Cari amici della nostra comunità comboniana di Castel d’Azzano, condividiamo con voi la riflessione proposta alla comunità nell’Eucaristia di questa domenica.
X domenica del Tempo Ordinario (B)
Domenica 9 giugno 2024
- La storia del pescatore Pascal Madjetoloum il cui nome significa: “Il bene mi uccide”: faccio il bene e sono ricambiato con il male.
- È l’esempio di ciò che è successo a Gesù, che “è passato facendo il bene”, ma è stato ricambiato in modo ostile. Quando perdona i peccati del paralitico gli dicono: “Tu bestemmi”. I suoi lo vanno a cercare poiché dicono: “È fuori di sé “, cioè è matto; gli scribi venuti da Gerusalemme gli dicono: “È posseduto da un demonio”; gli Erodiani concludono: Bisogna eliminarlo.
- Gesù è il buon seminatore, che semina con le parole e i gesti di misericordia. Parte del suo seme è divorato dagli uccelli, parte è soffocato dai rovi e dalle pietre. Vedendo questo cosa fa Gesù? Non invoca il fuoco dal cielo per distruggere gli avversari, ma continua a seminare e a fare il bene.
- San Giacomo scriverà: “fratelli, considerate perfetta letizia quando subite ogni sorta di prove, sapendo che la prova della vostra fede produce la pazienza”.
- Anche San Daniele Comboni ha avuto problemi con i suoi più stretti collaboratori. Così scriveva a Don Losi, uno dei suoi sacerdoti che lo criticava aspramente: “Figlio mio, scrivi ciò che vuoi a sua Eminenza contro di me, scrivi anche a Roma e alla Propaganda e al Papa che io sono una canaglia, degna del capestro ecc. ma io ti perdonerò sempre, ti vorrò sempre bene: basta che tu resti sempre in missione e mi converta e mi salvi i miei cari nubani e tu sarai sempre mio caro figlio, e ti benedirò fino alla morte”.
- Sulla stessa linea, il compianto Card. Martini aveva scelto come motto episcopale: “Pro veritate adversa diligere”, cioè amare le avversità a causa della verità.
- Se passiamo a Papa Francesco vediamo che vi è un sito del Vaticano che ogni giorno pubblica i suoi pensieri e le sue riflessioni. Però ve ne sono quattro o cinque che ogni giorno scrivono contro di lui, lo ridicolizzano, lo contestano. Lui però persevera nella sua missione. Oggi si direbbe “è resiliente”, capace di mantenere la propria linea nonostante le avversità.
- Tutto questo ci porta a valutare qual è il criterio di discernimento del nostro ministero: non è il successo, le folle osanti, gli applausi, ma piuttosto le persecuzioni, le tribolazioni, le contrarietà, i contrasti, i conflitti. Tutte cose che Gesù aveva annunciato per i suoi discepoli mandati in missione. “Il regno di Dio soffre violenza e sono i violenti che se ne impadroniscono”.
Nel Vangelo di oggi vi è una seconda espressione meritevole di spiegazione: “Chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno”. Che cosa significa bestemmiare contro lo Spirito Santo? Un teologo ha sintetizzato così: “Stare davanti alla luce e rimanere ostinatamente con gli occhi chiusi”.
Scelgo di partire da un altro punto di vista, da un pensiero di Papa Francesco, il n. 280 dell’Evangelii Gaudium. “Per mantenere vivo l’ardore missionario occorre una decisa fiducia nello Spirito Santo, perché egli “viene in aiuto alla nostra debolezza” (Rm-8,26). Ma tale fiducia generosa deve alimentarsi e perciò dobbiamo invocarlo costantemente. Egli può guarirci da tutto ciò che ci debilita nell’impegno missionario. È vero che questa fiducia nell’invisibile può procurarsi una certa vertigine: e come immergersi in un mare, dove non sappiamo che cosa incontreremo. Io stesso l’ho sperimentato tante volte. Tuttavia non c’è maggior libertà che quella di lasciarsi portare dallo Spirito, rinunciando a calcolare e a controllare tutto, e permettere che egli ci illumini, ci guidi, ci orienti, ci spinga dove lui desidera. Egli sa bene ciò di cui c’è bisogno in ogni epoca e in ogni momento. Questo si chiama essere misteriosamente fecondi”.
Noi tutti abbiamo fatto l’esperienza che Dio ci ha preparato la strada, ha fatto concorrere tutto per il nostro bene, ha reso fruttuoso il lavoro delle nostre mani. Con il suo spirito ci ha illuminati, guidati, orientati, spinti… Abbiamo fatto esperienza della sua presenza e della sua forza. Ci siamo rallegrati e stupiti della sua azione. Se per caso oggi ci viene in mente di dire “Sono stato io, è stata la mia mano…” ci incamminiamo sul sentiero sbagliato. Spegniamo lo Spirito. E quando lo Spirito è morto significa che lo abbiamo bestemmiato e tolto dal nostro orizzonte.
La bestemmia contro lo Spirito Santo, scrive padre Manuel Joao, è una situazione drammatica perché la luce viene chiamata tenebra, la verità chiamata menzogna e Dio viene chiamato Satana. Si manifesta nell’invidia, nella gelosia che denigra o infanga il prossimo, nella giustificazione dell’odio, nella sordità al grido del povero, nella difesa di un sistema economico iniquo. Questa bestemmia contro lo Spirito Santo non è qualcosa che viene da un giorno all’altro. Si tratta di un impercettibile scivolamento nella menzogna esistenziale, di una progressiva abitudine al male o della corruzione della propria coscienza”.
Già il profeta Geremia al capitolo 17 scriveva: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo e pone nella carne il suo sostegno: egli sarà come un tamerisco nella steppa, quando viene il bene non lo vede”.
L’uomo che confida in se stesso non riesce più ad accogliere il bene come dono di Dio, frutto del suo Spirito. Si intristisce e si isola in una tristezza mortale. Conclusione. Siamo invitati a vigilare su noi stessi; a pregare e a rimanere umili e fiduciosi perché si manifesti l’opera dello Spirito nella nostra vita e nella vita delle persone di cui siamo stati posti al servizio.
P. Renzo Piazza