
Carissimi,
Al termine di un anno particolarmente intenso, mi interrogo su cosa posso condividere con voi nell’occasione dell’imminente festa del Natale. Ho pensato ai regali che trovo nel cesto natalizio di quest’anno…
Il primo dono è la gioia di essere stato vicino ai poveri. Gioia semplice, ma profonda e persistente, che non trova giustificazioni nel fare grandi cose. L’essenziale è esserci. Il resto lo fa la vita. Più il povero è povero e più grande è la sorpresa di quanto la semplice presenza può essere il regalo più gradito. I poveri più poveri li ho trovati soprattutto nel carcere, che sta diventando, per me, sempre più una scuola di formazione permanente. Mi ritrovo nelle parole di Papa Francesco pronunciate nel 2024, quando visitò il carcere di Montorio (VR): « Per me entrare in un carcere è sempre un momento importante, perché il carcere è un luogo di grande umanità. Di umanità provata, talvolta affaticata da difficoltà, sensi di colpa, giudizi, incomprensioni, sofferenze, ma nello stesso tempo carica di forza, di desiderio di perdono, di voglia di riscatto».
Un paio di mesi fa sono arrivati dal carcere di Koro Toro, in pieno deserto, a 600 km dalla capitale, un centinaio di detenuti in condizioni fisiche al limite del sopportabile: alcuni di loro, mi hanno detto, non ce l’hanno fatta a completare il viaggio. Gli altri sono arrivati affamati, sfiniti, gambe gonfie, segni di tortura… 30 di loro non riuscivano a camminare e hanno dovuto essere trasportati all’interno della prigione con la barella. Ho avuto modo di visitarli e di guardarli in faccia per un attimo. Ho avuto un nodo alla gola e sono rimasto senza parole… sono riuscito appena a dire: “Buongiorno…”, mentre mi sforzavo di pensare che in quei corpi macilenti e stanchi si nascondeva Gesù Cristo. A mia grande sorpresa un giovane, steso su una stuoia mi ha guardato, ha sorriso e mi ha detto: “Grazie!”. Ho pensato che quel Grazie poteva venire dalla persona stessa di Gesù e ha risuonato a lungo dentro di me, come la ricompensa del Vangelo vissuto…
Un grosso problema sono i detenuti senza processo: persone che restano per anni in carcere, senza un reale motivo: sono stati spettatori di un evento criminale, sono della famiglia di un inquisito, oppure c’è stato uno scambio di persona: il colpevole è fuori e l’innocente si trova dentro…
Ci vorrebbe qualcuno che ci aiuti a fare giustizia. Un avvocato, che nel passato aveva collaborato con l’equipe della pastorale carceraria gratuitamente al fine di soccorrere alcuni detenuti senza famiglia, senza soldi e senza difesa mi ha confidato: Ho rinunciato al mio lavoro di avvocato perché nel nostro paese non c’è più la giustizia: oggi la giustizia è schiava della politica…
Ieri abbiamo celebrato il Natale in anticipo, alla presenza dell’Arcivescovo. Una celebrazione toccante, ecumenica e profonda. Un detenuto, protestante, che ha studiato legge ed è stato scelto come coordinatore delle attività religiose all’interno del carcere ha dato il benvenuto con queste parole:
“E’ con una gioia profonda, un’emozione sincera e un rispetto filiale che la comunità cristiana del carcere di N’djamena l’accoglie oggi in mezzo a sé. La sua presenza non è semplicemente una visita pastorale, è per noi un segno vivo della misericordia, un gesto di amore che raggiunge ciascuno nella sua realtà, nelle sue lotte e nella sua speranza. Lei è entrato qui come un Padre che viene a visitare i suoi figli, un pastore che raggiunge il suo gregge anche nei luoghi più dimenticati, ricordando le parole del Signore nel Vangelo di Matteo: ‘Ero in prigione e siete venuti a visitarmi’.
