Gli amici di Dio vivono una particolare libertà. Hanno consegnato a Dio il loro desiderio di essere felici e perciò non si preoccupano più troppo di se stessi. Sanno che Dio non li deluderà, mai…

Omelia di S.E.R. Mons. Mario Enrico Delpini 

Il nostro uomo esteriore si va disfacendo. È come un inevitabile vicenda della nostra corporeità precaria stiamo invecchiando ma è come se il mondo intero fosse invecchiato. Sembra talvolta di abitare in una di quelle case abbandonate al degrado dove non funziona più niente, dove anche qualche frammento di riparazione e appiccicata a una parete che si sta sgretolando il mondo invecchiato cade a pezzi e si aggirano bande di disperati di vandali di delinquenti che si accaniscono a rovinarlo come quelli che si divertono a tagliare il ramo su cui sono seduti. È come se stesse invecchiando anche la Chiesa constatando l’età dei praticanti, il distanziarsi delle giovani generazioni, la mancanza di attrattiva. Per tante persone è addirittura un’ambiente in cui la Chiesa è considerata con una sorta di disprezzo e in genere con un atteggiamento di indifferenza. In questo spettacolo desolante del nostro uomo esteriore che si va disfacendo, del mondo intero che sembra andare in rovina, della Chiesa che sembra irrimediabilmente invecchiare si riconoscono però uomini e donne che custodiscono il principio del rinnovarsi ogni giorno, come scrive Paolo.

Perciò non ci scoraggiamo se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno. Uomini e donne amici di Dio abitano la terra e la loro vita racconta del rinnovarsi di giorno in giorno. Gli amici di Dio sono pieni di fiducia secondo la parola di Paolo, anche loro certo leggono le statistiche che decretano l’inevitabile declino con il linguaggio perentorio e un po’ stupido dei numeri.

Certo, anche loro sentono i discorsi catastrofici e un po’ stupidi, certo anche loro raccolgono dalla cronaca racconti di fatti assurdi e tremendi, eppure, gli amici di Dio sono pieni di fiducia. Forse perché sono amici di Dio. E secondo le parole sconcertanti di Paolo fissano lo sguardo, non sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Leggono la situazione, la storia con lo sguardo illuminato dallo spirito di Dio. Penetrano fino al mistero invisibile del mondo, della Chiesa, della vicenda personale. Gli amici di Dio, si potrebbe dire, conoscono il principio del rinnovarsi di giorno in giorno è come se avessero una riserva inesauribile di gioia. In realtà non hanno nessuna riserva ma il fatto è che ogni giorno, ogni giorno, attingono alla sorgente della gioia. Si fermano, infatti, ogni giorno per ascoltare le confidenze di Gesù il quale dice: “Queste cose vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”. 

Conoscono il principio del rinnovarsi di giorno in giorno, sono, infatti, abituati a fare l’esame di coscienza, cioè a mettersi alla presenza di Dio ogni giorno per domandarsi in che cosa possono correggersi, di che cosa devono chiedere scusa e domandare a Dio la Grazia di essere, domani, più capaci di amare di oggi e perciò non sono facili a criticare gli altri perché fanno l’esame di coscienza e si rendono conto di essere povera gente imperfetta eppure desiderosa e contenta di ricevere la grazia di Dio. E sono così ingenui da pensare che anche gli altri, anche quelli che sono tentati di giudicare e di criticare, in realtà sono povera gente imperfetta. Eppure, anche loro, desiderosi di una qualche grazia per essere felici. Conoscono il principio del rinnovarsi di giorno in giorno perché sono allergici all’etichette che classificano gli altri e li riducono a personaggi senza spessore e senza mistero. Vivono gli incontri, proprio gli incontri di ogni giorno con le persone che si direbbero più scontate noiose, con una benevolenza attenta e una stima previa ad ogni conferma e riconoscono spesso di aver pensato male senza motivo di qualcuno e di non aver capito molto degli altri.

Conoscono il principio del rinnovarsi di giorno in giorno. Attraversano, infatti, le tribolazioni della vita e le valutano secondo quello che Paolo suggerisce: “Il leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata di gloria eterna”. Insomma, sono amici di Dio e vivono nella speranza. Così anche noi, avviando il nostro cammino quaresimale, vorremmo iscriverci tra gli amici di Dio, quelli che sono pieni di fiducia, quelli che attingono ogni giorno alla sorgente della gioia, quelli che fanno l’esame di coscienza ogni sera, quelli che sono allergici a classificare gli altri secondo una qualche etichetta, quelli della speranza.

+ Mario Enrico Delpini