Nel nuovo libro del domenicano al centro c’è l’instancabile desiderio racchiuso nel cuore di ogni uomo di essere felici: la Parola di Dio non offre una teoria, ma un percorso

di Adrien Candiard
9 novembre 2025
Per gentile concessione di
AVVENIRE
Pubbblichiamo qui l’introduzione al nuovo libro di Adrien Candiard Quando arriva la felicità. Un viaggio nella Bibbia per chi ha smesso di crederci (LEV, pagine 112, euro 12, in libreria da martedì). Il testo raccoglie le rubriche comparse in prima pagina su questo quotidiano nei mesi scorsi a firma di Candiard, domenicano di stanza a Il Cairo, membro dell’Institut dominicain d’études orientales (Ideo), uno degli autori di spiritualità più letti in Europa. Candiard sarà in Italia a novembre per quattro eventi in occasione dell’uscita del libro: mercoledì 19 novembre alle ore 20.45 sarà a Maranello (MO) all’Auditorium Enzo Ferrari (Via Nazionale, 78); giovedì 20 novembre a Gallarate alle ore 18 nella Libreria Biblos Mondadori (Piazza della Libertà); venerdì 21 novembre a Treviso alle ore 20.45 nella Chiesa di Sant’Agnese (Borgo Cavour, 35); sabato 22 novembre a Trento alle ore 17.30 all’Auditorium del Vigilianum – Polo culturale diocesano (via Celestino Endrici, 14).
Sulla felicità, bisognerebbe sapere tutto. Come accontentarci, nell’era delle nanoscienze e della fisica quantistica, di un sapere frammentario, approssimativo e spesso anche contraddittorio su un argomento di simile importanza? Non è precisamente su un tema così vitale, più che su qualsiasi altro, che necessiteremmo di un approccio serio, preciso e perfino sistematico? Sarebbe logico, naturalmente. Eppure, abbiamo tutti riscontrato i limiti dei presunti metodi infallibili. Per qualcuno, in determinate situazioni, il tal consiglio forse funziona, ma abbiamo superato l’età in cui si crede alle magie. E quando si passa dal semplice consiglio di un amico alla teoria politica, ogni volta che si pretende di guidare l’umanità verso la felicità grazie a un sistema unico e univers
e, allora la catastrofe non è mai così vicina. I sistemi che l’hanno promessa hanno piuttosto dato origine, in un ambiente rigido e opprimente, alle disperazioni più abissali. Perché il sistema non è la vita. Cristallizza, imprigiona: nel voler conservare a tutti i costi, toglie il movimento, l’incertezza, la vitalità. Come potrebbe, un sistema, avere un buon approccio a qualcosa di talmente fragile e delicato com’è la felicità?
Sarà per questo che la Parola di Dio non offre ai suoi ascoltatori una teoria della felicità? Si faticherebbe molto a trovare, nelle pagine della Bibbia, un insegnamento sistematico che ne riveli la ricetta. Eppure, della felicità, questo instancabile desiderio del cuore umano, la Bibbia parla ad ogni pagina. Lo fa, però, in un modo apparentemente disorganico, variegato, mischiando contesti e generi letterari.
Ci sono, sicuramente, le “beatitudini”: frasi brevi, incisive, lapidarie, che si aprono con un «Felici quelli che…», come una promessa di felicità riservata a coloro che percorreranno la via indicata. Gesù, autore di molte beatitudini, non ha fatto che riprendere a modo suo una pratica letteraria già ben presente nell’Antico Testamento. Ma nella Bibbia si annoverano altre numerose forme di parlare della felicità: elaborazioni dottrinali, parole di sapienti, e proverbi, racconti ricchi di immagini, o poetici, che vanno in ogni direzione. Non c’è traccia di un metodo, è piuttosto qualcosa come un viaggio.
Per il lettore è un po’ disorientante, ma non credo sia per mancanza di destrezza che Dio ha lasciato che la Bibbia ci trasmettesse un discorso così poco sistematico. Tutta questa varietà è probabilmente quel che c’è di meglio per sostenere la nostra ricerca della felicità, con maggior efficacia che non un insegnamento univoco, e in modo ben più realista che un metodo in dieci lezioni. La felicità, infatti, non è una questione di meccanica o di procedure, ma di storie singolari, di persone uniche e libere.
Quando il quotidiano Avvenire mi ha invitato a tenere una breve rubrica ogni mattina dalle sue colonne, per tre mesi, ho subito pensato di utilizzare il prezioso spazio offertomi per mostrare questa diversità, questa sovrabbondanza, questa ricchezza della Parola di Dio riguardo alla felicità. Le esigenze di impaginazione mi imponevano un formato breve: una bella sfida, per me, predicatore che va sempre per le lunghe; ma anche una costrizione benvenuta per andare all’essenziale, per proporre ogni giorno una razione per il cammino. Venuto il momento di raccogliere quei testi in volume, era forse il caso di provare a sistematizzare maggiormente?
Meglio rispettare il ritmo biblico, saltabeccando da un autore all’altro, da una voce all’altra: quando Dio ci parla, lo fa sempre polifonicamente. Purtroppo, se Dio parla tutte le lingue, non è questo ancora il mio caso. Per evitare al lettore di inciampare in troppi congiuntivi sciancati, ho preferito scrivere nella mia lingua materna, il francese, contando sull’abilità del mio traduttore abituale per rendere la mia prosa in un italiano che Manzoni avrebbe promosso.
Ma anche la Bibbia ha i suoi vezzi linguistici. Il lettore italofono, spesso abituato alla bella traduzione della Conferenza episcopale italiana, non sempre ritroverà in queste pagine le formulazioni che gli sono familiari. Il cambiamento più evidente, forse il più disturbante, riguarderà una parola importante per il nostro argomento. L’italiano distingue infatti due tipi di felicità: la felicità propriamente detta, ordinaria, terrena, laica, e la beatitudine, celeste, aerea, religiosa. L’unico problema è che nessuna lingua biblica opera questa distinzione, né l’ebraico né il greco. Tradurre le beatitudini di Gesù nella tradizionale formula «Beati i poveri in spirito» significa rispettare, sì, la radice latina, ma anche far credere che la felicità di cui parla Gesù e quella che inseguiamo noi ogni giorno siano due cose differenti. Non si troverà quindi in questo volume nessun «beato». Solamente dei «felici».
Questo cambiamento e alcuni altri, sempre fondati su un lavoro biblico preciso, potranno aiutare il lettore a leggere la Parola di Dio con occhio nuovo. Perché la Bibbia non può essere una collezione di abitudini. La Bibbia spiazza, sorprende, sconvolge le nostre evidenze e il nostro comfort. È così che essa nutre la nostra ricerca della felicità, è così che ci conduce, pazientemente, su strade che solo lei conosce, fino a Dio, fonte di ogni bene.