Meditazione
L’adempimento delle profezie
Stamani abbiamo continuato la meditazione fatta ieri sera sui testi della liturgia di oggi, festa della Presentazione di Nostro Signore al Tempio. Stasera vorrei rilevare con voi una cosa molto importante, sempre a proposito della lettura del Vangelo di stamani, ed è questa. Indubbiamente nel Vangelo di Luca, questo ingresso di Gesù Bambino ancora piccolo nel Tempio ha una grande importanza, ma l’importanza che ha nel Vangelo è stata sottolineata ancor di più dalla liturgia. La Chiesa ha visto in questo ingresso del Bambino, portato da Maria e da Giuseppe, l’adempimento delle profezie: era Dio che entrava nel suo Tempio, era Dio che già entrava in rapporto col suo popolo, in un rapporto pubblico solenne, perché fino ad allora aveva vissuto una vita del tutto privata.
Il primo incontro di Gesù con il suo popolo – incontro ufficiale, incontro solenne, pubblico -, avviene proprio al Tempio, nel luogo, d’altra parte, più indicato per un incontro di Dio col suo popolo e del popolo di Israele con Dio. Questo dicevo, è già sufficientemente sottolineato dall’evangelista san Luca, ma quanto di più è sottolineato dalla Chiesa, che diede a questo avvenimento una così grande importanza da consacrargli una festa particolare!
Si noti una cosa importante: nella Chiesa occidentale la festa della presentazione di Gesù aveva più importanza, almeno fino a poco tempo fa, dello stesso battesimo di Gesù, perché il battesimo di Gesù, con le nozze di Cana, veniva celebrato insieme alla festa dell’Epifania, all’adorazione dei Magi. Mentre la presentazione di Gesù al Tempio, fin dall’antichità più remota, ha avuto consacrato a sé un giorno festivo e fino a Pio X c’è anche il precetto all’obbligo della Santa Messa. È, dicevo, l’incontro solenne, pubblico, ufficiale di Dio con il suo popolo.
Dio sconvolge sempre l’uomo
Come avviene questo incontro? Ecco quello che noi dobbiamo domandarci. La prima cosa che rileviamo in questo incontro è veramente importante per quello che può dirci e anche qui si vede come Dio, nel suo agire, sconcerta sempre l’uomo. L’uomo si trova sempre, direi, nella tentazione di essere deluso nei confronti di Dio. Dio ci delude sempre fino al giorno in cui noi, così come vuole Gesù, non cambiamo la nostra mentalità e non cerchiamo di vedere le cose come Dio stesso le vede, non cerchiamo di vivere secondo quello che Lui stesso ha scelto di vivere.
Dicevo, prima, che la cosa interessante per noi è che ci sembra quasi che Dio ci prenda in giro: un incontro ufficiale, solenne? Un Bambino e due vecchi, cioè proprio gli esseri più emarginati dalla vita pubblica di una nazione. Eppure ci si trova di fronte proprio ad un Bambino e a due vecchi, perché perfino Maria Santissima e san Giuseppe ritornano nell’ombra. I veri protagonisti della scena rimangono un Bimbo che non parla, un Bimbo nella sua debolezza, nella sua impotenza, nel suo silenzio e, dall’altra parte un vecchio che non ha altro che da morire e una vedova di 84 anni. Se anche oggi una donna di 84 anni conta poco, specialmente se non è ricca e non ha delle funzioni pubbliche, quanto meno contava al tempo di Gesù una vedova anziana! Sia le vedove che gli orfani erano veramente degli emarginati; e insieme a questa vedova di 84 anni c’è questo vecchio, di cui non si dice nemmeno l’età, ma si dice che davanti a sé non ha altro che la morte: «Ora lascia che il tuo servo vada in pace, Signore». Non ha nulla da aspettare se non la morte. L’incontro ufficiale solenne di Dio col suo popolo avviene nell’incontro di un Bimbo con due vecchi!
