Lunedì della XXX settimana
Lc 13,10-17: Questa figlia di Abramo non doveva essere liberata nel giorno di sabato?

10 Una volta stava insegnando in una sinagoga il giorno di sabato. 11 C’era là una donna che aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma; era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo. 12 Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei libera dalla tua infermità», 13 e le impose le mani. Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio. 14 Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, rivolgendosi alla folla disse: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi curare e non in giorno di sabato». 15 Il Signore replicò: «Ipocriti, non scioglie forse, di sabato, ciascuno di voi il bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? 16 E questa figlia di Abramo, che satana ha tenuto legata diciott’anni, non doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?». 17 Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

Martedì della XXX settimana
Lc 13,18-21: Il granello crebbe e divenne un albero.

18 Diceva dunque: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo rassomiglierò? 19 È simile a un granellino di senapa, che un uomo ha preso e gettato nell’orto; poi è cresciuto e diventato un arbusto, e gli uccelli del cielo si sono posati tra i suoi rami». 20 E ancora: «A che cosa rassomiglierò il regno di Dio? 21 È simile al lievito che una donna ha preso e nascosto in tre staia di farina, finché sia tutta fermentata».

Non doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?

– La sinagoga è il luogo dell’insegnamento: quello che scaturisce dalle Scritture (cfr. 4,14ss; At 13,13-15). Proprio per questo è anche il luogo della guarigione vera dell’uomo, poiché la parola di Dio è efficace. Gesù pone le mani su una donna che non poteva drizzarsi in alcun modo (come non appartenesse più al genere umano!). Essa viene “sciolta/liberata dall’infermità” (12). Da diciotto anni (cfr v.4) era oppressa dal male, che qui viene chiamato “spirito di infermità” (11). Ora sta dritta, e per questo glorifica Dio: solo l’uomo “rettificato” può dar lode a Dio che fa bene tutte le cose.

– Il miracolo passa in secondo piano, o meglio, diventa motivo di polemica e poi di insegnamento. La guarigione era avvenuta in giorno di sabato. Nella Legge è scritto: “Il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro… perché il Signore si è riposato il settimo giorno… lo ha benedetto e dichiarato sacro” (Es 20,10ss). A questo esplicito comando si appella (giustamente) il capo della sinagoga (14).

Nella sua risposta, Gesù afferma che il sabato è una grande festa, è un compimento vittorioso, e non un mero rito. Un esempio serve da chiarimento. Voi, dice Gesù, siete legati ad un bue o a un asino: questi animali sono “vostri” e voi li sciogliete perché non rimangano senz’acqua…. nemmeno un giorno! E questa donna? Essa manca di vita (perché non può lodare Dio essendo curva) … da diciotto anni! Nelle parole di Gesù c’è una velata accusa ai capi, “ipocriti”: Si vede bene che voi non la sentite “vostra”. Ma essa è “figlia di Abramo” (16) e attende l’adempiersi della promessa (Dt 5,15). Come potrebbe glorificare Dio se restasse curva e incatenata da Satana?

Allora, la creazione non è ancora compiuta? Sì, non è compiuta. Solo Gesù la porta a compimento con i suoi gesti di “guargione/liberazione”. E lo fa in giorno di “sabato” per indicare che il “riposo” di Dio è massima “operosità” verso l’uomo. Solo chi è guarito/liberato è “completo”. E solo chi è completo può dar lode a Dio. L’assemblea gioisce “per le opere gloriose” di Gesù, opere che lo rivestono della gloria stessa di Dio (17). Gesù dirà, in altro vangelo: “Mio Padre opera fino al presente e (infatti) io opero” (Gv 5,17).

A che cosa è simile il regno di Dio?

