Documento Finale della Seconda Sessione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (2-27 ottobre 2024) “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione”

Documento finale

Sommario

Sigle. 2
Introduzione. 3

Parte I – Il cuore della sinodalità

Chiamati dallo Spirito Santo alla conversione. 7
La Chiesa Popolo di Dio, sacramento di unità. 7
Le radici sacramentali del Popolo di Dio. 9
Significato e dimensioni della sinodalità. 11
L’unità come armonia. 12
La spiritualità sinodale. 15
Sinodalità come profezia sociale. 16

Parte II – Sulla barca, insieme

La conversione delle relazioni 17
Relazioni nuove. 17
In una pluralità di contesti 18
Carismi, vocazioni e ministeri per la missione. 19
Il ministero ordinato a servizio dell’armonia. 23
Insieme per la missione. 25

Parte III – «Gettate la rete»

La conversione dei processi 27
Il discernimento ecclesiale per la missione. 27
L’articolazione dei processi decisionali 29
Trasparenza, rendiconto, valutazione. 31
Sinodalità e organismi di partecipazione. 33

Parte IV – Una pesca abbondante

La conversione dei legami 36
Radicati e pellegrini 36
Scambio di doni 39
Legami per l’unità: Conferenze episcopali e Assemblee ecclesiali 40
Il servizio del Vescovo di Roma. 42

Parte V – «Anch’io mando voi»

Formare un popolo di discepoli missionari 46

Conclusione

Un banchetto per tutti i popoli 50

Venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore (Gv 20,19-20).

1. Ogni nuovo passo nella vita della Chiesa è un ritorno alla sorgente, un’esperienza rinnovata dell’incontro con il Risorto che i discepoli hanno vissuto nel Cenacolo la sera di Pasqua. Come loro anche noi, partecipando a questa Assemblea sinodale, ci siamo sentiti avvolti dalla Sua misericordia e toccati dalla Sua bellezza. Vivendo la conversazione nello Spirito, in ascolto gli uni degli altri, abbiamo percepito la Sua presenza in mezzo a noi: la presenza di Colui che, donando lo Spirito Santo, continua a suscitare nel Suo Popolo una unità che è armonia delle differenze.

2. Contemplando il Risorto, ricordiamo che «siamo stati battezzati nella sua morte» (Rm 6,3). Abbiamo scorto i segni delle Sue ferite, trasfigurate da una nuova vita, ma incise per sempre nella Sua umanità. Queste ferite continuano a sanguinare nel corpo di tanti fratelli e sorelle, anche a causa delle nostre colpe. Lo sguardo sul Signore non allontana dai drammi della storia, ma apre gli occhi per riconoscere la sofferenza che ci circonda e ci penetra: i volti dei bambini terrorizzati dalla guerra, il pianto delle madri, i sogni infranti di tanti giovani, i profughi che affrontano viaggi terribili, le vittime dei cambiamenti climatici e delle ingiustizie sociali. Le loro sofferenze sono risuonate in mezzo a noi non solo attraverso i mezzi di comunicazione, ma anche nella voce di molti, personalmente coinvolti con le loro famiglie e i loro popoli in questi tragici eventi. Nei giorni in cui siamo stati riuniti in Assemblea, tante, troppe guerre hanno continuato a provocare morte e distruzione, desidero di vendetta e smarrimento delle coscienze. Ci uniamo ai ripetuti appelli di papa Francesco per la pace, condannando la logica della violenza, dell’odio, della vendetta e impegnandoci a promuovere quella del dialogo, della fratellanza e della riconciliazione. Una pace autentica e durevole è possibile e insieme possiamo costruirla. «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono» (GS 1) sono state ancora una volta le gioie e le tristezze di tutti noi, discepoli di Cristo.

3. Da quando nel 2021 il Santo Padre ha dato avvio a questo Sinodo, abbiamo intrapreso un percorso di cui scopriamo sempre più la ricchezza e la fecondità. Ci siamo messi in ascolto, attenti a cogliere nelle tante voci quello che «lo Spirito dice alle Chiese» (Ap 2,7). Il cammino è iniziato con la vasta consultazione del Popolo di Dio nelle nostre Diocesi ed Eparchie. È proseguito con le tappe nazionali e continentali, nella circolarità di un dialogo costantemente rilanciato dalla Segreteria Generale del Sinodo attraverso documenti di sintesi e di lavoro. La celebrazione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi nelle sue due Sessioni ci permette ora di consegnare al Santo Padre e a tutte le Chiese la testimonianza di ciò che abbiamo vissuto e il frutto del nostro discernimento, per un rinnovato slancio missionario. Il cammino è stato segnato in ogni sua fase dalla sapienza del “senso della fede” del Popolo di Dio. Passo dopo passo, abbiamo compreso che al cuore del Sinodo 2021-2024. Per una Chiesa sinodale. Comunione, partecipazione, missione c’è una chiamata alla gioia e al rinnovamento della Chiesa nella sequela del Signore, nell’impegno al servizio della sua missione, nella ricerca dei modi per esserle fedeli.

4. Questa chiamata si fonda sulla comune identità battesimale, si radica nella diversità di contesti in cui la Chiesa è presente e trova unità nell’unico Padre, nell’unico Signore e nell’unico Spirito. Essa interpella tutti i Battezzati, senza eccezioni: «Tutto il Popolo di Dio è il soggetto dell’annuncio del Vangelo. In esso, ogni Battezzato è convocato per essere protagonista della missione poiché tutti siamo discepoli missionari» (CTI, n. 53). Il cammino sinodale ci orienta così verso una piena e visibile unità dei Cristiani, come hanno testimoniato, con la loro presenza, i delegati delle altre tradizioni cristiane. L’unità fermenta silenziosa dentro la Santa Chiesa di Dio: è profezia di unità per tutto il mondo.

5. L’intero cammino sinodale, radicato nella Tradizione della Chiesa, si è svolto nella luce del magistero conciliare. Il Concilio Vaticano II è stato, infatti, come un seme gettato nel campo del mondo e della Chiesa. La vita quotidiana dei credenti, l’esperienza delle Chiese in ogni popolo e cultura, le molteplici testimonianze di santità, la riflessione dei teologi sono stati il terreno in cui esso è germogliato e cresciuto. Il Sinodo 2021-2024 continua ad attingere all’energia di quel seme e a svilupparne le potenzialità. Il cammino sinodale sta infatti mettendo in atto ciò che il Concilio ha insegnato sulla Chiesa come Mistero e Popolo di Dio, chiamato alla santità attraverso una continua conversione che viene dall’ascolto del Vangelo. In questo senso costituisce un vero atto di ulteriore recezione del Concilio, ne prolunga l’ispirazione e ne rilancia per il mondo di oggi la forza profetica.