Ecco la cosa che maggiormente, mi sembra, dobbiamo meditare: nel piano divino quelli che contano, sembrano essere i bambini e i vecchi. Anche qui il rovesciamento di tutti i piani dell’uomo. Non ci sconcerta il Signore? Non rimaniamo sorpresi di questo modo di agire di Dio? È la prima domanda che possiamo farci, ma è una domanda senza risposta, se noi non riusciamo a capire, non cerchiamo di entrare precisamente nel piano di Dio. Anche in questo caso, nella meditazione di questo avvenimento, noi dobbiamo richiamarci alla memoria le parole con cui Gesù inizia la sua predicazione, la sua vita pubblica: «Convertitevi», cioè “cambiate la vostra mente”. È certo che dobbiamo cambiare molto la nostra mente per capire qualche cosa di quello che Dio fa all’uomo. Non è Dio che si inserisce nel nostro modo di pensare, che risponde alle nostre attese. Se noi pretendiamo che Lui entri nel nostro modo di pensare, se noi pretendiamo che Lui segua i nostri pensieri, veramente noi ci troviamo a rimanere ciechi come farisei. «Poiché voi dite di vederci il vostro peccato rimane» e cioè proprio per questo siete costretti a rimanete nella vostra cecità, dirà Gesù alla fine del capitolo 9 del IV Vangelo ai farisei, dopo la guarigione del cieco nato. Così noi tutti rimaniamo ciechi se non cerchiamo di entrare precisamente nel piano stesso di Dio. Ora, è evidente che noi cerchiamo di non essere ciechi, ma in che modo? Cercando di manipolare i testi evangelici, in modo che non ci dicano quello che in realtà direttamente ci insegnano. Allora possiamo pensare alla Presentazione al Tempio come ad un avvenimento grandioso: vediamo magari una grande processione, possiamo immaginare l’ammirazione del Sommo sacerdote che sta lì impalato, a bocca aperta, e magari leviti e sacerdoti tutti intorno. Non è avvenuto nulla di tutto questo, nessuno si è accorto di nulla, fuorché questo vecchio che ha cantato a Dio il suo canto di ringraziamento perché aveva visto la salvezza, e questa donna di 84 anni. Ecco a chi è apparso il Signore, a chi si è rivelato, ed ecco coloro che sono i primi messaggeri in Israele dell’avvenimento divino. Guardate che è una cosa molto importante questa. In generale gli evangelisti vedono in Giovanni Battista colui che annuncia, anzi indica il Salvatore del mondo: «Ecco l’agnello di Dio». Ma prima di san Giovanni Battista ci furono Simeone e Anna la profetessa.
Il valore degli anziani
Che cosa vuol dire tutto questo? Intanto, mi sembra, una cosa molto semplice e molto bella: gli uomini possono anche non farsene nulla dei vecchi, metterli da parte ed escluderli dalla vita. Ma alla Chiesa, Dio però ha detto di accogliere anche loro, di far sì che anche loro abbiano un peso, e forse determinante, forse più importante dei giovani, di quelli che, perché hanno la forza, l’intelligenza, la capacità organizzativa, credono di poter cambiare il mondo. Nel piano di Dio sono questi gli esseri di cui Dio può servirsi e si serve: un Bambino e due vecchi, coloro dei quali il mondo non sa che farsene. Si amano tanto i piccoli e si possono amare anche i vecchi, ma credete veramente che un Bambino e due vecchi possano fare qualche cosa, rappresentare qualche cosa? Riteniamo, nei loro confronti, di essere noi a dover donare e invece sono loro che donano. Vedete il Vangelo di oggi: è da loro che noi riceviamo, questa è la cosa importante. Com’è diversa la mentalità umana da quella di Dio!
