Commento di Paolo Curtaz
al Vangelo della I Settimana del Tempo Ordinario
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I Settimana del Tempo Ordinario

Lunedì 12 Gennaio (Feria – Verde)
Lunedì della I settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Sam 1,1-8 Salmo 116 Mc 1,14-20: Convertitevi e credete nel Vangelo.
Martedì 13 Gennaio (Feria – Verde)
Martedì della I settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Sam 1,9-20 1Sam 2,1.4-8 Mc 1,21-28: Gesù insegnava come uno che ha autorità
Mercoledì 14 Gennaio (Feria – Verde)
Mercoledì della I settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Sam 3,1-10.19-20 Sal 39 Mc 1,29-39: Gesù guarì molti che erano afflitti da varie malattie.
Giovedì 15 Gennaio (Feria – Verde)
Giovedì della I settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Sam 4,1-11 Sal 43 Mc 1,40-45: La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
Venerdì 16 Gennaio (Feria – Verde)
Venerdì della I settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Sam 8,4-7.10-22 Sal 88 Mc 2,1-12: Il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra.
Sabato 17 Gennaio (Memoria – Bianco)
Sant’Antonio
1Sam 9,1-4.10.17-19; 10,1 Sal 20 Mc 2,13-17: Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.
Domenica 18 Gennaio (DOMENICA – Verde)
II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 49,3.5-6 Salmo 39 1Cor 1,1-3 Gv 1,29-34: Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo.
Lunedì della I settimana del Tempo Ordinario
Mc 1,14-20: Convertitevi e credete nel Vangelo.
Ha bisogno di collaboratori, il Signore, per annunciare il Vangelo. Li va a cercare mentre lavorano, sulla riva del mare, dopo avere iniziato il suo ministero nelle terre della Decapoli, ai confini di Israele. E di nuovo parliamo di confini fra terra e lago, fra terra e mare. Il mare: luogo misterioso e inaccessibile per gli ebrei, poco avvezzi alla navigazione. È sui confini che Dio chiama, alla fine di una infruttuosa giornata di lavoro. Non alla fine di un percorso di formazione o di uno sfavillante pellegrinaggio, ma nella quotidianità del lavoro manuale. E chiede ai primi discepoli di seguirlo per diventare pescatori di uomini. Di solito non accade così: è il discepolo che si cerca un Maestro che gli aggrada. Gesù, invece, ci viene a chiamare là dove siamo per tirar fuori umanità da noi stessi e dalle persone che incontriamo. Umanità: in questo mondo sempre più insensibile e brutale i cristiani devono eccellere nel vivere le qualità che contraddistinguono e nobilitano la razza umana. Per farlo, però, occorre che noi abbandoniamo qualcosa, che lasciamo quelle reti che ci tengono prigionieri e che ci impediscono di crescere che smettiamo di riparare ciò che ci imprigiona e ci impedisce di essere davvero liberi.
Martedì della I settimana del Tempo Ordinario
Mc 1,21-28: Gesù insegnava come uno che ha autorità
Il primo miracolo compiuto da Gesù, in Marco, è la guarigione di un indemoniato nella sinagoga. Indemoniato che partecipa tranquillamente alla preghiera, come se niente fosse. Come se Marco volesse dire alla sua comunità: per poter accogliere il vangelo dobbiamo anzitutto purificare la nostra Chiesa. Da cosa dobbiamo purificarci? Dal pensare che Gesù non c’entri nulla con noi, che Dio ci rovina invece di realizzarci, e dal ridurre la fede alla sola conoscenza. Tutti modi scorretti di intendere la fede stessa e che, pure, anche noi viviamo ancora oggi. Molti fra noi vivono come se Dio non avesse nulla a che fare con la propria vita, riducendo la fede ad un angolo settimanale da cui tirar fuori un po’ di devozione. Altri, poi, sono convinti che Dio è venuto apposta per impedirci di gioire e di godere, giudice severo ed intransigente che tutto scruta e punisce, vero avversario dell’uomo. Altri ancora, invece, riducono la fede al “sapere”: conoscono le verità della fede che, però, non scalfiscono la loro vita. La prima conversione che siamo chiamati a fare è interna alla Chiesa, a noi: prima di annunciare il Cristo, siamo chiamati noi stessi ad accogliere il suo annuncio anche se pensiamo di essere già sufficientemente cristiani…
Mercoledì della I settimana del Tempo Ordinario
Mc 1,29-39: Gesù guarì molti che erano afflitti da varie malattie.
