KERYGMA
SUSSIDIO PER LA CELEBRAZIONE DELLA DOMENICA DELLA PAROLA DI DIO
21 gennaio 2024
CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA
(estratti)
PRESENTAZIONE
«La vita si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi —, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo» (1Gv 3-1,2). In queste parole della Prima Lettera di Giovanni si può cogliere una precisa dinamica della fede cristiana. Il punto di partenza è la decisione e il gesto reale e concreto di Cristo, vita eterna che era presso il Padre, di incarnarsi nel tempo e di farsi conoscere dai suoi discepoli. Al centro c’è dunque la persona di Gesù. Da qui scaturisce naturale il racconto da parte dei discepoli di quanto sperimentato, perché tutti, nello spazio e nel tempo, possano compiere la stessa esperienza di comunione con il Figlio di Dio.
Per questo il Sussidio, che accompagnerà anche quest’anno la preghiera e la meditazione in occasione della Domenica della Parola di Dio, è centrato sul kerygma. Si tratta di un termine diventato tecnico per indicare il contenuto fondamentale dell’annuncio cristiano: Gesù Cristo morto e risorto. Alle donne e agli uomini di oggi, che non si accontentano di vivere ma desiderano una qualità alta della vita, la fede cristiana propone la vita del Crocifisso Risorto. È lui, che ha dato se stesso per gli altri passando anche attraverso la morte, che il cristiano testimonia senza paura.
Il kerygma cristiano non è quindi una nozione o una affermazione appresa a memoria: è una relazione, una esperienza concreta condotta insieme e mantenuta nel tempo con tenacia. Solo l’essere diventati pazientemente amici di Cristo, l’aver sperimentato a lungo la comunione con lui, abilita il discepolo all’annuncio. Solo il testimone maturo può annunciare la bellezza profonda di questa relazione: solo gli amici di Dio possono introdurre altri nella medesima amicizia.
Le Sacre Scritture ospitano questo kerygma, il racconto di quello che i nostri padri nella fede hanno sperimentato e si sono impegnati a trasmettere alle generazioni future. Grazie all’azione dello Spirito le Scritture colmano il divario temporale tra la comunità ecclesiale di oggi e la Chiesa primitiva e preparano il cuore a fare la stessa esperienza, la stessa sequela di Cristo, la stessa figliolanza del Padre celeste. (…)
Auspico quindi che questo Sussidio, grazie ai testi, alle musiche, alle immagini e alle riflessioni che contiene, serva a molti da strumento per la preghiera e la meditazione personale e comunitaria.
✠ Giuseppe Baturi
Segretario Generale della CEI
I PARTE
ANIMAZIONE LITURGICA
Spazio liturgico
1. L’ambone sia solennemente ornato con fiori. Nel presbiterio si sistemi anche un leggio dove disporre il libro dei Vangeli dopo la proclamazione. Si raccomanda che il leggio non offuschi la centralità dell’altare e dell’ambone. Attorno al leggio si possono collocare sobriamente alcune composizioni floreali. Si potranno disporre attorno al leggio anche i ceri utilizzati durante la proclamazione del Vangelo.
Monizione introduttiva
2. Quando il popolo è radunato, un lettore introduce la celebrazione dicendo:
Celebriamo oggi la “Domenica della Parola di Dio” che ci aiuta a riscoprire la centralità e il primato della parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. In modo particolare quest’anno, la predicazione di Giona che «si alzò e andò a Nìnive secondo la parola del Signore» (prima lettura), l’esortazione che Paolo rivolge alla comunità di Corinto a non attaccare il cuore ai beni di questo mondo (seconda lettura), e l’inizio della missione di Gesù, che annuncia la prossimità del Regno (Vangelo), ravviva in noi il desiderio di rimanere nella sua Parola e il coraggio di testimoniare il Vangelo. Eleviamo al Signore un canto nuovo e benediciamo il suo santo nome.
