
Notre Dame-Papa: assente giustificato
di: Lorenzo Prezzi
8 dicembre 2024
Per gentile concessione di Settima News
A lato di un evento come la solenne riapertura della Basilica di Notre Dame a Parigi, carico di grande forza simbolica, storica e religiosa, si è sviluppata una marginale polemica circa l’assenza di papa Francesco all’evento (cf. qui e qui su SettimanaNews).
Dissenso di scarsa consistenza perché l’assenza era stata annunciata agli interessati in tempi non sospetti e sempre motivata dall’opportunità di non togliere centralità alla cattedrale e al suo rilievo per la storia del Paese e della Chiesa transalpina. Un collaboratore del pontefice me lo faceva notare già nel maggio scorso. E lo stesso vescovo di Parigi, mons. Laurent Ulrich, l’ha ricordato in un’intervista: «Per dirvela tutta lo sapevo già da tempo».
Anche il nunzio, mons. Celestino Migliore, lo ha ripetuto in un’intervista a Vatican News: «Lo abbiamo detto e ripetuto più volte, ma evidentemente il messaggio non è stato compreso. Alcuni sostengono che il papa non ami la Francia. Forse questo può far vendere sui giornali, ma non risponde alla verità […]. Se il santo padre fosse venuto a Parigi per l’inaugurazione, sarebbe stato lui il protagonista di quella giornata. Egli desidera che la protagonista sia Notre Dame […] il papa vuole che sia il vescovo del luogo a presiedere e celebrare questo grande evento».
Salutando i vescovi francesi in assemblea nello scorso novembre il papa, tramite il segretario di stato, card. Pietro Parolin, li invitava a essere forti delle ricchezze e delle esperienze del passato e pronti ad accogliere, senza paura, i segni dallo Spirito per affrontare le nuove sfide. Proprio la riapertura della cattedrale diventava immagine di una Chiesa forte della sua fede, orgogliosa della sua storia e del suo insostituibile contributo alla costruzione del Paese. Per questo chiamata a rinnovare l’annuncio della buona notizia di salvezza.
E il nunzio sottolineava il giudizio di coraggio e creatività che Francesco riserva alla Chiesa francese: «Sa che non ci sono solo abusi o una diminuzione della frequenza alla messa domenicale, ma anche ciò che i teologi hanno riassunto in due parole: il passaggio dal controllo alla generazione di nuova vita di fede. Se il controllo, l’inquadramento dei cattolici, oggi, in termini statistici, è molto più debole, la generazione è davvero viva».
Quanto alla prossima visita del papa in Corsica per chiudere il congresso sulla pietà popolare, essa risponde a un’altra logica: valorizzare la pietà popolare in ordine alla trasmissione della fede. E inoltre è coerente con l’indirizzo che il vescovo di Parigi così indica: «Andare dove non sono andati i suoi predecessori, vale a dire nei Paesi piccoli, Paesi dove ci sono pochi cristiani o pochi cattolici, dove vi sono situazioni difficili di guerra, di guerre civili, di tensioni interne e internazionali. Il papa vuole essere presente nelle situazioni difficili nel mondo».