Le otto porte del Regno
Anno A – Tempo Ordinario – 4a Domenica
Matteo 5,1-12: Beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei Cieli
Siamo arrivati alla prima tappa del nostro cammino dietro a Gesù. Faremo una lunga sosta con il Signore su un monte chiamato delle Beatitudini. Qui Gesù ci rivolgerà un lungo discorso che occupa tre capitoli del Vangelo di Matteo (Mt 5-6-7). È il primo dei cinque grandi discorsi di Gesù secondo san Matteo, ed è certamente il più decisivo. Si tratta del suo discorso programmatico, dove Gesù presenta l’essenza dello stile di vita del suo discepolo.
I sette monti del Vangelo di Matteo
Diciamo che l’evangelista Matteo ama i monti. Troviamo 14 volte la parola monte nel suo vangelo. Sette monti, in particolare, scandiscono la vita pubblica di Gesù: dalle tentazioni, dopo il suo Battesimo, al mandato apostolico, dopo la sua Risurrezione. Non si tratta di monti “fisici”, ma di luoghi con un valore “teologico”. Il monte ha una carica simbolica di vicinanza a Dio. È inutile, quindi, cercare il monte delle Beatitudini sulla cartina geografica. In effetti, san Luca situa questo discorso in una pianura. Questi sette monti, simbolo di pienezza, costellano il Vangelo di Matteo.
1. Il monte delle Tentazioni (Mt 4,1–11): è il punto di partenza della missione;
2. Il monte delle Beatitudini (Mt 5,1–7,29): qui Gesù proclama la “nuova Torah”;
3. Il monte della Preghiera (Mt 14,23): luogo di intimità col Padre e discernimento della missione;
4. Il monte della Trasfigurazione (Mt 17,1–8): ove Gesù è rivelato come il Figlio e la Parola definitiva;
5. Il monte degli Ulivi (Mt 24–25; 26,30): il monte dell’attesa e del giudizio, laddove Gesù pronuncia il discorso escatologico e affronta l’agonia prima della passione;
6. Il monte del Calvario (Mt 27,33): apparentemente sconfitta, in realtà intronizzazione del Re messianico;
7. Il monte della Missione (Mt 28,16–20), un monte in Galilea (non nominato): qui Gesù risorto affida ai discepoli la missione universale.
I sette monti formano un itinerario teologico della vocazione cristiana: Tentazione → Legge → Preghiera → Rivelazione → Attesa → Croce → Missione.
Il monte delle Beatitudini
“Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli”. La “salita sul monte” e il “porsi a sedere” sono degli atti solenni del Maestro che siede in cattedra. Si tratta di un riferimento a Mosè sul monte Sinai. Quindi, questo “monte” è il nuovo Sinai, da dove il nuovo Mosè promulga la nuova Legge. La Legge di Mosè con i suoi divieti stabiliva i limiti da non valicare per rimanere nell’Alleanza di Dio. La nuova Legge, invece, apre gli orizzonti di un nuovo progetto di vita!
“Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei cieli”. Il discorso di Gesù si apre con le otto Beatitudini (la nona, rivolta ai discepoli, è uno sviluppo dell’ottava). Sono il prologo del discorso di Gesù e il sunto del Vangelo. Si tratta di un testo molto conosciuto, ma che, proprio per questo, rischiamo di sorvolare frettolosamente e quasi di ignorare, dietro l’apparente semplicità, la sua ricchezza, profondità e complessità. Non a caso, anche Gandhi affermava che queste sono “le parole più alte del pensiero umano”.
Vorrei invitarvi semplicemente a leggere, rileggere, meditare e pregare questo testo. Mi azzardo, comunque, a condividere con voi alcune riflessioni che potrebbero aiutarci ad avvicinare il testo.
Le Beatitudine NON SONO…
1. Le Beatitudini non sono un sogno di un mondo idealizzato, irraggiungibile, un’utopia per sognatori. Per il cristiano è il criterio di vita: o le accogliamo o non entreremo nel Regno!Non sono comunque nemmeno una nuova legge morale.
2. Le Beatitudini non sono un elogio della povertà, della sofferenza, della sopportazione e della passività. Tutto l’opposto: sono un discorso rivoluzionario! Proprio per questo suscitano l’opposizione violenta di quanti si sentono minacciati nel loro potere, ricchezza e status sociale.
3. Le Beatitudini non sono oppio per i poveri, i sofferenti, gli oppressi o i deboli, perché addormenterebbero la loro coscienza dell’ingiustizia di cui sono vittime, portandoli alla rassegnazione. Anche se lo sono state, tante volte, nel passato. Sono, al contrario, una adrenalina che stimola il cristiano ad impegnarsi nella lotta per l’eliminazione delle cause e radici dell’ingiustizia!
4. Le Beatitudini non sono una procrastinazione della felicità per la vita futura, nell’aldilà. Esse sono sorgente di felicità già in questa vita. Infatti, la prima e l’ottava beatitudine, che sono l’inquadratura delle altre sei, hanno il verbo al presente: “perché di essi è il regno dei cieli”. Le altre sei beatitudini hanno il verbo al futuro. Si tratta comunque di una promessa che rende la felicità già presente oggi. È la garanzia che il male e l’ingiustizia non avranno l’ultima parola. Il mondo non è e non sarà dei ricchi e dei potenti!
5. Le Beatitudini non sono (solo) personali. È la comunità cristiana, la Chiesa, che deve essere povera, misericordiosa, piangere con chi piange, assetata di giustizia… per rendere testimonianza al Vangelo!
Le Beatitudini SONO…
6. Le Beatitudini sono un grido di felicità, un Vangelo rivolto a tutti. Beato(makarios in greco) si può tradurre con felice, complimenti, felicitazioni, mi congratulo con te… Ma rendiamoci conto che questo messaggio è in piena contraddizione con il parere che regna nel mondo.
7. Le Beatitudini sono… una sola! Le otto sono variazioni di un’unica realtà. Ognuna di esse illumina le altre. In genere i commentatori ritengono che la prima sia quella fondamentale: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”. Tutte le altre sono, in qualche modo, delle forme diverse di povertà. Ogni volta che nella Bibbia si cerca di rinnovare l’Alleanza, si ricomincia ristabilendo il diritto dei poveri e degli esclusi. Potremmo chiederci però: come mai non appare una beatitudine sull’amore? In realtà tutte quante sono delle esplicitazioni concrete dell’amore!
8. Le Beatitudini sono una persona: sono lo specchio, l’autoritratto di Cristo. Per capirle e coglierne le sfumature bisogna guardare Gesù e vedere come ciascuna di esse si realizza nella sua persona.
9. Le Beatitudini sono la chiave di ingresso nel Regno di Dio, per tutti quanti: cristiani e non cristiani, credenti e non credenti. In questo senso, le Beatitudini non sono “cristiane”. Esse definiscono chi entrerà nel Regno. È quanto ci dice Matteo 25, sul giudizio finale.
10. Le Beatitudini sono otto porte d’ingresso nel Regno. Per accedervi, dobbiamo attraversare una di queste porte e far parte di una delle otto categorie delle Beatitudini.
Conclusione: quale è la mia beatitudine? Quella verso cui mi sento particolarmente attratto? Che sento essere la mia vocazione, per indole e per grazia? Quella è la mia porta d’ingresso nel Regno!
P. Manuel João Pereira Correia, mccj