Monsignore, la sua venuta ravviva in noi la certezza che Dio non ci abbandona e la sua grazia attraversa i muri, le inferriate e le porte bloccate; apre dei percorsi di ricupero, di guarigione e di trasformazione. Oggi noi vogliamo dirle ‘Benvenuto!’ con tutto il nostro cuore: sia benvenuto in questa casa in cui Dio restaura le vite, dove i cuori risorgono, dove degli uomini diventano discepoli. Noi crediamo che la sua parola sarà una parola fonte di luce, un balsamo di pace e una direzione nuova per ciascuno di noi.
L’accogliamo con rispetto, riconoscenza e speranza. Che il Signore rinnovi la sua forza, che la ispiri nel suo ministero e che benedica abbondantemente tutti coloro che lei conduce”.

Nel cesto di Natale trovo ancora un libretto prezioso e gradito: l’esortazione Apostolica di Papa Leone “Dilexi te”, Ti ho amato, sull’amore verso i poveri. Può essere letto come il testamento spirituale di Papa Francesco, che Papa Leone ha raccolto e completato. Trascrivo qualche frase che mi ha particolarmente colpito:
Contemplare l’amore di Cristo «ci aiuta a prestare maggiore attenzione alle sofferenze e ai bisogni degli altri, ci rende forti per partecipare alla sua opera di liberazione, come strumenti per la diffusione del suo amore».
Come sarà bello il Natale se riusciremo a contemplare e a gustare con viva fede l’amore di Gesù che si fa piccolo e povero per essere tra di noi e con noi!
Il contatto con chi non ha potere e grandezza è un modo fondamentale di incontro con il Signore della storia. Nei poveri Egli ha ancora qualcosa da dirci.
Sono convinto che la scelta prioritaria per i poveri genera un rinnovamento straordinario sia nella Chiesa che nella società, quando siamo capaci di liberarci dall’autoreferenzialità e riusciamo ad ascoltare il loro grido.
L’alternativa che il nemico propone è l’avere, il potere e l’apparire: ma questi idoli non hanno la forza di rinnovarci. Piuttosto collaborano a deprimerci quando ci sfuggono dalle mani…

Il terzo regalo che trovo nel cesto sono le “preghiere dei Santi” che mi hanno sostenuto e accompagnato in questi mesi e l’aiuto economico sovrabbondante che ho ricevuto per completare il centro sanitario dedicato al Beato P. Giuseppe Ambrosoli. Molti, senza essere sollecitati, hanno condiviso con altri amici la mia richiesta di aiuto e ne ho avuto ampio riscontro. A tutti rivolgo un grazie profondo e sincero.
A che punto siamo? Si chiederà qualcuno… Penso che possiamo dire: Siamo verso la fine, visto che al momento in cui scrivo i piastrellisti sono al lavoro… È un progetto che sta andando avanti bene… a condizione di essere sostenuti da tre “P”: Pazienza perché per mesi le strade sono impraticabili e questo rallenta tutto; Pazienza perché a volte manca il materiale; Pazienza perché a volte mancano gli operai…Ma se questa è un’opera di Dio, Lui saprà condurla a buon fine, nei tempi da lui previsti.
Il quarto regalo è la comunità cristiana di Kilwiti che mostra di essere affamata e assetata della Parola di Dio e dell’amicizia del suo Figlio Gesù. Avendo la presenza del sacerdote solo per qualche giorno della settimana, sono obbligati a prendersi in carico delle varie attività e lo fanno con costanza e fedeltà, i giovani e gli adulti, al centro della zona pastorale e nelle piccole comunità ecclesiali di base disperse nella periferia. Sono un esempio per noi che fatichiamo sempre più ad avere un sacerdote dedicato alla parrocchia, ma che forse possiamo offrire una più grande collaborazione per il bene della comunità.
“Un bambino è nato per noi, ci è stato donato un figlio. E’ chiamato Principe della pace; egli viene a consolidare e rafforzare il diritto e la giustizia”.
Vieni, Signore Gesù!
Buon Natale a tutti!