– E’ simile a un granellino di senapa (19). Il regno di Dio sta ad indicare non un luogo, ma un ambito e una relazione: la relazione è con Gesù e l’ambito è la Chiesa/comunità (vedi l’episodio precedente: “germe” del regno). Ebbene, questa relazione e questo ambito, in sé piccolissimi (tema della croce: seme “gettato” nell’orto!), sono proiettati e destinati a tutti, nessuno escluso: quindi ai popoli, rappresentati dagli uccelli del cielo (Ez 17,22-23; Dan 4,9). La Chiesa infatti non è una setta o una fraternità per pochi intimi!
[“Evoluzione” nella storia della Chiesa? E’ meglio parlare di continuo “miracolo”: un piccolo arbusto a fronte di tanti uccelli/popoli! I “processi” del regno, come quelli di ogni crescita, si possono soltanto contemplare. Per il seme il processo avviene sotto terra, per il lievito avviene di notte].

– E’ simile al lievito (20). Stesso “processo”: prendere, nascondere… finché tutto sia fermentato. Tre misure di farina è una grande quantità! Un po’ di lievito… e “tutto” viene fermentato, nessuna parte esclusa! Com’è possibile un risultato così grande a fronte di un’entità così piccola? La Chiesa deve operare con fiducia nella forza del seme (vangelo). Se c’è la fiducia/fede ci sarà senz’altro la crescita verso “tutti e tutto”.

Mercoledì della XXX settimana
Lc 13,22-30: Verranno da oriente a occidente e siederanno a mensa nel regno di Dio.

Gesù passava per città e villaggi, insegnando, mentre camminava verso Gerusalemme. 23 Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose: 24 «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. 25 Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. 26 Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. 27 Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d’iniquità! 28 Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori. 29 Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. 30 Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi».

Giovedì della XXX settimana
Lc 13,31-35: Non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme.

31 In quel momento si avvicinarono alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere». 32 Egli rispose: «Andate a dire a quella volpe: Ecco, io scaccio i demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno avrò finito. 33 Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io vada per la mia strada, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme. 34 Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto! 35 Ecco, la vostra casa vi viene lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più fino al tempo in cui direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!».

E passava attraverso città e villaggi insegnando e cammin facendo verso Gerusalemme

Ha inizio una sezione che si estende fino a 17,10 (nuova menzione del viaggio).
Gesù passava di città in città e di villaggio in villaggio. Si vuole ricordare un atteggiamento abituale di Gesù: “passava insegnando e cammin facendo”. Gesù “attraversava” tutte le realtà: le contattava e le salvava. Come? “Insegnando e cammin facendo verso Gerusalemme”. La chiesa ha colto così l’atteggiamento abituale di Gesù:”Ogni giorno, nel tempio e a casa, non cessavano di insegnare e di portare il lieto annunzio che Gesù è il Cristo” (At 5,42; 8,25.40). L’insegnamento vero è l’annuncio del mistero pasquale di Cristo e la progressiva intruduzione in esso.

Sono pochi quelli che si salvano?

Alla “fine dei tempi”, qual è il numero dei salvati? Chi entra nel regno? (cfr 17,20; 18,18). Tutto Israele o pochi soltanto? Solo Israele? I pagani no? Gesù evita il terreno della speculazione e richiama il concetto di “lotta” o decisione seria. Ma non prima di tutto in ordine a se stessi (morificatevi, sacrificatevi…) bensì in ordine a lui. La vera “lotta (agone)” è quella di riconoscere Gesù nel mistero della sua croce: lui, la “porta stretta” (24). Ed è “ora” il tempo della decisione!

Israele è chiamato a “conoscere” il Signore, allora il Signore “conoscerà” Israele (25). Diversamente, Israele (e in seguito il cristiano che non permane nella fede) cadrà nella categoria degli “operatori d’iniquità” (25). A poco varrà richiamarsi ad una conoscenza “secondo la carne”: “Abbiamo mangiato e bevuto alla tua presenza (ma non ‘con me’!) e tu hai insegnato nelle nostre piazze (ma non avete ‘ascoltato’)” (26). Con Abramo, Isacco, Giacobbe e i profeti, siederanno a mensa nel regno i popoli (Is 25,6ss). Ma quell’Israele che non ha creduto in Gesù “sarà cacciato fuori” (28).

