Apprendere la pace, senza parole
di Cristina Castelli
20.12.2025
Per gentile concessione di
https://rivista.vitaepensiero.it

La pace non arriva agevolmente dal cielo come dice il Salmo 85,9: «il Signore annuncia la pace per il suo popolo» ma necessita di sforzi ed attività educative per formare fin dall’infanzia persone capaci «di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna» (Papa Francesco, 12 settembre 2019, messaggio per il Patto educativo globale).

Per raggiungere questi obiettivi sono indispensabili strumenti concreti ed efficaci, che permettano ai bambini di dare un senso alle violenze, alle inimicizie e ai conflitti che entrano nelle case attraverso parole e immagini quotidianamente veicolate dai media. Sono fotogrammi terribili che suscitano timori, preoccupazioni e interrogativi: perché la guerra? Chi e che cosa la scatena? Perché distruggere case, scuole e ospedali? come si arriva a fare la pace? Come cambiare la visione dell’altro da nemico in amico? Superare pregiudizi e incomprensioni?

Porsi domande, elaborare risposte e attribuire significato a quanto accade è un meccanismo di adattamento proprio dell’essere umano che va ascoltato e valorizzato. Per i bambini una strada suggestiva per trovare responsi agli interrogativi legati alla violenza e alla guerra e aprirsi ai valori della solidarietà, dell’accoglienza e della pace, è quella dei silent book.

Nei “libri senza parole”, i racconti fantastici, grazie allo schermo protettivo delle immagini, offrono l’opportunità di attivare nuove finestre di pensiero e d’espressione con le quali acquisire maggiori consapevolezze e capacità d’affrontare le paure perché «le fiabe dicono più che la verità. E non solo perché raccontano che i draghi esistono. Ma anche perché affermano che si possono sconfiggere» come scrive G.K. Chesterton. Sono ottimi strumenti anche per favorire l’integrazione tra bambini che ad esempio parlano lingue diverse o arrivano da diversi contesti, ad esempio rifugiati, che arrivano numerosi nelle nostre scuole.

Nel concreto per raccogliere la richiesta degli insegnanti di definire strategie di risposta alle preoccupazioni dei bambini rispetto ai conflitti in corso e incoraggiare riflessioni su ciò che ognuno può fare per promuovere accoglienza, fratellanza e pace, due équipes del Dipartimento di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano e dell’Associazione Francesco Realmonte hanno attivato laboratori di narrazione per immagini presso due realtà molto diverse: a Milano nelle scuole Giusti, Istituto Leone XIII, l.C. Palmieri, e a Nairobi, in contesti di grande vulnerabilità e violenza, alla Josana Primary School nella baraccopoli di Dandora e alla Maranatha School nella baraccopoli di Korogocho.

Attraverso le storie del Gufo Orazio (Valentina editori) e di Uga la tartaruga (EDUCatt), due silent book realizzati pensando a questi laboratori, i bambini, nell’anno scolastico 2023-24, hanno potuto identificare i meccanismi che promuovono astio e violenze e imparato a riconoscere l’importanza della conoscenza reciproca e la straordinaria forza della collaborazione per favorire la pace.

Nel dare senso alle immagini della storia, che sono appunto senza testi di accompagnamento, è stato possibile per loro prefigurarsi differenti prospettive, nuovi punti di vista. Come quello del Gufo Orazio che, a fronte del conflitto tra due villaggi che non volevano guardarsi, decide di intervenire per portare gli abitanti a “girarsi”, ad andare oltre il loro interesse, a volgere il proprio sguardo per abbracciare l’interezza del mondo e dell’altro.

Ecco che ampliando il proprio sguardo e girando il capo di “270” gradi, proprio come i gufi sanno fare, i bambini hanno scoperto l’importanza di affrontare paure, dubbi e incomprensioni, che spesso caratterizzano il concreto agire nel quotidiano, in modalità diverse dalla rabbia, dalla chiusura e dall’isolamento, così da abbracciare l’alterità, apprezzandola nel suo valore di risorsa: “Conoscere l’altro mi arricchisce, anche se comporta uno sforzo”; “insieme è meglio!”,“Conoscendosi le persone possono comprendere e apprezzare anche gli altri”, “Siamo più simili agli altri di quanto pensiamo: tutti hanno qualcosa in comune, anche se sembriamo diversi” hanno scritto alla fine del laboratorio.

Anche la storia di Uga la tartaruga ha elicitato nei bambini il pensiero e preparato alla condivisione di punti di vista e valori alla base di una cultura della pace diventando così uno strumento di lettura del quotidiano che ha permesso di edificare insieme percorsi di collaborazione e fratellanza. Di fronte al suo guscio frantumato in tanti pezzettini, Uga e i suoi amici del bosco – una capretta, un castoro e un ragno – non si perdono d’animo e contribuiscono alla ricostruzione del carapace distrutto. Dalla drammatica rottura alla riparazione grazie alla possibilità di chiedere e ricevere aiuto, alla possibilità di superare sentimenti negativi, violenze e conflitti attraverso il dialogo con gli altri: “è importante chiedere scusa e aiutare”, “non bisogna farsi la guerra ma unire le forze e andare avanti anche se qualcosa ci mette paura”, “la difficoltà ci aiuta a trovare amici che fino a quel momento non sappiamo di avere”, “mi ha insegnato che anche persone diverse possono volersi bene e collaborare”.

Queste semplici frasi, che riporto dall’esperienza nelle scuola di Milano, raccontano pensieri e contenuti che i bambini portano con sé a partire dall’esperienza dei laboratori per immagini dove imparano che esiste un mondo migliore se edificato insieme, in collaborazione e fratellanza. Le vicende, illustrate in modo semplice ed efficace, di Uga la tartaruga e del Gufo Orazio sono una buona occasione per lavorare sui temi della guerra e della pace sfruttando l’empatia e l’immedesimazione nello spirito dell’UNESCO che nel 1945, nell’immediato dopoguerra ebbe a dichiarare: «poiché le guerre nascono nella mente degli uomini, è nello spirito degli uomini che devono essere poste le difese della pace».          

Cristina Castelli

Cristina Castelli, già professoressa ordinaria di Psicologia dello sviluppo presso l’Università Cattolica di Milano, è responsabile dell’Unità di ricerca sulla Resilienza -RiRes Dipartimento di psicologia dello stesso Ateneo; Vicepresidente dell’Associazione Francesco Realmonte Onlus (premiata con l’Ambrogino d’oro 2020) è anche Vicepresidente BICE – Bureau International Catholique de l’Enfance – Parigi.