Stamani, nell’Ufficio delle Letture del Breviario, vi era, come seconda lettura, un brano di un’omelia di San Sofronio, vescovo di Gerusalemme. lo pensavo: «Guarda! Sofronio è proprio Simeone». Era un monaco, nessuno lo conosceva bene, in fondo. Fu fatto vescovo di Gerusalemme, aveva 84 anni, due anni dopo è morto e subito dopo di lui, Gerusalemme è stata presa dagli Arabi. Fu guida spirituale di san Massimo il Confessore. Se la Chiesa è stata fedele al Vangelo, si deve a questo uomo di 84 anni e a questo suo discepolo che non era nemmeno prete. La cosa terribile è che, ve l’ho detto altre volte, in un certo momento tutto l’episcopato, tutto, si è trovato ad essere infedele a Dio; non ha proprio ripudiato la fede, ma ha permesso che lo si dominasse, sia nella Chiesa occidentale che in quella orientale; anche il Papa! Solo Massimo il Confessore, un laico, un monaco, ha detto che non poteva accettare l’imposizione dell’imperatore, perché la fede voleva che si affermasse la duplice volontà e la duplice operazione del Cristo: veramente uomo e veramente Dio. E prima di san Massimo questo vescovo, due anni solo da vescovo, ha dato una dottrina e, direi, la più profonda, sulla cristologia. Tutta la cristologia dei Padri termina nell’insegnamento di Sofronio, che poi è stato fatto presente nella Chiesa da questo laico, monaco, san Massimo. Anche il Papa ha permesso che l’eresia regnasse; Onorio prima e poi il suo successore, hanno accettato il dettato dell’imperatore. San Massimo invece è rimasto fedele e ha pagato la sua fedeltà con il taglio della lingua e del braccio col quale scriveva. Aveva 80 anni, è morto due anni dopo; Sofronio era morto da poco tempo. Guardate: due vecchi, anche allora, hanno salvato la Chiesa!
Ma, una volta fatto questo, sono spariti di nuovo. Lo diceva il Newman: molto spesso Dio prepara un uomo per un’opera grande, lo prepara per tutta la vita. Questo uomo dovrà vivere nel silenzio, celato nella dimenticanza, messo da parte da tutti, sembrerà essere un arnese vecchio e inutile. Viene il suo momento, Dio lo usa, se ha creduto ed è rimasto fedele. E in questi pochi anni, in quei pochi mesi o giorni, compie l’opera di Dio. Poi sparisce. Pensate a un Giovanni XXIII. Le preparazioni di Dio sono sempre molto più lunghe dell’avvenimento in cui tutto si conclude, in cui tutto si realizza. L’avvenimento è proprio come lampo che passa, ma prima c’è tutta una preparazione.
Rimanere fermi nella fede
Allora, che cosa richiede l’insegnamento del Vangelo di oggi? La fede in Dio. Sappi credere in Lui; se tu ti affidi a Lui, Egli ti userà, tu sarai lo strumento della sua opera. Quando? Per quale cosa? Attraverso quali vie? Lo sa Lui; tu devi soltanto credere. Può darsi che Dio si serva di te soltanto dopo la morte: si pensi a Carlo de Foucauld. Ma quello che Dio chiede a te è la tua fede; una fede che non vacilli, una fede che non venga mai meno, nemmeno con la morte.
Molto spesso non sono quegli uomini che credono di fare qualche cosa, coloro che effettivamente la realizzano. Noi ci fidiamo troppo delle doti umane, ci affidiamo troppo alle capacità umane, all’intelligenza, alle capacità organizzative. Diamo troppo affidamento ai mezzi, al potere della politica, e non ci fidiamo di Dio! Un vecchio di 100 anni può fare quello che non ha fatto tutta la Chiesa, se questo vecchio è fedele al Signore e sa testimoniare la sua fede. E io penso che oggi forse la Chiesa si salverà perché ci sono questi vescovi che hanno 85 anni, 90 anni, e vivono forse in un pensionato di suore, dimenticati da tutti. Questi vescovi, che pure erano degli uomini che sembravano aver un potere nella Chiesa, lo hanno più grande ora, che vivono nel silenzio, ora che vivono il sacrificio della loro vita a Dio nell’umiltà.
