Escono le omelie “private” di papa Ratzinger, capolavoro di intelligenza ed esegesi delle Sacre Scritture

La Stampa – Tuttolibri – 03 gennaio 2026
di Enzo Bianchi
Il Blog di Enzo Bianchi
Per gentile concessione dell’autore
Che cosa sostiene e fa crescere la fede del cristiano? Che cosa dona al cristiano una conoscenza penetrante, amorosa del mistero di Cristo? C’è una sola risposta che in ogni tempo appare essenziale nella vita della chiesa: l’omelia.
L’omelia, ereditata dai padri giudei, è presente nelle liturgie della Parola che il popolo di Dio celebra per ascoltare la parola che gli viene indirizzata da Dio e che è testimoniata nelle sante Scritture. Le sante Scritture, la Bibbia, non sono Parola di Dio, bensì la contengono e hanno bisogno di essere lette, proclamate, interpretate e spezzate affinché nell’opera dello Spirito risuonino come parola di Dio negli orecchi apprestati all’ascolto. L’omelia è il più grande atto di responsabilità di un vescovo, di un presbitero, e per questo richiede preparazione, una seria meditazione dei testi, la fatica di rendere ciò che si è scoperto predicabile, un dono all’assemblea, non importa se piccola o grande.
Purtroppo oggi regna la “miseria”: le omelie raramente sono annuncio del Vangelo di Gesù Cristo, il più delle volte sono ispirate da ciò che accade, dalla mondanità dominante e da mode ecclesiastiche che scandalizzano invece di edificare il credente. Piene di protagonismo, alla ricerca di trovate psicologiche, compresi tanti fatti di cronaca, vogliono impressionare gli ascoltatori ma certo non li convertono.
Io sento la nostalgia delle omelie di papa Benedetto XVI! Quando erano pronunciate nelle liturgie pubbliche erano mistagogiche, richiedevano non solo ascolto ma rilettura e studio tanto erano ricche! E quelle dette in privato, con lo stesso entusiasmo, la stessa forza, la stessa convinzione seppure più brevi sono gioielli, veri tasselli per la costruzione della fede.
Sono stato, posso dire, amico di papa Benedetto e durante una passeggiata nei giardini vaticani, quando era papa emerito, mi disse che a suo parere l’omelia era il più grande e grave impegno del vescovo. Per questo mai aveva accettato di leggere omelie apprestate da qualche scrivano della Segreteria di Stato. Aiuti per i documenti sì, per le omelie no. Doveva pensarle, pregarle e scriverle lui stesso perché l’omelia non può essere detta se è un testo di un altro. Che autorevolezza potrebbe avere? Papa Benedetto certamente con le omelie parla ancora.
A inizio dicembre è stato pubblicato, per i tipi della Libreria Editrice Vaticana, il volume “Dio è la vera realtà”, Omelie inedite 2005-2017, Tempo ordinario, secondo e ultimo tomo delle omelie inedite di Benedetto XVI, a cura di Riccardo Bollati, Luca Caruso, Federico Lombardi S.I. Il primo tomo, “Il Signore ci tiene per mano”, Omelie inedite 2005-2017, Avvento, Quaresima, Pasqua, era stato pubblicato lo scorso maggio. Questi due volumi raccolgono tutte le omelie tenute da papa Benedetto non nelle liturgie pubbliche ma in quelle “private”, celebrate nella cappella privata alla presenza di un ristretto gruppo di persone formato dai segretari personali e dalle collaboratrici più strette. Queste ultime, cogliendone tutta la ricchezza spirituale, le hanno registrate e trascritte. Questo uso si è conservato anche dopo la rinuncia all’esercizio del ministero petrino, fino a quando il vescovo di Roma emerito ne ha avuto le forze e la voce.
A differenza delle omelie pubbliche che Benedetto XVI scriveva di suo pugno, quelle “private” invece, pur preparandole con altrettanta cura, le pronunciava senza leggere un testo, con una straordinaria linearità e chiarezza di esposizione. I due volumi riportano 135 omelie distribuite nel tempo fra il 2005, anno di inizio del suo pontificato, e il 2017. Il valore di questi testi risiede nel fatto che coprono l’ultima parte della sua lunga vita: è immediato cogliere in essi la continuità dello spirito e del metodo, i temi a lui cari, ma soprattutto le profonde intuizioni spirituali che hanno caratterizzato l’intera predicazione di Benedetto XVI. Come ha scritto p. Federico Lombardi S.I nella prefazione, “Benedetto XVI è generalmente considerato a buon diritto uno dei maggiori teologi cattolici contemporanei, ma non bisogna dimenticare che può altrettanto bene venire considerato uno dei maggiori predicatori del nostro tempo, in particolare nell’ambito liturgico e sacramentale. E le due cose vanno insieme: insegnare e predicare la fede è stata la missione della sua vita intera”.
Sì, le omelie di Benedetto XVI sono un capolavoro di intelligenza delle sante Scritture, di esegesi spirituale delle letture bibliche, di intreccio con i tempi e le feste liturgiche, di relazione con i sacramenti celebrati, di conoscenza e amore per i Padri della Chiesa, di trasmissione del deposito della fede cristiana, di interpretazione della vita della Chiesa, della storia del mondo. Per questa ragione, non solo le omelie pubbliche di benedetto XVI ma anche quelle “private” sono a pieno titolo ascrivibili alla tradizione omiletica dei Padri della Chiesa, alle grandi mistagogie di S. Ambrogio, S. Agostino, S. Giovanni Crisostomo, S. Massimo il Confessore. Non esito ad affermare che le omelie di papa Benedetto XVI sono paragonabili per profondità teologica e spessore di fede a quelle di papa Leone Magno. Anche per la sua predicazione papa Benedetto XVI meriterebbe il titolo di Dottore della Chiesa.
Per la loro ricchezza è difficile selezionare alcuni brani di queste omelie, colgo invece una caratteristica che attraversa per intero questo corpus omiletico: la sapienza. Da questi testi emerge non solo la non comune conoscenza biblica, patristica, liturgica e teologica di Benedetto XVI, ma anche la sapienza. Sul predicatore ricade tutta la responsabilità di esercitare il ministero della Parola con sapienza, certamente da chiedere a Dio come dono, ma soprattutto da assumere come impegno personale. Benedetto XVI prima di essere predicatore della parola di Dio ne è stato ascoltatore, attraverso l’assidua pratica della lectio divina si è lasciato raggiungere dalla Parola, penetrare dalla Parola, ha meditato la Parola e l’ha pregato la Parola. Il predicatore, scrive S. Agostino, “sit orator antequam dictor», sia prima orante poi oratore, predicatore. Dai testi di Ratzinger si coglie con forza che il messaggio biblico prima di indirizzarlo agli altri lo sentiva rivolto a sé, era nutrimento anzitutto per la sua vita di fede.
Questo ha permesso a Benedetto XVI di non cadere nel facile e troppo frequente errore della predica moralistica, non si è lasciato semplicemente ispirare da istanze mondane, finendo per comunicare la sua esperienza o le sue idee personali. La ricchezza spirituale di queste omelie proviene infatti dall’intelligenza del testo biblico collocato all’interno del contesto liturgico. Le omelie di Benedetto XVI sono un atto liturgico, perché in esse ha mostrato la sua non comune capacità di essere celebrante della parola di Dio, abitato da quel senso spirituale della liturgia che ha sempre amato, ricercato, insegnato e testimoniato.é