La suocera di Pietro viene guarita e serve il Signore. Se siamo guariti interiormente è per servire. La Chiesa serve il suo Maestro che si mette alla soglia per annunciare il Regno. Non è più nella sinagoga, l’annuncio, ma sulla soglia, ai bordi, al confine, ai margini, per strada… La gente accoglie la Parola che cambia la vita e gioisce: Gesù opera miracoli di conversione. Il segreto dell’energia di Gesù è nella preghiera, intimo colloquio col Padre che gli permette di entrare in contatto con tante persone con verità e attenzione. Imparassimo da Gesù a ritagliare del tempo per stare con Dio! E meno ne abbiamo e più siamo invitati a trovarlo per poter stare con colui che illumina le nostre coscienze e le nostre scelte! Una preghiera silenziosa, intensa, autentica, ci permette di affrontare la giornata con un altro spirito. Pietro, scocciato, raggiunge Gesù, come a richiamarlo ai suoi doveri: ora che a Cafarnao lo aspettano, occorre che si coltivi la nascente comunità. Ma Gesù non vuole essere rinchiuso, nemmeno nella sua comunità, e chiede di andare altrove per annunciare il Regno. Che la Chiesa, come il suo Maestro, abbia il coraggio di portare il Vangelo nelle strade!
Giovedì della I settimana del Tempo Ordinario
Mc 1,40-45: La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
Gli studiosi lo chiamano il segreto marciano. È la strana attitudine di Gesù, nel vangelo di Marco, di invitare pressantemente i miracolati a tacere. L’esatto contrario di una buona strategia di marketing. I biblisti hanno studiato lungamente questo aspetto, proponendo diverse soluzioni. Probabilmente Marco/Pietro non vuole che ci si avvicini alla fede per i miracoli e, allora, Gesù tende a usare poco i miracoli e ancor meno a pubblicizzarli. La cosa è più che verosimile: Gesù compie pochi miracoli e l’evangelista Giovanni non li chiama nemmeno “miracoli” ma “segni”. Quanto è fragile una fede fondata sui miracoli! Quanto è fredda una fede che cerca di corrompere Dio modificando le leggi della natura che egli ha creato! Dal mio punto di vista aggiungo un’altra ragione, meno scientifica e più mistica. Pietro, che suggerisce a Marco cosa scrivere, sa bene cosa significa fare grandi proclami di fede nel tempo sbagliato. Pietro ha professato Gesù Messia e Signore ma, sotto la croce, ha negato di conoscerlo. È come se ci volesse dire: non proclamate che Gesù è Signore, anche se siete stati guariti, prima di aver sperimentato il vaglio della croce…
Venerdì della I settimana del Tempo Ordinario
Mc 2,1-12: Il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra.
Parla di Dio, il falegname di Nazareth. E guarisce le persone, pare. La curiosità attorno a lui cresce di giorno in giorno. E scuote le coscienze con quelle parole pronunciate con autorevolezza, senza arroganza. Anche i suoi più stretti collaboratori sono spiazzati: Gesù non ama i complimenti e fugge la gloria, ordina ai miracolati di tacere. Un originale che, in fondo, fa del bene, nulla di troppo preoccupante. Fino a quando non guarisce quel paralitico, a Cafarnao. La malattia era la conseguenza del peccato, lo sapeva bene la gente, nonostante Giobbe avesse scritto un intero libro (sacro) per smentire quella diceria. Un paralitico porta i pesi dei peccati dei suoi genitori; logica ferrea, anche se Dio ne viene fuori piuttosto male. Gesù perdona i suoi peccati, perché la paralisi della rabbia è più forte di quella del corpo. Dio solo può perdonare, pensano (non hanno nemmeno il coraggio di parlare!) i devoti. Esatto. Ma non traggono le conseguenze della loro affermazione: allora, chi è quest’uomo? Gesù passa dalle parole ai fatti, la guarigione interiore, ora, deborda all’esterno con grande stupore di tutti. Che il Signore, oggi, ci guarisca da ogni paralisi!
