
17 dic 2025
Cari amici, un caro saluto dal Mozambico. Mi é difficile scrivervi personalmente, ma ognuno di voi è presente in me, sebbene è da molto tempo che non ci vediamo o sentiamo.
Arriva il Natale e saremo ripieni di messaggi e proposte. Magari quando avrete cinque minuti potrete leggere questa lettera di Natale, se lo desiderate, dove racconto un po’ di ciò che viviamo qui, tra oscurità e luci. In tutto ciò sento che il buon Dio ci accompagna e cammina al nostro fianco, soprattutto nei momenti di stanchezza.
“Ognuno é una missione”, ci diceva Papa Francesco. Io la vivo qui in terra d’Africa da molti anni e, nonostante tante contraddizioni, sofferenze e disillusioni, stare accanto a questo popolo Mozambicano é un grande dono di Dio, è bello e riempie il cuore.
Nella lettera ho marcato la situazioni degli sfollati, perché in loro vedo il rinnovarsi del dramma di Dio, che non c’era un posto per Lui nascere, ma la vita, la vida di Dio in Gesú non rimane nascosta nell’oscurità, ma sempre riemerge, risorge in ciascuno di noi che amiamo la vita.
Un grande abbraccio e, se volete, qui c’è posto anche per voi, se vi sentite chiamati a condividere il dono che siete per l’umanitá. Che il buon Dio vi ricolmi della sua speranza e gioia.
Uniti nella nell’onnipotenza della preghiera e nella testimonianza che un mondo “Altro e piú umano è possibile”,
fraternamente p. Davide

“Non c’è posto per loro” (Lc 2,6-7)
“Il Natale si ripete in un popolo umile e umiliato, ma Lui nasce ancora…”
Cari amici, un caro saluto dal Mozambico, in questo tempo che prepariamo la venuta di Dio nell’umiltá, che ci dona la speranza e la gioia nel credere che una fraternità umana è ancora possibile con Lui.
Vorrei ringraziare tanti di voi che ci avete teso la mano, dopo che il ciclone Jude aveva inginocchiato i territori della parrocchia di Carapira e dintorni.
Questa terra africana dove sono, é davvero bella per essere abitata da un popolo accogliente, buono e umile, ma altrettanto travagliata negli ultimi anni, dopo la scoperta di vari minerali nel sottosuolo. Grandi aziende e multinazionali vedono l’opportunità di appropriarsi di queste ricchezze per mantenere il loro stile di vita e andare oltre.
Dal 2017, infatti, la provincia di Cabo Delgado è stata teatro di un conflitto intermittente che ha già causato oltre un milione di sfollati e migliaia di morti. Gruppi armati di origine islamica, composti in parte da giovani locali e in parte da combattenti stranieri, hanno attaccato in questi anni villaggi, bruciato case, rapito donne e bambini e commesso varie atrocità in Capo Delgado. Ora sono arrivati ancora una volta a Chipene e nei dintorni, una zona dove ero stato come missionario, per accompagnare questa grande parrocchia con circa 130 comunità, assieme alla cara Sr Maria de Coppi, martire della fede e dell’amore di Dio il 6 settembre del 2022.
Ora più di 72.000 sfollati (secondo l’organizzazione internazionale per l’emigrazione) dell’intero territorio di Chipene e dintorni (circa 4000 km2) a fine novembre e inizio di dicembre sono dovuti fuggire con vari mezzi: la maggior parte a piedi, dormendo nei boschi. Ma perché tutto questo? In un contesto di disoccupazione e povertà estrema con scarsa attenzione istituzionale, reclutare i giovani per cammini oscuri senza uscita, purtroppo è facile. È un mix esplosivo. Da un lato, c’è la frustrazione di tanti giovani senza futuro; dall’altro, gli interessi economici legati ai giacimenti di gas, grafite, petrolio e rubini scoperti nel Nord. Le multinazionali sfruttano le risorse, ma la popolazione rimane povera. I gruppi armati usano la religione islamica come ideologia, ma in realtà la guerra è per il controllo di queste ricchezze. L’intervento dell’esercito mozambicano e delle truppe ruandesi ha permesso la riconquista di alcune aree, ma la pace è ancora lontana dall’essere raggiunta. Alcuni villaggi che erano stati ripopolati ora si stanno nuovamente svuotando. La gente vive nella paura e molti non tornano indietro per traumi avuti e per non vedere un futuro di speranza per i loro figli. Così i territori vicini si stanno popolando di rifugiati che cercano un rifugio, tra cui Namapa con più intensità e Carapira, dove siamo presenti come missionari comboniani e laici comboniani.
