Introduzione

Il Figlio di Dio viene annunciato dall’angelo e si fa uomo in Maria per virtù dello Spirito; entra nella storia, simboleggiata dal porticato e dal giardino. Viene manifestato al mondo da Maria, sua madre e suo trono vivente; da Giovanni Battista, che ne addita la presenza; da San Francesco, che ne rivive la povertà e la passione; da Sant’Antonio, che lo annuncia con la predicazione; da Sant’Elisabetta, che lo testimonia con le opere di carità, evocate dal simbolo dei fiori; da Sant’Agata e Santa Chiara, che gli consacrano la loro verginità; dai miracoli che ne rivelano la potenza. La Chiesa evangelizza la presenza salvifica del Signore con la varietà dei carismi e con tutta la sua vita: annuncio, testimonianza della carità, eventi straordinari e umili rapporti quotidiani. La luce naturale, diffusa e intensa, che viene da sinistra, conferisce un fascino misterioso all’intera composizione e ai singoli elementi: figure popolari e ieratiche, intimità familiare e arcana immobilità, nitidi dettagli e colori preziosi. Si lascia intravedere una dimensione profonda della realtà, una sovrumana maestà e bellezza.

[558] La Chiesa intera è per sua natura missionaria. È mandata a evangelizzare, cioè ad annunciare, celebrare e testimoniare l’amore di Dio, che per mezzo di Gesù Cristo vuole salvare tutti gli uomini. Quando la missione si rivolge a coloro che ancora ignorano il vangelo, si chiama attività missionaria in senso specifico e si attua nel rispetto della libertà di coscienza in un clima di dialogo.

  • Paolo missionario
  • Il mandato missionario
  • Chiesa missionaria
  • Cammino della missione
  • Coscienza missionaria

(At 4,20)
Catechismo della Chiesa Cattolica
CCC, 737-738
; 767-768; 849-851; 858-860

Paolo missionario

[559] Ottenuta dall’assemblea di Gerusalemme la dichiarazione della libertà cristiana riguardo alle osservanze giudaiche, l’apostolo Paolo si rimette in viaggio, con alcuni compagni, per il servizio del gvangelo. Più volte percorre Palestina e Siria, Asia Minore, Macedonia e Grecia, lungo le strade militari e le rotte commerciali. Entra nelle vivaci sinagoghe della diaspora e si mescola alle folle cosmopolite delle città; si confronta con l’alta cultura e con la religiosità popolare; ottiene scarse conversioni tra gli ebrei e molte più tra i pagani, fondando comunità cristiane assai promettenti.

Arrestato a Gerusalemme con l’accusa di profanare il tempio, sovvertire la religione e perturbare l’ordine pubblico, è sottoposto a un processo interminabile. Chiamato a dare spiegazioni davanti al procuratore Festo e al re Agrippa II, afferma con sicurezza che il vero protagonista della missione cristiana è Cristo stesso: egli è il primo uomo risorto dalla morte e ora sta annunciando la salvezza a Israele e ai pagani per mezzo dei suoi servitori. Anche Paolo è stato scelto personalmente da lui per essere suo «testimone davanti a tutti gli uomini» (At 22,15) e soprattutto per essere inviato «lontano, tra i pagani» (At 22,21). Preso dal suo fascino, si è votato interamente alla sua causa, in una corsa incessante: «Sono stato conquistato da Gesù Cristo… dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la meta» (Fil 3,12-14). Mille difficoltà e persecuzioni non valgono a fermarlo: «Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti,… pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità» (2Cor 11,26-27). Non gli è più possibile vivere per se stesso. Per lui essere cristiano, testimone e missionario è la stessa cosa.

Il mandato missionario

[560] Cristo risorto è la forza che anima la missione universale: gli apostoli, entrati con lui in intima comunione, condividono il suo amore per tutti gli uomini e diventano suoi collaboratori nell’opera della salvezza. Il Signore affida loro il grande compito di fare discepole tutte le genti e di introdurle nella vita di Dio: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,18-20). Promette che li accompagnerà sempre con la sua presenza: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Confermando la loro predicazione con opere prodigiose, mostra di mantenere la promessa. Li sostiene con il dono dello Spirito Santo, che li spinge ad annunciare il vangelo e suscita la fede negli ascoltatori. In virtù dello Spirito, il mandato missionario diventa un’esigenza interiore, scritta nel cuore: l’esigenza di condividere con altri l’esperienza di fede e la comunione con Dio. «Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20). «Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo» (1Gv 1,3).

Chiesa missionaria

[561] Quella di Paolo e degli altri apostoli è indubbiamente una vocazione speciale. Ma il compito di evangelizzare non è riservato ad alcuni: in vario modo, coinvolge tutti i cristiani.