17 Gennaio (Memoria – Bianco)
Sant’Antonio Abate

Antonio (Alto Egitto, c. 250 – 356) si sentì chiamato a seguire il Signore nel deserto udendo nella liturgia il vangelo: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi e dallo ai poveri» (Mt 19, 21); «Non affannatevi per il domani» (Mt 6, 34).
Il suo esempio ebbe vasta risonanza e fu segnalato a tutta la Chiesa da sant’Atanasio. E’ considerato il padre di tutti i monaci e di ogni forma di vita religiosa. Sensibile ai problemi del suo tempo, collaborò per il bene comune con i responsabili della vita ecclesiastica e civile.
I Copti, i Siri e i Bizantini ricordano il suo «giorno natalizio» il 17 gennaio.
Nel giorno della sua memoria liturgica, si benedicono le stalle e si portano a benedire gli animali domestici. In alcuni paesi di origine celtica, sant’Antonio assunse le funzioni della divinità della rinascita e della luce, Lug, il garante di nuova vita, a cui erano consacrati cinghiali e maiali. Perciò, in varie opere d’arte, ai suoi piedi c’è un cinghiale.
Sabato della I settimana del Tempo Ordinario
Mc 2,13-17: Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.
La guarigione del paralitico come manifestazione del perdono dei suoi peccati ha turbato gli animi dei benpensanti. Ma non è finita, il meglio deve ancora venire. La religione ebraica divideva il mondo in due parti distinte, poneva dei confini invalicabili: ciò che appartiene a Dio, che è puro, e ciò che non gli appartiene, che è impuro. Distinzione precisa, ossessiva, che declinava questi confini attraverso un’infinita serie di regole. Certi mestieri erano impuri, allontanavano da Dio in maniera irrevocabile. Fra questi, il primo, era la raccolta delle tasse per conto dei romani. Impuri perché collaborazionisti, perché ladri e perché idolatri, manipolando le monete recanti l’effige di Cesare, i pubblicani erano considerati lontani da Dio, odiati e temuti. Ed è proprio uno di loro che Gesù chiama ad essere discepolo e ad abbandonare la propria attività perché, ci ricorda, il medico non deve occuparsi dei sani, ma dei malati. Ricordiamocelo nella Chiesa, quando dividiamo il mondo in credenti o meno, praticanti o meno, devoti o meno, non rimettiamo gli steccati che il Signore è venuto ad eliminare per creare un nuovo tipo di uomo: il discepolo.
Domenica 18 Gennaio (DOMENICA – Verde)
II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Gv 1,29-34: Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo.

Il Dio che viene ad incontrarci nella Bibbia non regna, indifferente alla sofferenza umana, in una lontananza beata. E’ un Dio che, al contrario, si prende a cuore tutta questa sofferenza. Lui la conosce (Es 3,7). La notizia di Dio che si fa uomo in Gesù non ci lascia di sasso: Dio viene nel cuore della nostra vita, si lascia toccare dalla nostra sofferenza umana, si pone con noi le nostre domande, si compenetra della nostra disperazione: “Mio Dio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15,34). Giovanni Battista dice di Gesù: “Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo”. Ecco questo Dio che si lascia ferire dalla cattiveria dell’uomo, che si lascia commuovere dalla sofferenza di questa terra.
Egli ha voluto avvicinarsi il più possibile a noi, è nel seno della nostra vita, con i suoi dolori e le sue contraddizioni, le sue falle e i suoi abissi.
