
P. Manuel João, comboniano
Riflessione domenicale
dalla bocca della mia balena, la sla
La nostra croce è il pulpito della Parola
Lo Spirito Santo, la Memoria del Futuro!
Anno C – Tempo Pasquale – 8a domenica – Pentecoste
Giovanni 14,15-16.23-26: “Lo Spirito Santo… vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”
La Chiesa celebra oggi la grande solennità della Pentecoste, la festa della discesa dello Spirito Santo, cinquanta giorni dopo la Pasqua, secondo il racconto degli Atti degli Apostoli (vedi prima lettura). Con questa festa concludiamo il tempo pasquale.
Il calendario liturgico universale prevede, per questo giorno, come vangelo la cosiddetta “Pentecoste giovannea” (Giovanni 20,19-23), comune ai tre cicli A-B-C. La Chiesa italiana ha però fatto una scelta diversa: per quest’anno troviamo un testo composito (Gv 14,15-16.23-26), tratto dal discorso dell’ultima cena, in cui Gesù annuncia la venuta dello Spirito Santo. Gesù lo chiama Paràclito (paràklētos, in greco), un termine giuridico che troviamo solo nel Vangelo di Giovanni (quattro volte) e una volta in 1Gv 2,1. Paràclito può essere tradotto come Consolatore, Avvocato, Intercessore, Consigliere, Difensore… I rabbini dicevano che le nostre opere buone sono il nostro avvocato davanti a Dio. L’avvocato del cristiano, invece, è lo Spirito Santo!
La Pentecoste, che significa “cinquantesimo” giorno (dal greco), era una festa giudaica, una delle tre feste di pellegrinaggio al tempio di Gerusalemme: Pasqua (Pesàh), Pentecoste (Shavuôt) e la Festa delle Capanne (Sukkôt), la festa autunnale del raccolto e memoriale dei quarant’anni nel deserto.
Si trattava originariamente di una festa agricola: la festa dell’inizio della mietitura del grano e dei primi frutti, celebrata il cinquantesimo giorno dopo la Pasqua ebraica. Per questo era anche chiamata “Festa delle Settimane”, poiché cadeva sette settimane dopo la Pasqua.
Alla festa agricola di ringraziamento per i doni della terra venne poi associato il ricordo del più grande dono fatto da Dio al suo popolo: la Legge, la Torah, donata per mezzo di Mosè sul monte Sinai.
Pentecoste, l’apice della Pasqua
La Pentecoste cristiana è intimamente collegata alla Pasqua, formando con essa un tutt’uno. Nei primi secoli, infatti, il periodo pasquale di cinquanta giorni era celebrato nella gioia e nell’esultanza come “una grande domenica” (sant’Atanasio). La Pentecoste rappresenta l’apice della Pasqua: è la nostra Pasqua, la nascita della Chiesa e l’inizio della missione. Come il battesimo di Gesù diede inizio al suo ministero, così questo “battesimo nello Spirito” segna l’inizio della missione apostolica della Chiesa.
La Pentecoste non è una festa autonoma dello Spirito Santo, ma la festa del Cristo Risorto che trasmette il suo Spirito alla Chiesa. Per questo, secondo il Vangelo di Giovanni (20,19-23), il dono dello Spirito Santo avviene la sera stessa della domenica di Pasqua, quindi subito all’inizio. Gli Atti degli Apostoli (2,1-11), invece, lo collocano cinquanta giorni dopo, alla fine del periodo pasquale.
Potremmo allora domandarci: il dono dello Spirito è avvenuto il giorno di Pasqua o a Pentecoste? La divergenza tra il racconto di Giovanni e quello di Luca è solo apparente. Gli elementi del mistero pasquale – Passione/Morte, Risurrezione, Ascensione e Pentecoste – sono talmente importanti che i primi cristiani sentirono il bisogno di distanziarli, per viverli e approfondirli meglio. Così abbiamo tre giorni per la Risurrezione (prolungata nell’Ottava di Pasqua), quaranta giorni per l’Ascensione e cinquanta per la Pentecoste.
In realtà, però, si tratta di un unico e indivisibile evento teologico. Di conseguenza, la Pentecoste giovannea e quella lucana sono due modi complementari di esprimere la ricchezza dell’unico mistero pasquale. Alla nostra mentalità storicista, però, può sfuggire la finezza simbolica e teologica di questi racconti.
La missione dello Spirito Santo
Nel brano del Vangelo di oggi, Gesù afferma che lo Spirito ha un triplice compito:
“[il Padre] vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre”; “[il Paràclito, lo Spirito Santo] vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”.
L’azione dello Spirito viene riassunta in tre verbi: rimanere, insegnare e ricordare!
