Chi non vuole “vivacchiare” o “sopravvivere”, non può lasciar trascorrere i giorni e gli anni, senza porsi la domanda: che senso ha la vita?

Il nichilista considera il mondo in balia del signor Nessuno, come dice Shakespeare nel Macbeth: “La vita umana? Una storia piena di fragore e di furia, raccontata da un idiota e che non vuol dire niente”.

Per il qualunquista la vita è quello che gli accade attorno mentre si occupa d’altro.

Il fatalista prosegue il cammino con rassegnazione, senza domandarsi: “è viaggio o deriva?”

Il pessimista vede la propria esistenza semplicemente come una stramaledetta cosa dopo l’altra.

Per l’ottimista la vita è un viaggio verso una meta: da qualche parte si arriverà.

Il materialista si ritiene appagato dai valori umani del benessere fisico, economico, intellettuale, affettivo e politico, ma poi tutto finisce nella polvere cosmica, nel niente.

Io rispetto le opinioni di tutti, ma trovo il senso della vita nella mia fede. Papà Paolo e Mamma Giuseppina generandomi mi hanno dato la vita, riconoscendomi mi hanno dato il nome e battezzandomi mi hanno dato la Fede.

Essa mi insegna che la vita dell’umanità è una storia che abita in mezzo a due giardini: quello dell’Eden e quello della Gerusalemme Celeste: un futuro felice. Io so che l’estremo iniziale e quello finale sono lontani e che ne vivo solo un segmento, ma lo vivo con fiducia.

Andersen dice: “La vita di ogni uomo è una favola scritta dalla mano di Dio”. Ci credo, ma non sono un illuso, perché so che nel viaggio della vita non ci sono strade in piano: sono tutte salite o discese. Talvolta i due momenti coincidono o si sovrappongono. Sant’Agostino diceva: “L’esistenza è una vita mortale e una morte vitale”.

La Fede, donandomi sete di Infinito mi rende appassionato alla vita, ma un appassionato è uno che gode e che soffre.

La Fede è una forza rigenerante che mi impedisce di dire: “Non ce la faccio più”. Essa mi risolleva sempre dai picchi negativi e mi porta a galla dai naufragi. Faccio mie le parole di Maria Zambrano: “Ciò che non rinasce non vive mai pienamente”.

La Fede è una forza unificante, che fa vivere il presente senza dimenticare il passato e il futuro e senza escludere nessuna persona o esperienza incontrata sul cammino. Il Vescovo Giancarlo Bergantini con un esempio molto semplice esprime un concetto profondo. Egli dice che la vita è come una collana. Le perline sono: genitori, fratelli, amici, parenti, insegnanti, sacerdoti, amministratori pubblici, medici, infermieri, buoni consiglieri, … Senza il filo, che non è né bello né prezioso, le perle si perdono. Infilate insieme, invece, acquistano bellezza e valore. Beato chi le tiene insieme col filo della Fede e le lascia annodare da Gesù.

Claudio Livetti