Società e Cultura

Per gentile concessione dell’Autore
Prof. Luigi Alici
https://luigialici.blogspot.com

Introduzione

Il nuovo Rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep), denominato Making Peace with Nature (2021), è introdotto dal Segretario generale António Guterres con queste parole: «L’umanità sta facendo la guerra alla natura. Questo è insensato e suicida». Riassumendo i risultati del Rapporto, molto articolato e documentato, Inger Andersen, Direttore esecutivo dell’Unep, parla di tre crisi planetarie interconnesse che l’umanità deve affrontare: la crisi climatica, la crisi della natura con la conseguente perdita di biodiversità, la crisi dell’inquinamento. Queste tre emergenze stanno condizionando pesantemente i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile posti dall’Onu alla base dell’Agenda 2030; raggruppati in 5 principi fondamentali (people, planet, prosperity, peace, partneship), tali obiettivi rappresentano un quadro di riferimento globale volto a trovare soluzioni comuni per le grandi sfide del pianeta, che tutti gli Stati membri dell’Onu si sono impegnati a raggiungere insieme entro il 2030. L’idea di una crisi planetaria, che pesa come una spada di Damocle sugli impegni dell’Agenda, torna in innumerevoli pubblicazioni, documenti, prese di posizione.

Non ha più senso cercare di localizzare isolate criticità ambientali: alterazioni climatiche, perdita di biodiversità, inquinamento e rifiuti sono aspetti diversi di un’unica crisi che sta mettendo in pericolo il nostro – unico e comune – pianeta terrestre. È questa anche una delle preoccupazioni centrali nell’enciclica di papa Francesco Laudato si’ (2015), con la quale questo libro si sviluppa in una interlocuzione costante, più di quanto traspaia esplicitamente. Rispetto a questi scenari di fragilità globale, anche gli eventi drammatici della pandemia e della guerra nel cuore dell’Europa (che si somma a innumerevoli altri conflitti, solo apparentemente “minori”), pur essendo non inconsueti nella storia evolutiva e politica della natura e dell’umanità, si sono rapidamente globalizzati, pesando ulteriormente sulla crisi planetaria, in un groviglio contagioso in cui è difficile distinguere causalità naturale e libertà personale.

I più antichi filosofi greci che si dedicarono, a partire dal VI secolo a. C., alla ricerca dell’archè, del principio da cui tutto deriva, trovarono una singolare convergenza nel porre quattro elementi naturali (fuoco, aria, acqua, terra) all’origine di tutto. La riflessione filosofica successiva archivierà rapidamente quella ricerca del principio, considerandola – a ragione – troppo naturalistica, bisognosa di ulteriori affinamenti nel segno del primato del logos. Ebbene, la crisi planetaria in atto sembra riportarci in forma capovolta a quelle radici originarie, manifestando il potere micidiale dell’uomo globalizzato di spingere la crisi fino al cuore di quel quadruplice strato di natura preumana e incontaminata.

Nella “crisi del fuoco”si potrebbe scorgere, anzitutto, la catastrofe del surriscaldamento globale, che mette in pericolo la sussistenza stessa del pianeta, addebitandola a quell’elemento che invece gli antichi consideravano il fondamento, l’unità, la compiutezza del mondo. Il clima rovente, gli incendi che devastano aree sempre più estese (boschive e non) non sono che la punta di un iceberg, generato in uno sviluppo fuori controllo da consumismo scriteriato, mobilità nevrotica, bisogno famelico di fonti energetiche, persino abuso irresponsabile della rete.

Di conseguenza possiamo parlare pure di una “crisi dell’acqua”: anche questo elemento, in cui nell’antichità si vedeva l’emblema della dinamica generativa della vita, è ormai entrato in sofferenza. In forme opposte, paradossalmente: da un lato, si riducono i ghiacciai fino a collassare su se stessi e i fiumi in secca accelerano la desertificazione, mentre lo spettro del razionamento idrico si aggira sulle nostre vite; da un altro lato, uragani, inondazioni, vere e proprie bombe d’acqua esplodono all’improvviso con la violenza di tempeste tropicali, producendo smottamenti, frane, distruzioni.