È in questo che la nostra fede cristiana si distingue da qualsiasi altra religione. Gesù sulla croce – Dio nel mezzo della sofferenza umana: questa notizia è per noi un’incredibile consolazione. È vicino al mio dolore, egli mi capisce, sa come mi sento. Questa notizia implica allo stesso tempo un’esistenza scomoda: impegnati per coloro che, nel nostro mondo, stanno affondando, che naufragano nell’anonimato, che sono torturati, che vengono assassinati, che muoiono di fame o deperiscono… Sono tutti tuoi fratelli e tue sorelle!
La fotografia di Gesù
Oggi vediamo il Battista che definisce Gesù “l’Agnello di Dio”. E non parla del battesimo al Giordano, ma testimonia di aver visto lo Spirito scendere su Gesù e rimanervi. Ecco i due punti sui quali vorrei soffermarmi.
Perché agnello?
L’Agnello cosa significa? Non lo chiama neanche col suo nome, ma solo “l’Agnello” segno che questa definizione rivela l’identità di Gesù, più ancora che il nome.
Gesù stesso aveva detto ai suoi discepoli “vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”, raccomandando loro di non diventare per niente lupi, per difendersi o per farsi giustizia.
Ebbene il primo ad essere stato sbranato dai lupi è stato proprio Gesù. E’ venuto nel mondo delle belve, come diceva un esegeta, ma per cambiare il mondo delle belve, occorre rimanere agnelli e non diventare un po’ belve per non lasciarsi sbranare. E infatti Lui lo sbraneranno, ma così sarà rivelato loro che sono belve. Per cambiare il mondo delle belve bisogna mandare un agnello, diceva sempre questo esegeta, non un lupo.
Ecco cosa significa assomigliare a Cristo e diventare come Lui: rimanere agnelli anche quando siamo in mezzo ai lupi. Ecco il difficile. Ma è così che si vince, perché solo così attiriamo lo sguardo benedicente di Dio su di noi. Mentre se siamo lupi, perdiamo la Sua benedizione.
Il Battista ha pure udito la voce del Padre che gli diceva che avrebbe visto lo Spirito discendere su Gesù e ha sentito che l’ha chiamato suo figlio prediletto nel quale si è compiaciuto.
* Quanti figli ha Dio?
Ognuno di noi col battesimo è divenuto quel figlio prediletto al quale queste parole sono rivolte. Vi siete mai chiesti quanti figli ha Dio? Siccome gli abitanti della terra sono più di 7 miliardi pensate che bisogna contare quanti sono per sapere quanti figli ha? Ebbene no! Dio ha un solo Figlio, l’Unigenito, e quel che dice a Lui lo dice ad ognuno di noi, perché siamo figli nel Figlio e in Lui siamo visti come figli prediletti, come dice don Divo Barsotti. Per Dio non c’è nessuna difficoltà a considerarci tutti figli prediletti, la difficoltà sta in noi, nella nostra poca fede, nella nostra difficoltà a crederlo.
* Differenza tra Nuovo e Antico Testamento
Il secondo punto è che il Battista vede lo Spirito non solo scendere su Gesù, ma anche rimanervi.
Ecco la differenza tra il Nuovo e l’Antico Testamento. Nell’Antico lo Spirito era mandato ai profeti per compiere una determinata missione, ma non rimaneva, finita l’opera veniva ritirato. Mentre ora lo Spirito è effuso su tutti: Da quando Gesù morì in croce ed effuse lo Spirito su tutti. Perché per Gesù la parola “spirare”, non significa solo morire, ma effondere lo Spirito Santo.
Quindi l’agnello è la fotografia di Gesù e deve essere anche la nostra se vogliamo definirci cristiani. E sentire che il Padre dice anche ad ognuno di noi. ” Tu sei il mio figlio o figlia prediletto/a.
Wilma Chasseur
Materiale ripreso da:
http://www.lachiesa.it