Dopo il rapporto della fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che soffre” relativo alle violazioni della libertà religiosa e alle persecuzioni nel mondo (qui), sono usciti il consueto riepilogo annuale dell’agenzia Fides sui missionari e operatori pastorali uccisi nell’anno 2025 (30 dicembre 2025) e l’Indice mondiale delle persecuzioni contro i cristiani della rete Open Doors (Porte aperte; gennaio 2026), un centro di ricerca legato alle Chiese protestanti e all’ambiente ecumenico.

Persecuzioni: emergenza Africa
di: Lorenzo Prezzi
21 gennaio 2026
Per gentile concessione di:
http://www.settimananews.it
A conferma della gravità e della serietà delle persecuzioni religiose e, in particolare, per quanto riguarda le confessioni cristiane. Come ha ricordato papa Leone XIV nel discorso al corpo diplomatico il 9 gennaio scorso.
Fides ricorda che, nel 2025, sono stati uccisi 17 missionari e missionarie cattolici (preti, religiose, laici). 10 sono stati uccisi in Africa, 4 nelle Americhe, 2 in Asia, 1 in Europa. Dei dieci uccisi in Africa 6 erano sacerdoti, 2 seminaristi e 2 catechisti. 5 fra loro erano nigeriani. Nelle Americhe sono stati uccisi 2 sacerdoti e 2 religiose. In Asia, un sacerdote e un laico. In Europa un prete polacco, parroco a Klobuck (sud della Polonia). Ricordo, in particolare, i due catechisti del Burkina Faso, Mathias Zongo e Christian Tientga aggrediti mentre si recavano a esercitare il loro ministero e le due piccole sorelle di santa Teresa uccise in casa a Mirebalais da membri di una banda armate fra le molte che devastano Haiti.
L’Indice di Open Doors conferma le fonti che maggiormente minacciano la libertà religiosa: l’autoritarismo autocratico, il fondamentalismo islamico (fra Asia e Africa), il nazionalismo religioso, il crimine organizzato e l’assenza dell’autorità statale.
Sui 50 paesi presi in esame, ben 15 patiscono una persecuzione estrema (Corea del Nord, Somalia, Yemen, Sudan, Eritrea, Siria, Nigeria, Pakistan, Libia, Iran, Afghanistan, India, Arabia Saudita, Myanmar, Mali). In questi e negli altri paesi sono 388 milioni i cristiani esposti alla persecuzione per la loro fede. 1 su 7 nel mondo, 1 su 5 in Africa, 2 su 5 in Asia, 1 su 16 in America Latina.
I cristiani uccisi sono 4.849, quelli detenuti 4.712, quelli scomparsi e sequestrati 3.302. Chiese ed edifici ecclesiastici distrutti: 3.632.
Attacco al Sub-sahara
Il caso in assoluto più grave e da sempre al vertice delle segnalazioni è la Corea del Nord. In ragione del culto della personalità del dittatore, Kim Jong-un, credere in Dio è considerato un tradimento. Sono decine di migliaia le persone confinate e torturate nei campi di lavoro in ragione della sospetta appartenenza a qualche religione.
Si è molto rapidamente aggravata la situazione della Siria. Dopo la presa del potere di Hayat Tahrir al-Cham sono riesplose le tensioni interne dando spazio all’estremismo. La bomba alla chiesa di sant’Elia a Damasco nel giugno scorso (23 morti, 63 feriti) è solo la punta dell’iceberg. La crescita del radicalismo islamico costringe i cristiani a nascondersi e a fuggire, quando possono.
Fortemente degradata anche la condizione della libertà religiosa nel Nepal dove il nazionalismo induista e le leggi anti-conversione minacciano la testimonianza cristiana.
Sempre più severe le condizioni dei cristiani in India, dove sono ormai 12 gli stati della federazione che hanno approvato una legge contro la blasfemia e contro la conversione: strumenti giuridici per rendere difficile la vita religiosa dei cristiani.
Situazione similare in Cina e in Algeria.
Il punto più critico delle persecuzioni è ormai l’Africa sub-sahariana. Dei 4.849 uccisi a livello mondiale, 4.491 sono stati trucidati in quell’area.
Il caso più grave è quello della Nigeria. Mentre le regioni del sud sono relativamente pacifiche, in 12 di quelle del Nord vige la legge islamica (sharia) che giustifica gravi discriminazioni contro la popolazione non islamica.
Nelle aree centrali del paese (Middle Belt) lo scontro etnico si è radicalizzato e il fondamentalismo islamico ha buon gioco nell’aggredire e distruggere i villaggi cristiani.
Povertà, assenza di governo, differenze etniche e sociali, scontri di potere si coalizzano di fatto per lasciare spazio a forme estremiste come Boko Haram o a mattanze come nel caso del villaggio di Ylewata dove, nel giugno scorso, sono stati uccisi 258 cristiani.
Nel Sudan le contrapposte armate (Forze di rapido intervento e Forze armate sudanesi) si coalizzano per distruggere le chiese, per favorire i matrimoni forzati e gli arresti.
Sempre più grave anche la situazione in Mali dove i fondamentalisti islamici allargano i loro territori e la loro disciplina. Similare la situazione in Burkina Faso.
Nelle bande armate che, da decenni, combattono nelle regioni dell’Est del Congo, fra gli oltre 120 gruppi che le compongono emergono le Forze democratiche alleate che si sono affiancate allo stato islamico e che colpiscono le popolazioni cristiane del Nord-Kivu, Ituri e Sud-Kivu, fino al massacro di 38 cristiani nel luglio scorso.
Anche nel Nord del Camerun i fedeli sono sotto attacco di Boko Haram e dello stato islamico che stanno portando la popolazione a una crescente radicalizzazione.
Da ormai un decennio lo stato islamico è attivo militarmente nel Nord del Mozambico, nella provincia di Cabo Delgado. Un comunicato dello stato islamico dell’ottobre scorso ha pubblicamente ammonito le popolazioni africane di scegliere fra queste opzioni: convertirsi all’islam, pagare la tassa degli infedeli o continuare ad essere sottoposti ad attacchi e violenze.
Prosegue il degrado della libertà religiosa e crescono le persecuzioni. Con pochi elementi positivi, come una maggior garanzia per le minoranza religiose in Bangladesh, un crescente riconoscimento alle vittime delle persecuzioni in America Latina e qualche maggiore garanzia per le minoranze in Malesia.