
L’esperienza dei Santi carmelitani
…E mi sembrava che le tre divine Persone stessero nell’interno dell’anima mia da dove si comunicavano a tutte le cose create, nessuna esclusa, senza cessare di rimanere in me. (S. Teresa d’Avila, Rel. Spirituali, 18).
Le tre Persone si vedono distintamente e l’anima, per una nozione ammirabile di cui viene favorita, conosce con certezza assoluta che tutte e tre sono una sola sostanza, una sola potenza, una sola sapienza, un solo Dio; in maniera che ciò che crediamo con fede, ella lo conosce quasi per vista, benché non con gli occhi del corpo. Qui le tre Persone si comunicano con lei, le parlano e le fanno intendere le parole con cui nel Vangelo disse che Egli col Padre e con lo Spirito Santo scende ad abitare nell’anima che lo ama ed osserva i suoi comandamenti. (S. Teresa d’Avila, Castello interiore, VII.1.6)
Non è per restare nel ciborio che Dio discende ogni giorno dal Cielo, ma è per trovare un altro Cielo che gli è infinitamente più caro del primo: il Cielo dell’anima nostra, fatta a immagine sua, il tempio vivo dell’adorabile Trinità! (S. Teresa del B.G., MA 141)
Oh Verbo divino … tu mi attiri, sei tu che, slanciandoti verso la terra dell’esilio, hai voluto soffrire e morire per attirare le anime fino al seno dell’intimità eterna della santissima Trinità, sei tu che, risalendo verso la Luce inaccessibile ove soggiorni sempre, resti pur sempre nella valle delle lacrime, nascosto entro l’aspetto di un’ostia bianca… (S. Teresa del B.G., MA 263)
Vivere d’amore è custodirti, Verbo increato! Parola del mio Dio! Io ti amo e tu lo sai, divino Gesù! Lo Spirito d’amore m’incendia col suo fuoco. Amando Te attiro il Padre, che il mio debole cuore conserva, senza scampo. O Trinità! Sei prigioniera del mio amore. (S. Teresa del B.G., CP 9.2)
Riflessioni sulla SS.ma TRINITA’
Gesù ci svela che Dio è Trinità, cioè comunione. Ci dice che se noi vediamo, “da fuori”, che Dio è unico, in realtà questa unità è frutto della comunione del Padre col Figlio nello Spirito Santo. Talmente uniti da essere uno, talmente orientati l’uno verso l’altro da essere totalmente uniti.
Dio non è solitudine, immutabile e asettica perfezione, ma è comunione, festa, famiglia, amore, tensione dell’uno verso l’altro.
Solo Gesù poteva farci accedere alla stanza interiore di Dio, solo Gesù poteva svelarci l’intima gioia di Dio: la comunione piena, un dialogo talmente armonico, un dono di sé talmente realizzato, che noi, da fuori, vediamo un Dio unico. Sì, Dio è Trinità, relazione, danza, festa, armonia, passione, dono, cuore. (Paolo Curtaz)
Il Vangelo di Giovanni afferma: “Dio è amore” (1 Gv 4,10). “Per questo, conclude S. Agostino, egli è Trinità! L’amore suppone uno che ama, ciò che è amato e l’amore stesso”. Il Padre è, nella Trinità, colui che ama, la fonte e il principio di tutto; il Figlio è colui che è amato; lo Spirito Santo è l’amore con cui si amano. Ogni amore infatti è amore di qualcuno o di qualcosa. Non esiste un amore ” a vuoto”, senza oggetto. Ora chi è che Dio ama, per essere definito Amore? L’uomo? Ma allora è amore solo da qualche centinaio di milioni di anni. L’universo? Ma allora è amore solo da qualche decina di miliardi di anni. E prima, chi amava Dio per essere l’Amore? I pensatori greci, come in genere le filosofie religiose di tutti i tempi, concepivano Dio soprattutto come “pensiero”, e rispondevano: Dio pensava se stesso; era “puro pensiero”. Ma questo non è più possibile, nel momento in cui si dice che Dio è anzitutto Amore, perché il “puro amore di se stesso” sarebbe solo “puro egoismo”, che non è l’esaltazione massima dell’amore, ma la sua totale negazione.