6. Non ci nascondiamo di aver sperimentato in noi fatiche, resistenze al cambiamento e la tentazione di far prevalere le nostre idee sull’ascolto della Parola di Dio e sulla pratica del discernimento. Eppure, la misericordia di Dio, Padre tenerissimo, ci consente ogni volta di purificare i cuori e di proseguire il cammino. Lo abbiamo riconosciuto iniziando la Seconda Sessione con una Veglia penitenziale, in cui abbiamo chiesto perdono dei nostri peccati, provandone vergogna, e innalzato la nostra intercessione per le vittime dei mali del mondo. Abbiamo chiamato per nome i nostri peccati: contro la pace, contro la creazione, i popoli indigeni, i migranti, i minori, le donne, i poveri, l’ascolto, la comunione. Questo ci ha fatto comprendere che la sinodalità esige pentimento e conversione. Nella celebrazione del sacramento della misericordia di Dio facciamo l’esperienza di essere incondizionatamente amati: la durezza dei cuori è vinta e ci si apre alla comunione. Per questo vogliamo essere una Chiesa misericordiosa, capace di condividere con tutti il perdono e la riconciliazione che vengono da Dio: pura grazia di cui non siamo padroni, ma solo testimoni.

7. Del percorso sinodale iniziato nel 2021 abbiamo già potuto constatare i primi frutti. Quelli più semplici, ma più preziosi, fermentano nella vita delle famiglie, delle Parrocchie, delle Associazioni e Movimenti, delle piccole comunità cristiane, delle scuole e delle comunità religiose in cui sta crescendo la pratica della conversazione nello Spirito, del discernimento comunitario, della condivisione dei doni vocazionali e della corresponsabilità nella missione. L’incontro dei Parroci per il Sinodo (Sacrofano [Roma], 28 aprile – 2 maggio 2024) ha consentito di apprezzare queste ricche esperienze e di rilanciarne il cammino. Siamo grati e lieti per la voce di tante comunità e Fedeli che vivono la Chiesa come luogo di accoglienza, speranza e gioia.

8. La Prima Sessione dell’Assemblea ha portato altri frutti. Nella Relazione di Sintesi è stata richiamata l’attenzione su alcune tematiche di grande rilevanza per la vita della Chiesa, che il Santo Padre, al termine di una consultazione internazionale, ha affidato a Gruppi di studio costituiti da Pastori ed esperti di tutti i continenti, chiamati a lavorare con metodo sinodale. Gli ambiti della vita e della missione della Chiesa che essi hanno già iniziato ad approfondire sono i seguenti:

1. Alcuni aspetti delle relazioni tra Chiese Orientali Cattoliche e Chiesa latina.

2. L’ascolto del grido dei poveri.

3. La missione nell’ambiente digitale.

4. La revisione della Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis in prospettiva sinodale missionaria.

5. Alcune questioni teologiche e canonistiche intorno a specifiche forme ministeriali.

6. La revisione, in prospettiva sinodale e missionaria, dei documenti che disciplinano le relazioni fra Vescovi, Religiosi, Aggregazioni ecclesiali.

7. Alcuni aspetti della figura e del ministero del Vescovo (in particolare: criteri di selezione dei candidati all’episcopato, funzione giudiziale del Vescovo, natura e svolgimento delle visite ad limina Apostolorum) in prospettiva sinodale missionaria.

8. Il ruolo dei Rappresentanti pontifici in prospettiva sinodale missionaria.

9. Criteri teologici e metodologie sinodali per un discernimento condiviso di questioni dottrinali, pastorali ed etiche controverse.

10. La recezione dei frutti del cammino ecumenico nel Popolo di Dio.

A questi Gruppi si aggiunge la Commissione Canonistica, attivata d’intesa con il Dicastero per i Testi Legislativi, a servizio delle innovazioni necessarie nella normativa ecclesiastica, e il discernimento affidato al Simposio delle Conferenze episcopali dell’Africa e del Madagascar intorno all’accompagnamento pastorale di persone in situazione di matrimonio poligamico. Il lavoro di questi Gruppi e Commissioni ha avviato la fase attuativa, ha arricchito il lavoro della Seconda Sessione, e aiuterà il Santo Padre nelle scelte pastorali e di governo.

9. Il processo sinodale non si conclude con il termine dell’attuale Assemblea del Sinodo dei Vescovi, ma comprende la fase attuativa. Come membri dell’Assemblea, sentiamo come nostro compito impegnarci nella sua animazione come missionari della sinodalità all’interno delle comunità da cui proveniamo. A tutte le Chiese locali chiediamo di proseguire il loro quotidiano cammino con una metodologia sinodale di consultazione e discernimento, individuando modalità concrete e percorsi formativi per realizzare una tangibile conversione sinodale nelle varie realtà ecclesiali (Parrocchie, Istituti di vita consacrata e Società di vita apostolica, Aggregazioni di Fedeli, Diocesi, Conferenze Episcopali, raggruppamenti di Chiese, ecc.). Andrà anche prevista una valutazione dei progressi compiuti in termini di sinodalità e di partecipazione di tutti i battezzati alla vita della Chiesa. Alle Conferenze episcopali e ai Sinodi delle Chiese sui iuris suggeriamo di dedicare persone e risorse per accompagnare il percorso di crescita come Chiesa sinodale in missione e per mantenere i contatti con la Segreteria Generale del Sinodo (cfr. EC 19 §§ 1 e 2). Ad essa chiediamo di continuare a vigilare sulla qualità sinodale del metodo di lavoro dei Gruppi di Studio.

10. Offerto al Santo Padre e alle Chiese come frutto della XVI Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, questo Documento Finale fa tesoro di tutti i passi fin qui compiuti. Raccoglie alcune importanti convergenze emerse nella Prima Sessione, i contributi provenienti dalle Chiese nei mesi tra la Prima e la Seconda Sessione e ciò che è maturato, soprattutto grazie alla conversazione nello Spirito, durante la Seconda Sessione.

