Il presidente Obiang, al potere dal 1979, lo ha ufficializzato con un decreto. L’obiettivo è unire il paese e frenare l’immigrazione interna. Si chiama Ciudad de la Paz e si trova nel cuore della foresta. Dispone di un ospedale e un’università, ma non è ancora operativa completamente

Un’immagine di Ciudad de la Paz

05 Gennaio 2026 Articolo di Redazione
Per gentile concessione della rivista
NIGRIZIA

La Guinea Equatoriale ha una nuova capitale. Ad annunciarlo con un decreto è stato il presidente Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, al potere dal 1979.

Immersa nella foresta pluviale, ancora parzialmente in costruzione e per lo più disabitata, la città si chiama Ciudad de la Paz e si trova nella provincia centro-orientale di Djibloho, a poco più di 50 chilometri dal confine con il Gabon.

Il centro urbano, il cui progetto era prima denominato Oyala, rileva le funzioni che erano concentrate a Malabo, la ex capitale situata sull’isola di Bioko, a largo delle coste camerunesi e a circa 160 chilometri di mare dal punto più vicino sulla terraferma guineana. Secondo quanto stabilito nel decreto, tutte le funzioni pubbliche dovranno essere spostate nella nuova capitale entro un anno.

Un capitale strana in un paese strano

La Guinea Equatoriale è estesa per meno di un decimo dell’Italia e si trova incastonato tra il Camerun e il Gabon, in Africa centrale. Gli 1,8 milioni di abitanti possono in teoria godere di uno dei più alti redditi pro capite del continente, di gran lunga il più alto fra i paesi della sua regione.

La realtà è che questo dato è deformato dalla distribuzione delle rendite del gas naturale e del petrolio da cui dipende l’economia nazionale: le royalties dei combustibili fossili hanno permesso l’arricchimento di una élite mentre la metà della popolazione vive al di sotto della soglia nazionale di povertà. I proventi dell’oro nero hanno inoltre alimentato la corruzione, il cui tasso percepito è fra i più alti al mondo.

L’anno scorso il presidente Obiang è stato anche insignito di un ironico “premio alla carriera per la corruzione” dal Organized Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP), una realtà no-profit di giornalismo investigativo che ogni anno assegna un riconoscimento al politico che più ha contribuito ad alimentare questo fenomeno.

Le complessità della Guinea Equatoriale, ex colonia spagnola e unico paese di lingua ufficiale spagnola in Africa, non verranno certamente spazzate via dalla nuova capitale, il cui progetto è comunque ritenuto molto ambizioso.

Le ragioni del trasferimento

La città è stata scelta per la sua «posizione geografica strategica e il suo potenziale di espansione», si legge nel decreto che annuncia il trasferimento.

Secondo quanto affermato dal presidente, le ragioni alla base della decisione sono principalmente tre:

  • decentralizzare l’amministrazione pubblica e ridistribuire le risorse economiche e le opportunità politiche in tutto il territorio del paese, unendo così il paese;
  • decongestionare Malabo e limitare una incontrollata immigrazione interna verso l’ex capitale e verso il principale e più grande centro economico del paese, Bata, situata sulla costa;
  • spostare la capitale in un’area dove sarebbe più facile garantire la sicurezza e la stabilità del paese, più volte minacciate da aggressioni interne ed esterne secondo quanto affermato dal capo dello stato.

Negli ultimi 25 anni il presidente ha più volte denunciato dei tentativi di colpi di stato, di cui il più articolato si è verificato nel 2004. L’intenzione di spostare la capitale è stata annunciata alcuni anni più tardi proprio sulla scia delle conseguenze di questo tentativo di deporre il presidente. Piani per un coup sono stati sventati anche nel 2017 e nel 2024, secondo il governo guineano.

Le polemiche

Ciudad de la Paz è stata costruita dalla compagnia statale cinese CSCEC e dovrebbe arrivare a ospitare circa 200mila abitanti nei piani del governo, che ha cominciato il suo lungo trasloco nella nuova destinazione intorno al 2017.

Secondi diversi report di stampa, la città dispone di un ospedale e di un’università (e sorge vicino a un aeroporto già esistente) ma è per il resto una lussuosa località fantasma per lo più disabitata.

Valutazioni che sono state smentite dalle autorità e da voci vicino al governo guineane, che pure hanno riconosciuto un rallentamento dei lavori negli ultimi anni a causa della diminuzione delle fondamentali rendite petrolifere che tutto finanziano in Guinea Equatoriale.

La nuova capitale solleva dubbi anche sotto il profilo dell’impatto ambientale, vista la sua collocazione nel cuore del bacino del fiume Congo, nonché di natura politica.

Stando a quanto riporta l’emittente Radio Macuto, vicina alle opposizioni e ai dissidenti in esilio, il presidente Obiang ha voluto ulteriormente mettere al sicuro il suo potere quarantennale spostando la capitale nella sua roccaforte, ovvero la sua provincia natale di Wele-Nzas, di cui Ciudad de la Paz faceva effettivamente parte fino all’istituzione della provincia di Djibloho nel 2017.

Un passo ulteriore in una gestione del paese che viene considerata dispotica e autoritaria da diverse organizzazioni in difesa dei diritti umani locali e internazionali.

Ciudad de la Paz appare inoltre come un enorme spreco di risorse in un paese ancora segnato da forte povertà e scarsità di servizi. Secondo quanto riferito dall’emittente francese Radio France Internationale (RFI), nel 2016 la costruzione della città ha assorbito metà del bilancio statale.

Problematico quanto si vuole, il trasferimento a Ciudad de la Paz è solo uno dei numerosi progetti di spostamenti della capitale o di costruzione di una nuova città che faccia da sede alle istituzioni in giro per il mondo, dall’Egitto all’Indonesia.