Processione solenne con il Libro dei Vangeli
3. Mentre il sacerdote fa il suo ingresso con il diacono e i ministri, si inizia il canto d’ingresso. È bene che durante la processione il diacono, o in sua assenza un lettore, porti l’Evangeliario un po’ elevato. Alla processione introitale si usino l’incenso, la croce e i candelabri con le candele accese e vi partecipino i ministri che proclameranno le letture e canteranno il salmo responsoriale. I lettori e il salmista, fatto l’inchino all’altare, si dispongano nel luogo loro assegnato in presbiterio.
Giunti in presbiterio si collochi l’Evangeliario sull’altare. Quindi, colui che presiede accede all’altare e lo venera con il bacio. Poi incensa la croce e l’altare, girandogli intorno.
Proclamazione della parola di Dio
4. La Liturgia della Parola deve essere celebrata in modo da favorire la meditazione e il raccoglimento. In essa sono opportuni anche brevi momenti di silenzio, adatti all’assemblea radunata, per mezzo dei quali, con l’aiuto dello Spirito Santo, la parola di Dio venga accolta nel cuore e si prepari la risposta con la preghiera. Questi momenti di silenzio si possono osservare, ad esempio, prima che inizi la stessa Liturgia della Parola, dopo la prima e la seconda lettura, e terminata l’omelia.
5. I lettori e il salmista, fatta la riverenza all’altare, si recano all’ambone per la proclamazione delle letture.
6. La lettura del Vangelo costituisce il culmine della Liturgia della Parola. La stessa Liturgia insegna che si deve dare ad essa massima venerazione, poiché la distingue dalle altre letture con particolare onore: sia da parte del ministro incaricato di proclamarla, che si prepara con la benedizione o con la preghiera; sia da parte dei fedeli, i quali con le acclamazioni riconoscono e professano che Cristo è presente e parla a loro, e ascoltano la lettura stando in piedi; sia per mezzo dei segni di venerazione che si rendono all’Evangeliario. Dopo la proclamazione, il ministro depone l’Evangeliario nel leggio predisposto nel presbiterio.
7. Si suggerisce di proporre in canto l’acclamazione Parola di Dio, il salmo responsoriale, l’Alleluia con il suo versetto, il dialogo al Vangelo e l’acclamazione Parola del Signore.
Preghiera universale dei fedeli
8. Per la preghiera dei fedeli si usi il formulario Tempo Ordinario III proposto dall’Orazionale per la Preghiera Universale (p. 69). Si valuti se inserire anche un’ulteriore intenzione di preghiera specifica:
Per la nostra comunità e per ciascuno di noi, il Signore Gesù, che ci chiama alla conversione e a essere suoi discepoli, infonda in noi il coraggio di intraprendere un vero cammino di rinnovamento interiore e ci renda capaci di un’autentica testimonianza evangelica nella vita quotidiana. Preghiamo.
III PARTE
DOCUMENTI MAGISTERIALI
Francesco, Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium (24 novembre 2013)
La centralità del kerygma (n. 165)
Tutta la formazione cristiana è prima di tutto l’approfondimento del kerygma che va facendosi carne sempre più e sempre meglio, che mai smette di illuminare l’impegno catechistico, e che permette di comprendere adeguatamente il significato di qualunque tema che si sviluppa nella catechesi. È l’annuncio che risponde all’anelito d’infinito che c’è in ogni cuore umano. La centralità del kerygma richiede alcune caratteristiche dell’annuncio che oggi sono necessarie in ogni luogo: che esprima l’amore salvifico di Dio previo all’obbligazione morale e religiosa, che non imponga la verità e che faccia appello alla libertà, che possieda qualche nota di gioia, stimolo, vitalità, ed un’armoniosa completezza che non riduca la predicazione a poche dottrine a volte più filosofiche che evangeliche. Questo esige dall’evangelizzatore alcune disposizioni che aiutano ad accogliere meglio l’annuncio: vicinanza, apertura al dialogo, pazienza, accoglienza cordiale che non condanna.