Degli ultimi saranno primi e dei primi saranno ultimi” (30). Gesù non propone statistiche per quanto riguarda i salvati, nemmeno divide il mondo in due blocchi. Il problema è soltanto quello della decisione personale nei suo confronti. Ne viene che alcuni degli ultimi (pagani) saranno primi (salvati) e alcuni dei primi (Israele) saranno ultimi (perduti).

Gesù dunque non propone numeri o schemi: non vuole che ci si adagi nella sicurezza (rientro nella categoria), ma nemmeno che si cada nella disperazione (sono fuori quota), o in uno stato d’allarme paralizzante. Egli dice di una possibilità e di una responsabilità: lottate per credere, cercate il regno, accogliete me. Una volta poi accolto Gesù, una volta cioè che si è cristiani la porta stretta viene ad essere la tribolazione della croce/persecuzione (At 14,22). In altre parole la lotta, da “atto di fede”, si fa perseveranza e permanenza nella fede. L’appello, dunque, arriva ai lettori cristiani.

Vediamo anche le parole di Paolo: “Combatti la buona battaglia della fede” (1 Tm 6,12), oppure “Ho combattuto la buona battaglia… ho conservato la fede” (2 Tm 4,7s).

Non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme

Erode vuole uccidere Gesù, come già aveva ucciso Giovanni Battista (3,19; 9,7-9). O forse vuole semplicemente farlo recedere dai suoi propositi con una minaccia intimidatoria.
L’invito dei farisei a Gesù è che egli vada “via di qui”: “torni indietro” dalla decisione di andare a Gerusalemme! Ma Gesù ha deciso lui stesso di “salire a Gerusalemme” (9,51), in obbedienza alla volontà del Padre. Non per altri motivi. Erode è una “volpe”: astuto, ma vile e insignificante. Resti nella sua tana e non voglia guidare i disegni di Dio!

Oggi e domani” (32). Espressione che sta a indicare un “tempo breve ma continuato”, che ormai volge al compimento. “Il terzo giorno” (32). Indica una svolta e un compimento. Non soltanto una fine. Questa svolta sta nell’intervento di Dio che glorifica Gesù. Il senso dunque è questo: per un certo tempo la cui durata è nelle mani di Dio (e non di Erode!), Gesù compie la sua missione (cacciare demoni e compiere guarigioni)… fino alla morte.
Ma il terzo giorno avviene la svolta: Dio lo glorificherà.
“E’ necessario”, è secondo la volontà di Dio che Gesù “cammini” fino al terzo giorno e giunga a Gerusalemme, perché “è necessario” (questo è il senso dell’espressione “non è possibile”) che il profeta muoia a Gerusalemme. E’ là dove c’è il massimo del dono che si verifica il massimo del rifiuto! (At 7,52)

Gerusalemme, Gerusalemme

Gerusalemme, Gerusalemme! Assassina dei profeti e lapidatrice degli inviati di Dio! (1 Re 18,4.13; Ger 26,20ss; 2 Cr 24,19ss; Ne 9,26). L’identità di Gerusalemme si configura come un permanente rifiuto di Dio! Il ministero di Gesù evoca, in termini e atti pressoché identici, l’opera di Dio verso il suo popolo. Egli ha voluto raccogliere, proteggere, sollevare, guidare, riscaldare il suo popolo (Deut 32,10s; Is 31,5; Sal 36,8). Gesù ha fatto la stessa cosa, e ripetutamente, verso i suoi contemporanei. Ma non come aquila, bensì come “chioccia”! L’immagine richiama amore e debolezza assieme, cioè il suo dono d’amore sulla croce. Israele però ha rifiuatato ancora e al massimo grado: “Voi non avete voluto” (34).

Dio allora vi abbandonerà (distruzione di Gerusalemme), come era stato annunciato (Ger 12,7; 1 Re 9,6ss). “Non mi vedrete più fino a ché…”. (35). E’ una minaccia e un’esortazione ad un tempo.
Per Gerusalemme, ora, resta una sola possibilità di salvezza: quella di credere in Gesù, quella di “vederlo” accogliendolo come il pellegrino che entra in lei e le porta benedizione: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore” (Sal 118,26). Anche Gerusalemme incontrerà il Signore (Rm 11,25ss), ma solo se crederà in Gesù.

Venerdì della XXX settimana
Lc 14,1-6: È lecito o no curare di sabato?

Un sabato era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare e la gente stava ad osservarlo. 2 Davanti a lui stava un idropico. 3 Rivolgendosi ai dottori della legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no curare di sabato?». 4 Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò. 5 Poi disse: «Chi di voi, se un asino o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà subito fuori in giorno di sabato?». 6 E non potevano rispondere nulla a queste parole.

Sabato della XXX settimana
Luca 14,1.7-11: Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.

7 Osservando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro una parabola: 8 «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più ragguardevole di te 9 e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: Cedigli il posto! Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. 10 Invece quando sei invitato, và a metterti all’ultimo posto, perché venendo colui che ti ha invitato ti dica: Amico, passa più avanti. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. 11 Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Il senso del sabato

– vv. 1-6: E’ lecito guarire in giorno di sabato? E’ la terza volta che Luca presenta Gesù a tavola in casa di un fariseo (7,36; 11,37). Questa volta è “uno dei capi” che lo invita.
“Essi lo stavano osservando” (1): si tratta dei farisei. Lo osservano in modo ostile, o almeno sospettoso. E’ tanto vero questo che Gesù, prima ancora di compiere il miracolo nei riguardi dell’idropico, interroga i dottori della legge e i farisei sulla liceità di “curare in giorno di sabato” (3). Il loro silenzio significa imbarazzo, contrasto, mancanza d’argomenti… non certo assenso!

La risposta “concreta” di Gesù si pone su due piani. Per prima cosa Gesù guarisce l’idropico (4). Poi motiva la guarigione con questo ragionamento: Chi di voi non tira fuori un animale caduto nel pozzo in giorno di sabato? (5). “Tirar fuori”, nel caso specifico, è sinonimo di “salvare”. L’idropico, però, non era da … salvare: infatti non stava morendo in quel momento stesso! Eppure Gessù lo guarisce “in giorno di sabato”. Perché?

Il senso vero del “sabato” è la lode di Dio: il poter dire, cioè, che Dio ha fatto bene tutte le cose! Com’è possibile dire questo se davanti a noi sta un pover’uomo idropico? Di sabato dunque, non solo è lecito, ma “bisogna” guarire ogni “mancanza di vita”. Sguardi e gesti d’amore portano a vero compimento la legge. I farisei, che sono legati in modo rigido alla legge, non sanno andare oltre la legge, o meglio, dentro alla legge. Per questo non sanno rispondere a Gesù (6).

vv. 7-11: Quando sei invitato…

Regole di comportamento ovunque rispettate (specie in passato, vedi anche Prov 25,6s), offrono a Gesù l’occasione di un nuovo insegnamento (10). Egli vede che gli invitati sono “essi stessi” a scegliere, e … guardacaso “i primi posti!”. Perché scelgono i primi posti? Perché si riconoscono idonei, meritevoli e giusti. Tu, invece, va a metterti all’ultimo posto: accogli pure l’invito, ma riconosciti un peccatore e vivi la tua vita al modo di un “graziato”. Il Signore “venendo (ultimo giorno)” ti farà passare avanti e ti esalterà. Non avrai vergogna, cioè sarai salvato.

Vangelo di Luca Scuola biblica
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