Dio non ha bisogno delle nostre opere, ha bisogno della nostra fede. E un vecchio che non abbia più nessuna capacità di agire, ma che crede veramente in Dio e gli sia fedele, opera di più e più efficacemente per la vita intera della Chiesa, di 100 vescovi che operano senza la medesima fede. Pensate a Simeone: tutta la vita egli è vissuto nell’attesa, perché Dio gli aveva annunciato, chi sa quando, forse nella sua giovinezza, che non sarebbe morto senza prima vedere il Salvatore, la salvezza di Israele. Arriva all’estrema vecchiaia: Dio sembra averlo deluso, Simeone non ha visto mai nulla; Dio è come assente, Dio è come fosse morto. I sadducei continuavano a parlare soltanto per ambizione, si ammazzavano per diventare Sommo sacerdote a Gerusalemme; i farisei, forti del loro potere e anche delle loro virtù, credevano di essere le guide del popolo di Israele. E vi era un vecchio, dimenticato da tutti: a lui solo Dio aveva annunciato che avrebbe veduto il Salvatore. Ma lo vedrà precisamente non per il fatto che fa grandi opere, non per il fatto che fa tante cose, ma per il fatto che sa sperare, che sa credere: nella sua fede non viene meno anche se per anni, per decenni, anche se giunto all’estrema età della sua vita, non ha visto ancora nulla. Dio non lo delude: Simeone Io vede e sa riconoscerlo. È un Bimbo, il Figlio di Dio!
Ma sapete che è un insegnamento fra i più grandi che ci può dare il Vangelo? Di tutto il popolo di Israele, uno solo riconosce Dio, ed è un vecchio alla fine della sua vita. La visione gli viene accordata solo perché egli sa attendere, solo perché sa sperare contro ogni speranza, solo perché sa credere mentre tutto sembra essere immerso nelle tenebre; sa credere in questo Dio che gli ha parlato. Ed è questo vecchio che rappresenta tutto Israele; non il Sommo sacerdote, non uno di quei ricchi, non uno di questi potenti; non un principe dei sacerdoti, non uno dei grandi del popolo, ma un semplice e povero uomo, un vecchio. Ecco gli strumenti che Dio elegge!
Dio attende tutto dall’uomo
Ma poi dobbiamo considerare anche un’altra cosa: non soltanto coloro che Dio sceglie, ma come Dio si fa presente. Simeone vede la salvezza di Israele. Che cosa avresti visto tu? Un bimbo di una famiglia povera, null’altro: ma questi è Dio! È questa la rivelazione di Dio: l’umiltà. Si diceva già ieri sera e si è accennato anche stamani: la grandezza di Dio, l’onnipotenza di Dio, nel Cristianesimo, è soltanto grandezza e onnipotenza di amore, perciò è una grandezza che si manifesta proprio nello spogliamento supremo, nel fatto che Egli si può avvicinare all’uomo nel modo più profondo. Nulla Io allontana da te. Non solo nulla lo allontana da te, ma Dio si spoglia a tal punto che sembra che attenda invece tutto da te. Ed è questo quello che diceva la liturgia fino a pochi anni fa: «Il vecchio sosteneva il Bambino, ma era il Bambino che sosteneva il vecchio». Ma chi sapeva? In realtà se il vecchio avesse aperto le braccia, il Bambino sarebbe caduto in terra. Ecco: Dio ha bisogno dell’uomo! Talmente si è reso debole, talmente si è fatto impotente nel suo amore, talmente si è fatto umiltà, che sembra che sia l’uomo a dare qualche cosa a Lui, sembra che dall’uomo Egli aspetti una difesa e una salvezza, un sostegno e un aiuto. La rivelazione di Dio è rivelazione di suprema umiltà, è rivelazione di infinito amore. L’amore è la virtù che ci spoglia.
