Guarderanno a me, colui che hanno trafitto!
Anno C – Tempo Ordinario – Festa dell’Esaltazione della Santa Croce
Giovanni 3,13-17: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito”
Oggi, 14 settembre, la liturgia ci fa interrompere il racconto dell’evangelista Luca, per celebrare l’“esaltazione della santa croce”. Si tratta di una festa molto antica. Secondo la tradizione, le prime comunità cristiane di Gerusalemme hanno iniziato a celebrare il ritrovamento della Croce, che sarebbe avvenuto un 14 settembre da parte di sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, e della consacrazione della Chiesa del Santo Sepolcro in Gerusalemme, avvenuta il 14 settembre 335. Questa festa è ancora oggi una delle dodici grandi festività dell’anno liturgico ortodosso.
La Croce Gloriosa
San Paolo ha scritto: “Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani” (1 Cor 1,23). I cristiani, però, erano restii a raffigurare la croce, che evocava la morte ignominiosa del Signore. Non diceva, infatti, la Scrittura: “Maledetto chi è appeso al legno” (Gal 3,13; cf. Dt 21,23)? Si preferivano altri simboli, come il pesce e i pani, il buon pastore, l’àncora, la colomba, il monogramma di Cristo… Concretamente a partire dal IV secolo, e simbolicamente a partire dalla data emblematica del 14 settembre 335, la croce divenne il simbolo cristiano per eccellenza.
Dal secolo VI questa festa viene presentata come della “Esaltazione”, con il doppio senso fisico di “innalzamento” e di “ostensione” della Croce. Questo termine traduce bene l’intenzione teologica del IV Vangelo, dove la croce viene presentata da Gesù per tre volte, proprio in questo modo, nel brano del Vangelo di oggi e in altri due passi. Infatti, ai farisei Gesù dirà: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono” (8,28). Più tardi, alla folla attonita, dirà: “Io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (12,32).
La Super-Esaltazione
Ma perché “esaltare” lo strumento che ha dato la morte al Signore Gesù? Certo, la croce viene semplicemente “venerata”, ma è Cristo che viene adorato. La croce è il “luogo” dove l’amore di Dio viene “ostentato”: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito”.
La seconda lettura (Filippesi 2,6-11) ci offre il senso della “esaltazione”. San Paolo utilizza un inno cristologico antico, composto probabilmente a Efeso e che circolava nelle comunità dell’Asia Minore (cf. Ef 5,19; Col 3,16). Cristo “umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome” (Fil 2,7-9). Colui che gli uomini avevano voluto abbassare, Dio l’ha innalzato.
San Paolo usa qui un verbo fortissimo: hyperýpsōsen, una parola composita: hypér (sopra, al di sopra) + psóō (innalzare, elevare). Quindi, hyperýpsōsen non significa semplicemente “esaltare”, ma “iper-esaltare”, “innalzare al massimo grado”, “elevare supremamente”. È un superlativo, un’intensificazione potente del semplice “innalzare”. Gesù si è umiliato (tapeinóō) fino alla morte di croce (il livello più basso immaginabile). La risposta di Dio non è una semplice “riparazione”, ma un’innalzamento che supera ogni misura e persino ogni concezione umana. L’umiliazione volontaria (kenosi) del Figlio è corrisposta da un’esaltazione sovrabbondante del Padre.
Guardiamo a colui che abbiamo trafitto!
Vi invito a celebrare questa festa nello spirito che ci propone il profeta Zaccaria 12,10: “Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a me, colui che hanno trafitto”. Si tratta della profezia che il IV evangelista cita al momento in cui il lato di Gesù è stato trafitto: “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” (Gv 19,37).
La festa della Santa Croce ci invita a innalzare lo sguardo, a non tenerlo fisso sul morso del Serpente (vd. prima lettura, Numeri 21,4-9). L’antico serpente di bronzo, conservato nel Tempio di Gerusalemme, fu distrutto dal re Ezechia, che lo riteneva un oggetto di culto idolatrico (2 Re 18,4). La croce è il vero serpente di bronzo eretto da Cristo, nuovo Mosè, nel deserto della nostra vita. Guardando la croce sulla quale Gesù è stato “fatto peccato in nostro favore” (2 Cor 5,21), riconosciamo il nostro peccato di mormorazione e i serpenti dell’egoismo, dell’ira, della cupidigia, della bramosia del potere e dell’apparire…, tutti i “serpenti brucianti” che stanno avvelenando la nostra vita. Ed ognuno conosce i nomi dei propri serpentelli!
Guardando alla croce con lo “spirito di grazia e di consolazione” promesso da Dio per mezzo del profeta veniamo guariti, “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Vangelo).
Innalzando lo sguardo verso il Crocifisso non possiamo dimenticare quanti sono sacrificati sull’altare del profitto economico, della logica dello sfruttamento, dell’ambizione politica, dall’ideologia totalitarista… tutti quelli che abbiamo crocifisso lungo la storia. Cristo li ricapitola tutti. Oggi è anche il giorno del loro innalzamento. Il Signore “ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili” (Lc 1,52).
Quando celebriamo la Santa Croce, ricordiamo ancora tutti i cristiani che sono perseguitati a causa della loro fede. Sono oltre 365 milioni, un cristiano su sette a livello globale. La proporzione sale a uno su cinque in Africa e due su cinque in Asia. Spesso questo accade nell’indifferenza generale. Anche la loro croce è gloriosa.
Questa festa, infine, alimenta la nostra speranza che un giorno tutti “volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” (Gv 19,37) e saranno salvi!
Per la riflessione personale
1. Cerchiamo di fare con più consapevolezza il segno della croce.
2. Sotto la croce della tua stanza, durante questa settimana metti ogni giorno un fiore. Inoltre, scrivi su un foglietto la frase: “Chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita” (Nm 21,8), pensando al tuo “serpentello” che cerca di avvelenare la tua giornata.
3. Ricordati che sei il “guardiano del fuoco” dell’amore di Dio. Il cristiano è colui che ha “conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi. Dio è amore” (1 Gv 4,16). E “se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?” (cf. Rm 8,31)
P. Manuel Joao Pereira Correia, mccj

P. Manuel João, comboniano
Riflessione domenicale
dalla bocca della mia balena, la sla
La nostra croce è il pulpito della Parola