RIMANERE. Il cuore del cristiano è abitazione dello Spirito Santo: “lo Spirito di Dio abita in voi”, dice san Paolo nella seconda lettura (Romani 8,8-17). Quando coltiviamo la consapevolezza di questa straordinaria realtà, vinciamo la tentazione di dubitare della presenzia di Dio nella nostra esistenza, come accadde all’antico Israele nel deserto: “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?” (Es 17,7). Quante volte anche noi, nella storia travagliata che stiamo vivendo, ci chiediamo dove sia Dio. Dubitare che Dio sia l’Emmanuele è la tentazione per antonomasia, la radice di ogni altra tentazione.
Se lo Spirito abita in noi, è necessario curare questa coabitazione. Come farlo?
Ecco tre consigli di san Paolo:
- «Non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio» (Efesini 4,30).
E mi chiedo: cosa, nella mia vita, sta rattristando lo Spirito Santo? - «Non spegnete lo Spirito» (1 Tessalonicesi 5,19).
E mi dico: quante volte ho spento lo Spirito rifiutandomi di ascoltare l’altro? - «Se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito» (Galati 5,16-26).
E mi interrogo: io mi lascio guidare dallo Spirito Santo o dallo spirito mondano?
INSEGNARE. Lo Spirito Santo continua il ruolo di Gesù Maestro: è il “Maestro interiore”. San Gregorio, in un’omelia pronunciata il giorno di Pentecoste del 591 nella basilica di San Pietro, affermava: “Se lo Spirito Santo non è presente nel cuore di chi ascolta, vana è la parola di chi insegna.” L’iconografia rappresenta papa Gregorio Magno con una colomba posata sulla spalla che gli parla all’orecchio. Così potrebbe dirsi anche del cristiano.
Purtroppo, tante volte lasciamo che sia il “falco” a parlarci all’orecchio sinistro. Questo forse spiega l’ondata di odio che sta travolgendo il mondo e la violenza verbale che si diffonde anche in certi ambiti ecclesiali, con il pretesto di “difendere la verità”.
Chiediamoci: a chi tendo ad ascoltare più spesso? Alla Colomba o al “falco”?
RICORDARE. Cosa ci ricorderà lo Spirito? “Vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”, precisa Gesù.
Nella Bibbia, l’invito a ricordare è un tema ricorrente. Noi, purtroppo, manchiamo spesso di memoria, o abbiamo una memoria selettiva: ricordiamo ciò che dovremmo dimenticare — e che spesso avvelena la nostra vita — e dimentichiamo ciò che invece sarebbe fondamentale ricordare.
Ricordare non è semplicemente un’operazione mentale, ma un atto del cuore. Il verbo “ricordare” deriva dal latino recordari (composto da re- = “di nuovo” o “indietro”, + cor, cordis = “cuore”), che significava letteralmente: “richiamare al cuore”. Nella cultura latina, infatti, il cuore era considerato la sede della memoria.
Lo Spirito ci è dato per richiamare al cuore, in modo particolare, ciò che sta alla base della novità cristiana: “[Voi avete] ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: ‘Abbà! Padre!’ Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio.” Ce lo ricorda ancora san Paolo, nella seconda lettura odierna.
Chi non ha memoria rischia di vivere intrappolato nel presente, senza passato e senza futuro.
Lo Spirito Santo non è solo memoria del passato, ma anche memoria del futuro. Infatti, lo Spirito dà senso e direzione alla vita del cristiano e, tramite la speranza, gli fa intravedere la meta verso cui cammina. Potremmo dire che lo Spirito ci rende “contemporanei” di Cristo, “lo stesso ieri, oggi e per sempre” (Eb 13,8). Lo Spirito ci fa gustare già il vero Presente di “Colui che è, che era e che viene” (Ap 1,4).
P. Manuel João Pereira Correia, MCCJ
Carissimo Manuel,
un abbraccio forte celebrando la Pentecoste, il Dono dello Spirito a noi, a te…
Ti ricorderò al Cenacolo, domani, alla Messa e Vespri e grazie per la tua testimonianza di umanità, di fede, di coraggio, di fiducia , di amore. Sei uno splendido esempio di discepolo e di apostolo, proprio come Comboni ci vuole.
Ricorda questi popoli, queste terre “benedette” da Dio ma nella sofferenza e purtroppo nell’odio di un popolo verso l’altro , a volte cruento …tante altre volte sottile e maligno
Ti voglio bene e che Dio ti benedica.
Ciao
Giovanna
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Grazie di cuore, Giovanna. Che lo Spirito Santo ti ricolmi dei suoi doni e benedica il tuo prezioso servizio missionario. Un abbraccio
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