Questa mattina, nella Basilica Vaticana, la Messa del Papa concelebrata dai cardinali prima della ripresa dei lavori: è un “momento di grazia” da vivere “con cuore umile e generoso” al servizio della Chiesa. L’umanità è “affamata di bene e di pace”, occorre aiutarsi reciprocamente perché a nessuno manchi il necessario

Lorena Leonardi – Città del Vaticano
8 gennaio 2026
Per gentile concessione di
Vatican News

Fermarsi per discernere ciò che Dio chiede

L’omelia del Pontefice si apre con una osservazione etimologica, a partire da “consistorium”, latino per “assemblea”, letto alla luce della radice del verbo “consistere”, cioè “fermarsi”. “In effetti tutti noi ci siamo ‘fermati’ per essere qui”, riflette, sospendendo per un certo tempo le attività e rinunciando a impegni anche importanti, “per ritrovarci insieme a discernere ciò che il Signore ci chiede per il bene del suo Popolo”. Qualcosa che è già in sé, sottolinea, “un gesto molto significativo, profetico, particolarmente nel contesto della società frenetica in cui viviamo”.

Ricorda infatti l’importanza, in ogni percorso di vita, di sostare, per pregare, ascoltare, riflettere e così tornare a focalizzare sempre meglio lo sguardo sulla meta, indirizzando ad essa ogni sforzo e risorsa, per non rischiare di correre alla cieca o di battere l’aria invano, come ammonisce l’apostolo Paolo.

Il cardinale Ernest Simoni, 97 anni, alla Messa presieduta stamane dal Papa con i cardinali riuniti in Concistoro

Il cardinale Ernest Simoni, 97 anni, alla Messa presieduta stamane dal Papa con i cardinali riuniti in Concistoro   (@VATICAN MEDIA)

Riuniti come comunità di fede per ascoltare la voce del Signore 

L’invito, dunque, a porre ogni “desiderio e pensiero sull’altare”, assieme al dono della vita, per “riaverlo purificato, illuminato, fuso e trasformato” in “un unico Pane”: solo così, spiega Leone XIV, “sapremo davvero ascoltare la sua voce, accogliendola nel dono che siamo gli uni per gli altri: motivo per cui ci siamo riuniti”.

Il nostro Collegio, pur ricco di tante competenze e doti notevoli, non è chiamato ad essere, in primo luogo, un team di esperti, ma una comunità di fede, in cui i doni che ciascuno porta, offerti al Signore e da Lui restituiti, producano, secondo la sua Provvidenza, il massimo frutto.

Accortezza e coraggio 

Del resto, rimarca il Papa, l’Amore di Dio “di cui siamo discepoli e apostoli” è “trinitario”, “relazionale”, fonte di una “spiritualità di comunione”. Ecco che il “fermarsi” è, prosegue, anzitutto “un grande atto d’amore” – a Dio, alla Chiesa e agli uomini e alle donne di tutto il mondo –, con cui lasciarsi “plasmare” dallo Spirito: “nella preghiera e nel silenzio” prima di tutto, ma poi anche nel “guardarci in volto, nell’ascoltarci a vicenda e nel farci voce”, mediante la condivisione, di quanti, nelle più svariate parti del mondo, sono affidati “alla nostra sollecitudine di Pastori”.

Un atto da vivere con cuore umile e generoso, nella consapevolezza che è per grazia che siamo qui, e che non c’è nulla, di ciò che portiamo, che non abbiamo ricevuto, come dono e talento da non lasciar andare sprecato, ma da investire con accortezza e coraggio.

La poliedrica bellezza della Chiesa 

Leone XIV cita San Leone Magno ed esorta a lavorare insieme con lo spirito di chi desidera che “nel Corpo mistico di Cristo ogni membro cooperi ordinatamente al bene di tutti”, svolgendo con dignità e in pienezza “il suo ministero sotto la guida dello Spirito, felice di offrire e veder maturare i frutti del proprio lavoro”, e quelli dell’opera altrui. Un mistero, questo, che la Chiesa incarna da due millenni nella sua “poliedrica bellezza”.

Questa stessa assemblea ne è testimonianza, nella varietà delle provenienze e delle età e nell’unità di grazia e di fede che ci raccoglie e affratella.

L’umanità è affamata di bene e di pace 

E, ammette il Papa, possiamo sentirci, “come i discepoli”, “inadeguati e privi di mezzi”, davanti alla “grande folla” di una umanità “affamata di bene e di pace”, in un mondo in cui “sazietà e fame, abbondanza e miseria, lotta per la sopravvivenza e disperato vuoto esistenziale” continuano a “dividere e ferire le persone, le nazioni e le comunità”.

Non sempre riusciremo a trovare soluzioni immediate ai problemi che dobbiamo affrontare. Sempre, però, in ogni luogo e circostanza, potremo aiutarci reciprocamente – e in particolare aiutare il Papa – a trovare i “cinque pani e due pesci” che la Provvidenza non fa mai mancare là dove i suoi figli chiedono aiuto; e ad accoglierli, consegnarli, riceverli e distribuirli, arricchiti della benedizione di Dio e della fede e dell’amore di tutti, così che a nessuno manchi il necessario.

Un momento della celebrazione

Un momento della celebrazione   (@Vatican Media)

Una responsabilità grave e onerosa

Rivolgendosi ai cardinali, il Pontefice definisce il loro servizio “qualcosa di grande e di estremamente personale e profondo, unico per ciascuno e prezioso per tutti” e la responsabilità condivisa con il Successore di Pietro “grave e onerosa”. Infine, dal Papa il ringraziamento ai porporati e l’affidamento dei lavori al Signore, richiamando le Confessioni di Sant’Agostino:  “Da’ ciò che comandi e comanda ciò che vuoi”.