L’ultimo numero della rivista “Lineatempo” è dedicato a “San Francesco attraverso i suoi scritti”. Ne emerge un uomo dalla profonda cultura sapienziale

Giotto, “San Francesco riceve le stimmate” (1317-25, Cappella Bardi, Firenze)

Andrea Caspani
Pubblicato 8 Gennaio 2026
https://www.ilsussidiario.net

Siamo entrati da pochi giorni nell’anno che celebra l’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi e si preannunciano molte  interessanti iniziative per celebrarlo.

Segnaliamo qui solo che già il 10 gennaio, nella suggestiva cornice della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, saranno aperte le celebrazioni ufficiali dell’VIII Centenario del Transito di san Francesco di Assisi, 1226/2026.

Fra le tante iniziative sul piano culturale che in questi giorni stanno contribuendo in Italia a dare risalto all’importante anniversario, ci pare importante segnalare l’ultimo numero della rivista digitale Lineatempo (è il n. 41 – dicembre 2025), che contiene un dossier dedicato al tema Francesco attraverso i suoi scritti, perché fornisce un contributo originale rispetto alle tante diverse e apprezzabili modalità per accostarsi a Francesco (quasi tutte ben fondate, salvo forse le più recenti ipotesi di attualizzazione, che riducono Francesco a un ecologista, o ad un animalista, o a un pacifista ante litteram).

In realtà nel corso della storia la figura di Francesco è stata accostata in modo pluriforme, come ci testimoniano i numerosi (e a volte anche molto differenti) testi agiografici a suo riguardo della prima ora, che vanno dalle Legende “ufficiali” alle raccolte di ricordi, composte dai frati che gli furono socii negli ultimi anni della sua vita (i cosiddetti flores).

Quel che è interessante osservare è che le interpretazioni della sua personalità e della storia della fraternitas sorta attorno a lui si sono generalmente fondate sugli scritti agiografici e non sul corpus degli scritti di Francesco, che è un lascito assai ricco, impreziosito addirittura da due biglietti autografi (ben presentati da uno specifico contributo).

Ѐ questo il caso anche del recente e accattivante libro di Aldo Cazzullo; così come il volume, storiograficamente ben documentato, di Alessandro Barbero (entrambi i testi vengono ampiamente recensiti nel numero) dedica sì un primo capitolo al Testamento, ma poi prende in esame solo alcune fonti agiografiche.

Si tralascia così l’intuizione di Paul Sabatier: “Gli scritti di san Francesco sono sicuramente la migliore fonte da consultare per giungere a conoscerlo (…) Ѐ vero che essi danno poche informazioni circa la sua vita, e non forniscono né date né fatti; ma fanno qualche cosa di meglio: rivelano le tappe del suo pensiero e del suo progresso spirituale (…) la sua stessa anima”.

Lineatempo ha voluto invece seguire questa intuizione, accogliendo i suggerimenti degli studiosi delle fonti francescane, i quali, approfondendo negli ultimi decenni l’invito rivolto dal Concilio Vaticano II ai diversi ordini religiosi a riscoprire le fonti dei diversi carismi che li animavano, sono pervenuti alla riscoperta del Francesco “storico”.

Grazie a Maria Pia Alberzoni, che è stata ordinaria di Storia medievale in Università Cattolica ed è specialista di studi sul francescanesimo e su santa Chiara (il contributo sugli scritti di Francesco a Chiara è suo), la rivista ha potuto raccogliere alcuni tra i più autorevoli specialisti della tematica, affidando loro la presentazione analitica del voluminoso corpus degli scritti (i quali, sulla base della più recente edizione critica, curata da Carlo Paolazzi nel 2009, si possono suddividere in: Laudi e preghiere, Lettere, Regole ed esortazioni) in una forma divulgativa e funzionale, specie a chi opera in ambito scolastico, a favorire lo sviluppo di percorsi di ricerca storica e l’incontro con lo spessore originale dell’esperienza francescana, spesso sepolta sotto un pesante strato di oleografia.

Al dossier vero e proprio fa poi seguito una sezione intitolata Da Francesco a noi, in cui si mostrano alcune delle conseguenze che la “rivoluzione francescana” ha avuto sul piano filosofico, letterario (particolarmente intenso nella letteratura italiana del Novecento) e artistico (interessante il contributo che vede Francesco iniziatore del rinascimento del corpo) e viene presentata l’originale mostra Cantare Francesco, alla cui inaugurazione è intervenuto il poeta Davide Rondoni (presidente del “Comitato nazionale per le celebrazioni del Centenario”) evidenziando, in un breve intervento, come creatura sia la parola più rivoluzionaria della sua e della nostra epoca.

Da questo dossier si possono ricavare almeno due fruttuose acquisizioni.

La prima è che Francesco non era un illetterato ignorante che non sapeva quasi scrivere, come per molto tempo si è sostenuto.
Occorre anzi comprendere che Francesco, pur immerso in un universo culturale come quello medievale, che era un universo a forte valenza comunicativa, capace di inventarsi una cultura a prevalenza orale (proprio per il fatto che la maggioranza della popolazione era analfabeta e la cultura scritta, in latino, era di pochi), scriveva abitualmente (vedi l’articolo introduttivo).

La seconda è la riscoperta che Francesco non è solo un alter Christus per la forma e la testimonianza di vita, ma è un uomo di cultura cristiana, anche se la sua non è una cultura di “scuola”, ma il frutto di una rielaborazione culturale dell’esperienza cristiana che stava vivendo, e che si è fatta da adulto, leggendo e meditando di continuo la Bibbia e vivendo la liturgia, il che lo ha condotta a una vera e propria cultura sapienziale sulla vita, attrattiva ancora oggi per chiunque desideri non perdere la vita, vivendola.

In sintesi la proposta di Lineatempo, molto semplicemente, mira a diffondere la conoscenza di tutti i testi di Francesco e, con essi, a offrire valide basi d’appoggio per accostare la sua figura in tutta la sua novità, una novità semplicemente cristiana.