In questi giorni, ho visitato con i confratelli missionari gli sfollati accalcati nella parrocchia di Alua, vicino a Chipene per condividere un gesto di solidarietà: cibo, teloni per coprire le loro case, coperte, zappe, ecc… ciò che ci restava dell’iniziativa di sostegno al popolo colpito dal ciclone Jude. Mi è toccato il cuore incontrare tante care persone che conoscevo di Chipene (animatori, catechisti, mamme e giovani…) in coda per cercare qualcosa da mangiare con il volto sofferente. Molti di loro non ricevevano nulla da giorni, perché non c’era abbastanza cibo, medicine e altre cose di prima necessità per tutti.
È una situazione triste vedere persone umili che desiderano solo vivere onestamente nelle loro semplici case, spesso costruite con mattoni di fango e tetto di paglia, coltivando il loro campo, con una piccola zappa, per dare un pó di cibo ai propri figli; ma a cui viene negato questo diritto umano e devono fuggire per salvarsi. In questa situazione di emergenza e sofferenza umana, non si può rimanere indifferenti, per cui noi missionari comboniani a nome del popolo rifugiato di Chipene, Memba, Namapa e Alua sentiamo il dovere di condividere questo loro grido di aiuto, per chiedervi una preghiera e, per chi può, un gesto di solidarietà, secondo il vostro cuore vi suggerisce.
Di che cosa ha bisogno la nostra gente rifugiata nei nostri territori? Cibo (farina, riso, olio, fagioli, arachidi, latte per bambini denutriti, sementi…), medicine, coperte, stuoie e teli per proteggersi dalle piogge) e anche strumenti da lavoro (zappe, machete…), perché è un popolo che ha la propria dignità e ama lavorare per il suo sostento. E infine materiale scolare per i ragazzi che a fine gennaio torneranno a scuola
Il Comboni ci ha insegnato a “fare causa comune con i più bisognosi della terra”. Lui aveva compreso il cuore di Dio rivelato in Gesù, un cuore che non smette mai di amare e credere in un futuro migliore per i suoi figli non amati da questo mondo, dove molti cuori sono avidi di cose, ma vuoti di amore e umanità. E Dio cosa fa? Non gli resta che il nostro cuore per creare un mondo altro, che è il “Regno di Dio”, dove non predomina il potere, ma il servire gratuitamente il fratello, dove la bramosia dell’accumulo dei beni cede il posto alla condivisione fraterna e dove il volto di Dio è nascosto in questi nostri fratelli e sorelle scartati dalle dinamiche di potere.
Come équipe missionaria abbiamo anche aperto un Centro per bambini denutriti e stiamo dando una mano per ricostruire varie realtà distrutte dal ciclone in marzo. Il popolo ringrazia e collabora, questo è bello. In questi giorni oltre a dare una mano nella ricostruzione di cappelle distrutte dal ciclone, sostenere famiglie povere, spesso con case ancora semi distrutte, condividere sementi di granoturco per la semina, stiamo anche ristrutturando la scuola del paese che accoglie circa 2300 bambini, un piccolo gesto di Natale per dire che anche questi bambini hanno la loro dignità e sono amati da Dio. Tutto questo è grazie anche a voi e al vostro buon cuore. E’ bello anche vedere le mamme dei bimbi portarci la sabbia per la costruzione, caricata in un secchio sulla testa, come segno di collaborazione e gratitudine per la riabilitazione della scuola frequentata dai loro figli.
Ora il Natale si avvicina e, se non siamo vigilanti, possiamo cadere nella tentazione di lasciar fuori proprio Colui che nasce per donarci la Sua Vita, illudendoci che saremo più felici se compriamo o accumuliamo cose e regali che spesso ci lasciano il cuore vuoto. A voi cari amici un invito a vivere e pensare diversamente per restare umani e accogliere il divino che abita nel profondo di voi stessi, ed essere dono e speranza di Dio per l’altro. Solo mettendo assieme i nostri doni ricevuti da Dio, qualcosa di nuovo nascerà e sarà festa per tutti, sarà Natale.
Un augurio allora che questo nuovo Natale ci trovi con uno sguardo nuovo, lo sguardo di Gesù, che apre ogni cuore afflitto alla speranza che un “mondo altro” è possibile, se lo vogliamo costruire assieme.
Un grande grazie di cuore, cari amici, per la vostra vicinanza, che sempre ci avete mostrato in tanti modi.
Uniti nella preghiera e nella solidarietà,
p. Davide De Guidi
e comunità missionarie di Carapira e Namapa.
Carapira, 17 Dicembre 2025