Dalle danze spirituali kenyane alle processioni nuziali transnazionali, dai riti pastorali del Ciad ai linguaggi musicali del Ghana e del Madagascar: dodici nuove pratiche culturali africane entrano nel patrimonio immateriale dell’umanità, riconoscimento che evidenzia la vitalità delle culture viventi del continente.

di Enrico Casale
12 Dicembre 2025
Per gentile concessione di
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La 20a sessione del Comitato intergovernativo per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale dell’Unesco (agenza Onu per l’educazione, la scienza e la cultura), tenutasi a Nuova Delhi, ha posto nuovamente l’attenzione sull’immenso valore del patrimonio immateriale africano. Dodici nuovi elementi provenienti da diversi Paesi del continente sono stati inseriti nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, confermando la vitalità delle tradizioni locali e il ruolo fondamentale che esse giocano nella costruzione dell’identità collettiva e nella trasmissione intergenerazionale di saperi, valori e pratiche sociali. Il direttore generale dell’Unesco, Khaled El-Enany, ha sottolineato l’importanza di riconoscere e tutelare le culture viventi, strumenti essenziali per la coesione sociale e per lo sviluppo sostenibile.

Tra gli elementi africani iscritti, spicca il Mwazindika (foto di apertura), danza spirituale della comunità Daida in Kenya. Questo complesso rituale combina musica, narrazione, danza e pratiche di guarigione ed è praticato in momenti cruciali della vita comunitaria, come passaggi di età, raccolti, incoronazioni o crisi ambientali. Il rito inizia con la salita rituale alla collina sacra, accompagnata da dodici anziani e giovani che compiono il Kahua, mentre vengono preparate bevande, offerte e strumenti sacri realizzati con alberi e erbe rituali.

Un elemento transnazionale è la zaffa, la tradizionale processione nuziale che attraversa Gibuti, Comore, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Giordania, Mauritania e Somalia. La zaffa celebra il passaggio alla vita matrimoniale attraverso una sequenza di rituali, musica, danza e simboli protettivi. Le preparazioni includono purificazioni, applicazione dell’henné e scelta di abiti e ornamenti, mentre atti simbolici come bere latte, rompere un uovo o indossare mantelli di parenti sanciscono la nuova condizione sociale della coppia.

Il Guruna, praticato in Ciad e Camerun, è un ritiro pastorale che funge da scuola di vita per giovani uomini e ragazzi. Durante il periodo di spostamento con le mandrie lontano dai villaggi, i partecipanti apprendono abilità tradizionali come lotta, danza, musica e artigianato, mentre le ragazze contribuiscono alla preparazione dei pasti e alla realizzazione di decorazioni. Il Guruna rafforza la coesione sociale e la continuità culturale, trasmettendo valori comunitari fondamentali.

In Egitto, il koshary, piatto quotidiano a base di riso, pasta, lenticchie e cipolle fritte, esprime un’identità gastronomica condivisa da tutte le fasce sociali. Consumato in casa, nei ristoranti o dai venditori ambulanti, il koshary rappresenta un patrimonio culinario dinamico, capace di unire generazioni e territori.

L’Gifaataa, capodanno del popolo wolaita in Etiopia, rinnova legami sociali e identità collettiva attraverso rituali di pulizia domestica, ritorno dei parenti e celebrazioni comunitarie, culminando nel goolo-igetta, con cavalli, musica e danze.

Gifaataa

Altri elementi musicali e performativi riconosciuti includono il Mvet Oyeng di Gabon, Camerun e Congo, una tradizione epica partecipativa, e l’Highlife del Ghana, genere musicale urbano e rurale nato nel XX secolo, che accompagna matrimoni, funerali e cerimonie comunitarie con testi in lingue locali, inglese e pidgin. Il Tsapiky del Madagascar combina strumenti elettrici e tradizionali, scandendo cerimonie e feste rituali nel Sud-Ovest dell’isola.

Il caftan marocchino è un simbolo sartoriale, realizzato con tecniche artigianali, ricami e perline, indossato in matrimoni e festività religiose e ritenuto espressione del genio creativo del Regno. L’Arabic Kohl, diffuso in Siria, Iraq, Giordania, Libia, Oman, Palestina, Arabia Saudita, Tunisia ed Emirati Arabi Uniti, unisce estetica, artigianato e ritualità quotidiana, proteggendo occhi e pelle e trasmettendo conoscenze intergenerazionali.

Il caftan marocchino

Infine, i riti di Al-Jertiq in Sudan accompagnano eventi cruciali come nascite, matrimoni e lutti, mentre i riti di inizio anno del popolo Guin in Togo scandiscono l’ordine sociale e rituale lungo un ciclo di sette mesi, culminando nel Ekpéssosso, momento della pietra sacra.

Queste iscrizioni rappresentano molto più che simboli culturali. Sono strumenti di resilienza, trasmissione del sapere e coesione sociale, capaci di adattarsi alle trasformazioni storiche e ambientali. L’inserimento nella Lista Unesco non solo valorizza l’identità dei popoli africani, ma sostiene anche la creatività e l’evoluzione continua di culture viventi, sottolineando l’importanza di preservare pratiche tradizionali che continuano a modellare il mondo contemporaneo.