11. Il Documento Finale esprime la consapevolezza che la chiamata alla missione è contemporaneamente la chiamata alla conversione di ogni Chiesa particolare e della Chiesa tutta, nella prospettiva indicata nell’Esortazione Apostolica Evangelii gaudium (cfr. n. 30). Le parti del testo sono cinque. La prima, intitolata Il cuore della sinodalità, delinea i fondamenti teologici e spirituali che illuminano e alimentano ciò che viene in seguito. Ripropone la comprensione condivisa della sinodalità emersa nella Prima Sessione e ne sviluppa le prospettive spirituali e profetiche. La conversione dei sentimenti, delle immagini e dei pensieri che abitano il nostro cuore procede assieme alla conversione dell’azione pastorale e missionaria. La seconda parte, dal titolo Insieme, sulla barca, è dedicata alla conversione delle relazioni che edificano la comunità cristiana e danno forma alla missione nell’intreccio di vocazioni, carismi e ministeri. La terza, «Gettate la rete», identifica tre pratiche tra loro intimamente connesse: discernimento ecclesiale, processi decisionali, cultura della trasparenza, del rendiconto e della valutazione. Anche rispetto ad esse ci è chiesto di avviare percorsi di “trasformazione missionaria”, per la quale è urgente un rinnovamento degli organismi di partecipazione. La quarta parte, sotto il titolo Una pesca abbondante, delinea il modo in cui è possibile coltivare in forme nuove lo scambio dei doni e l’intreccio dei legami che ci uniscono nella Chiesa, in un tempo in cui l’esperienza del radicamento in un luogo sta cambiano profondamente. Segue una quinta parte, «Anch’io mando voi», che permette di guardare al primo passo da compiere: curare la formazione di tutti, nel Popolo di Dio, alla sinodalità missionaria.

12. Lo sviluppo del Documento Finale è guidato dai racconti evangelici della Risurrezione. La corsa al sepolcro nell’alba di Pasqua, l’apparizione del Risorto nel cenacolo e sulla riva del lago hanno ispirato il nostro discernimento e nutrito il nostro dialogo. Abbiamo invocato il dono pasquale dello Spirito Santo, chiedendo a Lui di insegnarci ciò che dobbiamo fare e mostrarci il cammino da seguire tutti insieme. Con questo documento l’Assemblea riconosce e testimonia che la sinodalità, dimensione costitutiva della Chiesa, è già parte dell’esperienza di tante nostre comunità. Allo stesso tempo, suggerisce strade da percorrere, pratiche da attuare, orizzonti da esplorare. Il Santo Padre, che ha convocato la Chiesa in Sinodo, dirà alle Chiese, affidate alla cura pastorale dei Vescovi, come proseguire il nostro cammino sorretti dalla speranza che «non delude» (Rm 5,5).

Chiamati dallo Spirito Santo alla conversione

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava (Gv 20,1-2).

13. Al mattino di Pasqua troviamo tre discepoli: Maria di Magdala, Simon Pietro, il Discepolo che Gesù amava. Ognuno di loro cerca il Signore a modo suo; ognuno ha il proprio ruolo nell’alba della speranza. Maria Maddalena è spinta da un amore che la conduce per prima al sepolcro. Avvisati da lei, Pietro e il Discepolo Amato si dirigono al sepolcro; il Discepolo Amato corre con la forza della giovinezza, cerca con lo sguardo di chi intuisce per primo, ma sa cedere il passo a chi, più anziano, ha ricevuto il compito di guida; Pietro, appesantito dall’aver rinnegato il Signore, è atteso all’appuntamento con la misericordia di cui sarà ministro nella Chiesa. Maria resta nel giardino, si sente chiamare per nome, riconosce il Signore che la invia ad annunciare la Sua resurrezione alla comunità dei discepoli. Per questo la Chiesa la riconosce come Apostola degli Apostoli. La loro dipendenza reciproca incarna il cuore della sinodalità.

14. La Chiesa esiste per testimoniare al mondo l’evento decisivo della storia: la risurrezione di Gesù. Il Risorto porta al mondo la pace e ci fa dono del Suo Spirito. Il Cristo vivente è la sorgente della vera libertà, il fondamento della speranza che non delude, la rivelazione del vero volto di Dio e del destino ultimo dell’uomo. I Vangeli ci raccontano che per entrare nella fede pasquale e divenirne testimoni è necessario riconoscere il proprio vuoto interiore, il buio della paura, del dubbio, del peccato. Ma coloro che nell’oscurità hanno il coraggio di uscire e mettersi in ricerca, scoprono in realtà di essere cercati, chiamato per nome, perdonati e inviati insieme ai fratelli e sorelle.

La Chiesa Popolo di Dio, sacramento di unità

15. Dal Battesimo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo scaturisce l’identità del Popolo di Dio. Essa si attua come chiamata alla santità e invio in missione per invitare tutti i popoli ad accogliere il dono della salvezza (cfr. Mt 28,18-19). È dunque dal Battesimo, in cui Cristo ci riveste di Sé (cfr. Gal 3,27) e ci fa rinascere dallo Spirito (cfr. Gv 3,5-6) come figli di Dio, che nasce la Chiesa sinodale missionaria.Tutta la vita cristiana ha la sua sorgente e il suo orizzonte nel mistero della Trinità, che suscita in noi il dinamismo della fede, della speranza e della carità.

16. «È piaciuto a Dio di santificare e salvare gli uomini non separatamente e senza alcun legame fra di loro, ma ha voluto costituirli in un Popolo che lo riconoscesse nella verità e lo servisse nella santità» (LG 9). Il Popolo di Dio in cammino verso il Regno è continuamente alimentato dall’Eucaristia, sorgente di comunione e di unità: «Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane» (1Cor 10,17). La Chiesa, nutrita dal sacramento del Corpo del Signore, è costituita come Suo Corpo (cfr. LG 7): «voi siete Corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra» (1Cor 12,27). Vivificata dalla grazia, essa è Tempio dello Spirito Santo (cfr. LG 4): è Lui, infatti, che la anima e la edifica, facendo di tutti noi le pietre vive di un edificio spirituale (cfr. 1Pt 2,5; LG 6).

17. Il processo sinodale ci ha fatto provare il «gusto spirituale» (EG 268) di essere Popolo di Dio, riunito da ogni tribù, lingua, popolo e nazione, che vive in contesti e culture diverse. Esso non è mai la semplice somma dei Battezzati, ma il soggetto comunitario e storico della sinodalità e della missione, ancora pellegrinante nel tempo e già in comunione con la Chiesa del cielo. Nei diversi contesti nei quali le singole Chiese sono radicate, il Popolo di Dio annuncia e testimonia la Buona Notizia della salvezza; vivendo nel mondo e per il mondo, cammina insieme a tutti i popoli della terra, dialoga con le loro religioni e le loro culture riconoscendo in esse i semi del Verbo, avanzando verso il Regno. Incorporati in questo Popolo per la fede e il Battesimo, siamo sostenuti e accompagnati dalla Vergine Maria, «segno di sicura speranza e di consolazione» (LG 68), dagli Apostoli, da coloro che hanno testimoniato la loro fede fino a dare la vita, dai santi di ogni tempo e di ogni luogo.

