Nella quarta Domenica di Avvento ci accompagna Ilario di Poitiers preparandoci al Natale.

di Marco Pappalardo
20 Dicembre 2025
Per gentile concessione di
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Per il genere umano il Figlio di Dio è nato dalla Vergine e dallo Spirito Santo, servo di lui stesso in questa opera […]. In tal modo, fatto uomo dalla Vergine, assunse in sé la natura della carne, affinché per tale unione intima il corpo di tutto il genere umano fosse in lui santificato. […] Cosa mai potremo noi restituire, che sia degno di tanto amore e di tanta degnazione? L’unigenito di Dio, uno con Dio per la sua origine ineffabile, entra nel seno della Vergine santa e cresce, sotto l’aspetto di feto umano. Colui che tutto contiene, nel quale e per il quale son tutte le cose, viene al mondo come ogni altro uomo; colui alla cui voce tremano gli angeli e gli arcangeli, si dissolvono il cielo e la terra e tutti gli elementi di questo mondo, fa udire i suoi vagiti infantili. Colui che è invisibile e incomprensibile, che non può essere misurato con la vista, il senso, il tatto, sta adagiato in una culla. Se qualcuno ritiene ciò indegno di Dio, confesserà se stesso oggetto di una bontà tanto maggiore […]. Egli non ebbe bisogno di farsi uomo: che per lui l’uomo è stato fatto; fummo noi ad aver bisogno che Dio si facesse carne e abitasse in noi. (Ilario di Poitiers, La Trinità, 2, 24-25)

«Dal  Protovangelo di Giacomo (in relazione al momento della nascita di Gesù): Io, Giuseppe, camminavo e non camminavo. Guardai nell’aria e vidi l’aria colpita da stupore; guardai verso la volta del cielo e la vidi ferma, e immobili gli uccelli del cielo; guardai sulla terra e vidi un vaso giacente e degli operai coricati con le mani nel vaso: ma quelli che masticavano non masticavano, quelli che prendevano su il cibo non l’alzavano dal vaso, quelli che lo stavano portando alla bocca non lo portavano; i visi di tutti erano rivolti a guardare in alto. Ecco delle pecore spinte innanzi che invece stavano ferme: il pastore alzò la mano per percuoterle, ma la sua mano restò per aria. Guardai la corrente del fiume e vidi le bocche dei capretti poggiate sull’acqua, ma non bevevano. Poi, in un istante, tutte le cose ripresero il loro corso».

Alla nascita di Gesù, come narra questo brano tratto da un testo apocrifo, la creazione si ferma per un istante. Dovremmo fermarci anche noi, stupiti, per contemplare la bellezza di questo immenso dono.

Tratto da “Avvento e Natale con i Padri della Chiesa”, Libreria Editrice Vaticana, 2009