Il sociologo Berzano monitora l’evoluzione delle esperienze della religiosità nelle società secolarizzate

La Stampa – Tuttolibri – 17 gennaio 2026
di Enzo Bianchi
Per gentile concessione dell’autore

Il viandante è colui che va sulla via, su percorsi già tracciati, sui quali altri camminano e altri possono essere incontrati. Il viandante non sempre ha davanti a sé una meta precisa come il pellegrino, e appare come figura di chi vuole camminare, viaggiare a piedi, percorrendo una via nella quotidianità del tempo e nella realtà della terra che attraversa. Il viandante traccia sentieri nel tempo, non per arrivare, ma per essere nel cammino, un’ombra che porta il mistero del “dove” e del “perché”, tessendo la propria vita con il passo lento e consapevole, un esploratore dell’esistenza stessa, spesso solitario, che incarna il viaggio interiore e la ricerca incessante, creando la mappa del suo destino con ogni impronta sulla polvere. 

Noi uomini e donne che cosa siamo se non dei viandanti su questa terra e per un certo numero di giorni? Tempo e spazio sono le dimensioni che strutturano ogni esperienza umana, e sono proprio tempo e spazio a segnare il nostro percorso nel cammino della vita. E il viandante dovrebbe saperli vivere pienamente: se è un vero viandante, non ha bagagli ma si sente equipaggiato semplicemente di una bisaccia, in cui può mettere poche cose essenziali: per bere, per mangiare, tutt’al più per coprirsi e sfidare la pioggia, il freddo, anche la notte.

È attraverso la figura del viandante che il sociologo Luigi Berzano analizza e interpreta la condizione moderna dell’individuo che, nella costante ricerca di senso, produce da sé i significati della sua esistenza, con una sempre più debole adesione alle credenze religiose storiche. Ultimo di una serie di illuminanti saggi dedicati da Berzano all’evoluzione delle esperienze della religiosità personali e di gruppo nelle società multiculturali e secolarizzate, sia nelle religioni storiche come nelle nuove forme spirituali, con Spiritualità viandante, Orizzonti di senso nell’epoca secolare, pubblicato da Editrice Bibliografica, Luigi Berzano individua nella “spiritualità viandante” alcune caratteristiche: è una spiritualità in movimento e in espansione nel segno della mobilità in funzione della sensibilità personale.

Da tempo ormai si osserva come nella società secolarizzata la spiritualità si vive in modi individualizzati e il più delle volte “fuori dalle chiese”, cercando connessioni personali attraverso pratiche come la meditazione, la contemplazione, il contatto con la natura, e l’integrazione di elementi da tradizioni o filosofie “senza Dio”, il tutto focalizzato su un’esperienza interiore più che su dogmi istituzionalizzati, pur mantenendo un’etica personale e cercando un senso più profondo nella vita. In sintesi, la secolarizzazione non ha ucciso la spiritualità ma l’ha resa più frammentata, personalizzata e “fai-da-te, spostando il focus dalla religione organizzata all’esperienza individuale di ricerca di senso. 

A partire da questo, il merito del saggio di Luigi Berzano è di presentare una efficace e chiara sintesi delle principali acquisizioni nell’ambito della sociologia della religione, offrendo linee interpretative originali, intuizioni feconde e spunti di riflessioni particolarmente stimolanti per desidera farsi un’idea dei tratti maggiori del rapporto tra l’uomo contemporaneo e la spiritualità.

Dalle prime battute Bersano osserva che quelle del nomade, dell’errante, del pellegrino, del forestiero, del viandante sono figure già percorse da tempo da autori come Gabriel Marcel in Homo viator (1945), Danièle Hervieu-Léger in Il pellegrino e il convertito (1999), Jacques Attali in L’uomo nomade (2004), o più di recente da Umberto Galimberti in L’etica del viandante (2023). Pur provenendo da diversi ambiti di ricerca, sia essa storica, filosofica, antropologica o religiosa, ne emerge un modo di esistenza, una ricerca di senso che caratterizza la condizione stabile dell’uomo sulla terra.

Nel contesto attuale la spiritualità si fa viandante perché la religione si sposta dalle chiese alla strada, dai riti liturgici alle pratiche secolari, dall’obbedienza alle dottrine e ai magisteri alle scelte individuali. Spiritualità che sperimentano nuovi alfabeti del religioso, che vanno oltre l’osservanza dei riti, perché riguardano l’essere più che la morale. “La singolarità della spiritualità viandante a confronto della religione – osserva Berzano –, sta nella sua sostanziale immediatezza e fluidità. Una spiritualità in movimento e in espansione nel segno della ricerca individuale, della variabilità dei percorsi religiosi, della mobilità in funzione della sensibilità personale”.

Se in passato le pratiche regolari del culto sono state il punto di riferimento del panorama religioso cristiano, nella condizione moderna è l’individuo che produce da sé i significati della propria esistenza, con una debole se non formale adesione a un sistema di credenze codificato. Da qui la fluidità del nomade viandante, autonomo e autosufficiente rispetto alle appartenenze istituzionali, tradizionali, comunitarie.

Berzano mostra come l’epoca secolare caratterizzata dalla frammentazione spirituale ha dato origine a spiritualità secolari che si caratterizzano come esperienze individuali, esperienziali, autonome e assumono le forme di designer spirituality. Questa è la definizione con la quale alcuni sociologi indicano la costruzione individuale dello stile di vita religioso, analogo alla costruzione di altri stili di vita in altri ambiti come il cibo, lo sport, il vestire, le preferenze musicali ecc.  La designer spirituality corrisponde dunque alla ricerca personale di un profilo religioso che sceglie i contenuti sulla base della propria sensibilità, scelte, gusti, interessi e per questo costitutivamente creativa, trendy, eclettica, riflessiva: “a differenza della spiritualità del passato, che riproducevano forme e strutture preesistenti alle quali i bisogni e i gusti personali erano subordinati, queste spiritualità hanno invertito la situazione. È la spiritualità a dover soddisfare le preferenze individuali”. Ed ecco, allora, le spiritualità private e non di chiesa, spiritualità, potremmo dire, al genitivo: spiritualità del dimorare, spiritualità della ricerca, spiritualità terapeutica, spiritualità della ricerca del sé profondo, della ricerca della sintonia con sé stessi, dello stare bene con sé stessi.

Un elemento che caratterizza l’orizzonte di senso nell’epoca secolare Luigi Berzano lo individua nelle “spiritualità esperienziali”, dove l’esperienza vissuta è l’unica fonte di verifica ammessa. “Ho vissuto una bella esperienza”: è la chiave interpretativa di chi riconosce di aver provato emozioni di un viaggio, un incontro, un evento religioso o un momento rituale. L’emozione vissuta è criterio di autenticità, l’immaginazione emotiva conferma della veridicità.

Spiritualità viandante o dell’individuo moderno esploratore autonomo di senso, che attraversa diversi territori e che naviga tra varie fonti (spiritualità tradizionali, etica laica, relazioni, passioni) per costruire la propria “verità”, allontanandosi dai dogmi religiosi consolidati.