Gli apostoli stessi insegnano che la missione è affidata al popolo di Dio nella sua globalità: «Voi siete… il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce» (1Pt 2,9). Di fatto, al tempo delle origini, è vivissima in tutti i credenti la coscienza missionaria. In chiusura della Lettera ai Romani, viene ricordata una fitta schiera di generosi collaboratori di Paolo nel servizio del vangelo: sono uomini, donne, giovani, coniugi, intere famiglie. Il cristianesimo si diffonde velocemente sulle vie dell’impero romano soprattutto per l’impegno spontaneo dei credenti, da persona a persona. Urgente e imperiosa è l’esigenza di condividere con altri la propria fede. Nessuno si tira indietro. Ancora nel II secolo un filosofo pagano, Celso, pensando di screditare la nuova religione, osserva che tra i suoi divulgatori abbondano «cardatori di lana, calzolai, lavandai, gente senza istruzione e di maniere grossolane». Sebbene i mezzi di trasporto e di comunicazione siano ben poca cosa, l’annuncio evangelico raggiunge in breve tempo i confini del mondo allora conosciuto: «E si trattava della religione di un uomo morto in croce, “scandalo per gli ebrei e stoltezza per i gentili” (1Cor 1,23)! Alla base di un tale dinamismo missionario c’era la santità dei primi cristiani e delle prime comunità».

Cammino della missione

[562] Con il passare del tempo, si perde la piena consapevolezza della vocazione missionaria di tutto il popolo cristiano; ma la missione prosegue comunque, per impulso dello Spirito Santo, e mantiene costantemente un’apertura universale.

Alla fine del IV secolo, i paesi intorno al Mediterraneo sono in gran parte cristiani. Durante il medioevo l’evangelizzazione si estende ai popoli germanici e slavi, soprattutto ad opera dei monaci, finché intorno al 1200 tutta l’Europa è ormai battezzata. Nei secoli XIII e XIV la missione, per merito dei nuovi ordini mendicanti, si dirige verso l’Africa del nord e verso l’oriente, fino alla lontana Cina. Ma i successi tangibili sono modesti e poco duraturi.

Nuovi sconfinati orizzonti si aprono con le grandi scoperte geografiche del secolo XV. Lungo le coste dell’Africa e dell’Asia meridionale fino all’estremo oriente, attraverso le vaste regioni del nuovo continente americano ad occidente, si avventurano per tre secoli i missionari francescani, domenicani e gesuiti, spesso a prezzo di eroici sacrifici. Ma i risultati di così generosa impresa non sono sempre favorevoli: si va dalla cristianizzazione di un intero continente, l’America, e di un intero paese, le Filippine, alla formazione di nuclei circoscritti di cristiani in Africa e in India, al sostanziale fallimento in Cina e in Giappone.

Nello stesso arco di tempo, nei paesi di antica tradizione cristiana si sviluppa un’attività missionaria, intesa come predicazione straordinaria e periodica al popolo, a sostegno e integrazione della pastorale ordinaria. Le missioni estere, pur essendo la forma esemplare della missione, non la esauriscono.

Passata la rivoluzione francese, grazie anche al sorgere di nuove congregazioni specificamente missionarie, l’evangelizzazione dei popoli riprende e prosegue con slancio per tutto il secolo XIX, particolarmente in Africa, Indocina e Oceania. Finalmente, nel nostro secolo, la valorizzazione delle culture e del clero del luogo consente ovunque la formazione di Chiese locali complete.

Coscienza missionaria

[563] Riemerge oggi nella Chiesa la coscienza della comune vocazione missionaria e il magistero del papa e dei vescovi la esprime con forza.

Il popolo di Dio «è inviato a tutti gli uomini, come luce del mondo e sale della terra». «Evangelizzare è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare». «La missione riguarda tutti i cristiani, tutte le diocesi e parrocchie, le istituzioni e associazioni ecclesiali». L’impegno missionario, rivolto al proprio ambiente e al mondo intero, con la preghiera, la testimonianza e, se è possibile, con la parola, è indice della nostra fede in Cristo e criterio sicuro per verificare quanto siano validi organismi pastorali, movimenti, parrocchie e opere di apostolato.

«Il Signore chiama sempre a uscire da se stessi, a condividere con gli altri i beni che abbiamo, cominciando da quello più prezioso che è la fede». Del resto, «la fede si rafforza donandola!».

[564] La fede in Cristo è «dono di Dio, da vivere in comunità e da irradiare all’esterno sia con la testimonianza di vita che con la parola… prima sul proprio territorio e poi altrove come partecipazione alla missione universale».

Ogni credente è chiamato ad essere missionario. Tutta la Chiesa è per sua natura missionaria.

http://www.educat.it