Cos’hai da dire, Maestro e Signore, a noi che siamo la generazione del fallimento. Noi non riusciamo a vedere come si possano guarire le malattie, cacciare gli spiriti impuri. Noi siamo la generazione del fallimento. Noi abbiamo la percezione che il mondo, le scelte, le capacità di agire e prospettive prescindano da noi. Ci sentiamo irrilevantiSiamo la generazione del fallimento. Noi ci rendiamo conto che il pensiero dei nostri contemporanei, il modo di vedere la vita, la morte, la relazione, il corpo, l’anima, il denaro. Ecco, qualunque cosa non si ispira al significato di cui noi siamo testimoni. Ecco, siamo insignificanti. Noi siamo la generazione del fallimento. Noi parliamo del Vangelo, delle implicazioni morali, del comportamento ma appena entriamo in qualche argomento sensibile, noi percepiamo di portare un insegnamento antipatico. Siamo la generazione del fallimento, ecco che siamo. Impotenti, irrilevanti, insignificanti, antipatici. Cos’hai da dire a noi, Maestro e Signore? 

Ecco che cosa ho da dirvi, dice Gesù in questa pagina di Vangelo, io vi mando, voi partite ma non andate via. Il vostro partire sia un modo di dimorare. Non vi affido un compito come una delega per una impresa titanica. Io vi mando ma io sono con voi tutti i giorni. Rimanete in me ed io in voi. Andate ma non andate via da me. Il dimorare fa si che anche il fallimento possa essere vissuto, non come un principio di risentimento o di scoraggiamento, ma come una esperienza di comunione. Che il vostro fallimento sia lo stesso che io ho sperimentato. Seguitemi, rinnegate voi stessi, prendete ogni giorno la vostra croce e venite dietro a me. Ecco, partecipate della mia vita, pregate come io prego, provate i sentimenti che io provo. Io vi mando ma non andate via da me. Rimanete in me, ecco cosa ho da dirvi.

Io vi mando a due a due, ecco cosa ho da dirvi. La vostra non è una impresa solitaria ma è una fraternità in cui essere insieme diventa già in sé stesso una pagina di vangelo. A due a due. Non per trovare la consolazione dello stare insieme ma per trovare la forza di orientarvi insieme ad annunciare che il Regno è vicino. A due a due, non per cercare di essere serviti dall’altro ma per servire. Non per chiedere di essere un supporto ma per supportare voi. Io vi mando a due a due perché la missione sia una esperienza di dedizione reciproca e già l’essere insieme sia pagina di Vangelo, annuncio della novità dell’essere discepoli di Gesù. Ecco come vi mando io, a voi, generazione del fallimento, perché questa sia la vostra forza: la fraternità che vi unisce in nome della missione.

Ecco cosa ho da dirvi: “voi prendete solo il bastone”, cioè la vostra povertà non è una obiezione alla Gloria di Dio. Solo il bastone. Siate attenti a mostrare che cosa veramente vi sta a cuore. Quindi non accumulare quello che vi serve, non ad accumulare quello che vi da prestigio. Solo il bastone, che non vuol dire un ingenuo pauperismo ma una suprema libertà. Solo il bastone, affidatevi alla provvidenza. Non crediate che sia una ingenuità la povertà, il distacco dai beni. Solo il bastone, ecco cosa vi dico, prendete solo il bastone. Siate sobri, poveri.

Ecco cosa vi dico, se entrate in una casa voi rimanete. Cioè in ogni città, qualunque posto della terra, dovunque sarete presenti per il vostro ministero, io vi prometto che una casa c’è, che una qualche famiglia che aspetta il Vangelo lo troverete. Non avrete applausi e trionfi ma forse la casa di povera gente sarà contenta di incontrare qualcuno che annuncia il Regno di Dio. Guardate bene, se vi sembra che non ci sia nessuno che si interessi di voi e del vangelo, guardate bene. C’è una casa che vi aspetta, una piccola comunità che sospira una parola che venga dal Signore. Ecco, voi vi considerate, forse, la generazione del fallimento, invece, io il Maestro vi dico che voi siete i discepoli mandati per dire che il Regno di Dio è vicino. Del resto non preoccupatevi.

+ Mario Enrico Delpini