18. Nel Popolo santo di Dio, che è la Chiesa, la comunione dei Fedeli (communio Fidelium) è al tempo stesso la comunione delle Chiese (communio Ecclesiarum), che si manifesta nella comunione dei Vescovi (communio Episcoporum), in ragione del principio antichissimo che «la Chiesa è nel Vescovo e il Vescovo è nella Chiesa» (S. Cipriano, Epistola 66, 8). Al servizio di questa multiforme comunione il Signore ha posto l’apostolo Pietro (cfr. Mt 16,18) e i suoi successori. In forza del ministero petrino, il Vescovo di Roma è «il perpetuo e visibile principio e il fondamento» (LG 23) dell’unità della Chiesa.

19. «Nel cuore di Dio c’è un posto preferenziale per i poveri» (EG 197), gli emarginati e gli esclusi, e perciò anche in quello della Chiesa. In loro la comunità cristiana incontra il volto e la carne di Cristo, che, da ricco che era, si è fatto povero per noi, perché noi diventassimo ricchi per mezzo della sua povertà (cfr. 2Cor 8,9). L’opzione preferenziale per i poveri è implicita nella fede cristologica. I poveri hanno una conoscenza diretta del Cristo sofferente (cfr. EG 198) che li rende annunciatori di una salvezza ricevuta in dono e testimoni della gioia del Vangelo. La Chiesa è chiamata a essere povera con i poveri, che sono spesso la maggioranza dei Fedeli e ad ascoltarli, imparando insieme a riconoscere i carismi che essi ricevono dallo Spirito, e a considerarli soggetti dell’evangelizzazione.

20. «La luce delle genti è Cristo» (LG 1) e questa luce risplende sul volto della Chiesa, pur segnata dalla fragilità della condizione umana e dalla opacità del peccato. Essa riceve da Cristo il dono e la responsabilità di essere il lievito efficace dei legami, delle relazioni e della fraternità della famiglia umana (cfr. AG 2-4), testimoniando nel mondo il senso e la meta del suo cammino (cfr. GS 3 e 42). Assume oggi questa responsabilità in un tempo dominato dalla crisi della partecipazione – cioè del sentirsi parte e attori di un destino comune – e da una concezione individualista della felicità e della salvezza. La sua vocazione e il suo servizio profetico (cfr. LG 12) consistono nel testimoniare il progetto di Dio di unire a sé tutta l’umanità nella libertà e nella comunione. La Chiesa, che è «il Regno di Cristo già misteriosamente presente» (LG 3) e «di questo Regno costituisce sulla terra il germe e l’inizio» (LG 5), cammina perciò insieme a tutta l’umanità, impegnandosi con tutte le sue forze per la dignità umana, il bene comune, la giustizia e la pace, e «anela al Regno perfetto» (LG 5), quando Dio sarà «tutto in tutti» (1Cor 15,28).

Le radici sacramentali del Popolo di Dio

21. Il cammino sinodale della Chiesa ci ha condotti a riscoprire che la varietà delle vocazioni, dei carismi e dei ministeri ha una radice: «noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo» (1Cor 12,13). Il Battesimo è il fondamento della vita cristiana perché introduce tutti nel dono più grande: essere figli di Dio, cioè partecipi della relazione di Gesù al Padre nello Spirito. Nulla vi è di più alto di questa dignità, ugualmente donata a ogni persona, che ci fa rivestire di Cristo ed essere innestati in Lui come tralci nella vite. Nel nome di “cristiano” che abbiamo l’onore di portare è racchiusa la grazia che è alla base della nostra vita e che ci fa camminare insieme come fratelli e sorelle.

22. In forza del Battesimo «il Popolo santo di Dio partecipa pure della funzione profetica di Cristo, dando viva testimonianza di Lui anzitutto con una vita di fede e di carità» (LG 12). Grazie all’unzione dello Spirito Santo ricevuta nel Battesimo (cfr. 1Gv 2,20.27), tutti i credenti possiedono un istinto per la verità del Vangelo, chiamato sensus fidei. Esso consiste in una certa connaturalità con le realtà divine, fondata sul fatto che nello Spirito Santo i Battezzati «sono resi partecipi della natura divina» (DV 2). Da questa partecipazione deriva l’attitudine a cogliere intuitivamente ciò che è conforme alla verità della Rivelazione nella comunione della Chiesa. Per questo la Chiesa ha la certezza che il Popolo santo di Dio non può sbagliarsi nel credere, quando la totalità dei Battezzati esprime il suo universale consenso in materia di fede e di morale (cfr. LG 12). L’esercizio del sensus fidei non si confonde con l’opinione pubblica. Esso è sempre congiunto al discernimento dei Pastori ai diversi livelli della vita ecclesiale, come mostra l’articolazione delle fasi del processo sinodale. Esso punta a raggiungere quel consenso dei Fedeli (consensus fidelium) che costituisce «un criterio sicuro per determinare se una particolare dottrina o una prassi particolare appartengono alla fede apostolica» (Commissione Teologica Internazionale, Il sensus fidei nella vita della Chiesa, 2014, n. 3).

23. Attraverso il Battesimo tutti i Cristiani partecipano al sensus fidei. Perciò esso, oltre che principio della sinodalità, costituisce anche il fondamento dell’ecumenismo. «Il cammino della sinodalità, che la Chiesa Cattolica sta percorrendo, è e deve essere ecumenico, così come il cammino ecumenico è sinodale» (Papa Francesco, Discorso a Sua Santità Mar Awa III, 19 novembre 2022). L’ecumenismo è anzitutto una questione di rinnovamento spirituale. Esige processi di pentimento e di guarigione della memoria delle ferite passate, fino al coraggio della correzione fraterna in spirito di carità evangelica. Nell’Assemblea sono risuonate testimonianze illuminanti di Cristiani di diverse tradizioni ecclesiali che condividono l’amicizia, la preghiera, la condivisione di vita e l’impegno per il servizio dei poveri e la cura della casa comune. In non poche regioni del mondo c’è soprattutto l’ecumenismo del sangue: Cristiani di appartenenze diverse che insieme danno la vita per la fede in Gesù Cristo. La testimonianza del loro martirio è più eloquente di ogni parola: l’unità viene dalla Croce del Signore.