La“crisi dell’aria”, in sé simbolo e fattore irrinunciabile della respirazione e della vita, potrebbe chiamarsi pandemia. Il contagio si trasmette attraverso minuscole goccioline denominate droplet, costringendo a indossare mascherine, ad aumentare le distanze, a chiudersi in casa. Ma anche l’inquinamento ha trasformato il respirare a pieni polmoni in un pericolo, che pesa sulla salute del pianeta e impone drastici cambiamenti alle nostre abitudini e persino al modo di esprimersi: una boccata d’aria può indicare non più il sollievo di una respirazione pura, ma un pericolo di avvelenamento.

“Crisi della terra”, infine: la materialità solida e vitale dove si costruisce la storia e prima ancora la geografia dei popoli oggi soffre non soltanto per i fenomeni climatici ricordati o per un’agricoltura intensiva, avvelenata da pesticidi, ma perché ancora una volta proprio qui le guerre scaricano ogni bramosia accecata di avere e di potere. Come se non bastassero le crisi planetarie sopra ricordate, anche la guerra è una lotta per la terra, che si realizza aggredendola. Nell’epoca in cui le guerre possono combattersi anche a livello commerciale e investire il monopolio di beni immateriali, la guerra – quella più antica, fatta di fanteria, carri armati e bombardamenti – si fa ancora per un pezzo di terra!

Se la crisi planetaria è l’orizzonte entro cui prende corpo la riflessione che attraversa queste pagine, il binomio natura e persona ne identifica il nucleo teorico e tematico più proprio. Un nucleo malamente identificato dall’accostamento dei due termini, fra i quali non basta una congiunzione per sancire una riconciliazione. L’intento del libro è di scavare dentro la relazione profonda, strutturale di natura e persona, superando la tentazione di darne definizioni autoreferenziali e contrapposte, e cercando di spingere oltre ogni dualismo di superficie, dove si continua a oscillare fra gli opposti estremismi del monismo biocentrico e del dualismo antropocentrico. Solo un rinnovato sguardo relazionale può riqualificare e dilatare la semantica partecipativa del bene comune, in cui nella circolarità di amore e giustizia si dischiudono orizzonti di fraternità planetaria.

Ma è davvero possibile sfuggire a ogni contrapposizione, ponendosi alla ricerca di un mondo comune capace di ospitare e articolare le differenze? Se è vero che anche la persona è parte di quell’organismo vivo che è la terra, come accreditare la sua “differenza”, senza trasformarla in una supremazia di tipo egemonico, se non addirittura predatorio, che ha prevalso dalla modernità ad oggi? Perché difendere la biodiversità sul piano biologico e poi rifiutarsi di prolungarla sul piano antropologico?

La radicalità della crisi planetaria non ci lascia mezze misure e domanda di entrare in una prospettiva nuova, muniti non soltanto della necessaria (e sempre rivedibile) documentazione scientifica, ma anche con il pungolo di domande grandi, che oltrepassano la superficie instabile dei fatti e hanno l’ardine di guardare più lontano, in estensione e in profondità. Abbiamo bisogno di far confluire tali domande entro una nuova architettura concettuale, in cui ontologia ed etica, cosmologia e antropologia possano darsi la mano, senza rimuovere le formidabili questioni del senso dell’essere e del cosmo, del bene e del male, della libertà e della responsabilità, del futuro della vita e della felicità futura. 

 Siamo forse ancora lontani dalla edificazione di un nuovo edificio teorico, coerente e organico, che meriterà di essere accolto come un vero e proprio paradigma culturale solo quando sarà riconosciuto come orizzonte comune, inclusivo e condiviso, in cui rispecchiarsi insieme. Possiamo però compiere alcuni passi in quella direzione, in compagnia degli altri titoli che compongono questa collana e in uno spirito di cordialità dialogica, in cui tutti, credenti e non credenti, possano riconoscersi. Il tempo delle catastrofi è anche tempo di progetti audaci e condivisi, di nuovi incontri, nuove amicizie e nuove responsabilità.

Indice
Introduzione 
I. Euristica della fragilità
1. Metamorfosi della paura
2. Antropocene
II. Biocentrismo e antropocentrismo
1. Con gli occhi della natura
2. Signori dell’Apocalisse
III. Il bene che accomuna
1. Voci del verbo partecipare
1. La persona tra finito e infinito
IV. Curare e prendersi cura della vita
1.     L’ottativo e l’imperativo
2.     Che fare?

Luigi Alici, Natura e persona nella crisi planetaria
Castelvecchi, Collana L’Arca, 
Roma 2023, pp. 80, € 12,50

Postato 12th May da Luigi Alici
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