I vescovi – e non solo i vescovi – raccomandano di prendere le distanze dalle industrie che producono armi e dalla banche che le finanziano. La coerenza dei cristiani passa anche da come si usa il portafoglio

Paolo Vavassori
28 Gennaio 2026
Per gentile concessione di
http://www.labarcaeilmare.it
I vescovi: prendere le distanze da chi produce armi
Come ricordava Daniele Rocchetti su questo blog il Dicembre scorso l’Assemblea generale dei Vescovi italiani, con la nota pastorale “Educare a una pace disarmata e disarmante”, si era espressa in termini molto chiari e coraggiosi sul tema degli investimenti in armamenti e sul supporto del sistema bancario alle aziende che producono e commerciano armi. https://www.labarcaeilmare.it/rubriche/la-comunita-cristiana-casa-della-pace-i-vescovi-parlano-con-coraggio/)
Nella nota oltre a stigmatizzare che “Occorre evitare la speculazione da parte di investitori che, sostenendo gli acquisti di titoli azionari dell’industria militare, contribuiscono all’economia di guerra e indirizzano, seppur inconsapevolmente, l’impegno militare da parte dei governi”, poneva l’attenzione su quelle che vengono denominate “banche armate”: “Si parla talvolta diobiezione bancaria per indicare il disinvestimento – da parte di singoli ed istituzioni – da quei soggetti finanziari coinvolti in tali dinamiche. È un’opzione importante, che singoli e comunità possono valorizzare per esprimere una volontà di pace attenta a quei fattori strutturali che contribuiscono a dinamiche conflittuali”.
A questo proposito don Giovanni Ricchiuti, presidente nazionale di Pax Christi, in un’intervista al Manifesto sempre di Dicembre 2025 (https://ilmanifesto.it/il-vescovo-giovanni-ricchiuti-la-cei-allopposizione-del-governo-italiano-e-dellue), interpellato sul fatto che la Chiesa dovrebbe fare autocritica perché molti enti ecclesiastici si avvalgono dei servizi delle “banche armate”, dichiarava: “È vero, ma qualcosa si sta muovendo. E comunque finalmente la Cei dice chiaramente a vescovi e parroci di rinunciarvi. Sarebbe un segno potentissimo se le 226 diocesi e le 25mila parrocchie italiane togliessero i propri conti correnti dalle “banche armate”).
Il Cammino sinodale lo aveva già detto
Di fatto la nota pastorale dei Vescovi e la dichiarazione di Pax Christi non facevano altro che ribadire quanto era già stato espresso molto chiaramente nel Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia – Lievito di pace e di speranza – di ottobre 2025. Nella proposizione numero 24 del paragrafo sulla -Pace e nonviolenza-, a mio avviso tra le più puntuali e concrete di tutto il documento, recita: “Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:
- che le Chiese locali sostengano iniziative per il disinvestimento dagli istituti di credito coinvolti nella produzione, nel commercio di armi e per il bando al possesso e all’utilizzo di arsenali nucleari e per l’obiezione di coscienza professionale di chi rifiuta di mettere le proprie competenze al servizio della produzione e del commercio di armi”.
Le banche sono coinvolte
In Italia, i dati relativi al coinvolgimento degli istituti di credito nel commercio e nella produzione di armamenti sono pubblici grazie alla Legge 185/1990, che obbliga la Presidenza del Consiglio a presentare una relazione annuale al Parlamento sui flussi finanziari legati all’export di armi. I dati più recenti (Relazione 2025 su dati 2024) confermano una concentrazione dei flussi nei principali gruppi bancari operanti nel Paese. Oltre ai dati ufficiali della Presidenza del Consiglio, la Campagna “Banche Armate” promossa da riviste come Nigrizia, Mosaico di Pace e associazioni come la Rete Italiana Pace e Disarmo offrono analisi critiche e tabelle basate sulla Relazione governativa. Anche la Fondazione Finanza Etica (Progetto ZeroArmi) pubblica report periodici sull’esposizione del sistema bancario italiano al settore militare, includendo anche i finanziamenti alla produzione (non solo export).
Dai documenti che hanno elaborato risultano quali sono gli istituti bancari presenti in Italia ai primi posti per volumi di transazioni (incassi, pagamenti, garanzie e fidi) legati alla produzione e all’esportazione di armamenti (https://finanzadisarmata.it/risorse/zero-armi/).
Il dovere di parrocchie e dintorni: trasparenza
Un primo passo importante sarebbe che, in nome della trasparenza e della corresponsabilità dei laici, gli Enti Ecclesiastici (parrocchie, diocesi, associazioni e movimenti ecclesiali), se già non lo fanno nel loro bilancio contabile o nel bilancio di Missione, rendessero noto quali sono gli istituti di credito a cui si appoggiano.
È opportuno e giusto che a questo proposito sia informato non solo il “popolo di Dio” ma anche, se cerchiamo di essere dei credenti credibili e dunque attraenti, tutti gli altri. Logica vorrebbe che il passo successivo sia poi quello di spostare i propri rapporti economici e finanziari verso quelle banche che assicurano adeguate garanzie di eticità, in particolare per quanto riguarda gli armamenti. Perché la coerenza dei cristiani passa sicuramente molto anche dal portafoglio.