ISAIA 1-39
INTRODUZIONE AL LIBRO DEL PROFETA ISAIA*
1. ISAIA
Chi è Isaia? Leggiamo nel titolo del libro: “Visione che Isaia, figlio di Amoz, ebbe su Giuda e su Gerusalemme al tempo dei re di Giuda Ozia, Iotam, Acaz ed Ezechia” (Is 1,1). I re menzionati regnano in Giuda dal 740 a.C. Al 698 a.C., dunque l’attività profetica di Isaia si estende per una quarantina d’anni. Il contesto internazionale è quello dell’espansione assira, che prende avvio nel 745 a.C. con l’ascesa al trono di Tiglatpileser III.
Nella maggior parte dei casi non si riesce più, ormai , a ricostruire il contesto nel quale i singoli oracoli profetici vennero pronunciati da Isaia, ma in alcuni capitoli tale contesto è rimasto e ci permette di sapere qualcosa dell’Isaia dell’VIII sec. a.C.
La sua vocazione avviene nel tempio di Gerusalemme (Is 6). Qualcuno sostiene perciò che fosse un sacerdote; è senz’altro dell’alta società, anche intellettualmente: utilizza uno stile poetico talmente ricco e immaginifico da essere considerato l’espressione linguistica più alta di tutta la Bibbia ebraica. Poteva essere un politico, uno scriba di corte, dato che era così a suo agio con i regnanti.
Il suo primo intervento pubblico (Is 7-8) è in occasione della guerra siro-efraimita (734-733 a.C.), e si rivolge al re Acaz.
2. IL LIBRO DI ISAIA
Collegati a questa prima profezia sono i cc. 9-11 sull’Emmanuele (9,1: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce…; 11,1: “Un virgulto spunterà dal tronco di Jesse… su di lui si poserà lo Spirito del Signore, …”). Altri capitoli nei quali è riconoscibile il contesto in cui gli oracoli profetici vennero pronunciati sono i cc. 28-30, che si riferiscono alla “crisi assira”, quando Sennacherib invade il regno di Giuda (in seguito a un tentativo di rivolta) e assedia Gerusalemme (701 a.C.). Secondo alcuni il c. 28 potrebbe riferirsi anche alla caduta di Samaria (722 a.C.). Il resto dei capitoli della prima parte di Is (cc. 1-39) presenta oracoli riguardanti Giuda, Gerusalemme o le nazioni, che sono sprovvisti del loro contesto originario, per cui è difficile stabilire a quali fatti, epoche e situazioni concrete si riferissero.
Notando poi un ulteriore cambiamento nei cc. 56-66, gli studiosi hanno parlato di un Trito-Isaia. Tutti questi testi sono stati poi assemblati, attualizzati e risistemati, nelle diverse epoche, dalla comunità credente e tradente che, ad un certo punto, lo ha fissato nella sua forma definitiva, che è quella attuale, fissazione che può essere collocata in epoca persiana (V sec. a.C.).
Possiamo ripartire così il libro d’Isaia come si presenta oggi:
Primo Isaia (le cose antiche)
- A. Is 1: il titolo generale che presenta il libro di storia come un unica “visione” e introduzione alla prima parte, intesa come processo contro Israele;
- B. Is 2-12: prima raccolta di oracoli su Giuda e Gerusalemme con al centro il racconto della vocazione del profeta (Is 6) e le profezie messianiche (Is 7- 11);
- C. Is 13-23: oracoli (o “minacce”) contro le nazioni di cui soltanto alcuni attribuibili all’Isaia dell’VIII sec. a.C.;
- D. Is 24-27: solitamente denominata come “apocalisse”, è una potente metafora della fine del mondo, attraverso il giudizio di Babilonia (o di Gerusalemme?);
- E. Is 28-33: oracoli su Samaria e Gerusalemme, tenuti insieme dalla ripetizione di sei “guai”, ma in cui traspare già una prospettiva salvifica.
Secondo Isaia (le cose nuove)
- A. Is 34-35: processo contro Edom, che rovescia il processo iniziale contro Israele e introduzione tematica della seconda parte (la via del ritorno attraverso il deserto);
- B. Is 36-39 Racconti storici relativi al profeta Isaia dell’VIII secolo a.C. per mostrare che anche la sua profezia aveva un carattere salvifico;
- C. Is 40-48: Il Deutero-Isaia (A) celebra la liberazione portata da Ciro che rende possibile il ritorno degli esiliati a Gerusalemme (sezione molto esultante);
- D. Is 49-55: Il Deutero-Isaia (B) qui si produce un notevole spostamento di accento: da Ciro al Profeta stesso, e poi alla misteriosa figura del servo sofferente;
- E. Is 56-66: Il cosiddetto Trito-Isaia che è una riflessione, dipendente dal Deutero-Isaia, circa la ricostruzione di Gerusalemme e l’accoglienza in essa degli stranieri.
