alla vita della comunità. Non si tratta solo di consultazioni formali, ma di veri processi di partecipazione e discernimento, capaci di orientare le decisioni ecclesiali. Occorre promuovere strumenti, organismi e pratiche che favoriscano il dialogo tra tutti i battezzati, superando atteggiamenti di chiusura, autoreferenzialità e clericalismo, per costruire una Chiesa più corresponsabile e missionaria.

Si parla quindi di spazi reali e di concretezza. Cosa di più concreto del Consiglio Pastorale, l’organismo consultivo per eccellenza, dove la corresponsabilità può essere davvero sperimentata? Abbiamo un Consiglio Pastorale nelle nostre parrocchie? È una domanda essenziale, perché questo è uno spazio che non possiamo permetterci di non avere. Proprio in queste esperienze di condivisione delle linee e delle decisioni pastorali, il Documento Finale, al numero 7, ci ricorda che è possibile:

cogliere il valore della corresponsabilità e, con la varietà di competenze e carismi coinvolti, camminare insieme, accompagnando percorsi di formazione e condivisione. È così possibile vivere dinamiche di corresponsabilità in tutto il popolo di Dio e verificare che la corresponsabilità è essenziale alla vita della Chiesa e contribuisce a costruirla.

Credenti responsabili perché formati

All’interno di questa riflessione, si fa spazio in me anche un altro pensiero. Dare parola e saper ascoltare una parola presuppone che chi parla sappia davvero cosa dire e che chi ascolta abbia gli strumenti per comprendere: per incontrarsi nel dialogo occorrono, da un lato, voce in capitolo e, dall’altro, orecchi per intendere.

Mai come in questo tempo, in cui siamo chiamati a intervenire e a partecipare alle decisioni pastorali, emerge con chiarezza la fragilità della nostra formazione laicale riguardo alla vita e alle realtà della Chiesa. Spesso tendiamo ad affidarci al presbitero come a una guida totale, delegandogli la gestione della comunità perché non ci sentiamo adeguatamente preparati. Anche questa, talvolta, è una forma di clericalismo, seppure inconsapevole.

È dunque questo il tempo di acquisire gli strumenti necessari. Quando parlo di formazione non mi riferisco a questioni complesse o a percorsi teologici avanzati — che pure sarebbero preziosi — ma alla formazione di base, quella essenziale di cui, in molti casi, abbiamo smarrito l’alfabeto. Cerchiamo di dare, allora, nella nostra vita di credenti uno spazio serio e stabile alla formazione, nei modi e nei tempi che ci sono più congeniali, secondo il carisma che riconosciamo in noi o la chiamata che sentiamo nel cuore.

Ne potrà nascere una Chiesa più adatta ai nostri tempi, forse numericamente più piccola, ma più ricca in qualità: una comunità formata da un popolo di Dio consapevole, corresponsabile e maturo nella fede. Mi sembra un orizzonte bello a cui tendere e una speranza concreta da coltivare.

Umberta Pezzoni
Mi chiamo Umberta Pezzoni, sono una moglie e una madre con la grande passione per la Scrittura che studio da decenni. Sono animatrice biblica e sto seguendo il percorso che porta al ministero istituito del Lettore nella nostra Diocesi. Sono stata delegata diocesana per il Cammino Sinodale e sono membro dell’Equipe Sinodale della nostra diocesi.