Per gentile concessione dell’Autore
Prof. Luigi Alici
https://luigialici.blogspot.com

Non è così frequente che un cardinale come Jozef De Kesel, arcivescovo emerito di Bruxelles-Balines, biblista e teologo, faccia propria in modo convinto ed esplicito una tesi solitamente accolta con diffidenza a livello ecclesiastico. Non meno sorprendente che il libro appaia in traduzione italiana, con una (ottima) prefazione di Lucia Vantini, a cura della Libreria Editrice Vaticana (anche se non troppo felice è la scelta grafica di sostituire  con una + l’avverbio “più”).

La tesi di fondo del libro è riassunta dall’Autore in modo inequivocabile: “La nascita della cultura moderna ha messo fine alla posizione di monopolio del Cristianesimo come religione culturale” (pp. 39-40). Ed anche se la Chiesa ha dovuto misurarsi nel corso della sua storia con altre crisi, sostiene il card. De Kesel, “È la prima volta che la Chiesa si trova di fronte a una simile sfida” (p. 23); dunque una sfida che non va minimizzata, ma assunta fino in fondo nella sua duplice valenza: per un verso, è vero che il Cristianesimo ha ormai cessato di essere una “religione culturale”; per altro verso, anche la cultura occidentale ha cessato di essere religiosa. Occorre dunque accettare fino in fondo le conseguenze di una società profondamente e irreversibilmente secolarizzata; conseguenze che riguardamo non solo la Chiesa, ma anche l’Islam e, più in generale, il senso stesso della religione.

La prima parte del libro cerca di approfondire la natura di questa trasformazione, rispetto alla quale non ha più alcun senso sognare di ricristianizzare la società; nella seconda parte, di conseguenza, la riflessione teologica sulla Chiesa opta per una evangelizzazione senza cristianizzazione.

In un mondo secolarizzato c’è ancora spazio per religioni e credenze diverse; il Cristianesimo non presuppone che sia cristiano anche il mondo in cui vivere. Del resto, non dobbiamo dimenticare che “il Cristianesimo è una religione di origine straniera” (p. 29), mentre è solo per una serie di circostanze storiche che è diventato la religione culturale della società occidentale. La fine di tale monopolio, messo in crisi dalla cultura moderna, non comporta la fine del Cristianesimo in quanto tale, ma solo di una sua forma storica. La fede cristiana non è più il riflesso naturale di una cultura dominante, ma deve diventare l’opzione personale del cittadino. Una svolta che la Chiesa deve accettare, senza che ciò comporti un conformismo acritico, proprio come accade a un migrante: “non gli si può chiedere di abbandonare la propria identità e la propria tradizione, non si pretende l’assimilazione completa, ma è suo dovere integrarsi nella società che lo accoglie. È lì che deve vivere e costruire la città con gli altri cittadini, insieme” (p. 45).

Del resto, la separazione irreversibile tra Chiesa e Stato non implica necessariamente separazione tra cristiano e cittadino: “Nessuna separazione tra fede e vita, come non esiste separazione tra fede e convivenza” (p. 60). Da un lato, infatti, la Chiesa, pur non avendo potere politico, fa parte pienamente della società civile, mentre, da un altro lato, “Il cristiano è un attore fedele nella società civile“, in quanto “è la fede a insegnargli una cittadinanza responsabile” (p. 62).

Alla richiesta, certamente coraggiosa, di una diversa postura del cristiano in una società che non è più tale, la seconda parte del libro offre alcune risposte coerenti, a partire da una precisazione di fondo, relativa al rapporto tra Chiesa e mondo: “quello che conta agli occhi di Dio è il mondo e non la Chiesa in sé” (p. 86). La Chiesa, infatti, non esiste per se stessa e “non può pensare se stessa come una realtà che coincide con il mondo o la società” (p. 91). Una Chiesa liberata da mire egemoniche improprie e restituita alla sua originaria vocazione evangelica deve quindi riconoscere come nemico principale della fede non tanto la secolarizzazione, quanto il suo radicalizzarsi in forme di secolarismo che tendono a privatizzare ed emarginare ogni religione. 

Anche per questo occorre liberare la missione della Chiesa da ogni forma di proselitismo: “Il problema – come ha affermato papa Francesco – non è essere poco numerosi, ma essere insignificanti” (p. 101). Anziché condannare la società moderna perché non è più cristiana, piuttosto “dobbiamo accettarne la laicità e la pluralità senza storcere il naso” (p. 104). Senza ritirarsi nel privato, La Chiesa deve far sentire la sua voce nei grandi dibattiti etici e sociali; insomma, “dobbiamo essere presenti ma a modo nostro” (p. 105), come nella testimonianza esemplare dei monaci di Tibhirine.

Non resta dunque che percorrere altre vie per il futuro: la via di una Chiesa più umile, che, “seguendo il Vangelo, accetta il posto che le si addice, non di più, ma neanche di meno” (p. 129); quella di una Chiesa più piccolapiù professantepiù aperta. Senza mai dimenticare che “Dio è capace di fare del tempo presente un tempo di grazia” (p. 127).

Dobbiamo essere molto grati all’Autore di questo libro, per il coraggio di riconoscere e affermare apertamente quanto, per troppo tempo, molti pastori della Chiesa si sono rifiutati di ammettere. Tuttavia, l’invocare uno sguardo diverso sulla storia e un modo radicalmente nuovo di essere Chiesa è solo una condizione necessaria, ma certo non sufficiente

La rinuncia a ogni velleità di egemonia culturale non basta, se non è accreditata da una rinnovata profezia evangelica, capace di trasformare la forza generativa dell’annuncio cristiano in testimonianze, personali e comunitarie, esigenti e contagiose; in caso contrario, si può persino favorire un Cristianesimo rinunciatario, che recherebbe con sé altri pericoli: i pericoli dell’irenismo accomodante, dell’intimismo disincarnato, del devozionalismo evasivo

Mentre il confine tra secolarizzazione e secolarismo si fa sempre più labile, e si consolida una involontaria alleanza fra indifferenza nichilista e arroganza tecnocratica, i credenti non possono permettere che il mistero cristiano della carità s’immiserisca in un sentimentalismo indolore, incline alle peggiori complicità.

Jozef De Kesel, Cristiani in un mondo che non lo è più. La fede nella società moderna, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2023, pp. 123, € 15.

Postato 16th October 2023 da Luigi Alici

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