24. Non è possibile comprendere pienamente il Battesimo se non all’interno dell’Iniziazione Cristiana, ossia dell’itinerario attraverso cui il Signore, mediante il ministero della Chiesa e il dono dello Spirito, ci introduce nella fede pasquale e ci inserisce nella comunione trinitaria ed ecclesiale. Tale itinerario conosce una significativa varietà di forme a seconda dell’età in cui viene intrapreso, delle diverse accentuazioni proprie delle tradizioni orientali e di quella occidentale, e delle specificità di ciascuna Chiesa locale. L’iniziazione pone a contatto con una grande varietà di vocazioni e di ministeri ecclesiali. In essi si esprime il volto misericordioso di una Chiesa che insegna ai suoi figli a camminare camminando con loro. Li ascolta e, mentre risponde ai loro dubbi e alle loro domande, si arricchisce della novità che ogni persona porta in sé, con la sua storia e la sua cultura. Nella pratica di questa azione pastorale la comunità cristiana sperimenta, spesso senza averne piena consapevolezza, la prima forma di sinodalità.

25. All’interno dell’itinerario dell’Iniziazione Cristiana il sacramento della Confermazione arricchisce la vita dei credenti con una particolare effusione dello Spirito in vista della testimonianza. Lo Spirito di cui Gesù era ricolmo (cfr. Lc 4,1), che lo ha consacrato con l’unzione e inviato a proclamare il Vangelo (cfr. Lc 4,18) è lo stesso Spirito che viene riversato sui credenti come sigillo dell’appartenenza a Dio e come unzione che santifica. Per questo la Confermazione, che rende attuale nella vita del Battezzato e della comunità la grazia della Pentecoste, è un dono di grande valore per rinnovare il prodigio di una Chiesa mossa dal fuoco della missione, che abbia il coraggio di uscire per le vie del mondo e la capacità di farsi comprendere da tutti i popoli e tutte le culture. Tutti i credenti sono chiamati a contribuire a questo slancio, accogliendo i carismi che lo Spirito distribuisce con abbondanza a ciascuno e impegnandosi a metterli al servizio del Regno con umiltà e intraprendenza creativa.

26. La celebrazione dell’Eucaristia, soprattutto alla domenica, è la prima e fondamentale forma con cui il Santo Popolo di Dio si riunisce e si incontra. Nella celebrazione eucaristica «l’unità della Chiesa viene sia significata sia prodotta» (UR 2). Nella «piena, consapevole e attiva partecipazione» (SC 14) di tutti i Fedeli, nella presenza di diversi ministeri e nella presidenza da parte del Vescovo o del Presbitero, si rende visibile la comunità cristiana, nella quale si realizza una corresponsabilità differenziata di tutti per la missione. Per questo la Chiesa, Corpo di Cristo, impara dall’Eucaristia ad articolare unità e pluralità: unità della Chiesa e molteplicità delle assemblee eucaristiche; unità del mistero sacramentale e varietà delle tradizioni liturgiche; unità della celebrazione e diversità delle vocazioni, dei carismi e dei ministeri. Nulla più dell’Eucaristia mostra che l’armonia creata dallo Spirito non è uniformità e che ogni dono ecclesiale è destinato all’edificazione comune. Ogni celebrazione dell’Eucaristia è anche espressione del desiderio e appello all’unità di tutti i Battezzati che non è ancora piena e visibile. Dove la celebrazione domenicale dell’Eucaristia non è possibile, la comunità, pur desiderandola, si raccoglie intorno alla celebrazione della Parola, dove Cristo è comunque presente.

27. Esiste uno stretto legame tra synaxis e synodos, tra l’assemblea eucaristica e quella sinodale. Pur in forma diversa, in entrambe si realizza la promessa di Gesù di essere presente dove due o tre sono riuniti nel Suo nome (cfr. Mt 18,20). Le assemblee sinodali sono eventi che celebrano l’unione di Cristo con la Sua Chiesa attraverso l’azione dello Spirito. È Lui che assicura l’unità del Corpo ecclesiale di Cristo nell’assemblea eucaristica come in quella sinodale. La liturgia è un ascolto della Parola di Dio e una risposta alla sua iniziativa di alleanza. Anche l’assemblea sinodale è un ascolto della medesima Parola, che risuona tanto nei segni dei tempi quanto nel cuore dei Fedeli, e una risposta dell’assemblea che discerne la volontà di Dio per metterla in pratica. L’approfondimento del legame tra liturgia e sinodalità aiuterà tutte le comunità cristiane, nella pluriformità delle loro culture e tradizioni, ad assumere stili celebrativi che manifestino il volto di una Chiesa sinodale. A questo scopo, chiediamo l’istituzione di uno specifico Gruppo di Studio, a cui affidare anche la riflessione su come rendere le celebrazioni liturgiche più espressive della sinodalità; si potrà inoltre occupare della predicazione all’interno delle celebrazioni liturgiche e dello sviluppo di una catechesi sulla sinodalità in chiave mistagogica.

Significato e dimensioni della sinodalità

28. I termini “sinodalità” e “sinodale” derivano dall’antica e costante pratica ecclesiale del radunarsi in sinodo. Nelle tradizioni delle Chiese d’Oriente e d’Occidente la parola “sinodo” si riferisce a istituzioni ed eventi che nel tempo hanno assunto forme diverse, coinvolgendo una pluralità di soggetti. Nella loro varietà tutte queste forme sono accomunate dal radunarsi insieme per dialogare, discernere e decidere. Grazie all’esperienza degli ultimi anni, il significato di questi termini è stato maggiormente compreso e più ancora vissuto. Sempre più essi sono stati associati al desiderio di una Chiesa più vicina alle persone e più relazionale, che sia casa e famiglia di Dio. Nel corso del processo sinodale è maturata una convergenza sul significato di sinodalità che sta alla base di questo Documento: la sinodalità è il camminare insieme dei Cristiani con Cristo e verso il Regno di Dio, in unione a tutta l’umanità; orientata alla missione, essa comporta il riunirsi in assemblea ai diversi livelli della vita ecclesiale, l’ascolto reciproco, il dialogo, il discernimento comunitario, il formarsi del consenso come espressione del rendersi presente di Cristo vivo nello Spirito e l’assunzione di una decisione in una corresponsabilità differenziata. In questa linea comprendiamo meglio che cosa significa che la sinodalità è dimensione costitutiva della Chiesa (cfr. CTI, n. 1). In termini semplici e sintetici, si può dire che la sinodalità è un cammino di rinnovamento spirituale e di riforma strutturale per rendere la Chiesa più partecipativa e missionaria, per renderla cioè più capace di camminare con ogni uomo e ogni donna irradiando la luce di Cristo.

29. Nella Vergine Maria, Madre di Cristo, della Chiesa e dell’umanità, vediamo risplendere in piena luce i tratti di una Chiesa sinodale, missionaria e misericordiosa. Essa è infatti la figura della Chiesa che ascolta, prega, medita, dialoga, accompagna, discerne, decide e agisce. Da lei impariamo l’arte dell’ascolto, l’attenzione alla volontà di Dio, l’obbedienza alla Sua Parola, la capacità di cogliere il bisogno dei poveri, il coraggio di mettersi in cammino, l’amore che aiuta, il canto di lode e l’esultanza nello Spirito. Per questo, come affermava san Paolo VI, «l’azione della Chiesa nel mondo è come un prolungamento della sollecitudine di Maria» (MC 28).

30. In modo più dettagliato, la sinodalità designa tre aspetti distinti della vita della Chiesa:

a) in primo luogo, si riferisce allo «stile peculiare che qualifica la vita e la missione della Chiesa, esprimendone la natura come il camminare insieme e il riunirsi in assemblea del Popolo di Dio convocato dal Signore Gesù nella forza dello Spirito Santo per annunciare il Vangelo. Essa deve esprimersi nel modo ordinario di vivere e operare della Chiesa. Tale modus vivendi et operandi si realizza attraverso l’ascolto comunitario della Parola e la celebrazione dell’Eucaristia, la fraternità della comunione e la corresponsabilità e partecipazione di tutto il Popolo di Dio, ai suoi vari livelli e nella distinzione dei diversi ministeri e ruoli, alla sua vita e alla sua missione» (CTI, n. 70a);

b) in secondo luogo, «la sinodalità designa poi, in senso più specifico e determinato dal punto di vista teologico e canonico, quelle strutture e quei processi ecclesiali in cui la natura sinodale della Chiesa si esprime a livello istituzionale, in modo analogo, sui vari livelli della sua realizzazione: locale, regionale, universale. Tali strutture e processi sono a servizio del discernimento autorevole della Chiesa, chiamata a individuare la direzione da seguire in ascolto dello Spirito Santo» (CTI, n. 70b);

c) in terzo luogo, la sinodalità designa «l’accadere puntuale di quegli eventi sinodali in cui la Chiesa è convocata dall’autorità competente e secondo specifiche procedure determinate dalla disciplina ecclesiastica, coinvolgendo in modi diversi, sul livello locale, regionale e universale, tutto il Popolo di Dio sotto la presidenza dei Vescovi in comunione collegiale e gerarchica con il Vescovo di Roma, per il discernimento del suo cammino e di particolari questioni, e per l’assunzione di decisioni e orientamenti al fine di adempiere alla sua missione evangelizzatrice» (CTI, n. 70c).

31. Nel contesto dell’ecclesiologia conciliare del Popolo di Dio, il concetto di comunione esprime la sostanza profonda del mistero e della missione della Chiesa, che ha nella celebrazione dell’Eucaristia la sua fonte e il suo culmine, ossia l’unione con Dio Trinità e l’unità tra le persone umane che si realizza in Cristo mediante lo Spirito Santo. Su questo sfondo, la sinodalità «indica lo specifico modo di vivere e operare della Chiesa Popolo di Dio che manifesta e realizza in concreto il suo essere comunione nel “camminare insieme”, nel radunarsi in assemblea e nel partecipare attivamente di tutti i suoi membri alla sua missione evangelizzatrice» (CTI, n. 6).

32. La sinodalità non è fine a sé stessa, ma mira alla missione che Cristo ha affidato alla Chiesa nello Spirito. Evangelizzare è «la missione essenziale della Chiesa […] è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità profonda» (EN 14). Facendosi prossima a tutti, senza differenza di persone, predicando e insegnando, battezzando, celebrando l’Eucaristia e il sacramento della Riconciliazione, tutte le Chiese locali e la Chiesa intera rispondono concretamente al comando del Signore di annunciare il Vangelo a tutte le nazioni (cfr. Mt 28,19-20; Mc 16,15-16). Valorizzando tutti i carismi e i ministeri, la sinodalità consente al Popolo di Dio di annunciare e testimoniare il Vangelo alle donne e agli uomini di ogni luogo e di ogni tempo, facendosi «sacramento visibile» (LG 9) della fraternità e dell’unità in Cristo voluta da Dio. Sinodalità e missione sono intimamente congiunte: la missione illumina la sinodalità e la sinodalità spinge alla missione.

33. L’autorità dei Pastori «è un dono specifico dello Spirito di Cristo Capo per l’edificazione dell’intero Corpo» (CTI, n. 67). Tale dono è legato al sacramento dell’Ordine che configura a Cristo Capo, Pastore e Servo e pone quanti lo ricevono a servizio del Santo Popolo di Dio per custodire l’apostolicità dell’annuncio e promuovere a tutti i livelli la comunione ecclesiale. La sinodalità offre «la cornice interpretativa più adeguata per comprendere lo stesso ministero gerarchico» (Francesco, Discorso per la commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, 17 ottobre 2015) e colloca nella giusta prospettiva il mandato che Cristo affida, nello Spirito Santo, ai Pastori. Essa, dunque, invita tutta la Chiesa, compresi quanti esercitano un’autorità, alla conversione e alla riforma.

L’unità come armonia

34. «La creatura umana, in quanto di natura spirituale, si realizza nelle relazioni interpersonali. Più le vive in modo autentico, più matura anche la propria identità personale. Non è isolandosi che l’uomo valorizza se stesso, ma ponendosi in relazione con gli altri e con Dio. L’importanza di tali relazioni diventa quindi fondamentale» (CV 53). Una Chiesa sinodale si caratterizza come spazio in cui le relazioni possono fiorire, grazie all’amore reciproco che costituisce il comandamento nuovo lasciato da Gesù ai Suoi discepoli (cfr. Gv 13,34-35). All’interno di culture e società sempre più individualiste, la Chiesa, «popolo radunato nell’unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (LG 4), può dare testimonianza della forza di relazioni fondate nella Trinità. Le differenze di vocazione, età, sesso, professione, condizione e appartenenza sociale, presenti in ogni comunità cristiana, offrono a ciascuno quell’incontro con l’alterità indispensabile per la maturazione personale.