3 LINEE TEOLOGICHE DEL LIBRO DI ISAIA (leggi Is 1, 2-9)
A. La salvezza
Già il nome Isaia significa “YHWH salva”, inoltre, dopo i Salmi, Is è il libro biblico in cui la radice yš ‘ (salvare) compare il maggior numero di volte: 56. Però soltanto 3 volte su 56 questo termine compare nei testi attribuibili all’Isaia dell’VIII sec., per la maggior parte dei casi le ricorrenze sono nella seconda parte del libro, anche se non mancano ricorrenze del termine anche nella prima parte di Is, dovute alla mano dei redattori finali. Ciò significa che non è corretto affermare, come faceva l’esegesi tradizionale premoderna, che il primo Is è il profeta del castigo e il secondo quello della consolazione, ma, come dice il Talmud: “Il libro di Isaia è tutto intero di consolazione”. Esiste una continuità storico-salvifica tra il castigo e la consolazione: la consolazione suppone il castigo e nel castigo c’è già, embrionalmente, una consolazione. I profeti non hanno semplicemente previsto la sventura, ma hanno saputo vedere una sventura non chiusa su se stessa, ma aperta a uno sbocco positivo, a una speranza. Il castigo è gravido di salvezza (“il castigo della nostra pace”, Is 53,5).
B. Il resto
Uno dei figli di Is si chiama “Un-resto-tornerà” (o “-si-convertirà”, Is 7,3) Se è poco presente la terminologia della salvezza nel Proto-Isaia, si nota però che è invece molto presente l’idea di “resto”, che nel Deutero-Isaia si trova solo un paio di volte. Nel Proto-Isaia è solo un resto che si salva, e ciò comporta castigo e decimazione, morte e resurrezione. Il “resto” è ciò che viene “reciso”, cioè “separato” e ciò ha a che fare con il concetto di “santità”: “santo” (qādôš) indica appunto ciò che viene “tagliato”, “reciso” come il resto, “separato”, “trascendente”.
C. La santità
Nella vocazione di Is troviamo l’invocazione liturgica del Trisagion, Is 6,3. Ma più spesso in Is troviamo Dio chiamato come il “Santo d’Israele”, quasi un ossimoro che unisce la trascendenza di Dio con il suo coinvolgimento con il popolo d’Israele. In Is quest’espressione si trova una ventina di volte, equamente distribuite tra prima e seconda parte, ma fuori di Is, nella bibbia ebraica, si trova solo 2 volte, segno che la santità di Dio è un tratto specifico della visione teologica di Isaia. Questa santità di Dio, che è in rapporto con la santità del “resto” e con la sua salvezza, è costitutiva della vocazione di Isaia e della sua identità di profeta: anch’egli un “messo a parte”
D. Il messia
Isaia è il profeta più citato nel NT soprattutto per dimostrare che Gesù è il messia, avendo egli adempiuto le profezie che riguardavano il futuro messia. “Messia” però compare in Is una volta soltanto, Is 45,1, e si riferisce a Ciro! Anziché “messia” troviamo, soprattutto nel Proto-Isaia, termini più altisonanti (9,5), spesso si fa riferimento a David (la casa di David, il trono di David, la città di David, la tenda di David, il germoglio di Jesse padre di David…): per Is il messia è il re seduto sul trono di Davide a Gerusalemme.
Ma nella seconda parte di Is tutto ciò scompare: al posto del trionfalismo della prima parte troviamo la misteriosa figura del Servo di YHWH, servo sofferente, e ciò che di altisonante la prima parte del libro riservava al messia, lo troviamo in termini simili riferito a Sion: è Gerusalemme che diventa destinataria delle promesse davidiche.
E. Sion-Gerusalemme
Sion è il nome più antico, Gerusalemme prevale dopo l’esilio. In Is, in entrambe le parti del libro, “Sion” compare in assoluto più che altrove in tutta la Bibbia ebraica. Spesso troviamo in Is entrambi i nomi in parallelo. L’idea più ricorrente nel Proto-Isaia è quella dell’inespugnabilità di Sion (Is 31,5; 36-37), perché YHWH la protegge. Tuttavia l’inespugnabilità è subordinata alla fede: 7,9; 28,16; e credere per Isaia significa 2 cose:
a) non temere, non aver paura, non lasciarsi condizionare dall’ansia (7,4);
b) saper guardare all’opera di Dio, a ciò che fa lui nella storia (Is 22,11).
Nel Deutero-Isaia la glorificazione di Gerusalemme esplode in tutta la sua solennità: Is 49; 54; 60; 62. Così, nello sviluppo dal primo all’ultimo capitolo, si passa dalla condanna profetica del culto in Sion (Is 1) al raduno finale di ogni carne a Gerusalemme, proprio in vista del culto (Is 66), raduno finale anticipato al c. 2 dal pellegrinaggio delle genti a Gerusalemme. In Is si passa dalla figura gloriosa del messia davidico all’eclissi della figura del messia (servo sofferente) fino al ruolo storico-salvifico di Sion: il profeta nel post-esilio vede che pur non essendoci più la monarchia, le promesse messianiche non sono andate a vuoto, perché Gerusalemme è ricostruita (52,9).
* Il tutto liberamente tratto da A. MELLO, Isaia. Introduzione, traduzione e commento, Cinisello Balsamo (MI) 2012
da: https://www.parrocchia-sacrocuore-ladispoli.it