Francesco, Discorso all’Ufficio Catechistico Nazionale (30 gennaio 2021)
Il kerygma è una persona: Gesù Cristo Il cuore del mistero è il kerygma, e il kerygma è una persona: Gesù Cristo. La catechesi è uno spazio privilegiato per favorire l’incontro personale con Lui. Perciò va intessuta di relazioni personali. Non c’è vera catechesi senza la testimonianza di uomini e donne in carne e ossa. Chi di noi non ricorda almeno uno dei suoi catechisti? Io lo ricordo: ricordo la suora che mi ha preparato alla prima Comunione e mi ha fatto tanto bene. I primi protagonisti della catechesi sono loro, messaggeri del Vangelo, spesso laici, che si mettono in gioco con generosità per condividere la bellezza di aver incontrato Gesù. «Chi è il catechista? È colui che custodisce e alimenta la memoria di Dio; la custodisce in sé stesso – è un “memorioso” della storia della salvezza – e la sa risvegliare negli altri. È un cristiano che mette questa memoria al servizio dell’annuncio; non per farsi vedere, non per parlare di sé, ma per parlare di Dio, del suo amore, della sua fedeltà»
(Omelia per la giornata dei catechisti nell’Anno della Fede, 29 settembre 2013).
IV PARTE
DOCUMENTITI ECUMENICI
Martin Luther King,
Le tre dimensioni di una vita completa
Cristo è il linguaggio dell’eternità tradotto nelle parole del tempo
«Vorrei invitarvi (voi giovani) a fare i vostri progetti così grandi ed ampi da non essere limitati dalle catene del tempo e dai ceppi dello spazio. Date la vostra vita – tutto ciò che avete e siete – al Dio dell’universo, le cui intenzioni non mutano. E dove lo troviamo, questo Dio? In una provetta di laboratorio? No. Dove mai, se non in Gesù Cristo, il Signore della nostra vita? Conoscendo lui, noi conosciamo Dio. Non solo Cristo è divino, ma Dio è simile a Cristo. Cristo è il Verbo fatto carne. Egli è il linguaggio dell’eternità tradotto nelle parole del tempo. Se vogliamo conoscere com’è Dio e comprendere le sue intenzioni per l’umanità, dobbiamo volgerci a Cristo. Affidandoci a Cristo e alle sue vie in maniera assoluta, noi parteciperemo di quel meraviglioso atto di fede che ci porterà la vera conoscenza di Dio»
(La forza di amare, SEI, Torino 1967, 152).
Dialogo ecumenico cattolici-luterani (Rapporto di Malta 1972)
Il Vangelo si fonda sulla testimonianza pasquale
Circa «il rapporto tra il kerygma cristiano primitivo e il messaggio di Gesù… abbiamo concordato nel ritenere che la vita e l’annuncio di Gesù possono essere conosciuti solo attraverso la tradizione cristiana primitiva. La possibilità di ricostruire la vita e il messaggio di Gesù, nonché la questione della continuità e della predicazione del Vangelo sono state valutate in modi diversi dalle nostre due parti. Abbiamo però concordato nel ritenere che il Vangelo si fonda, radicalmente, sulla testimonianza pasquale. Il piano di salvezza di Dio per il mondo in Gesù Cristo viene trasmesso nel Vangelo e reso presente nello Spirito Santo. Il Vangelo, in quanto annuncio della storia della salvezza, è esso stesso evento salvifico…
Poiché il Vangelo deve essere testimoniato nell’ambito di situazioni storiche nuove, si pone il problema dei criteri secondo cui è possibile distinguere gli sviluppi successivi legittimi da quelli illegittimi… Entrambi gli interlocutori (cattolici e luterani) sono concordi nel ritenere che l’autorità della chiesa può essere solo al servizio della parola e che essa non può porsi al di sopra della parola del Signore. Per questa ragione la tradizione della chiesa deve rimanere aperta nei confronti della parola e trasmetterla in modo tale che essa dischiuda continuamente una comprensione illuminata dalla fede e doni libertà all’agire cristiano… Fondamento e nucleo del Vangelo consiste nell’atto salvifico escatologico di Dio nella croce e la risurrezione di Cristo, atto che ogni proclamazione tenta di spiegare».
(S.J. Voicu – G. Cereti [a cura di], Enchiridion Oecumenicum, Documenti del dialogo teologico interconfessionale 1., EDB, Bologna 1986, 561-564)
Per il sussidio completo, vedi: