Società e Cultura
Per gentile concessione dell’Autore
Prof. Luigi Alici
https://luigialici.blogspot.com

Al centro del 55° Rapporto Censis (del 3 dicembre 2021) domina un tema inquietante: Gli italiani e l’irrazionale. Nel documento di presentazione, si denuncia il diffondersi, accanto a una maggioranza ragionevole e saggia, di “un’onda di irrazionalità. È un sonno fatuo della ragione, una fuga fatale nel pensiero magico, stregonesco, sciamanico, che pretende di decifrare il senso occulto della realtà“. Il documento rileva quindi “una irragionevole disponibilità a credere a superstizioni premoderne, pregiudizi antiscientifici, teorie infondate e speculazioni complottiste”.
Scelgo solo alcuni dati, profondamente impressionanti:
* Covid: per il 5,9% degli italiani (circa 3 milioni di persone) il Covid semplicemente non esiste. Per il 10,9% il vaccino è inutile e inefficace. Per il 31,4% è un farmaco sperimentale e le persone che si vaccinano fanno da cavie.
*Tecno-fobie: Per il 12,7% la scienza produce più danni che benefici. Il 9,9% degli italiani considera il 5G uno strumento molto sofisticato per controllare le menti delle persone.
* Negazionismo storico-scientifico: il 5,8% è sicuro che la terra sia piatta e il 10% è convinto che l’uomo non sia mai sbarcato sulla luna.
* Teoria cospirazionistica del «gran rimpiazzamento»: il 39,9% degli italiani è certo del pericolo della sostituzione etnica: identità e cultura nazionali spariranno a causa dell’arrivo degli immigrati, tutto ciò per interesse e volontà di presunte élite globaliste.
Alcuni di questi dati fanno letteralmente rabbrividire: per circa tre milioni di italiani il Covid non esiste e (di male in peggio) la terra è piatta; quasi il doppio è sicuro che non ci sia mai stato uno sbarco sulla luna! Ancora più alto il numero di chi crede che la scienza abbia prodotto più danni che benefici… Milioni di persone, che hanno trascorso almeno 8 anni in un’aula scolastica, dovrebbero aver letto qualche libro, almeno sfogliato qualche giornale, visto qualche telegiornale. Nello stesso tempo, sarebbe stato meglio se avessero frequentato sui social qualche comunità più presentabile …
È molto difficile dire quanto questa crescita incessante dei creduloni sia da mettere in rapporto alla diminuzione, forse altrettanto regolare, dei credenti. Peter Berger, interrogandosi sui Molti altari della modernità, colloca i credenti in una “terra di mezzo” tra relativismo e fondamentalismo, mentre una recente ricerca sociologica sulla religiosità in Italia, condotta da Cipriani e Garelli, viene analizzata e discussa in un ampio volume, intitolato significativamente Incerta fede. In ogni caso, al di là di ogni complicato riscontro empirico, sembrerebbe che tra credenti e creduloni ci sia sempre stato un rapporto inversamente proporzionale: alla crescita degli uni corrisponde il calo degli altri.
Eppure questo non autorizza, non può autorizzare alcun trionfalismo. Per limitarci alla fede cristiana, la Bibbia racconta di un conflitto interminabile tra fede e idolatria (il nome antico e più corretto della creduloneria); un conflitto che non riguarda mondi esterni e impermeabili, poiché s’infiltra all’interno stesso della comunità cristiana, la insidia, la corrompe, la snatura, con una serie di tentazioni superstiziose, neopagane, falsamente devozionali. Qualche anno fa, publicando un libro (ora esaurito), l’avevo intitolato Cielo di plastica per cercare di descrivere questa deriva, che oggi, anche fra alcuni cristiani, veste i panni del negazionismo no-vax, nella pretesa – profondamente idolatrica – della totale autoreferenzialità del credere: noi ti ringraziamo, Signore, perché siamo diversi, non siamo come tutti gli altri… In questo modo, anziché farci carico dell’irrazionale che avanza, ne possiamo diventare addirittura complici!
Ecco allora una differenza importante, su cui riflettere: il credulone crede solo nella propria fede, in un corto circuito che disattiva qualsiasi forma di vigilanza critica, producendo un impoverimento spirituale e cercando invano di potenziarlo con un mix ossessivo di rabbia e paura, che alla fine si trasforma in dinamite fondamentalista.
Il credente autentico, invece, non ha paura di “arruolare” tutte le risorse spirituali di cui dispone, a costo di misurarsi coraggiosamente con la loro (relativa) autonomia. In una delle sue espressioni più coraggiose e paradossali, Agostino ha scritto: fides quaerit, intellectus invenit. La fede domanda, l’intelligenza ricerca. Sempre a partire da un dono che ci precede, la fede alza continuamente la posta, chiedendo all’intelligenza di non distrarsi, di non chiudersi, di vigilare sulle forme del vivere e sulla limpidezza dell’amore. Se cerchiamo la trascendenza mortificando l’intelligenza, rischiamo di adagiarci nella discontinuità effimera delle emozioni (quando va bene) o di arrenderci alla rivalsa viscerale dell’aggressività (quando va male).
Il credulone porta all’estremo un atteggiamento che, nelle sue forme più ordinarie, accompagna la nostra vita, come nel tifo sportivo per la squadra del cuore (“I miei campioni sono sempre i migliori”) o nella tenacia con cui affrontiamo momenti difficili (“Ci ho sempre creduto”). Ma tutto ciò non ha nulla a che fare con la fede cristiana autentica, che è sempre caratterizzata da una doppia apertura, riassunta bene nel titolo dell’ultimo libro di papa Francesco: Guardare verso l’Alto, guardare verso l’altro. Questo duplice dinamismo del credere esige una disponibilità, fragile e benedetta, a rimettersi continuamente in discussione, senza spegnere la luce dell’intelligenza e il dono del cuore. Anche perché questo cammino non si fa da soli, ma in una comunità di fragili, dove gli slogan e le giaculatorie non bastano.
Postato 12th December 2021 da Luigi Alici
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