La speranza di una Chiesa Sale e Luce
Anno A – Tempo Ordinario – 5a Domenica
Matteo 5,13-16: Voi siete il sale della terra. Voi siete la luce del mondo!
Domenica scorsa, il Signore ci ha sorpresi con le Beatitudini, capovolgendo i nostri parametri della felicità. Oggi si rivolge direttamente a noi, suoi discepoli, e ci stupisce ancora, rivelando la nostra identità profonda: “Voi siete il sale della terra. Voi siete la luce del mondo!” Si rivolge al gruppo dei suoi discepoli e dice: “Voi siete” il sale e la luce, usando il verbo al presente e non al futuro. Non è un’esortazione o un imperativo a diventare qualcosa che non sono ancora, ma un’affermazione. Per di più, Gesù dichiara che sono “il” sale e “la” luce!
Per cogliere la carica quasi provocatoria di una tale espressione basti pensare che i rabbini dicevano: “La Torah – la Legge data da Dio al suo popolo – è come il sale e il mondo non può vivere senza il sale”. E dicevano ancora: “Come l’olio porta luce al mondo, così Israele è la luce del mondo”. Quindi, ciò che Gesù sta dicendo è qualcosa di paradossale: il piccolo gruppo insignificante dei suoi discepoli, che non conta nulla a livello sociale e religioso, è paragonabile alle istituzioni sacre di Israele o addirittura le rimpiazza!
“Voi siete il sale della terra”
Tutti possiamo cogliere la forza di questo paragone. Il sale dà sapore agli alimenti, li rende saporiti. Senza sale non c’è gusto, non c’è piacere nel mangiare. Quindi, il discepolo di Gesù porta sapore alla terra, gusto al convivio umano, senso alla vita.
Il sale è collegato anche con l’intelligenza. Il discepolo di Gesù è portatore di un sapere, una saggezza, una sapienza nuova (vedi Paolo nella seconda lettura, 1Corinzi 2,1-5).
Il sale, inoltre, era usato per evitare la decomposizione degli alimenti. Il discepolo di Gesù allora è un antidoto alla corruzione della società. Da questo attributo del sale proveniva pure l’abitudine di spargere del sale sui documenti come segno della loro perennità. Un “patto di sale” era definitivo, non poteva essere violato. Anche l’alleanza di Dio era chiamata di sale o salata, per dire che era eterna.
Dalla radice latina, alcune parole che hanno a che fare con la salute sono imparentate con il termine sale, come salve, salute, salvezza…
A quali significati pensa Gesù quando ci dice “voi siete il sale della terra”? Molto probabilmente all’insieme di questo simbolismo.
“Ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente”.
Ci sembra un po’ strano che il sale possa perdere le sue proprietà. Forse c’è un riferimento ad un certo tipo di sale estratto nel mare Morto, che perdeva facilmente il sapore. È interessante notare comunque che l’espressione “se il sale perde il sapore” sarebbe da tradurre letteralmente “se il sale impazzisce”. Il discepolo, se perde la sua identità, “impazzisce” e non serve più a nulla.
“Voi siete la luce del mondo”
Nella Bibbia, la luce è una delle realtà più cariche di simbolismo. Essa compare all’inizio, come la prima opera di Dio (Genesi 1,3), e si ritrova alla fine: “Non avranno più bisogno di luce di lampada né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà” (Apocalisse 22,5).
Solo il Vangelo di Matteo attribuisce al discepolo la prerogativa di essere luce. San Giovanni, l’autore che più di tutti menziona la luce, l’attribuisce sempre a Cristo: “Io sono la luce del mondo” (Gv 8,12; cf. anche 9,5). I discepoli diventano per riflesso “figli della luce” (Gv 12,36). Troviamo quest’espressione anche in san Paolo (1Tessalonicesi 5,5; Efesini 5,8). È assai evidente che le due affermazioni non si oppongono. Il discepolo sarà sempre una luce riflessa di quella del Maestro.
Essere sale e luce tra limiti e debolezze
Qual è la nostra reazione davanti a questa sorprendente rivelazione di Gesù? La più spontanea sarebbe la gioia e l’entusiasmo di vederci così associati alla vita e alla missione di Gesù. Tuttavia, il peso e la responsabilità di una sì alta vocazione possono anche intimidirci. Eppure Gesù crede in noi, ci fa fiducia, malgrado i nostri limiti e debolezze.
Ma cosa proveremmo, se Gesù ci dichiarasse il sale della terra e la luce del mondo davanti ai non credenti di oggi? Quasi sicuramente tanto imbarazzo! Come potrebbe reggere un tale confronto una Chiesa umiliata dagli scandali e frenata da un clericalismo che ha stravolto il servizio in potere? Una Chiesa dilaniata dalle lotte intestine e spaccata dagli estremismi? Come essere credibili se diventiamo sale senza sapore e se nascondiamo la luce sotto il moggio degli opportunismi? Se perdiamo il sale della testimonianza e la luce della profezia?
“Non temere, piccolo gregge”
Ha questa nostra Chiesa la possibilità di rinascere e, piccola che sia, diventare il sale di questa terra e la luce del nostro mondo? Sì, lo dice la storia bimillenaria della Chiesa! Sì, lo assicura la speranza! Tre sono, però, le condizioni.
- Accettare di passare attraverso il crogiolo del “piccolo resto”, di cui parlano i profeti. Dio agisce secondo la logica evangelica della piccolezza. In ogni epoca, quando la Chiesa tende a diventare “mondana” e non è più sale e luce, deve ritornare alle sue origini;
- Riscoprire la nostra vocazione missionaria di essere per gli altri. Il cristiano e la Chiesa esistono per dare senso e sapore alla società in cui viviamo e illuminare la realtà che ci circonda. Come la luce e il sale, siamo chiamati a farlo con una presenza discreta, che non richiama l’attenzione su di sé;
- Fare affidamento alla parola di Gesù: “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto darvi il Regno” (Lc 12,32).
In conclusione, cosa si aspetta il Signore da noi? Forse ci sta chiedendo di accettare il sale della sofferenza e di appendere la nostra luce al candelabro della croce!
P. Manuel João Pereira Correia, mccj

P. Manuel João, comboniano
Riflessione domenicale
dalla bocca della mia balena, la sla
La nostra croce è il pulpito della Parola