Ed ecco la risposta della rivelazione, che ci viene dai Vangeli. Dio è amore da sempre perché prima ancora che esistesse un oggetto fuori di sé da amare, già aveva in se stesso il Verbo, il Figlio che amava con amore infinito, cioè “nello Spirito Santo”.
Si tratta, ora, di calare questo mistero dai libri di teologia nella vita, in modo che la Trinità non sia solo un mistero studiato e rettamente formulato, ma sia vissuto, adorato, goduto. Del resto la vita cristiana si svolge, dall’inizio alla fine, nel segno e in presenza della Trinità (siamo battezzati, siamo uniti in matrimonio, i sacerdoti sono consacrati… “nel nome del Padre e del Figlio dello Spirito Santo”).
C’è qualcosa di più beato che possiamo fare nei riguardi della Trinità che cercare di comprenderla, ed è entrare in essa! Noi non possiamo abbracciare l’oceano, ma possiamo entrare in esso; non possiamo abbracciare il mistero della Trinità con la nostra mente, ma possiamo entrare in esso!
La “porta” per entrare nella Trinità è una sola, Gesù Cristo. Con la sua morte e risurrezione egli ha inaugurato per noi una via nuova e vivente per entrare nel santo dei santi che è la Trinità e ci ha lasciato i mezzi per poterlo seguire in questo cammino di ritorno, nel cuore della Trinità: la Chiesa, l’Eucaristia, la santa Messa.
Ma c’è anche il cammino inverso: il Vangelo ci parla della Trinità che entra in noi. ““Il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14, 23). San Giovanni della Croce dice che “l’amore che è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo” (Rom 5,5) non è altro che l’amore con cui il Padre, da sempre, ama il Figlio. È un traboccare dell’amore divino dalla Trinità a noi.
(p. Raniero Cantalamessa, Marzo 2012)
Preghiera alla SS.ma TRINITA’
(della Beata Sr. Elisabetta della Trinità, carmelitana)
O mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi interamente, per stabilirmi in Te, immobile e tranquilla come se l’anima mia già fosse nell’eternità! Che nulla possa turbare la mia pace, né trarmi fuori di Te, o mio Immutabile, anzi, che ogni istante mi porti più addentro nella profondità del tuo Mistero!
Pacifica la mia anima, fanne il tuo cielo, la tua dimora gradita e il luogo del tuo riposo: che io non ti ci lasci mai solo, ma che vi stia tutta intera, sempre desta nella fede, sempre adorandoti, tutta abbandonata alla tua azione creatrice.
O mio Cristo amato, crocifisso per amore, vorrei essere una sposa per il tuo cuore, vorrei colmarti di gloria, vorrei amarti tanto…. da morirne. Ma sento la mia impotenza e ti chiedo di rivestirmi di Te stesso, di identificare l’anima mia a tutti i movimenti della tua, di sommergermi, di invadermi, di sostituirti a me, così che la mia vita non sia più che una emanazione della tua. Vieni in me come Adoratore, come Riparatore e come Salvatore.
O Verbo eterno, Parola del mio Dio, voglio passar la vita ad ascoltarti, voglio rendermi perfettamente docile per apprender tutto da Te; poi, attraverso tutte le notti dello spirito, tutti i vuoti, tutte le impotenze, voglio fissarti sempre e rimanere nella tua luce immensa. O Astro mio amato, affascinami, affinché io non possa mai più sottrarmi alla tua luce.
Fuoco consumante, Spirito d’amore, discendi in me affinché nell’anima mia si compia come un’altra Incarnazione del Verbo: che io sia per lui una umanità aggiunta nella quale Egli rinnovi tutto il suo mistero.
E Tu, o Padre, degnati di curvarti su questa povera piccola creatura e di coprirla con la tua ombra: non vedere in essa che il tuo Diletto nel quale hai posto ogni tua compiacenza.
O miei “tre”, mio Tutto, mia Beatitudine, Solitudine infinita, Immensità in cui mi perdo, mi abbandono a Voi come una preda: immergetevi in me affinché io mi immerga in Voi, nell’attesa di giungere a contemplare nel vostro splendore l’immensità delle vostre grandezze.