Per approfondire la figura dell’asino nella cultura biblica, facciamo insieme un piccolo excursus.

Excursus: l’asino nella Bibbia
Nell’AT l’asino è la cavalcatura dei profeti e dello stesso Messia. Nel libro del Giudici è presentato come cavalcatura dei potenti: infatti in Gdc 5,9-10 la profetessa Deborah, canta «Benedite il Signore! Voi che montate asine bianche e splendenti».
Nel libro dei Numeri, ai capitoli 22-24, si racconta la storia dell’asino o asina di Balaam, mago madianita che si recava per conto del re di Moab contro l’esercito degli Ebrei per maledirlo. L’asino che cavalcava, percepita la presenza dell’angelo armato di spada che il Signore aveva inviato per fermarlo, deviò per i campi, nonostante le bastonature di Balaam per riportarlo sulla via, e gli parlò, dicendogli che aveva le sue buone ragioni per non obbedirlo come sempre. Proprio in quel momento anche il suo padrone vide l’angelo e rese grazie, benedicendo. Qui l’asino assume una figura sapienziale, perché riconosce la volontà di Dio prima dell’uomo, ruolo sottolineato dal dono temporaneo della parola fattogli dal Signore.
In 1Samuele 9-10 Saul, alla ricerca delle asine smarrite di suo padre Kis, si rivolge a Samuele perché come veggente gli indichi dove fossero e il profeta, rassicurandolo che le asine erano state trovate, lo unge re d’Israele; in Giobbe, 39, 5-6 è esaltato lo spirito di libertà dell’ònagro, l’asino selvatico, che alla greppia con ricca pastura preferisce le terre salmastre e inospitali.
In Zaccaria, 9,9 l’asino è legato alla profezia della venuta del Messia: «Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio di asina». La figura dell’asino si ricollega da un lato alla cavalcatura dei re e degli immortali, propria delle culture dell’estremo Oriente, mentre d’altro lato è presentato come cavalcatura modesta, il cui impiego da parte del Messia è segno d’umiltà.
Nel NT la figura dell’asino è largamente presente sia nei libri canonici che negli apocrifi: è presente nell’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme la Domenica delle Palme. Nell’opera Opuscules et sermons di Riccardo da San Vittore, commentando questo episodio secondo il Vangelo di Matteo che vede condurre a Gesù sia un’asina che il suo puledro, l’asina rappresenta l’umiltà e l’asinello l’umiliazione, e per questo sarebbero stati scelti da Gesù. Secondo l’apocrifo Atti di Tommaso, l’asino che portò Gesù, sarebbe stato un discendente dell’asino di Balaam. Esiste una pia tradizione di origine medievale, che attribuisce il segno cruciforme che segna la schiena dell’asino come premio ricevuto per avere portato in groppa il Signore. Rispetto allo stesso episodio, i Padri della Chiesa forniscono anche un’interpretazione negativa della figura dell’asino come simbolo delle forze del male, sostenendo che è stato dominato dal Cristo, quando è stato cavalcato.
Anche se non esplicitamente menzionato nei Vangeli, l’asino, come mezzo di trasporto usuale, è da ritenersi presente negli episodi evangelici della visita di Maria a Elisabetta, nel viaggio a Betlemme di Giuseppe e Maria (esplicito nell’apocrifo Protovangelo di Giacomo), nella fuga in Egitto (esplicito nell’apocrifo Pseudo Matteo). A corroborare questa presenza, ci pensano le molte raffigurazioni pittoriche di questi episodi evangelici.
Nell’episodio della Natività, la presenza dell’asino insieme al bue accanto alla mangiatoia, è presente soltanto nello Pseudo Matteo, considerandoli parte integrante del quadro di umiltà nel quale ha voluto nascere il Salvatore.
La prospettiva offertaci dai Padri della Chiesa, invece è più ampia: essi infatti vedono in questi animali il simbolo della presenza di tutti i popoli davanti al Re, dove il bue rappresenta il Popolo Eletto in quanto animale “puro” che ha l’unghia bifida e rumina, mentre l’asino rappresenta i pagani in quanto animale impuro, che ha l’unghia compatta e non rumina.
Nella Bibbia troviamo un episodio simile a quello dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme. È quello che si riferisce alla tormentata intronizzazione di Salomone quale successore di Davide sul trono di Israele. Leggiamo nel libro dei Re: “Il re Davide fece chiamare il sacerdote Zadòk, il profeta Natan e Benaià figlio di Ioiadà. Costoro si presentarono al re, che disse loro: “Prendete con voi la guardia del vostro signore: fate montare Salomone sulla mia mula e fatelo scendere a Ghicon. Ivi il sacerdote Zadòk e il profeta Natan lo ungano re d’Israele (1Re 1,32-34). Gesù, quale discendente di Davide, viene introdotto su un puledro figlio d’asina, ad occupare il posto di Re che gli era stato preparato. Gesù in groppa al puledro guarda Gerusalemme: Giovanni Crisostomo dice che “qui il puledro raffigura la Chiesa e il popolo nuovo che fin a quel momento era impuro e che diviene puro, quando Gesù si siede su di esso”. E continua osservando: “Notate qui come si mantiene il rapporto tra l’immagine e la realtà. Gli apostoli che sciolgono gli animali: sono infatti gli apostoli che hanno chiamato sia gli ebrei sia noi alla fede; e per mezzo loro siamo stati condotti a Cristo”