Michel-Yves Bolloré e Olivier Bonnassies, autori del libro «Dio. La scienza. Le prove» (Sonda), rispondono alle critiche rivolte da Carlo Rovelli e Giuseppe Tanzella-Nitti alla teoria del disegno intelligente

di Michel-Yves Bolloré e Olivier Bonnassies
8 aprile 2024
Corriere della Sera

Da secoli l’uomo ha cercato di provare l’esistenza di Dio attraverso prove più o meno evidenti, sviluppate in contesti culturali diversi. Tanto più ora che con il nostro libro Dio. La scienza. Le prove (edito in Italia da Edizioni Sonda) abbiamo voluto presentare le prove scientifiche della sua esistenza. Prove che naturalmente suscitano dibattito e polemiche. Utili, queste ultime, se consentono a tutti di fare un passo in avanti nella conoscenza della verità. In quest’ottica desideriamo rispondere all’articolo di Carlo Rovelli e Giuseppe Tanzella-Nitti pubblicato sul «Corriere della Sera» il 22 marzo 2024 ringraziando la vostra testata e il vostro direttore per lo spazio di replica concesso.

Innanzitutto le prove che l’Universo abbia avuto un inizio assoluto non si limitano al Big Bang ma sono in realtà assai più numerose. 

Ad esempio, è stata la termodinamica la prima scienza ad avere intuito, sin dal diciannovesimo secolo, che l’Universo si degrada nel tempo ed è destinato a una morte termica ineluttabile, il che comporta la necessità di un inizio. 

L’idea dell’espansione dell’Universo è nata in seguito, con la teoria del Big Bang. Pochi anni orsono, nel 2003, tre grandi scienziati, gli americani Borde, Guth e Vilenkin hanno determinato l’impossibilità di una serie infinita di Big Bang nel passato e, di conseguenza, il carattere imprescindibile di una prima singolarità (il primo Big Bang), confermando in tal modo le ricerche di Hawking, Penrose ed Ellis del 1973. Nel 1998 Perlmutter, Schmidt e Riess hanno anch’essi stabilito che dopo 9 miliardi di anni l’espansione dell’Universo ha iniziato ad accelerare, il che porta a pensare che nel futuro non potrà verificarsi un Big Crunch. 

L’impossibilità di un tempo infinito nel passato viene inoltre determinata dalle scienze matematiche che, a partire da Hilbert, affermano che nel mondo reale nulla può essere infinito. La fisica poi ha scoperto i limiti verso l’alto con la velocità limitata della luce e verso il basso con i quanti. Limiti condivisi anche dalla filosofia.

Ecco quindi che sei ragionamenti razionali che derivano da ambiti diversi e indipendenti dimostrano che il nostro Universo ha certamente avuto un inizio assoluto, come spieghiamo in modo particolareggiato nel capitolo 7 del nostro libro.

Ciò che è importante capire qui è che nessuna di queste singole prove è di per sé assoluta, come lo sarebbe una dimostrazione matematica. Ma che è l’insieme convergente di diversi elementi di prova indipendenti che porta alla convinzione, al di là di ogni ragionevole dubbio. 

Infatti, di fronte a questa tesi dell’inizio assoluto, c’è una sola possibilità, quella della tesi inversa di un universo eterno. Tuttavia, questa tesi non è supportata da alcun argomento. 

La nostra mente non può che scegliere la tesi meglio provata, che è quella dell’inizio assoluto. Un inizio assoluto richiede però l’esistenza di un Dio creatore perché quasi nessuno contesta questa affermazione di Parmenide, che risale a più di 2.500 anni fa: «Nulla può nascere dal nulla» o, in latino: «Ex nihilo nihil».

I lettori interessati a questo argomento possono leggere il nostro libro Dio, la scienza, le prove, che ha venduto finora più di 300 mila copie in tutto il mondo ed è stato tradotto dal francese originale in cinque lingue: l’arabo, il giapponese, il russo, lo spagnolo e l’italiano. Troveranno così l’affascinante resoconto di queste scoperte.

La forza di queste prove è tale che numerosi grandi scienziati hanno cambiato idea sull’esistenza di Dio proprio in seguito a tali scoperte. È il caso, ad esempio, di Fred Hoyle, Allan Sandage, Dean Keaton e molti altri: un interessante capitolo del nostro libro riunisce per l’appunto ben 100 citazioni di 62 premi Nobel e di altri grandi scienziati che illustrano gli interrogativi metafisici che questo tema suscita in loro.

Lo stesso Albert Einstein, pur senza aderire a nessuna religione, ha dichiarato di essere certo dell’esistenza di uno spirito superiore basandosi su quanto da lui scoperto. Nel nostro libro abbiamo dedicato un intero capitolo alle convinzioni di Einstein. Ritenere quindi che non esista alcun legame tra la scienza e l’esistenza di Dio ci sembra un’affermazione smentita dai fatti. 

Un altro capitolo decisamente originale del nostro libro parla di eventi mai raccontati prima, descrive la persecuzione e gli assassinii di cui sono stati vittime gli scienziati che credevano nell’espansione dell’Universo da parte dei comunisti in Unione Sovietica e dei nazisti nella Germania di Hitler. Tali reazioni testimoniano senza ombra di dubbio quanto tale teoria risultasse scomoda per i regimi materialisti dei due paesi, poiché indicava con chiarezza la necessità dell’esistenza di un dio creatore. 

Per quanto riguarda la regolazione fine dell’Universo, non riteniamo corretto dire che non necessita di alcuna spiegazione. Sono molte le ipotesi puramente speculative fatte per rispondere a questo grande dilemma, come l’idea degli Universi ciclici, la teoria del Tutto o quella del Multiverso, ma alla fine della sua vita lo stesso Stephen Hawking riteneva che tali teorie fossero tutte «morte» (si veda «Sciences & Avenir» n. 920, ottobre 2023). 

A tutto ciò si aggiungono poi molte altre prove, tra le quali la comparsa della vita sulla Terra, cioè il passaggio dall’inerte al vivente. Un grande premio Nobel ateo del ventesimo secolo, il biologo George Wald, riconosce che un passaggio naturale dall’inerte al vivente è impossibile, ma preferisce per sua stessa ammissione credere all’impossibile, poiché si rifiuta di credere in Dio (si veda p. 295 del nostro libro).

Infine, affinché il panorama possa dirsi completo, il lettore troverà delle prove appartenenti ad ambiti della conoscenza diversi, come la filosofia, la storia e la morale. Per approfondire ulteriormente questo tema appassionante, proponiamo ai nostri interlocutori, quando vorranno, un dibattito pubblico e filmato.