Il 2025 aveva consegnato agli annali l’affermazione secondo cui il diritto internazionale valeva, ma solo fino a un certo punto. Il 2026 è iniziato togliendo di mezzo anche quel punto

Di: Francesco Mazzucotelli
14 Gennaio 2026
https://labarcaeilmare.it

L’incursione militare condotta dagli Stati Uniti d’America nella notte del 2 gennaio, con la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro al di fuori di ogni procedura di diritto, costituisce un ulteriore tassello nello sbriciolamento dell’ordine internazionale liberale e del suo sistema di regole, procedure, freni e contrappesi.

I tre blocchi: USA, Russia, Cina

Ridotta a ectoplasma l’ONU, ridotto a carta straccia il sistema del diritto internazionale, il mondo sembra sempre più avviarsi verso una divisione in tre blocchi imperiali (USA, Russia, Cina) che possono confliggere sui confini e le forme di spartizione del pianeta, ma non sulla logica della divisione in aree di interesse.

È solo una spiacevole coincidenza, o questa mappa del mondo che inizia ad abbozzarsi assomiglia tanto ai tre superstati in guerra perenne in “1984” di George Orwell?

Ci troviamo dunque, al momento corrente, in una condizione simile a quella che ha preceduto la Prima guerra mondiale, come ha sostenuto Alessandro Barbero, oppure ci troviamo in una condizione inedita, con una potenza imperiale (gli Stati Uniti d’America) che avrebbe un’ambizione di dominio planetario senza limiti di cielo, di terra, di mare e di spazio extra-atmosferico, come sostiene Emiliano Alessandroni?

Le parole del Papa e il petrolio di Trump

Molti sono gli interrogativi angoscianti, e poche le risposte che non si basino solamente su proiezioni ed emozioni non filtrate.

Nel messaggio consegnato soltanto pochi giorni fa per la Giornata mondiale della pace, il papa aveva denunciato le enormi concentrazioni di interessi economici e finanziari, l’uso aberrante di tecnologie di intelligenza artificiale con potere di vita o di morte sugli esseri umani, e la “spirale distruttiva senza precedenti” che sta mettendo in pericolo l’umanesimo giuridico e filosofico su cui si fonda la civiltà umana.

Citando in più punti i documenti del Concilio Vaticano II e ponendosi in continuità con il magistero di papa Francesco, l’attuale pontefice aveva esortato i potenti del pianeta a una ricomposizione pacifica dei conflitti mediante la via disarmante della diplomazia e del rispetto integrale del diritto.

Sono bastate soltanto poche ore dopo il primo Angelus dell’anno perché le vicende del mondo prendessero una piega diversa, determinata dalla legge della pura forza.

Il presidente degli USA, a cui perlomeno non manca la capacità di esprimersi senza filtri e probabilmente senza vergogna, lo ha detto con chiarezza cristallina: è la “legge ferrea” della potenza, che si basa sulla necessità di acquisire risorse e materie prime, e di negarle ai propri nemici strategici. Donald Trump ha evitato l’ipocrisia del discorso sui valori o sulla “esportazione della democrazia” ed è andato dritto al punto: il petrolio.

Ma non è solo Trump. Il bonapartismo

Ma è solo una questione di intemperanza personale o delle singolarità individuali del miliardario divenuto presidente? È soltanto un problema caratteriale o psicologico, come troppo spesso si tende a dire, in maniera riduttiva e superficiale?

In realtà, queste linee di politica estera così aggressiva e spregiudicata si collegano in modo molto stretto alla crisi delle democrazie a livello interno. Nelle analisi storiche e politologiche si usa la categoria di “bonapartismo” per definire movimenti e personaggi politici che invocano uno stato forte, con in testa una guida carismatica che trae la sua legittimazione da una miscela di populismo, tradizionalismo di facciata, militarismo e politica estera espansionista.

Fa un certo effetto accomunare Donald Trump, Vladimir Putin e altri personaggi politici di varie parti del mondo al condottiero di Ajaccio, ma nel turbinio di avvenimenti sempre più rapidi e convulsi varrebbe la pena di riflettere come tutto sia a suo modo coerente.

Le alternative non si trovano

Il potere carismatico va consolidandosi, saldando il collegamento diretto ed emotivo tra il condottiero e il suo seguito, o la “nazione” che adesso va molto di moda. Via le briglie delle istituzioni e delle organizzazioni internazionali, ma via anche le briglie delle intermediazioni, dei corpi intermedi, dell’associazionismo indipendente e non guidato direttamente dallo stato.

Persino le tradizioni religiose, tra cui certamente il cristianesimo, vengono riformulate da opinionisti assortiti con l’obiettivo di diventare ulteriori puntelli del nazionalismo.

È un nuovo mondo che si profila, e sempre più spesso si ha la greve sensazione che non ci sia un’alternativa politica, intellettuale e culturale, ma anche teologica e pastorale, all’altezza di queste sfide.