Il Pastore chiama per nome

(Dagli Scritti di Matta El Meskin)

Il Signore chiama le sue pecore per nome e bussa alla porta del loro cuore, così che possiamo udire e aprire per lasciarlo entrare nelle nostre vite affinché condivida con noi le lacrime e condivida poi con noi il suo banchetto nuziale. Non abbiamo bisogno di andare alla ricerca di Dio come se fosse nascosto lontano; in questo modo non faremmo altro che consumarci nella ricerca riflettendo, meditando e andando a investigare nei libri. In ogni momento egli sta davanti a noi alla porta del nostro cuore e non se ne allontana mai perché ha cura delle sue pecore. Colpi della sua mano alla porta sono le sue parole ed egli non cessa mai di bussare, ogni giorno della nostra vita, così che lo Spirito può destarsi dal sonno e distinguere la sua voce, la voce dell’Amante. Egli è accanto a noi e va in cerca anche di chi si allontana e non smetterà mai perché vuole entrare nelle nostre vite: è con noi infatti che egli trova il suo riposo; condividere con noi la nostra croce e il buio della nostra notte è la sua gioia più grande, poiché egli ama ancora la croce. Siamo noi invece che non diamo il giusto peso alla sua voce, attribuendole erroneamente poca importanza e disprezzandola. Maria Maddalena subì la stessa tentazione quando sedette piangendo presso la tomba e credette che il Signore, che stava in piedi davanti a lei, fosse il giardiniere. Allora cominciò ad implorarlo di darle il corpo di Gesù per poterlo avvolgere in un lenzuolo. Ma il Signore non riuscendo più a sopportare il dolore del suo lamento, la chiamò per nome ed ella lo riconobbe immediatamente.

Quante volte ce ne stiamo piangenti, guardando lontano verso il cielo dove pensiamo che il Signore viva! Egli è presente e sta in piedi davanti a noi, ci chiama per nome e tutto quello che ci impedisce di incontrarlo è la durezza e la mancanza di percezione del nostro cuore. Quante volte ce ne siamo stati in preghiera davanti a lui, implorandolo di parlarci, sperando che potesse sentirci, ma era tutto inutile! Eppure egli non smette mai di chiamarci per nome e nulla ci impedisce di ascoltare la voce del pastore delle nostre vite, se non le nostre preoccupazioni quotidiane…

L’anima vigilante e semplice si accorge del tocco della mano del Signore, che scrive la storia di salvezza di ciascuno di noi attraverso gli anni e la successione degli eventi e in mezzo a tante voci non perde di ascoltare l’unica voce che la conduce. I nostri successi, i nostri fallimenti, guidati dall’Altissimo, cooperano positivamente alla nostra salvezza, sono un codice segreto che una volta decifrato nello Spirito, si traduce in resurrezione, gioia e gloria eterna.

L’altro errore che commettiamo è che vogliamo ascoltare la voce del Figlio di Dio, con il nostro orecchio fisico e sentirla parlare un linguaggio umano con la voce di un uomo: ma la voce del Figlio di Dio non può avere questi limiti. Essa è una potenza che trasporta l’anima, la fa risorgere e la ristora; è una profonda e incommensurabile pace, è quiete e consolazione; è la vita stessa nel suo sconfinato respiro e nella sua altezza. Dove trovare allora le parole per esprimere il suo linguaggio e la sua voce? Possiamo solo seguirlo attratti irresistibilmente dalla quella voce che ci chiama e ci fa suoi e gregge del suo pascolo. Dio parla e ogni uomo sulla terra può ascoltare la sua voce, comprendere e rispondere, come se fosse chiamato personalmente sempre per nome. La sua voce è la voce di tutte le età, non si affievolisce né muore allo spirare della brezza, né si smorza, né ritorna a lui vuota e ad ogni età siamo chiamati a rispondergli fino al giorno in cui verrà l’ora in cui egli chiamerà e l’intera creazione risusciterà da morte. Ma nessuno può ascoltare la sua voce se non chi si è innalzato al livello in cui Dio può guidarlo e chiamarlo, il livello del regno e della vita con Dio, il livello che vede dall’alto gli eventi quotidiani. Nessuno può ascoltare la voce di Dio, se non chi apre il proprio cuore e la propria mente per comprendere il suo linguaggio. E le parole e i toni di questo linguaggio sono fatti di amore, tenerezza, pace, mitezza e continua attenzione paterna, per quanto dure possano apparire la vita e le sue condizioni. Egli è umile e la sua voce sommessa, più sommessa di quella dell’uomo, ma profonda, più profonda del l’eternità stessa.

(tratto da Matta El Meskin, “Comunione nell’amore” ed. Qiqajon)