Primo Libro di Samuele
capitoli 21-26
Davide in fuga
P. Pino Stancari, sj
Proseguiamo nella lettura del Primo Libro di Samuele. Ancora siamo alle prese con vicende che riguardano la figura di Davide, ma in una sorta di preparazione a quanto avverrà. Abbiamo letto venti capitoli; ripartiamo quindi dall’inizio del cap. 21, v. 2. Abbiamo suddiviso il racconto in maniera tale da impostare la narrazione della vicenda. Ai primi sette capitoli ho dato il titolo “Alla presenza del Santo”: la storia del popolo di Dio alla presenza del Dio Vivente, in un contesto di tristezza, ripiegamento, crisi per quanto riguarda la coscienza di appartenere al popolo dell’Alleanza. Le tribù entrate nella Terra dopo alcune generazioni sembrano essere condizionate da una situazione generale di stanchezza, smarrimento, perdita di identità. In quel contesto, la Parola creatrice di Dio si manifesta attraverso la presenza del profeta Samuele e di tutta una vicenda che acquista la fecondità originale della Sua Parola.
Il profeta Samuele dà il titolo ai libri che stiamo leggendo, ma, in realtà siamo proiettati altrove. Attraverso la comparsa di Samuele e gli avvenimenti che l’accompagnano si arriva alla fondazione della monarchia. Dal cap. 8 al cap. 15 abbiamo conosciuto il primo personaggio consacrato “re”, che è Saul; le sue prime imprese, i primi segni di un degrado che è interno al funzionamento dell’istituzione che, pure, è sacramento della misericordia di Dio che interviene laddove la debolezza del popolo esige un riferimento di ordine istituzionale che è la monarchia.
Da questo momento in poi, nella storia del popolo di Dio, non se ne potrà più fare a meno. Il fallimento nel primo “re”, Saul, è già preannunciato per quanto riguarda la funzione di governo che Saul deterrà per diversi anni. Accanto a Saul compare la figura di Davide che è il vero protagonista dei due Libri di Samuele, anche se di lui si parla soltanto a partire dal cap. 16.
Ora siamo alle prese con questa terza parte della narrazione: dall’inizio del cap. 16 arriveremo all’inizio del cap. 1 del Secondo Libro di Samuele. Noi abbiamo già letto i capp. da 16 a 20. A questa terza parte della narrazione davo, a suo tempo, il titolo di “Saul e Davide”. I due personaggi sono presenti contemporaneamente sulla scena; Saul è ancora sovrano mentre Davide è il personaggio che sta emergendo, con il quale stiamo facendo conoscenza con progressive illustrazioni e scoperte sempre più commoventi per quanto riguarda la sua identità e che, come scopriamo da altre notizie, svolge un ruolo determinante nella storia della salvezza. A Davide ci si accosta con una certa disponibilità a sorprese e rivelazioni non immediatamente prevedibili.
All’interno di questa terza parte (dall’inizio del cap. 16 fino al v. 5 del cap. 18) c’è una prima sezione dedicata alla comparsa di Davide, che viene descritto in base a tre racconti messi in parallelo tra di loro e che segnalano la “piccolezza” del personaggio che, pure, è in grado di svolgere imprese che commuovono i contemporanei e attirano l’attenzione generale.
Alla seconda sezione di questa terza parte davo il titolo “Davide presso Saul”. Sono pagine che già leggemmo nel nostro ultimo incontro, dal v. 6 del cap. 18 fino al v. 1 del cap. 21. Davide è alle prese con le vicende nelle quali è drammaticamente coinvolto Saul. D’altra parte, Saul, primo “re” è un pioniere nell’esercizio del governo, in una situazione che non gli fornisce esempi, modelli di riferimento, testimonianze autorevoli, rimanendo, quindi, esposto a rischi molto gravi ai quali non si potrà sottrarre. In maniera drammatica già sappiamo che le patologie da cui Saul è afflitto lo condurranno nientemeno che al suicidio. E, presso Saul, Davide impara il “mestiere”. Saul, abbiamo detto, è un pioniere (precursore) con tutti i rischi pericolosissimi che una posizione del genere comporta; Davide è chiamato a misurarsi nella relazione con Saul sperimentando come la relazione con il “re” diventi per lui motivo di stimolante provocazione.
I due personaggi sono inseparabili anche se diversissimi; ma su questo intreccio fra le due figure bisogna che riflettiamo ancora e cominceremo a farlo adesso leggendo i capp. da 21, v. 2, fino a tutto il cap. 26. A questa sezione che affrontiamo (da 21, 2) possiamo dare un titolo che avevamo già formulato leggendo le ultime battute della narrazione due mesi fa. Davide, condannato a morte da Saul, è in fuga. Saul è preso dalle sue paure, angosce, fenomeni patologici che abbiamo intravisto; una coscienza turbata dalla ricerca di una religiosità disordinata, deviata, superstiziosa; ha assunto il ruolo di sovrano senza adeguata preparazione e si trova a gestire vicende che mettono in evidenza tutti i limiti e le insufficienze della sua umanità, senza appoggi esterni che possano aiutarlo a venirne a capo decorosamente.
Ed ecco Saul, uomo di potere, preso da un complesso di persecuzione che diventa sempre più corrosivo; non si fida più di nessuno; è in polemica con il figlio Giònata che, peraltro, è grande amico di Davide. Giònata è il figlio e quindi l’erede destinato a succedere al padre sul trono. E Saul non si fida, è angosciato, si rende conto di essere esposto a insidie, anche se Davide è sempre stato estremamente coerente, fedele, puntuale, ubbidiente, consapevole dei suoi limiti, dedicandosi al servizio del re, del regno e del popolo con grande generosità.
Ed è proprio il favore che Davide ha attirato a sé, il compiacimento popolare, il gradimento che suscita per la sua personalità aperta, libera e solare nel rapporto con la gente che mette in difficoltà Saul che interpreta il successo di Davide come un’insidia per lui. E Saul ha condannato a morte Davide; questa è la premessa da cui dipende quel che adesso leggeremo nelle pagine che seguono. Giònata e Davide si sono salutati; non c’è più niente da fare, nessuno può cambiare la decisione presa dal re.
Fine del cap. 20. V. 1 del cap. 21: “Davide si alzò e partì e Giònata tornò in città”. Davide è in fuga. Da questo momento in poi Davide è condannato, costretto a vivere ai margini della società civile; percorre strade impervie, affronta situazioni incresciose in una condizione di mortificante solitudine. Questa esperienza di Davide, costretto per anni a dimorare nelle zone periferiche, zone di deserto, zone che lo costringono a vivere alla maniera dei randagi, dei vagabondi, dei reietti, segnerà in maniera determinante la personalità di Davide e la sua formazione che, pure, quando sarà il momento, ricoprirà quel ruolo che già conosciamo.
Davide nel deserto: è una vicenda che è stata oggetto di meditazione da parte di antichi sapienti di Israele. C’è una raccolta di Salmi (dal 50 al 70) che sono riferiti alla permanenza di Davide nel deserto. Che cosa succede a Davide non solo empiricamente, nei fatti, per come è faticosa la sua fuga, costretto a riparare nelle caverne, sempre insidiato dalla polizia di Saul in modo tale che non può dormire due notti nello stesso letto? Che cosa avviene a Davide che sarà chiamato a regnare? Come matura il personaggio, come si forma la sua personalità?