35. È innanzi tutto all’interno della famiglia, che con il Concilio si potrebbe chiamare «Chiesa domestica» (LG 11), che si vive la ricchezza dei rapporti tra persone unite nella loro diversità di carattere, età e ruolo. Per questo le famiglie rappresentano un luogo privilegiato per apprendere e sperimentare le pratiche essenziali di una Chiesa sinodale. Nonostante le fratture e le sofferenze che le famiglie sperimentano, restano luoghi in cui si apprende a scambiarsi il dono dell’amore, della fiducia, del perdono, della riconciliazione e della comprensione. È in famiglia che impariamo che abbiamo la stessa dignità, che siamo creati per la reciprocità, che abbiamo bisogno di essere ascoltati e che siamo capaci di ascoltare, di discernere e decidere insieme, di accettare ed esercitare un’autorità animata dalla carità, di essere corresponsabili e di rendere conto delle nostre azioni. «La famiglia umanizza le persone attraverso la relazione del “noi” e allo stesso tempo promuove le legittime differenze di ciascuno» (Francesco, Discorso ai partecipanti alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, 29 aprile 2022).

36. Il processo sinodale ha evidenziato che lo Spirito Santo costantemente suscita nel Popolo di Dio una grande varietà di carismi e ministeri. «Anche nell’edificazione del Corpo di Cristo vige una varietà di membra e di funzioni. Uno solo è lo Spirito che distribuisce i Suoi vari doni per l’utilità il bene della Chiesa, a misura della sua ricchezza e delle necessità dei ministeri (cfr. 1Cor 12,11)» (LG 7). Ugualmente è emersa l’aspirazione ad ampliare le possibilità di partecipazione e di esercizio della corresponsabilità differenziata di tutti i Battezzati, uomini e donne. A tale riguardo, però, è stata espressa la tristezza provocata dalla mancata partecipazione di tanti membri del Popolo di Dio a questo cammino di rinnovamento ecclesiale e da una fatica diffusa nel vivere pienamente una sana relazionalità tra uomini e donne, tra generazioni e tra persone e gruppi di diverse identità culturali e condizioni sociali, in particolare i poveri e gli esclusi.

37. Inoltre, il processo sinodale ha messo in evidenza il patrimonio spirituale delle Chiese locali, nelle quali e dalle quali esiste la Chiesa Cattolica, e la necessità di articolare le loro esperienze. In virtù della cattolicità, «le singole parti offrono i propri doni alle altre e alla Chiesa intera, così che il tutto e le singole parti traggano vantaggio dalla reciproca comunicazione di tutti e dal tendere in unità verso la pienezza» (LG 13). Il ministero del successore di Pietro «garantisce le legittime diversità e insieme vigila perché il particolare non solo non nuoccia all’unità, ma anzi ne sia al servizio» (ibid.; cfr. AG 22).

38. La Chiesa intera è da sempre una pluralità di popoli e lingue, di Chiese con i loro particolari riti, discipline e patrimoni teologici e spirituali, di vocazioni, carismi e ministeri a servizio dell’utilità comune. L’unità di questa varietà è realizzata da Cristo, pietra angolare, e dallo Spirito, maestro di armonia. Questa unità nella diversità è precisamente designata dalla cattolicità della Chiesa. Di essa è segno la pluralità di Chiese sui iuris, di cui il processo sinodale ha evidenziato la ricchezza. L’Assemblea chiede che si prosegua lungo la strada dell’incontro, della reciproca comprensione e dello scambio di doni che nutrono la comunione di una Chiesa di Chiese.

39. Il rinnovamento sinodale favorisce la valorizzazione dei contesti come luogo in cui si rende presente e si realizza l’universale chiamata di Dio a far parte del Suo Popolo, di quel Regno di Dio che è «giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo» (Rm 14,17). In questo modo, culture diverse sono in grado di cogliere l’unità che sottende la loro pluralità e le apre alla prospettiva dello scambio di doni. «L’unità della Chiesa non è l’uniformità, ma l’integrazione organica delle legittime diversità» (NMI 46). La varietà delle espressioni del messaggio salvifico evita di ridurlo a un’unica comprensione della vita della Chiesa e delle forme teologiche, liturgiche, pastorali e disciplinari in cui si esprime.

40. La valorizzazione dei contesti, delle culture e delle diversità, e delle relazioni tra di loro, è una chiave per crescere come Chiesa sinodale missionaria e camminare, per impulso dello Spirito Santo, verso l’unità visibile dei Cristiani. Ribadiamo l’impegno della Chiesa Cattolica a proseguire e intensificare il cammino ecumenico con altri cristiani, in forza del comune Battesimo e in risposta alla chiamata a vivere insieme la comunione e l’unità tra i discepoli per cui Cristo prega nell’Ultima Cena (cfr. Gv 17,20-26). L’Assemblea saluta con gioia e gratitudine i progressi nelle relazioni ecumeniche lungo gli ultimi sessant’anni, i documenti di dialogo e le dichiarazioni che esprimono la fede comune. La partecipazione dei Delegati Fraterni ha arricchito lo svolgimento dell’Assemblea e guardiamo con speranza ai prossimi passi del cammino verso la piena comunione grazie alla recezione dei frutti del cammino ecumenico nelle pratiche ecclesiali.

41. In ogni luogo della terra, i Cristiani vivono fianco a fianco con persone che non sono battezzate e servono Dio praticando una diversa religione. Per loro preghiamo in modo solenne nella liturgia del Venerdì Santo, con loro collaboriamo e lottiamo per costruire un mondo migliore, e insieme a loro supplichiamo l’unico Dio di liberare il mondo dai mali che lo affliggono. Il dialogo, l’incontro e lo scambio di doni tipici di una Chiesa sinodale sono chiamati ad aprirsi alle relazioni con altre tradizioni religiose, con l’obiettivo di «stabilire amicizia, pace, armonia e condividere valori ed esperienze morali e spirituali in uno spirito di verità e amore» (Conferenza dei Vescovi Cattolici dell’India, Response of the Church in India to the present day challenges, 9 marzo 2016, citato in FT 271). In alcune regioni, i Cristiani che si impegnano nella costruzione di rapporti fraterni con persone di altre religioni subiscono persecuzioni. L’Assemblea li incoraggia a perseverare nel loro impegno con speranza.

