A 40 anni dal martiro, P. Ezechiele Ramin, comboniano di Padova, ucciso in Brasile nel 1985, suscita ancora domande alle quali è difficile rispondere. In fin dei conti, la sua morte poteva essere evitata?  

P. Giovanni Munari
24 luglio 2025
http://www.comboniani.org

C’erano due anime nella chiesa del Brasile nel 1984, quando P. Ezechiele vi arrivò per un lavoro missionario nell’Amazzonia meridionale, a 31 anni di età. La prima veniva dal Vaticano II, il grande avvenimento ecclesiale del secolo scorso, che raccolse e orientò molte spinte di rinnovamento sorte in molte parti del mondo, compreso il Brasile.

Vaticano II

Poco prima della chiusura di quella grande assemblea romana (1965), che lanciava sfide inedite alle chiese del mondo intero, un gruppo di 42 vescovi, la maggior parte latino americani (tra essi c’era però anche un italiano, mons. Luigi Bettazzi, ausiliare di Bologna), si incontrò nelle catacombe di Domitilla per un momento di condivisione e spiritualità. Volevano anch’essi tirare delle conclusioni, di carattere personale, dai lavori del Concilio, prima dell’atto finale che ci sarebbe stato 20 giorni dopo. Uscirono di là con un documento sottoscritto da tutti, conosciuto come il Patto delle Catacombe, che comincia così. “Noi, vescovi riuniti nel Concilio Vaticano II, illuminati sulle mancanze della nostra vita di povertà secondo il Vangelo; sollecitati vicendevolmente ad un’iniziativa nella quale ognuno di noi vorrebbe evitare la singolarità e la presunzione … ci impegniamo a quanto segue” – ed elencarono 12 punti che avrebbero cominciato a attuare ritornando alle loro diocesi – : “Cercheremo di vivere come vive ordinariamente la nostra popolazione per quanto riguarda l’abitazione, l’alimentazione, i mezzi di locomozione e tutto il resto che da qui discende […]. Rinunciamo per sempre all’apparenza e alla realtà della ricchezza, specialmente negli abiti (stoffe ricche, colori sgargianti), nelle insegne di materia preziosa (questi segni devono essere effettivamente evangelici). Né oro né argento […]. “Rifiutiamo di essere chiamati, oralmente o per scritto, con nomi e titoli che significano grandezza e potere (Eminenza, Eccellenza, Monsignore…). Preferiamo essere chiamati con il nome evangelico di Padre.”

Uno dei promotori dell’iniziativa fu il vescovo dom Hélder Câmara, di Olinda e Recife, conosciuto internazionalmente. Era la presa di coscienza che il Concilio non avrebbe prodotto alcun risultato effettivo se non fosse passato per una profonda conversione interiore.

Dittature continentali

La seconda anima veniva dalla realtà. Quasi tutti i paesi latino-americani stavano conoscendo, in quegli anni, la tragedia delle dittature militari. Patrocinate dagli Stati Uniti per “arginare l’avanzata, in America, del comunismo internazionale, molti governanti avevano studiato e si erano specializzati nell’arte di contenere i loro popoli da ogni sogno di cambiamento nella famigerata Scuola delle Americhe, con sede a Fort Benning, nello stato della Georgia (USA), conosciuta laggiù come scuola di torturatori e assassini.

Molti settori della chiesa non vedevano con preoccupazione questo tipo di deriva autoritaria. Nel 1960 era addirittura sorto al suo interno il movimento TFP (Tradizione, Famiglia, Proprietà), cattolico e di ispirazione cattolica, che arricchiva con abbondanti riferimenti di carattere biblico e teologico l’impegno “anti-comunista”. Comunismo era più che altro un nome generico che si dava a chiunque la pensasse diversamente.   

I settori della chiesa refrattari alle novità conciliari si sentivano confortati e sostenuti da questo tipo di riflessione.

I comboniani

Come molti altri istituti, i comboniani abbracciarono con entusiasmo il rinnovamento del Concilio. In Brasile avevano fondato una rivista (Sem Fronteiras) che era divenuta, in poco tempo, riferimento nazionale per gruppi, movimenti, pastorali sociali e comunità di base. Seguivano le indicazioni dell’episcopato che, all’indomani del Concilio (1968), a Medellin, in Colombia, avevano individuato nella scelta preferenziale per i poveri, nella scelta per i giovani e per le comunità di base gli ambiti sui quali concentrare le loro forze. La parrocchia di Cacoal, nello stato di Rondonia, in Amazzonia) era, in tal senso, molto viva, organizzata in 90 comunità e concentrata su alcuni temi importanti come la difesa degli indios minacciati di estinzione e dei piccoli agricoltori minacciati dall’avanzare impietoso del latifondo.

Tutti i comboniani erano così? No, evidentemente. Anche tra loro alcuni erano più impegnati di altri. Non mancavano quelli che preferivano mantenere rapporti cordiali anche con i cristiani della seconda anima, comprese autorità, famiglie benestanti e, in generale, cattolici conservatori.   

Ji-Paranà, la diocesi alla quale Cacoal apparteneva, con l’arrivo del suo secondo vescovo, dom Antonio Possamai, nel 1983, era comunque fortemente identificata con la chiesa di Medellin e delle comunità di base.  

Obbedienza

Il giorno prima di essere ucciso P. Ezechiele visitò due di queste comunità. Nella seconda, al pomeriggio, fu raggiunto da una delegazione di donne che venivano a riferirgli le minacce che i loro mariti e le loro famiglie, a una quindicina di km di là, soffrivano da parte di due latifondisti, che si dicevano padroni di terre che i contadini avevano occupato e stavano coltivando perché considerate terre pubbliche. Quelli avevano disposto gruppi di sicari per difendere con le armi la loro supposta proprietà. La diocesi era al corrente del problema e, con le sue strutture giuridiche, stava cercando di chiarire la questione. Era tardi quel giorno e, da dove si trovava, Ezechiele ritenne di non essere in grado di raggiungere la zona di conflitto, che richiedeva un lungo tratto da fare anche a piedi. Decise di rientrare a casa promettendo di tornare il giorno successivo, per un’altra strada. In quelle ultime ore della giornata condivise quell’incontro con varie persone, compresi i due confratelli che incontrò in casa all’ora di cena. Tutti lo sconsigliarono di andare in quel posto, considerato troppo pericoloso. In nome del buon senso, della prudenza, del non esporsi in prima persona, della pazienza. In parrocchia e in diocesi (e anche tra i comboniani) non mancavano quelli che preferivano un altro tipo di approccio alle problematiche pastorali di maggior rischio. Ma il mattino dopo, ancora prima del sorgere del sole, si udì il rumore della macchina di Ezechiele che usciva di casa. Aveva un impegno: con se stesso, prima di tutto, ma anche con la diocesi di cui era a servizio, con i contadini minacciati di morte che erano andati da lui a chiedere aiuto, con la vocazione che aveva abbracciato, con il vangelo di Gesù al quale aveva deciso di ispirarsi nella vita. Non tornò più a casa. Fu ucciso dal gruppo di sicari guardiani del latifondo. Nella vita missionaria a volte si è chiamati a fare anche questo tipo di scelte. E solo il tuo sguardo e il posto in cui poggiano i tuoi piedi ti diranno se furono giuste o sbagliate.