Miei cari fratelli, ecco l’insegnamento che ci dona il Vangelo di oggi; e direi proprio che non c’è una pagina del Vangelo che maggiormente imponga a noi il cambiamento della mente, la metanoia. I pensieri dell’uomo non sono le vie di Dio. Se il Vangelo che noi abbiamo proclamato stamani è vero, e noi sappiamo che è vero, non possiamo temere. Non vediamo nessun spiraglio di salvezza? C’è la salvezza finché c’è l’umiltà di un Bambino. O finché c’è l’abbandono di un vecchio, finché c’è la fede di un’anima che, nonostante tutto, si affida; finché c’è la semplicità di un Bimbo nel quale abita Dio. Siamo noi uomini, noi che crediamo di far qualche cosa, che sciupiamo le opere di Dio. Proprio nella misura che noi facciamo, rischiamo sempre di compromettere l’opera divina. Dio non ha bisogno delle nostre azioni, ha bisogno della nostra fede e perciò del nostro abbandono alla sua azione, alla sua onnipotenza. Troppo l’uomo crede in se stesso e crede poco in Dio; troppo spesso l’uomo, credendo in se stesso, pensa anche che Dio abbia bisogno di lui. Oh, la presunzione e l’orgoglio dell’uomo come sono ostacolo fondamentale alla possibilità che la salvezza divina si faccia realmente presente ed operi nei cuori!
Però, rendiamoci conto di un fatto. lo non voglio mica fare l’elogio dei vecchi perché si credano tanto importanti; sono importanti, ma nella misura che accettano la loro impotenza, nella misura che accettano e amano la loro emarginazione. Infatti se a 85 anni pretendono di diventare Assistente Generale o qualche altra cosa, fanno ridere soltanto. Accettino questa loro umiltà, questa loro condizione di inutilità, la loro impotenza, tanto il bimbo che il vecchio! Sul piano umano non essere più nulla per essere tutto nel piano di Dio. Ed è così perché, mi dicano quello che vogliono, la vita è un processo continuo; uno può andare anche in pensione a 75 anni, ma è allora che diventa cristiano. Anche i vescovi cominciano a diventare cristiani quando possono vivere unicamente per Iddio nel silenzio, dimenticati da tutti, e vivono di preghiera, e vivono, nella semplicità e nell’umiltà, la loro adesione a Cristo, senza più ricevere nulla da alcuno, ma donando se stessi a Dio e agli uomini, nella preghiera e nel silenzio. Oh! Sono questi i pilastri del mondo; su di loro veramente poggia anche l’edificio della Chiesa.
Vivere il presente
Quello che vi ho detto non vuole essere una critica: accetto benissimo che a 75 anni si vada in pensione, precisamente per quello che dicevo prima, cioè perché certamente un vecchio non può fare quello che fa un giovane, ma anche quello che lui può fare non lo fa un giovane, molto spesso; se il vecchio accetta veramente questo spogliamento supremo, diviene il cuore dell’universo, diviene il sostegno della Chiesa. Ma deve accettare di non essere più nulla, non rappresentare più nulla, sprofondare nel silenzio e nell’umiltà. Invece molto spesso i vecchi ricordano il passato, rimpiangono il tempo in cui avevano cinquant’anni: questo è il male! E allora non vivono la grazia della loro condizione, che è la grazia suprema, perché, se la vita spirituale implica un processo continuo, è evidente che chi ha la fortuna di arrivare a 95 anni, se non ha perduto del tutto la testa, è più santo di quando ne aveva 60. C’è veramente un processo; indubbiamente anche questi uomini che ora sono usciti dalla scena del mondo, sono davanti agli occhi di Dio più grandi e più importanti anche per la vita nostra, anche per la nostra salvezza, di coloro che possono apparire di più, come quelli che governano, che guidano, che sostengono e dirigono le nazioni.
Simeone e Anna, e dall’altra parte un Bambino. Ecco, mi sembra, quello che noi dovremmo prima di tutto, considerare nel Vangelo di oggi.