42. La pluralità delle religioni e delle culture, la multiformità delle tradizioni spirituali e teologiche, la varietà dei doni dello Spirito e dei compiti nella comunità, così come le diversità di età, sesso e appartenenze sociali all’interno della Chiesa sono un invito a ciascuno a riconoscere e assumere la propria parzialità, rinunciando alla pretesa di mettersi al centro e aprendosi all’accoglienza di altre prospettive. Ciascuno è portatore di un contributo peculiare e indispensabile per completare l’opera comune. La Chiesa sinodale può essere descritta ricorrendo all’immagine dell’orchestra: la varietà degli strumenti è necessaria per dare vita alla bellezza e all’armonia della musica, al cui interno la voce di ciascuno mantiene i propri tratti distintivi a servizio della missione comune. Si manifesta così l’armonia che lo Spirito opera nella Chiesa, lui che è l’armonia in persona (cfr. S. Basilio, Sul Salmo 29,1; Sullo Spirito Santo XVI, 38).

La spiritualità sinodale

43. La sinodalità è innanzi tutto una disposizione spirituale che permea la vita quotidiana dei Battezzati e ogni aspetto della missione della Chiesa. Una spiritualità sinodale scaturisce dall’azione dello Spirito Santo e richiede l’ascolto della Parola di Dio, la contemplazione, il silenzio e la conversione del cuore. Come ha affermato Papa Francesco nell’Intervento di apertura di questa Seconda Sessione, «lo Spirito Santo è guida sicura, e nostro primo compito è imparare a distinguere la Sua voce, perché Egli parla in tutti e in tutte le cose». Una spiritualità sinodale esige anche ascesi, umiltà, pazienza e disponibilità a perdonare ed essere perdonati. Accoglie con gratitudine e umiltà la varietà dei doni e dei compiti distribuiti dallo Spirito Santo per il servizio dell’unico Signore (cfr. 1Cor 12,4-5). Lo fa senza ambizione o invidia, né desiderio di dominio o di controllo, coltivando gli stessi sentimenti di Cristo Gesù, che «svuotò se stesso assumendo una condizione di servo» (Fil 2,7). Ne riconosciamo il frutto quando la vita quotidiana della Chiesa è contrassegnata da unità e armonia nella pluriformità. Nessuno può procedere da solo su un cammino di autentica spiritualità. Abbiamo bisogno di accompagnamento e sostegno, compresa la formazione e la direzione spirituale, come singoli e come comunità.

44. Il rinnovamento della comunità cristiana è possibile solo riconoscendo il primato della grazia. Se manca la profondità spirituale personale e comunitaria, la sinodalità si riduce a espediente organizzativo. Siamo chiamati non solo a tradurre in processi comunitari i frutti di un’esperienza spirituale personale, ma più profondamente a sperimentare come praticare il comandamento nuovo dell’amore reciproco sia luogo e forma di incontro con Dio. In questo senso la prospettiva sinodale, mentre attinge al ricco patrimonio spirituale della Tradizione, contribuisce a rinnovarne le forme: una preghiera aperta alla partecipazione, un discernimento vissuto insieme, un’energia missionaria che nasce dalla condivisione e si irradia come servizio.

45. La conversazione nello Spirito è uno strumento che, pur con i suoi limiti, risulta fecondo per consentire l’ascolto e il discernernimento «ciò che lo Spirito dice alle Chiese» (Ap 2,7). La sua pratica ha suscitato gioia, stupore e gratitudine ed è stata vissuta come un percorso di rinnovamento che trasforma gli individui, i gruppi, la Chiesa. La parola “conversazione” esprime qualcosa di più del semplice dialogo: intreccia in modo armonico pensiero e sentimento e genera un mondo vitale condiviso. Per questo si può dire che nella conversazione è in gioco la conversione. Si tratta di un dato antropologico che si ritrova in popoli e culture diversi, accomunate dalla pratica di un radunarsi solidale per trattare e decidere le questioni vitali per la comunità. La grazia porta a compimento questa esperienza umana: conversare “nello Spirito” significa vivere l’esperienza della condivisione nella luce della fede e nella ricerca del volere di Dio, in un’atmosfera evangelica entro cui lo Spirito Santo può far udire la Sua voce inconfondibile.

46. In ogni fase del processo sinodale è risuonato il bisogno di guarigione, riconciliazione e ricostruzione della fiducia all’interno della Chiesa, in particolare in seguito ai troppi scandali legati ai diversi tipi di abusi, e della società. La Chiesa è chiamata a mettere al centro della propria vita e della propria azione il fatto che in Cristo, attraverso il Battesimo, siamo affidati l’uno all’altro. Il riconoscimento di questa realtà profonda si trasforma in un dovere sacro che ci rende capaci di riconoscere gli errori e ricostruire la fiducia. Percorrere questo cammino è un atto di giustizia e un impegno missionario del Popolo di Dio nel nostro mondo e un dono che dobbiamo invocare dall’alto. Il desiderio di continuare a camminare su questa strada è frutto del rinnovamento sinodale.

Sinodalità come profezia sociale

47. Praticato con umiltà, lo stile sinodale può rendere la Chiesa una voce profetica nel mondo di oggi. «La Chiesa sinodale è come uno stendardo innalzato tra le nazioni (cfr. Is 11,12)» (Francesco, Discorso per la commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, 17 ottobre 2015). Viviamo in un’epoca segnata da disuguaglianze sempre più marcate, da una crescente disillusione nei confronti dei modelli tradizionali di governo, dal disincanto per il funzionamento della democrazia, da crescenti tendenze autocratiche e dittatoriali, dal predominio del modello di mercato senza riguardo per la vulnerabilità delle persone e della creazione, e dalla tentazione di risolvere i conflitti con la forza piuttosto che con il dialogo. Pratiche autentiche di sinodalità permettono ai Cristiani di elaborare una cultura capace di profezia critica nei confronti del pensiero dominante e offrire così un contributo peculiare alla ricerca di risposte a molte delle sfide che le società contemporanee devono affrontare e alla costruzione del bene comune.

48. Il modo sinodale di vivere le relazioni è una testimonianza sociale che risponde al bisogno umano di essere accolti e sentirsi riconosciuti all’interno di una comunità concreta. È una sfida al crescente isolamento delle persone e all’individualismo culturale, che anche la Chiesa ha spesso assorbito, e ci richiama alla cura reciproca, all’interdipendenza e alla corresponsabilità per il bene comune. Allo stesso modo, sfida un comunitarismo sociale esagerato che soffoca le persone e non permette loro di essere soggetti del proprio sviluppo. La disponibilità all’ascolto di tutti, specialmente dei poveri, si pone in netto contrasto con un mondo in cui la concentrazione del potere taglia fuori i poveri, gli emarginati, le minoranze e la terra, nostra casa comune. Sinodalità ed ecologia integrale assumono entrambe la prospettiva delle relazioni e insistono sulla necessità della cura dei legami: per questo si corrispondono e si integrano nel modo di vivere la missione della Chiesa nel mondo contemporaneo.